E’ tempo di scuola, è tempo di controllare la vista

Con l’estate ormai alle spalle, per i bambini è tempo di tornare a scuola. Frenetica è l’attività delle mamme alla preparazione per l’attività scolastica, ma non bisogna trascurare le possibili problematiche e la valutazione della funzione visiva. L’età scolare rappresenta un momento delicato nel processo di sviluppo e maturazione dell’organo della vista. Le abitudini attuali, soprattutto dei giovani, hanno portato ad una progressiva riduzione delle attività svolte all’aria aperta, con conseguente modifica delle richieste visive che si espletavano in uno spazio dinamico, aperto e libero, a sollecitazioni essenzialmente centrate su distanze ravvicinate e statiche, in ambienti chiusi e artificialmente illuminati. Simili abitudini comportamentali finiscono per provocare alterazioni sia a livello strutturale-anatomico, con insorgenza di problemi visivi quali miopia, astigmatismo, ecc., che a livello dell’integrazione corticale, dove si organizzano ed elaborano le informazioni visive, con ripercussioni caratteriali ed influenze sugli atteggiamenti posturali. Molto importante è da segnalare la correlazione che esiste tra il sistema visivo e la postura del corpo nello spazio.

Molti genitori riferiscono che il proprio figlio gode di una buona vista! E’ importante sottolineare la differenza tra vista e visione. Con il termine vista si intende la acuità visiva, cioè la capacità di distinguere i dettagli a distanza. La visione invece è la capacità di capire e interpretare quello che vediamo, cioè captare le informazioni, processarle e ricavarne un significato. Non basta misurare quante righe un bambino riesce a leggere, è necessaria una valutazione complessiva che può essere effettuata solo da un medico specialista, un oculista. Quando un bambino entra nel periodo della scolarizzazione, due dei processi intellettuali che dovrà sviluppare sono la lettura e la scrittura. Leggere è un processo complesso, che mette in gioco il lettore e la sua relazione con il testo e l’informazione che ha davanti. Le capacità cognitive del lettore lo aiuteranno a dare un significato compiuto a tutto quello che leggerà. Per una corretta lettura gli occhi devono compiere una serie di movimenti sincroni. I movimenti saccadici sono movimenti oculari rapidi che si usano per passare da una parola all’altra mentre si legge o per cambiare linea. L’obiettivo dei movimenti saccadici è di riallineare gli occhi quando la fovea perde di vista l’oggetto. La fissazione è la capacità di movimento degli occhi affinché l’immagine di nostro interesse sia percepita da una porzione centrale della retina, detta Fovea, con la massima capacità discriminante. I movimenti di inseguimento sono movimenti lenti, come il seguire con gli occhi un oggetto che si muove davanti al nostro campo visivo, e servono per aumentare al massimo la quantità dei dettagli che si possono ottenere da un oggetto in movimento L’accomodazione è la capacità dell’occhio di messa a fuoco a distanze differenti. Un esempio tipico dell’uso dell’accomodazione avviene a scuola per copiare dalla lavagna al quaderno. Disturbi dell’accomodazione comportano visione sfuocata da lontano e a distanza intermedia dopo un lavoro prolungato da vicino, mal di testa nelle arcate sopracciliari dopo un tempo prolungato a svolgere applicazioni da vicino, stanchezza oculare, disturbi dell’umore, pseudomiopia da sforzo accomodativo.

La convergenza. Quando si guarda un oggetto posto a distanza finita, gli assi visivi dei due occhi devono modificare il loro assetto, da parallelo a convergente sul piano orizzontale fino a formare un angolo con il vertice sull’oggetto osservato. Quanto più vicino è posto l’oggetto osservato, tanto maggiore sarà la rotazione dei due bulbi oculari verso il naso. La rotazione dei bulbi oculari verso il naso si chiama convergenza e si ottiene tramite la contrazione dei muscoli estrinseci (oculomotori), in particolare dei retti mediali o interni. In situazioni normali, cioè quando la convergenza dei due assi si effettua senza alcuna difficoltà, si ha ortoforia: ciò significa che i due muscoli antagonisti di ogni singolo occhio, deputati alla rotazione dei bulbi oculari sul piano orizzontale, sono fra di loro in equilibrio. La binocularità è la capacità di integrare l’informazione che viene dai due occhi. Questo consente di percepire un’unica immagine fondendo ciò che vede ciascun occhio separatamente.

Le patologie oculari gravi del bambino sono piuttosto rare. Molta attenzione va posta nei confronti di problemi comuni nei bambini in età scolare, che hanno una prevalenza stimata tra il 5-10%. La principale azione di prevenzione di alcune patologie della funzione visiva può essere svolta dal pediatra, che nel sospetto di una possibile ambliopia e/o di uno strabismo invia all’oculista per gli accertamenti del caso. È importante sottolineare però, che problemi anche di una certa entità possono non dare sintomi evidenti, e perciò è bene enfatizzare l’importanza dei controlli. Allo stesso modo non bisogna credere che lo strabismo sia sempre indice di un problema visivo grave; vale comunque sempre la pena di verificarne l’origine. L’ambliopia o “occhio pigro” è uno dei disturbi della vista che più di frequente viene scoperto in età adulta. Succede che uno dei due occhi, o tutti e due, per un difetto (o perché troppo lungo – miopia -, o troppo corto – ipermetropia -, o per una curvatura di superficie irregolare – astigmatismo), non proietta sulla retina un’immagine perfettamente a fuoco, trasmettendone di conseguenza una di qualità scadente al cervello; quest’ultimo ha difficoltà a decodificarla e tende allora a “scartarla”, concentrandosi su quella fornita dall’occhio di qualità migliore. Il sistema occhio-cervello continua a maturare fino ai 12 anni per poi assestarsi; dopo quest’età, se non si è fatto niente, l’occhio pigro non è più in grado di sviluppare una funzione visiva adeguata. In casi rari può accadere un recupero funzionale dell’occhio ambliope, ma in misura molto ridotta, solo se l’altro occhio subisce un danno grave con profonda riduzione della vista.

Nella cura degli occhi, soprattutto per quanto riguarda la funzione visiva, è molto importante sottoporsi a controlli regolari, anche se non si hanno disturbi manifesti. Infatti, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, possono aversi deficit visivi anche senza che questi siano evidenti, e solo una visita può dare la sicurezza di non aver nessun problema. Le scadenze ideali per questi controlli sarebbero quelle raccomandate dalla Società degli Oculisti Americani: il primo andrebbe effettuato entro il sesto mese di vita, e, di seguito, a tre, cinque, otto, dodici, quattordici e diciotto anni.

Redazione Scientifica

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