Lavande vaginali e acque minerali nelle infezioni batteriche

La vagina e la sua flora batterica costituiscono un ecosistema complesso e dinamico, che si mantiene in equilibrio grazie a diversi meccanismi tra cui l’anatomia della vulva e della vagina, la presenza di muco cervicale, il suo stato di immunità che consentono la convivenza di vari microrganismi tra cui lattobacilli, stafilococchi e streptococchi (1).

In condizioni fisiologiche predominano i lattobacilli di Doderlein, essenziali per la salute intima della donna. La loro funzione protettiva è dovuta, tra le altre cose, alla capacità di acidificare l’ambiente vaginale contribuendo al mantenimento di un giusto grado di pH (in genere tra 3,8 e 4,5) mediante metabolizzazione del glicogeno, secreto dalle cellule della parete vaginale a seguito di stimolazione estrogenica, con produzione di acido lattico.

Diverse sono le cause responsabili dell’alterazione del pH vaginale come le terapie antibiotiche, l’uso di contraccettivi orali, lo stress…

CAUSE
Diverse sono le cause responsabili dell’alterazione del pH vaginale come le terapie antibiotiche, l’uso di contraccettivi orali, lo stress, la riduzione delle difese immunitarie, il diabete mellito, l’uso di detergenti intimi aggressivi. Il pH vaginale può subire variazioni anche durante il ciclo mestruale (in cui l’acidità diminuisce leggermente, incrementando, soprattutto nei giorni successivi al ciclo, il rischio di infezioni) oppure in menopausa (in cui il pH assume un valore tra 6 e 7 e ciò aumenta il rischio di infezioni, fastidio e secchezza). Si evidenzia che un pH squilibrato è responsabile di vari processi infiammatori come ad esempio vaginiti, vulviti, cerviciti.

  • Patologie molto diffuse sono le vulvo-vaginiti (processi infiammatori che si localizzano alla vulva, alla vagina o in entrambi gli organi) che riconoscono diversi agenti etiologici, il cui sviluppo viene favorito appunto dallo squilibrio del pH vaginale. Tali patologie costituiscono il principale motivo di consultazione dello specialista ginecologo. I patogeni maggiormente responsabili delle vulvo-vaginiti sono:
  • parassiti (come il trichomonas vaginalis, protozoo flagellato che si trasmette con l’acqua, oggetti da toilette e soprattutto tramite i rapporti sessuali, il cui sviluppo viene favorito da una riduzione dell’acidità vaginale);
  • miceti (come candida albicans che è la specie più comune presente normalmente in fase dormiente nell’intestino, nella vagina, sulla pelle, nella bocca, nelle orecchie in equilibrio con gli altri microrganismi ospiti dell’organismo e la cui attivazione ed eccessiva proliferazione viene stimolata proprio dall’incremento del pH vaginale);
  • microbi Gram (+) e Gram (-), la cui insorgenza viene favorita da irritazione locale, insufficienza ovarica, decadimento dello stato fisico generale associate a cattiva igiene.

SINTOMI
Ancora in corso di menopausa spesso si osserva una forma di vulvo-vaginite legata alle modificazioni involutive degli organi genitali conseguente al cessato stimolo trofico esercitato dagli ormoni ovarici; di conseguenza la vagina si ritrae, la mucosa diventa arida e grinzosa, perde le pliche mentre l’epitelio si riduce a pochi strati di cellule basali e parabasali prive di glicogeno. Da ciò l’aumento del pH ed il prevalere di una flora batterica vista sul bacillo di Doderlein. (2).

TERAPIA
Queste varie forme di vulvo-vaginiti possono essere trattate per via topica e/o generale con farmaci antiparassitari, farmaci antimicotici, farmaci antisettici. Nella vaginite atrofica causata da carenza di estrogeni e caratterizzata sintomatologicamente da secchezza vaginale, prurito, irritazione e dispareunia (dolore avvertito dalla donna durante un rapporto sessuale) risulta efficace la terapia sostitutiva a base di estrogeni associata ad idratanti vaginali.

LAVANDE VAGINALI
Nelle infiammazioni croniche o stati irritativi vulvo-vaginali vengono prescritte come terapie locali le lavande vaginali, dispositivi medici che consentono di effettuare un’efficace igiene intima e mediante risciacquo impediscono la proliferazione di patogeni e la loro adesione alle pareti vaginali. Esse, infatti, mediante un dispositivo detto irrigatore, indirizzano verso le pareti interne del canale muscolo-membranoso vaginale diverse miscele di sostanze ad azione antibatterica, lenitiva, emolliente e rinfrescante. Nell’effettuare la lavanda vaginale è buona norma partire dalla vagina e scendere verso l’ano per evitare il contatto di batteri fecali con i genitali esterni.

TERAPIA TERMALE
A questi presidi farmacologici si può aggiungere la terapia termale, in particolare l’irrigazione vaginale con acque minerali che è una tecnica analoga alle comuni lavande vaginali, e che ancora oggi presenta un ruolo importante nel trattamento di varie affezioni dell’apparato genitale femminile, poiché nella pratica ginecologica assistiamo sempre più a flogosi genitali recidivanti spesso ribelli a terapia farmacologica e che in molti casi possono essere causa di sterilità oltre che di notevole disagio fisico e psicologico per la paziente.

