Il vaccino non è un’opinione: parola di Roberto Burioni

Il Prof. Roberto Burioni (foto in alto) è l’autore di una pagina Facebook dedicata ai genitori e alle loro paure sui vaccini, alimentate dai cosiddetti “antivaccinisti”. La sua è una missione per divulgare – attraverso social, libri, incontri e seminari – l’importanza della vaccinazione.

Vaccinare è un grande segno di amore nei confronti del proprio figlio. Ma è anche un rilevante atto di responsabilità sociale, perché vaccinando i nostri bambini rendiamo la nostra comunità più forte e soprattutto, proteggendo loro, proteggiamo anche i più deboli e i più sfortunati.

Perché se uno di voi decide di non vaccinare il proprio figlio, chi ci rimette? Prima di tutto, naturalmente, ci rimette il figlio non vaccinato. Non solo perché non sarà individualmente protetto contro delle pericolosissime malattie, ma anche perché per molte di esse si troverà in una situazione ancora peggiore rispetto a quella in cui si trovavano i bambini quando nessuno veniva vaccinato. Infatti, quando i vaccini non esistevano, alcune malattie estremamente contagiose, come il morbillo, si prendevano quasi sempre durante l’età scolare, essendo i virus molto diffusi ed essendo le epidemie la regola.

Arrivare all’età adulta senza avere contratto il morbillo era una rarissima eccezione. La condizione odierna è invece quella di una comunità nella quale molte persone sono vaccinate, ma il loro numero non è sufficiente a impedire la circolazione dei virus. Tuttavia, essendo la maggior parte degli individui immuni grazie al vaccino, il virus circola molto di meno: i dati epidemiologici dicono con chiarezza che queste malattie, una volta tipiche dell’infanzia, ora colpiscono perlopiù gli adulti, con effetti molto più gravi. Di conseguenza non vaccinando vostro figlio per proteggerlo da rischi inesistenti, lo esponete a rischi che sono addirittura aumentati rispetto a quelli di un tempo.

Se i genitori non vaccinano i figli, ci rimettono anche tutte le persone che non si sono potute vaccinare, quelle che non hanno sviluppato un’immunità protettiva dopo la vaccinazione (nessun vaccino è efficace al cento per cento) oppure quelle che, per una malattia o una cura immunosoppressiva, hanno visto svanire la loro protezione. Insomma, tutte quelle che sono state più sfortunate.

Se tutti si vaccinassero, gli agenti infettivi non riuscirebbero a diffondersi nella comunità grazie all’immunità di gregge. A causa delle mancate vaccinazioni, invece, i virus continuano a circolare costituendo un pericolo: pensate, per esempio, ai bambini che stanno lottando contro terribili malattie. In Italia ogni anno dobbiamo purtroppo contare millecinquecento bimbi ammalati di cancro: un tempo erano tutti condannati a morte, oggi invece, grazie ai progressi della medicina, la maggioranza di loro riuscirà a cavarsela, potrà guarire e vivere una vita normale. Ma le cure che li guariranno allo stesso tempo indeboliranno il loro sistema immune, da un lato impedendo la vaccinazione, dall’altro rendendoli molto più vulnerabili nel caso contraessero delle infezioni.

In un suo bel libro il professor Alberto Mantovani ha raccontato di un bambino di diciotto mesi, affetto da leucemia, che poco tempo fa è morto di morbillo. Se tutti gli altri si fossero vaccinati gli avrebbero salvato la vita. Capite dunque che la vaccinazione non è un atto di protezione individuale, come mettersi il casco durante un viaggio in moto o seguire una dieta equilibrata: vaccinare i propri figli è un gesto che ha una valenza sociale importantissima, come non guidare ubriachi o con gli pneumatici troppo consumati.

Rifiutare le vaccinazioni è un comportamento che mette in pericolo non solo se stessi (o i propri figli), ma anche gli altri, ed è particolarmente odioso in quanto mette in pericolo i più deboli e i più sfortunati. Questi sono fatti. La mia opinione è che lo Stato dovrebbe proteggere i più deboli e i più sfortunati. Pochi mi sembrano più sfortunati e più deboli di un bambino che, ammalato di leucemia, sta combattendo una battaglia difficile, dolorosa e decisiva per la propria vita.

I genitori che, credendo a delle bugie spudorate, decidono di non vaccinare i propri figli mettono in pericolo anche altri bambini, che io ritengo lo Stato debba difendere. Così come lo Stato rende obbligatorio essere sobri, quando si è alla guida di un’auto, per non mettere in pericolo se stessi e gli altri automobilisti, io penso che dovrebbe rendere obbligatorie le vaccinazioni, per difendere i figli di chi non vaccina e anche gli altri bambini meno fortunati. Questo non è un fatto, ma è la mia opinione. Insomma, i vaccini sono strumenti fondamentali per proteggere in tutta sicurezza i bimbi vostri e degli altri da malattie molto pericolose.

Se tutti i bambini in tutto il mondo venissero vaccinati, potremmo far scomparire dalla faccia della terra diversi virus e potremmo davvero smettere di vaccinarci per sempre contro di loro, come abbiamo fatto con il vaiolo. È un fatto.

Vaccinarsi non è solo un atto che ci protegge individualmente: se ci vacciniamo tutti, rendiamo immuni non solo le nostre singole persone, ma tutta la nostra comunità. E in questo modo proteggiamo i più deboli. Perciò non vaccinarsi è molto grave, perché tutta la comunità viene indebolita e diventa più vulnerabile a pericolose infezioni. È proprio un peccato che questo avvenga a causa di genitori che decidono di non vaccinare i propri figli, senza nessun reale motivo, solo sulla base di superstizioni e di bugie diffuse per secondi fini e purtroppo credute solo e solamente a causa della paura e dell’ignoranza.

A cura di:
Redazione Scientifica

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