La sindrome dell’intestino irritabile: come riconoscerlo e cosa fare

La sindrome dell’intestino irritabile o IBS (Irritable Bowel Syndrome) è un disturbo molto diffuso senza apparenti cause organiche.

E‘ senza dubbio la più frequente causa di ricorso al medico per patologia gastroenterologica.

In letteratura non esistono ancora studi specifici necessari a dimostrarne le cause. Le persone affette sovente sono ansiose, manifestano tensione, aggressività e/o depressione.

Frequentemente, in anamnesi, è presente un abuso di lassativi e questo fa pensare ad una possibile causa cronica. Agli stimoli emotivi e alla somministrazione dei farmaci corrisponde un aumento dell’attività motoria del colon: da qui l’ipotesi che la sindrome rappresenti un’esacerbazione delle normali funzioni con attività disordinata e non coordinata del colon.

SINTOMI

La sindrome colpisce soprattutto le donne rispetto ai maschi in un rapporto di 3 a 1, anche se non è c’è ancora una spiegazione. Il corteo sintomatologico comprende dolore, gonfiore addominale, borborigmi, meteorismo e alterazioni dell’alvo.

Dunque è possibile distinguere pazienti con alvo a prevalenza diarroico, stiptico, alterno e inclassificabile a seconda delle caratteristiche delle feci.

Il dolore è sicuramente una condizione sempre presente in tutti i soggetti; è frequente in fossa iliaca sinistra anche se può insorgere in qualsiasi quadrante dell’addome, e peggiora con l’assunzione di cibo ed è raro nelle ore notturne. Talvolta il dolore può comparire anche in sede toracica e nella regione lombare.

Alcuni soggetti lamentano anche una cattiva digestione e un senso di pienezza dello stomaco dopo i pasti e un accentuato riflesso gastrocolico postprandiale.

L’aspetto più importante del trattamento è quello di rassicurare la persona sofferente che non vi è alcuna malattia grave in atto.

E’ difficile consigliare una cura perché la causa della malattia è sconosciuta. La diagnosi pertanto è di esclusione.

TRATTAMENTO

I sintomi possono essere attenuati cercando di diminuire lo stress o, comunque, limitando la risposta esagerata alle situazioni di tensione emotiva.

Vengono adoperati anche antispastici, sedativi e antidepressivi, meglio se di estrazione naturale per ridurre i rischi di una farmacodipendenza e le interferenze sull’attenzione e la capacità di concentrazione.

CONSIGLI UTILI

Seguire una buona regola alimentare, con pasti regolari e moderati: evitare gli alcolici e i cibi troppo speziati aiuta a migliorare la condizione.

Risulta opportuno assumere un adeguato apporto di fibre che deve oscillare tra 25 e 30 grammi al giorno in base anche alle caratteristiche dell’alvo del singolo paziente.

Redazione Scientifica

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