La gotta, chi colpisce e cosa fare

L’iperuricemia cronica con depositi di urato è una malattia metabolica sottodiagnosticata e sottotrattata, ma oggi riemergente a causa dei cambiamenti epidemiologici e demografici della popolazione. Pur essendo una patologia da sempre prevalente nel sesso maschile, si è registrato negli ultimi anni un progressivo aumento della sua diffusione anche tra le donne sia in menopausa che in età giovanile, ciò a causa delle modifiche dei comportamenti riguardanti lo stile di vita e che influenzano il metabolismo dell’acido urico.

La gotta è una malattia caratterizzata da episodi ricorrenti di dolore articolare molto acuto, dovuti all’infiammazione provocata dal deposito di cristalli di acido urico nelle articolazioni, nei tendini e nei tessuti circostanti. Nel momento in cui si instaura il processo infiammatorio, le articolazioni tendono a gonfiarsi e il paziente avverte dolore.

La zona più colpita è tipicamente l’alluce, ma ogni articolazione del corpo può essere coinvolta. L’acido urico è una sostanza prodotta nei processi di trasformazione delle proteine contenute. Quando, per motivi diversi, la sua eliminazione con le urine si riduce o aumenta la sua produzione, si ha un incremento della sua concentrazione nel sangue (iperuricemia); essendo scarsamente solubile, l’acido urico può poi precipitare formando cristalli a livello articolare, responsabili dell’infiammazione e del dolore che ne consegue.

L’iperuricemia cronica è generalmente del tutto asintomatica, motivo per il quale spesso il paziente tende a sottovalutare l’aderenza al trattamento ipouricemizzante. Anche se l’iperuricemia cronica può manifestarsi in maniera acuta ed improvvisa (attacchi artritici acuti), la sua natura cronica tende ad evolvere in maniera silente verso un quadro clinico caratterizzato da artrite cronica, nefrolitiasi e nefropatia. Inoltre è stato dimostrato un aumento significativo del rischio di infarto miocardico in pazienti con iperuricemia cronica e deposito di urato.

Quando compare e percheè

La malattia esordisce in genere tra i 30 e i 60 anni, inizialmente con un attacco acuto, e tende successivamente a diventare cronica. Circa il 60% dei pazienti che hanno un primo attacco acuto sviluppa poi un secondo nel giro di un anno. Durante l’età fertile, le donne sono cinque volte molto meno colpite rispetto agli uomini. Dopo la menopausa, invece, l’incidenza diventa paragonabile nei due sessi, il che potrebbe far pensare all’esistenza di meccanismi di regolazione di tipo ormonale. Pare inoltre che la gotta abbia un carattere familiare: alcuni studi hanno infatti evidenziato che circa il 20% dei soggetti gottosi ha parenti affetti dalla stessa patologia.

Altri fattori di rischio

Oltre all’ereditarietà, esistono diversi fattori di rischio e predisponenti per la malattia, in particolare le patologie del rene e dell’apparato digerente, dove ha luogo la sintesi dell’acido urico. Malattie come l’insufficienza renale, l’obesità, il diabete, l’ipertensione, l’iperlipidemia, nonché l’utilizzo di alcuni farmaci che possono aumentare la concentrazione di acido urico (come per esempio i diuretici), un’alimentazione sbagliata e il consumo di bevande alcoliche, superalcoliche e contenenti fruttosio rappresentano fattori di rischio per lo sviluppo della gotta. Spesso l’attacco acuto si verifica di notte o al risveglio mattutino.

I sintomi

Generalmente i sintomi si manifestano rapidamente, nell’arco di un paio d’ore, e, terminato l’attacco, tendono a scomparire del tutto. Oltre al dolore intenso, possono documentarsi gonfiore articolare, arrossamento e prurito delle zone infiammate. A prescindere dalla predisposizione individuale, esistono fattori scatenanti come i traumi e l’attività fisica eccessiva.

