La morale dell’incontro e lo spazio sociale – L’etica della solitudine e lo spazio vuoto

In questo numero nella rubrica, Filosofia e Consulenza, affronteremo il tema della solitudine

E’, ancora una volta, la cronaca a rivelarci l’estrema lontananza di chi, non di rado, ci è tanto vicino. Così è stata la vita di Michele, Giovanni, Carolina, Tiziana e, purtroppo di tanti altri. Vite stroncate da tante “semplici” morali dello stare insieme.

Lo spazio sociale: la famiglia, la scuola, il gruppo, il quartiere, le città, sono luoghi affollati, disordinati, distratti che assistono inermi e spesso impreparati ad ac-cogliere le vite degli altri.

La morale dell’incontro “impone” all’individuo di vivere una vita “social” non di rado apparente, finta, vuota. Siamo testimoni di una comunicazione – relazione sempre più eterea senza spazio e senza tempo. Emblematica è la comunicazione attraverso l’uso di social network: tanti amici ma nessun amico. Lo spazio sociale, egoista ed egocentrico per sua natura, non riconosce l’etica della solitudine. In questo spazio si coglie anche l’incapacità dell’individuo di essere solo con se stesso. L’io gettato nel mondo misura la sua solitudine in infiniti micro eventi, è la sperimentazione fattuale dell’in-comprensione, nel seno che non si è parte, non si fa parte. Si è dentro lo spazio sociale solo quando se ne condividono le regole e con esse gli stereotipi, si è emarginati nell’attimo in cui si esce fuori dal gregge, dal gruppo.

Le vite strozzate raccontano proprie del non essere compreso. Un non essere che fa incontrare l’io con lo spazio vuoto, un vuoto che diventa assenza di vita, e in alcuni casi assenza di voglia di vivere. La sensazione di vuoto, dello spazio vuoto, accompagna frequentemente lo stare insieme. Gli spazi sociali raccontano di persone che guardano i loro cellulari, “attenti” ad essere parte del mondo virtuale, a comunicare con amici anch’essi virtuali.

Il mondo si rac-chiude in un “piccolo” spazio sociale pieno di cose raccontate e mostrate, una comunicazione a specchio che racconta di tanti mi piace ma di nessuna comprensione. Una comunicazione che racconta di sé ma non ascolta, guarda e osserva distrattamente, finita nell’attimo stesso che la bacheca mostra altre comunicazioni. E’ un linguaggio senz’anima, senza passione, senza amore. E’ un linguaggio afono che non genera, non crea, il più delle volte connota; è una comunicazione dove, in sostanza, l’altro non esiste.

C’è però un’etica della solitudine, uno spazio vuoto che genera, che dà vita e che crea. E’ l’incontro con l’altro, è un sentire l’altro. E’ lo spazio della metafisica. E’ lo spazio dove l’altro mi ap-partiene nel senso che parte di me, è un sentire che non chiede nulla in cambio, è una com-partecipazione dis-interessata, è com-passione. E’ vivere ed essere nella vita con le sue contraddizioni, dolori, soddisfazioni, difficoltà, condivisioni, estraneità. La solitudine della metafisica è una sorta di spazio vuoto ma pieno di cose, di fatti, di emozioni, di racconti. E’ lo spazio dell’anima felice nella tragica ricerca di un incontro im-possibile. E’ l’incontro dello sguardo complice, è lo sguardo che non parla ma dice. E’ l’esperienza felice e muta, non raccontata ma sentita, della vicinanza, del comune sentire del dialogo afono dell’anima.

L’incontro con i tanti ci racconta di storie interrotte, dis-perse, in-felici, spesso accomunate dalla solitudine dell’anima. Sono racconti di incontri, di ascolti mancati. Sono i racconti del ritardo emozionale, sono i racconti vuoti dello spazio sociale e di un’anima che a cospetto di se stessa incontra l’infinità finita. La vita forse ha un senso solo quando si entra in relazione con l’infinito, ma quando finiscono le speranze, le fiducie, l’affidarsi, la cura; quando le ragioni di senso sono distratte e confuse, allora lo spazio sociale, quello del vuoto totale, asfissiante e desolante, prende il sopravvento. E’ in questa desolante e desertificante esistenza che si incontra il baratro del non essere, del non essere più, del non essere in questo spazio e in questo tempo.

L’incontro metafisico dell’esistenza allo spazio vuoto apre nuove vie, sperimenta nuove esistenze e incontri. Non è l’incontro con la solitudine esistenziale ma con il sé, con l’io gettato nel mondo che è parte attiva della propria vita e, in un qualche modo, della vita degli altri. E’ l’essere in-consapevole che progetta la sua vita e che trova nell’incontro con l’altro un nuovo sentire e nuovo senso della propria esistenza. E’ in quest’incontro che si realizza la comunanza, la prossimità; è lo spazio vuoto che trova nell’etica della solitudine la pienezza e la ricchezza delle emozioni, non raccontabili ma sentite perché l’altro mi appartiene in quanto parte di un’esistenza comune.

E’ un nichilismo esistenziale che nel volere l’altro lo accetta incondizionatamente. E’ come l’amore che nulla vuole e nulla chiede. E’ una rivoluzione di prospettiva dove la morale dell’incontro e lo spazio sociale si realizzano nell’etica della solitudine, e lo spazio vuoto è pieno d’altro, è pieno e ricco di altre esistenze; è l’incontro con la pluralità esistenziale che racconta dell’unicità della vita, della propria vita.

Rubrica di Filosofia e Consulenza
A cura di
Raffaele Aratro
Docente di Filosofia e Storia