Sono proprie le forme infiammatorie croniche-recidivanti che possono trarre beneficio dall’uso delle acque termo-minerali utilizzate in varie strutture termali mediante metodica crenoterapica irrigatoria vaginale che consente di sfruttare l’azione eutrofica, antinfiammatoria, antisettica, decongestionante e detergente esercitata sulle mucose dalle acque minerali.

Come funziona
In questa metodica applicativa termale la paziente si distende su un lettino ginecologico e attraverso una cannula, sterile monouso a più fori, l’acqua minerale ed i gas in essa disciolti, alla temperatura di 37-38°C e a pressione gravitazionale (proveniente da un vaso, collegato alla cannula, della capacità di circa 6 litri regolabile in altezza per determinare la giusta pressione del flusso, in genere di 0,2 atmosfere), giungono a contatto con le mucose. In ogni seduta vengono erogati dai 2-5 litri di acqua minerale nell’arco di tempo di circa 10-15 minuti. Il ciclo di irrigazioni vaginali termali prevede 12 sedute eseguite quotidianamente, con la cadenza di 1 al giorno e può essere ripetuto 2 volte l’anno con un intervallo di circa 4 mesi.

Si evidenzia che ciascuna cittadina italiana ha diritto ad usufruire, con onere a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), di 1 ciclo curativo termale (o crenoterapico) l’anno, previa prescrizione da parte del medico di Medicina Generale.

La terapia termale o “crenoterapia” mediante metodica applicativa irrigatoria vaginale può essere di notevole beneficio anche nella cura e prevenzione dei fastidiosi sintomi che spesso accompagnano le involuzioni post-menopausali fisiologiche della mucosa vaginale quali bruciore, prurito e secchezza della mucosa; ancora può essere utile nei processi infiammatori cronici a carico della vagina, del collo dell’utero, dell’endometrio, delle salpingi e per la prevenzione di fenomeni cicatriziali ed aderenziali che possono causare sterilità di tipo funzionale o meccanico (sterilità tubarica, uterina, etc.). La fase acuta della malattia e le patologie neoplastiche costituiscono invece, controindicazione al trattamento termale irrigatorio vaginale (2,3).

Dati di letteratura hanno mostrato come le acque minerali salso-bromoiodiche, a livello dell’apparato genitale femminile, esplicano un’azione regolatrice sui disordini mestruali e sul muco cervicale. All’ipertonia di molte acque minerali (tipo sulfuree e salso-bromo-iodiche) è da attribuire l’azione antiedemigena e risolvente osservata a seguito dell’uso delle irrigazioni vaginali termali, per un meccanismo osmotico indotto con generazione di una corrente di fluidi dagli strati profondi della mucosa verso l’esterno in grado di veicolare ed allontanare elementi corpuscolari (microrganismi, inquinanti) e prodotti di flogosi (2).
All’ipertonia dell’acqua ed alla capacità di potenziare, anche di centinaia di volte, l’azione di alcuni enzimi litici lisosomiali da parte degli alogeni presenti (quali cloro, iodio e bromo) è dovuta l’azione antisettica delle acque minerali (3). Ricordiamo inoltre il potere antisettico diretto di alcune di queste sostanze, sfruttabili a livello mucoso e cutaneo (2,3).

Una recente indagine epidemiologica condotta presso lo stabilimento termale di Telese (BN) da F.I.R.S. Thermae (Formazione Interdisciplinare, Ricerche e Scienze Termali), Centro di Eccellenza di rilievo Internazionale in ambito termale, ha evidenziato come un ciclo irrigatorio vaginale con acqua minerale sulfurea è in grado di migliorare in maniera statisticamente significativa il quadro sintomatologico (secchezza vaginale, bruciore vaginale, prurito vulvare) in donne sofferenti di infezioni recidivanti da candida, di cistiti ricorrenti e di atrofia vulvo-vaginale in corso di menopausa. Un altro dato, non trascurabile, evidenziato sempre dall’indagine epidemiologica è che nessuna delle pazienti tenute sotto osservazione ha riportato intolleranza al trattamento termale effettuato che quindi ha mostrato una buona tollerabilità locale e sistemica.

LE STAZIONI TERMALI
Numerose sono le stazioni termali italiane che offrono questo tipo di trattamento oltre alle già citate Terme di Telese in Telese Terme (BN), ricordiamo le Terme di Lurisia in Mondovì (CN), le Terme Rosapepe in Contursi (SA), le Terme Stufe di Nerone in Bacoli (NA), le Terme di Salsomaggiore (PR), le Terme di Comano (TN)  etc..

Bibliografia
1. Losa Dominquez J.F. Trattamento non farmacologico della vulvo-vaginite aspecifica. Acta Bio Medica 85- Quaderno di Ostetricia e Ginecologia 1:2-6, 2014. 2. Costantino M, Lampa E, Nappi G. Efficacia della terapia termale in flogosi croniche recidivanti di interesse ginecologico. Med Clin Term 60:16-21, 2006. 3. Nappi G. Medicina e Clinica Termale. Ed. Selecta Medica, 2001.

A cura di:
Prof.ssa Maria Costantino
Specialista in Idrologia Medica

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