L’ambliopia: la sindrome dell’occhio pigro

L’ambliopia interessa in genere un solo occhio e si sviluppa nei primi anni di vita

L’ambliopia è nota comunemente come occhio pigro. Il termine, infatti, deriva dal greco ἀμβλύς che vuol dire ottuso, debole, pigro, e dalla radice ops, visione. L’occhio ambliope è un occhio debole, infatti pur clinicamente sano, non sembra svolgere il proprio compito assicurando una corretta visione.

E’ una condizione che, quasi sempre, interessa un solo occhio. Si sviluppa nei primi anni di vita quando si determina una riduzione della stimolazione sensoriale dovuta a uno squilibrio funzionale tra i due occhi.

«Nell’ambliopia, uno dei due occhi fornisce un’immagine sfocata, nettamente differente da quella fornita dall’altro occhio ed è per questa ragione che il cervello non è più in grado di fondere le due immagini in una» ha spiegato il dott. Marco Verolino, specialista in oftalmologia. Quando questo accade, il cervello ignora l’immagine sfocata inviata dall’occhio “pigro”. Il risultato è che il sistema visivo cerebrale per quell’occhio non sviluppa una vista normale con perdita di acuità visiva. La sensibilità all’insorgenza dell’ambliopia si riduce gradualmente fino ai 6-8 anni, in concomitanza con il completamento dello sviluppo del sistema visivo.

Cause

I fattori che possono provocare l’insorgenza dell’ambliopia si dividono in tre categorie: anisometropia, ossia la condizione in cui tra i due occhi esiste una grande differenza di rifrazione; strabismo, che consiste in disallineamento dei due bulbi oculari con una deviazione degli assi visivi causata da un malfunzionamento dei muscoli oculari estrinseci; deprivazione sensoriale, ossia qualsiasi impedimento o patologia oculare che non faccia pervenire una normale stimolazione visiva a uno degli occhi (cataratta congenita, ptosi palpebrale, opacità corneali, emovitreo, ecc).

Sintomi

Si stima che il 3-4 % dei bambini sotto i 6 anni hanno una qualche forma di occhio pigro, che si verifica di solito in un occhio solo. Molti genitori non sono consapevoli della condizione visiva del figlio perché i bambini non riferiscono alcun sintomo e si adattano a quella che è la propria condizione visiva. Molti bambini non vengono diagnosticati ambliopi fino a quando i loro occhi sono esaminati da un oculista in età più avanzata.

Diagnosi

Una diagnosi precoce è molto importante allo scopo di ottenere un recupero funzionale completo, perché l’ambliopia è una patologia ben curabile solo se trattata in età infantile (entro i 9-10 anni di età). E’ fondamentale che la diagnosi e cura siano gestite da un oculista esperto, in quanto si va a modificare la capacità percettiva dell’organo della vista che regola 80% delle interazioni di un soggetto con lo spazio che lo circonda.

Terapie tradizionali

La prima cura consiste nel mettere l’occhio ambliope nelle migliori condizioni visive, correggendo il difetto visivo o eliminando gli ostacoli che impediscono la corretta visione. Si deve poi cercare di stimolare l’occhio pigro; per fare questo il medico pianificherà un percorso da seguire per agire con una azione deprivativa sull’occhio dominante in modo da bilanciare la visione dei due occhi. Spesso il solo uso di lenti e colliri non è sufficiente e bisogna coprire l’occhio sano.

La terapia viene chiamata “bendaggio”: consiste nell’applicazione di una benda o cerotto coprente sull’occhio dotato di migliore funzionalità. Deve essere approntata seguendo le indicazioni del medico oculista: è molto importante che le indicazioni vengano seguite con attenzione e precisione. Queste terapie possono durare molti mesi. Durante la cura i genitori non devono assecondare la richiesta, da parte del bambino, di togliere la benda. Infatti, se si esaudisse questa richiesta, si vanifica l’azione terapeutica e il danno diviene non recuperabile.

Nuove terapie

Studi clinici hanno evidenziato nuove possibilità terapeutiche per soggetti ambliopi adulti, suggerite dalla dimostrazione che un esercizio intensivo in compiti di discriminazione visiva comporta un miglioramento delle capacità percettive in individui adulti normali. Tale fenomeno, che prende il nome di apprendimento percettivo, è considerato una delle forme di plasticità del sistema visivo maturo e promuove il recupero (almeno parziale) della funzionalità visiva dell’occhio ambliope nei pazienti sottoposti al trattamento.

Il buon esito del trattamento dipende da numerosi fattori, tra cui il grado di compromissione della capacità visiva, il tipo di ambliopia, il tempo dedicato alla terapia riabilitativa, l’età di inizio della cura e la collaborazione del paziente.

Prevenzione

Per un genitore è molto difficile accorgersi se uno dei due occhi vede di meno, soprattutto quando non è presente uno strabismo. È indispensabile, quindi, che venga effettuata una visita medica oculistica in età pediatrica. Questo perché il modo migliore per affrontare l’ambliopia è prevenirla, cioè eliminare tutte le cause che possono provocarla.

L’ambliopia rappresenta un importante problema socioeconomico, in quanto limita la qualità di vita degli individui adulti: comporta un deficit di sviluppo delle normali capacità di localizzazione spaziale e percezione della profondità, infatti, determina una riduzione del rendimento scolastico e delle occasioni di inserimento lavorativo.

Molti disturbi avvertiti in applicazioni visive continuative, ma anche molti disturbi posturali, nella pratica di sport, nella vita domestica possono essere attribuiti ad alterazioni della visione.