La balneoterapia termale: applicazioni in dermatologia

La terapia con acqua termale, detta anche Crenoterapia (dal greco: cura con acqua sorgiva termale), sfrutta il contatto con l’acqua utilizzandone le proprietà minerali e fisiche come il calore, la conducibilità elettrica e l’osmolalità. Essa ha rappresentato da sempre un importante presidio terapeutico.

Sin dall’antichità erano ben noti gli effetti benefici che il contatto con le acque termali era in grado di esercitare su diverse patologie, molte delle quali di interesse dermatologico. Per tale motivo, in passato, a tali acque sono stati attribuiti poteri miracolosi e curativi, collegati al concetto ancestrale di “sacralità” dell’acqua.

Ancora oggi la cura termale rappresenta una valida alternativa terapeutica o più spesso un metodo integrativo alle terapie farmacologiche, ma nonostante gli innumerevoli sforzi rivolti ad interpretare i meccanismi d’azione ed a svelare gli effetti clinico-biologici dei mezzi termali, manca una solida base scientifica, supportata da precisi protocolli terapeutici, che permetta un utilizzo non più empirico di tali acque.

Le proprietà terapeutiche delle acque termali sembrerebbero in gran parte dovute ad un vero e proprio “dinamismo chimico-fisico” in evoluzione, dipendente essenzialmente dalle condizioni geologiche che danno luogo alla formazione della acqua stessa e irriproducibile laboratoristicamente. Tale dinamismo rende ogni acqua unica e con precise proprietà, in base a quelle che sono le sue caratteristiche chimico-fisiche. Per la legislazione italiana un’acqua termale, per essere definita tale, deve possedere alcuni requisiti fondamentali: deve essere innanzitutto sorgiva, batteriologicamente pura e possedere proprietà terapeutiche.

Classificazione delle acque termali dermatologiche

Le acque termali possono essere classificate sulla base di specifici elementi chimico-fisici distintivi (portata, temperatura, residuo fisso, concentrazione molecolare, composizione chimica, etc.) e per il meccanismo di azione terapeutica1-4. In base alla temperatura possiamo identificare acque ipotermali (tra 20 e 30 gradi), termali (tra 30 e 40 gradi), ed ipertermali (sopra 40 gradi); in base al residuo minerale in oligominerali (residuo minerale inferiore a 0,2 g/l), mediominerali (residuo compreso tra 0,2-1 g/l) e minerali (residuo superiore a 1 g/l).

La classificazione più nota avviene in base alla valutazione delle caratteristiche chimico-fisiche.

Possiamo pertanto distinguere le seguenti acque termali:

Acque sulfuree, che possiedono una quantità pari o superiore ad 1 mg di H2S (acido solfidrico) per litro. Sono tra le più studiate e di conseguenza si ha una maggiore conoscenza delle azioni biologiche. I composti solfurei vengono assorbiti dall’organismo sia con metodiche crenoterapiche interne (bibita, aerosol, irrigazioni, etc.) che esterne (fango, bagno, etc). L’assorbimento attraverso la cute, le mucose delle vie respiratorie, vaginali e l’apparato gastroenterico è stato provato ed ampiamente documentato.

A livello cutaneo le acque solfuree esercitano essenzialmente azioni cheratoplastiche ed antiseborroiche. E’ noto che a pH cutaneo l’acido solfidrico stimoli la proliferazione dello strato spinoso esercitando una azione cheratoplastica. Sullo strato corneo lo zolfo possiede proprietà esfolianti e cheratolitiche, accentuate in ambiente alcalino quando l’elemento si trova soprattutto sotto forma di SH-. Il bisolfuro è infatti in grado di scindere, i ponti disolfuro liberando le due molecole di cisteina. Anche parte dell’azione antiseborroica sembra legata a questo meccanismo di contrasto nel processo di differenziazione delle cellule sebacee. L’azione antiseborroica è legata anche alle proprietà esfolianti, detergenti ed antimicrobiche.

Acque solfate. In queste acque l’elemento predominante è lo zolfo in forma esavalente che nelle soluzioni idrominerali naturali è rappresentato dal solfato o ione solforico (SO4- -).