Quando la malattia diventa cronica, i sintomi possono diventare più gravi e persistenti, aumentando la probabilità di causare danni permanenti. In quest’ultimo caso si formano i “tofi”, piccoli noduli di colore giallastro contenenti aggregati di acido urico, che possono localizzarsi nelle dita, nell’orecchio, nei polsi e nel tessuto sottocutaneo. In alcuni casi, circa 10-25%, i cristalli di acido urico si accumulano a livello dei reni, provocando la formazione di calcoli che ostacolano il flusso di urina e favoriscono lo sviluppo d’infezioni.

La diagnosi

La diagnosi della malattia, non sempre facile, si basa su una corretta analisi della storia clinica del paziente e su una serie di esami di laboratorio. Si può inoltre effettuare un prelievo di un campione di liquido sinoviale (il liquido contenuto nelle articolazioni) da analizzare al microscopio per individuare la presenza dei cristalli di acido urico (diagnosi certa di gotta) ed escludere nel contempo altre patologie come l’artrite settica (infezione di un’articolazione provocata da un batterio).

Il trattamento

Obiettivi del trattamento sono innanzitutto il sollievo dall’attacco acuto e, più in generale, il miglioramento e la regressione dei sintomi e la prevenzione degli episodi gottosi ricorrenti. Per affrontare l’attacco acuto sono disponibili diversi farmaci (COXIB, FANS, colchicina, corticosteroidi), che devono sempre essere prescritti dal medico.

Consigli alimentari

Oltre la terapia farmacologica possono essere utili i seguenti accorgimenti: bere molto (2-3 litri/giorno), specie in presenza di calcoli di acido urico; servirsi di stampelle se il dolore èlocalizzato alle gambe; riposare a letto durante gli attacchi, utilizzando un alzacoperte se il peso di lenzuola e coperte aumenta il dolore della zona colpita; evitare gli alimenti contenenti elevate quantità di purine (carne rossa, frutti di mare, selvaggina e crostacei) e limitare fortemente il consumo di alcolici (soprattutto birra), superalcolici e bevande edulcorate con fruttosio; arrestare la formazione di aggregati di cristalli di urato monosodico attraverso una terapia ipouricemizzante cronica capace di raggiungere e mantenere persistentemente il controllo terapeutico di uricemia inferiori a 6,0 mg/dl; in caso di sovrappeso, perdere gradualmente peso; evitare farmaci che inducono un aumento di acido urico nel sangue.

Il raggiungimento dell’obiettivo terapeutico di valori di uricemia persistentemente inferiori a 6,0 mg/dl permette di ottenere sicuri benefici clinici per il paziente, ovvero una riduzione della frequenza e dell’intensità degli attacchi artritici acuti fino alla completa risoluzione, una riduzione delle dimensioni dei tofi già formati fino alla risoluzione degli stessi e la prevenzione delle complicanze a carico delle articolazioni e di altri organi.

Il monitoraggio dell’uricemia è essenziale per verificare l’efficacia della terapia ipouricemizzante, per garantire che l’obiettivo terapeutico di valori di uricemia inferiori a 6,0 mg/dl venga raggiunto e per verificare nel tempo l’aderenza al trattamento.

Il trattamento ipouricemizzante classico prevede l’impiego dell’allopurinolo. Da alcuni mesi è disponibile anche in Italia il febuxostat, un farmaco ipouricemizzante efficace e sicuro, particolarmente indicato nei numerosi casi in cui l’allopurinolo risulta inefficace o non tollerato. Mettendo in pratica le norme comportamentali e terapeutiche sopra esposte, tenendo altresì conto delle attuali possibilità diagnostiche e terapeutiche, appare sempre più possibile controllare segni, sintomi e complicanze di una invalidante malattia reumatica come la gotta.

A cura di
Prof. Giovanni Minisola
Presidente SIR
Primario div. reumatologia osp. “S. Camillo” Roma

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