Reumatismi e medicina termale

Le Malattie Reumatiche, denominate Reumatismi nella cultura popolare di un tempo, oggi costituiscono la più frequente causa di invalidità temporanea o permanente. Possiamo dire che esse sono nate con l’uomo. Si racconta che il grande faraone Ramsete II usava l’estratto di radice di salice per curare i suoi problemi articolari. Secoli dopo da questa pianta è venuta fuori l’aspirina, noto antinfiammatorio e antidolorifico a cui si aggiunge anche un’azione antipiretica e antiaggregante piastrinica. In Italia sono oltre 5 milioni le persone sofferenti, mentre nel mondo si contano circa 300 milioni di pazienti artroreumatici. Le reumoartropatie vengono classificate in forme degenerative (come ad esempio l’artrosi), forme infiammatorie (ad esempio le artriti) e forme di tipo dismetabolico (cioè legate a disturbi metabolici come iperuricemia, iperglicemia, obesità etc.).

Le patologie artroreumatiche, pur essendo diverse tra loro sotto l’aspetto eziopatogenetico, sono però accomunate da alterazioni a livello delle articolazioni, dei tessuti articolari e del tessuto connettivo di sostegno. Il dolore che ne deriva oltre ad essere causa di sofferenza per il paziente genera anche uno spasmo riflesso dei muscoli peri-articolari allo scopo di fissare l’articolazione in una posizione che riduca e controlli i movimenti nocivi; lo spasmo a sua volta induce altro dolore e fa assumere all’articolazione atteggiamenti antalgici che con il tempo diventano fissi per la retrazione dei muscoli contratti e per l’ipotrofia degli antagonisti. Si crea in tal modo un circolo vizioso, caratterizzato da “dolore-spasmo muscolare-dolore” che, a lungo andare, tende a provocare deformità, rigidità e limitazioni funzionali, sintomi questi che caratterizzano il quadro sintomatologico clinico di queste forme morbose. Tutto ciò fa capire il negativo impatto di queste malattie sia sulla qualità di vita degli individui e sia sulla società per i rilevanti oneri economici diretti (ricoveri ospedalieri; indagini diagnostiche; terapie; assistenza domiciliare al malato reumatico etc.) e indiretti (giornate di lavoro perse; invalidità, si evidenzia che il 27% delle pensioni di invalidità è causato proprio da malattie reumatiche).

Pertanto un corretto approccio terapeutico è fondamentale non solo per il paziente ma anche per la società. Nell’ambito dei presidi terapeutici attualmente disponibili per il trattamento delle malattie reumatiche, un ruolo importante può essere svolto dalla terapia termale.

Numerosi studi hanno, infatti, evidenziato l’utilità di tale metodica terapeutica nell’artrosi. È questa la più diffusa patologia reumatica degenerativa articolare, in cui si ha interessamento della cartilagine articolare e dell’osso sottostante, subcondrale; di conseguenza l’articolazione malata spesso produce, durante i movimenti, un rumore di “scroscio” legato allo sfregamento delle superfici articolari che per la perdita di cartilagine intra-articolare e per la degenerazione ossea, perdono la loro levigatezza originaria e divengono scabrose. L’artrosi colpisce soprattutto le persone anziane. Vari studi riportano un’incidenza del 60% negli uomini e del 70% nelle donne al di sopra dei 65 anni di età; mentre un’incidenza di circa il 30% si osserva nelle donne nella fascia di età tra i 45 e 64 anni.

Le sedi più colpite sono le ginocchia, l’anca, le dita delle mani, i piedi e la colonna vertebrale (in tal caso la localizzazione a livello lombare costituisce una delle cause più diffuse di mal di schiena). Nell’artrosi il dolore è presente soprattutto di giorno e all’inizio di un movimento per poi migliorare man mano che l’articolazione viene usata nell’arco della giornata; il riposo in genere lo allevia e può indurre una rigidità al risveglio che si riduce o scompare dopo pochi minuti. La terapia termale dell’artrosi si avvale di metodiche applicative balneoterapiche e/o fangoterapiche finalizzate ad una azione preventiva (per preservare il grado di articolarità fisiologica, prevenendo le retrazioni muscolo-tendinee e capsulo-legamentose); curativa (con rallentamento della evoluzione della forma, riduzione del danno articolare e muscolare); e riabilitativa (con recupero della funzionalità motoria, riduzione della sintomatologia algica, miglioramento del tono-trofismo e della forza muscolare).

La cura termale fango-balneoterapica esplica notevoli benefici nel trattamento dell’artrosi. Gli effetti benefici delle acque e dei fanghi termali sui fenomeni responsabili della genesi e mantenimento del processo degenerativo artrosico sono essenzialmente riconducibili a stimoli di ordine fisico (ad esempio il calore emesso dal mezzo applicativo termale) e chimico (presenza quali-quantitativa di mineralizzatori nelle acque minerali usate per la balneoterapia e per la maturazione dei fanghi termo-minerali).