Acque arsenicali-ferrugginose. La classificazione delle acque con la denominazione di arsenicali-ferruginose è dovuta all’alta frequenza con la quale questi elementi si trovano associati nelle soluzioni idrominerali. La balneoterapia ed a volte la fangoterapia vengono utilizzate in alcune patologie come il lichen ruber planus e la psoriasi. I miglioramenti ottenuti sono probabilmente dovuti all’affinità dell’arsenico per la cute. Questo elemento riveste infatti un ruolo nella fisiologia cutanea attribuibile alla sua azione biocatalizzatrice.

Le acque arsenicali-ferruginose sono inoltre impiegate in malattie infiammatorie dell’apparato genitale femminile ed in alcune broncopatie.

Acque carboniche: contengono almeno 300 cc di CO2 per litro. Le acque ricche in CO2 o contenenti tale gas in quantità farmacologicamente attiva sono prevalentemente utilizzate, in Italia, con metodiche di balneoterapia ed idropinoterapia mentre in altri paesi (Francia e Germania) il loro utilizzo, e la ricerca, sono notevolmente più estesi ed ampli. La balneoterapia in acqua carbonica (balneoterapia carbogassosa) non è solo una metodica di applicazione ma possiede particolarità che necessitano di un’analisi più approfondita. Le azioni più importanti della terapia carbogassosa sono quelle svolte a livello del microcircolo e del distretto venoso. Sono stati dimostrati infatti, effetti di vasodilatazione, ed di neovascolarizzazione con conseguenze dirette sul metabolismo tessutale.

Acque radioattive. Le acque radioattive sono classificate, in relazione ad una proprietà radioattiva. Diversi possono essere gli elementi radioattivi presenti in traccia nelle acque minerali e tra questi il radio, il radon, il torio, l’attinio, l’uranio, etc. Il più importante ai fini terapeutici (nonché il più rilevante per quantità nelle acque minerali) è il radon, un gas disciolto nell’acqua che deriva dalla emanazione di una particella alfa da un atomo di radio. E’ una sostanza che viene assorbita molto facilmente attraverso le mucose (soprattutto degli apparati respiratorio e digerente) e la cute, diffonde molto rapidamente ai tessuti con un’affinità elettiva per i lipidi e viene eliminata in poche ore. La sua attività terapeutica è da attribuire alle radiazioni alfa dotate di basse proprietà di penetrazione (vengono fermate da un foglio di carta) e di buone capacità ionizzanti. Un’acqua viene classificata radioattiva quando possiede almeno 1 nC (o 2,75 UM) per litro. Gli effetti biologici delle radiazioni ionizzanti sono da attribuire alla cessione di energia ai tessuti che induce fenomeni di ionizzazione o eccitazione.

Acque bromiche e acque iodiche completano il quadro per quanto concerne la classificazione. Esse sono poco utilizzate per la balneoterapia termale in dermatologia.

Metodiche balneoterapicheacqueee

La balneoterapia e la peloidoterapia rappresentano le due metodiche di utilizzo delle acque termali in dermatologia. La balneoterapia consiste nell’immersione completa della zona da trattare o nel contatto della stessa con l’acqua termale; tale tecnica trova importanti applicazioni nella cura di diverse affezioni dermatologiche, in particolare psoriasi lieve e moderata, eczemi e dermatite atopica, dermatite seborroica, rosacea, lichen ruber planus, acne, prurigo, foruncolosi, micosi, orticaria cronica, intertrigini. La balneoterapia può essere effettuata da sola o in associazione ad altre terapie dermatologiche. L’associazione con radiazioni ultraviolette prende il nome di Balneofototerapia. Spesso i risultati della terapia combinata sono superiori a quelli riscontrati in seguito alla sola balneoterapia o alla sola fototerapia, indicando così la presenza di un sinergismo tra terapia termale e fototerapia selettiva.

