La cefalea: come riconoscerla e come curarla

La gravità della cefalea e il suo impatto sociale e personale variano da persona a persona

E’ sorprendente come molta gente pensi: “è solo un mal di testa”. Ma non si tratta solo di questo, è molto più che un mal di testa” (commento di una paziente).

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità le cefalee figurano fra i primi dieci posti nella lista delle malattie che più compromettono il benessere fisico e psicologico a livello globale. Esistono oltre 100 tipi di cefalea ma sebbene si manifestino in modo diverso, i disturbi rientrano di solito in tre categorie: la cefalea di tipo tensivo, l’emicrania e la cefalea a grappolo.

La cefalea di tipo tensivo è caratterizzata da un dolore persistente e non pulsante localizzato soprattutto alla fronte (il famoso “cerchio alla testa”) a volte diffuso in tutto il capo. L’intensità è lieve o moderata, non tale da compromettere le normali attività quotidiane e può durare da pochi minuti a diversi giorni.

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L’emicrania, caratterizzata per manifestazioni cliniche tipiche (dolore pulsante su un lato della testa, la cui intensità rende difficile svolgere le normali attività), costituisce la forma di cefalea primaria maggiormente disabilitante. Gli attacchi sono ricorrenti, con frequenza variabile con un’alta percentuale di soggetti che hanno attacchi plurimensili, ognuno con una durata media di 1-3 giorni. Il loro caratteristico ripresentarsi per lunghi periodi determina limitazioni in ambito lavorativo e familiare.

I disturbi rientrano di solito in tre categorie: la cefalea di tipo tensivo, l’emicrania e la cefalea a grappolo

La cefalea a grappolo è un’entità più rara, ma per l’intensità degli attacchi è detta anche cefalea del suicidio. Il dolore è localizzato su un occhio ed è accompagnato da lacrimazione, gli episodi durano da 15 minuti a 3 ore durante i quali il soggetto è molto nervoso e non riesce a stare fermo. Nelle forme croniche gli attacchi si presentano più volte al giorno o sono più frequenti nei cambi di stagione.

A questi tre principali tipi si aggiunge la nevralgia del trigemino, dovuta all’eccessiva vicinanza di un vaso del collo con questo nervo. Si crea così una compressione che determina l’attività anomale del trigemino, che è alla base del dolore.

Perché è necessario un approccio personalizzato?

La gravità della cefalea e il suo impatto sociale e personale variano da persona a persona e nelle varie epoche della vita. Tutte queste caratteristiche determinano una differenza nelle scelte terapeutiche, che il medico esperto dovrà adattare in ogni singolo caso in maniera “sartoriale”, aiutando il paziente ad individuare potenziali fattori scatenanti modificabili e, quando possibile, a rimuoverli o limitarli.

Quali informazioni dare al paziente?

Purtroppo la cefalea non è sempre curata bene. A volte non si va neppure dal medico, ma bisogna ricordarsi che il fai da te può essere pericoloso. Alcune persone possono andare incontro a evoluzione sfavorevole con progressione verso una forma di cefalea cronica quotidiana.

Uno dei principali fattori di rischio è rappresentato da un uso eccessivo di farmaci sintomatici che possono indurre un potenziale abuso. In questi casi si impone una terapia preventiva, basandosi sulla scelta più adatta per ogni singolo paziente.

Il diario del mal di testa

Conoscere il proprio mal di testa e i fattori che lo scatenano è il primo passo per combatterlo. Per questo si chiede ai pazienti di tenere un diario in cui annotare i giorni critici e altre informazioni utili a impostare un percorso terapeutico. Tale diario è uno strumento essenziale che permette di valutare l’efficacia delle terapie e fornisce informazioni indispensabili sulle esigenze del singolo.

Curiamo la persona non la malattia

Non dobbiamo mai dimenticarci che non si può curare la persona senza pensare ai fattori emozionali e psicologici. Un consiglio che vale per tutti è regolarizzare il proprio stile di vita. Gli altri interventi vanno mirati invece sui singoli.

L’agopuntura e le terapie basate sul rilassamento o la pratica di discipline come lo yoga permettono in alcuni casi di ottenere un buon controllo della cefalea senza che sia necessario ricorrere ai farmaci. Questo è particolarmente importante nei pazienti giovani o per chi non tollera bene le medicine.

Oliver Sacks nel suo libro “Emicrania” diceva: “Il paziente emicranico non è un malato qualsiasi: non va dal medico soltanto per lamentarsi di un disturbo che continua ad affliggerlo. Se impariamo ad ascoltarlo possiamo accorgerci che ci sta raccontando la storia della sua vita, il suo modo di vivere, il modo in cui reagisce e forse anche quei meccanismi più profondi che anche a lui sono oscuri e ognuno di questi fattori è importante per curare la sua emicrania”.

A cura di:
Giuseppe Bonavina
Specialista in Neurologia

Redazione Scientifica

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