Il calore erogato dalla fango-balneoterapia induce miorilassamento, nonché dilatazione arteriolare e capillare con conseguente iperemia attiva ed allontanamento dalle sedi delle lesioni di cataboliti, enzimi litici e coaguli di fibrina che possono esercitare una stimolazione sul tessuto connettivo, tale da far prevalere i processi fibrotici; ancora si osserva un miglioramento del trofismo muscolare e cartilagineo, una diminuzione dell’ipertono e dell’imbibizione dei tessuti peri-articolari.

Gli effetti analgesici e miorilassanti che si vengono così ad avere a seguito dell’applicazione della fango-balneoterapia termale riescono ad interrompere il circolo vizioso “dolore – contrattura muscolare – alterata dinamica – dolore”, che caratterizza l’artrosi, consentendo per alcuni mesi un più corretto uso delle articolazioni. L’osservazione clinica in ambiente termale evidenzia chiaramente questi effetti benefici a partire dalla seconda settimana di cura, per diventare più spiccati nelle settimane successive, mantenendosi per un periodo di tre-cinque mesi. I miglioramenti osservati a seguito di un ciclo Fango-balneoterapico termale sono anche riconducibili alla composizione chimica e chimico-fisica del fango e dell’acqua minerale usata; infatti molte reazioni biologiche possono essere ricondotte proprio alle variazioni elettrolitiche trans-membrana, dipendenti dall’incremento diaforetico.

La terapia termale quindi grazie alle sue proprietà fisico-chimiche induce sull’organismo trattato effetti terapeutici a breve e a medio-lungo termine. A breve termine, nella maggior parte dei casi, si assiste ad un miglioramento della sintomatologia soggettiva dolorosa, dell’intensità del dolore spontaneo e ai movimenti, con riduzione della rigidità articolare e della limitazione funzionale. Tutto questo comporta un incremento dell’articolarità, con minori limitazioni nel compiere i gesti quotidiani o lavorativi e, soprattutto, minore ricorso alle cure farmacologiche. Gli effetti benefici persistono per parecchi mesi e l’effettuazione per più anni consecutivi del ciclo termale contribuisce al mantenimento nel tempo dei miglioramenti ottenuti alla fine del ciclo curativo fango-balneoterapico. Si è visto ad esempio che la Fangobalneoterapia, comprendente 12 sedute terapeutiche, può costituire un valido ausilio, da affiancare alla terapia medica farmacologica, nel trattamento di una delle cause più rilevanti di invalidità locomotoria nei soggetti anziani come la gonartrosi con miglioramento medio del 53% dell’indice di Lequesne, con diminuzione di dolore e fastidio (-67%) e con miglioramento del grado di deambulazione e dell’attività quotidiana. Sinergismo terapeutico si osserva quando terapia termale Fango-balneoterapica e terapia Farmacologica vengono associate (Costantino et al. Med. Clin Term, 2006; Fraioli et al. Rheumatol Int, 2010).

In molte stazioni termali italiane (come le Terme di Torre Canne (BR), le Terme di Telese (BN), le Terme di Lurisia in Mondovì (CN), Abano Terme (PD), i Giardini Poseidon Terme in Ischia (NA), le Terme Grand Hotel Paradiso in Casamicciola d’Ischia (NA), le Terme Cappetta in Contursi (SA) etc.) è possibile associare alla fango-balneoterapia idromassaggi e mobilizzazione attiva e passiva in acqua, utilizzando vasche speciali o piscine appositamente attrezzate, sul cui fondo possono essere installati gradini, discese e salite per una riabilitazione motoria, propiocettiva e vascolare con ottimi risultati e con scarsi effetti collaterali indesiderati. La cura termale va quindi impiegata nel novero dei mezzi farmacologici (locali e generali), chirurgici, ortopedici e fisiatrici disponibili per il trattamento dell’artrosi, che, dopo le malattie cardiovascolari, costituisce la più frequente causa di disabilità.

Prof. Dott.ssa Maria Costantino

Specialista in Idrologia Medica

Docente a. c. Università degli Studi di Salerno

Specialista in Audiologia

Presidente Ass. F.I.R.S.Thermae (Form.ne Interdiscip. Ricerche e Scienze Termali)

Prof. Dott.ssa Maria Costantino

Specialista in Idrologia Medica Docente a. c. Università degli Studi di Salerno Specialista in Audiologia Presidente Ass. F.I.R.S.Thermae (Form.ne Interdiscip. Ricerche e Scienze Termali)