La peloidoterapia utilizza fanghi argillosi. I peloidi infatti, sono costituiti da argilla che “matura” nei crateri naturali dove sgorga acqua termale o in apposite vasche dove l’acqua termale scorre per il tempo necessario alla maturazione del fango; il fango è in grado di agire con due meccanismi: o semplicemente apportando calore, o favorendo meccanismi di scambio più complessi in base alla natura dei costituenti del fango stesso e alla capacità di indurre modificazioni in ambito cutaneo, riguardanti temperatura, pH, grado di umidità. Le patologie dermatologiche che ne traggono beneficio sono rappresentate da dermatite seborroica, sebopsoriasi, rosacea, acne, cellulite.

Conclusioni

In ambito dermatologico l’efficacia terapeutica delle cure termali e’ pertanto conseguente al contatto tra la cute ed il presidio termale utilizzato. A tutt’oggi disponiamo di limitati contributi scientifici atti a dimostrare le effettive modificazioni dell’assorbimento cutaneo ad opera delle acque termali e i dati consultabili sono per lo più dedotti da argomentazioni teoriche. I mezzi termali sarebbero in grado di interagire con l’ambiente cutaneo sulla base di supposte “funzioni a gradiente” legate a pH e composizioni elettrolitiche.

L’uso di acque termali nel trattamento di malattie infiammatorie croniche della pelle è ormai ampiamente diffuso e sono riportati benefici clinici dopo peloidoterapia o crenoterapia eseguite in diverse stazioni termali. Sono soprattutto le patologie dermatologiche a patogenesi immunologica, come gli eczemi allergici o irritativi da contatto, la psoriasi e la dermatite atopica, le malattie dermatologiche che più si avvalgono dell’utilizzo dell’acqua termale come presidio terapeutico. È stato pertanto ipotizzato un ruolo di tali acque su elementi del sistema immunitario e numerose ricerche sono state condotte in questo campo.

Recenti studi hanno dimostrato l’effetto delle acque termali sul danno da radicali liberi. E’ nota da tempo l’azione detergente, antiflogistica, decongestionante, cheratoplastica, sedativa del prurito di alcune acque e fanghi termali. Nel meccanismo di azione dei fanghi un ruolo importante è sostenuto dall’apporto di calore e dalla conseguente profusa sudorazione.

Le modificazioni elettrolitiche provocate dalla sudorazione in ambiente termale attivano l’emuntorio cutaneo, che è di norma scarsamente utilizzato, determinando lo spostamento di importanti masse idriche tra i compartimenti intra ed extracellulari. Un aumento dei movimenti dell’acqua e dei sali (K, Na, Cl) a livello delle membrane cellulari sarebbe in grado di attivare gli scambi metabolici tra i vari compartimenti esistenti all’interno dell’organismo (cellule, spazi interstiziali, sangue) e di accelerare l’eliminazione dei diversi cataboliti. Per tale motivo le cure termali sono indicate per la terapia o per il supporto terapeutico di numerose affezioni cutanee: dermatiti da contatto, dermatite seborroica, sebopsoriasi, psoriasi, ittiosi, cellulite, guarigione delle ferite. Esistono dati della letteratura che pongono in relazione lo stress termico indotto dalla fangoterapia con le variazioni del livello plasmatico di beta-endorfine, che sembrano giocare un ruolo ben definito nella risposta allo stress; in particolare esse sembrano essere implicate nella percezione endogena del dolore, nella sua regolazione e forse nella mediazione degli effetti anestesiologici.

La balneoterapia termale può essere considerata una valida alternativa nel trattamento di forme lievi-moderate di psoriasi, anche nelle forme poco responsive o resistenti alle terapie tradizionali non sempre prive di effetti collaterali. Può essere considerato anche un metodo complementare di supporto alle terapie farmacologiche, utile durante i periodi di interruzione tra i vari cicli terapeutici.

In conclusione, pur non potendo ovviamente pensare di avvalersi della terapia termale quale sostituto della terapia farmacologica, è comunque lecito supporre che quest’ultima possa rappresentare una valida alternativa terapeutica di supporto in numerose patologie dermatologiche, tanto da rendere auspicabile un approfondimento scientifico nell’ambito di un settore che risulta in continua espansione.

 

A cura di: Prof. Steven Paul Nisticò – Specialista in Dermatologia e Venereologia – Università Magna Graecia Catanzaro