Inquinamento acustico e bambini: i suoni sgradevoli

Recenti studi affermano che l’eccessivo rumore e l’eccessiva esposizione a fonti sonore continue e ad alto volume, costituiscono un rischio per la salute, soprattutto dei bambini, creando loro disagi a livello dell’udito, cognitivo, dell’apprendimento e della concentrazione.

Con l’incremento dell’urbanizzazione e il cambiamento dello stile di vita, il rumore invade la vita della maggioranza della popolazione. Traffico cittadino, abitazioni nelle vicinanze di autostrade, stazioni ferroviarie e aeroportuali sono causa di rumori continui e minacciosi. Trattasi questa di una forma di inquinamento acustico ambientale, che si distingue da quello volontario, causato quest’ultimo, per scelta, come l’utilizzo da parte dei bambini di giocattoli rumorosi, giochi elettronici o l’ascolto di musica continua, ad alto volume o in cuffia.

I suoni sgradevoli

Tutti i suoni che creano disagio e che mettono a rischio la salute della persona, sono considerati “rumori molesti”. Essi, al contrario dei suoni, rappresentano elementi di disturbo e si distinguono dal suono stesso, per le loro caratteristiche “non musicali”. Il suono in acustica viene definito come il risultato di movimenti oscillatori, di eguale lunghezza e velocità, che vibrano in maniera regolare, seguendo una determinata direzione tale da indurre, nell’ascoltatore, una sensazione continua, distinta e ben definita, di qualità, in ultima analisi, piacevole. E’ una vibrazione che si propaga sotto forma di onde, con una frequenza ed una intensità sopportabili per l’orecchio umano. Quando la frequenza e l’intensità sono elevate, la sensazione percettiva diventa sgradevole, indistinta, confusa, intollerabile.

Il rumore è un suono non desiderato e privo di informazioni benefiche per chi lo ascolta, induce sensazioni fastidiose fino a provocare, in determinate condizioni, effetti gravi e irreversibili per l’intero organismo. L’eccesso di decibel aumenta, infatti, il rischio di danni all’orecchio interno con una graduale riduzione dell’udito, inizialmente reversibile, poi permanente. Genera disturbi dell’umore, irritabilità e nervosismo, accresce i disturbi del sonno, causa effetti negativi sull’apparato cardiovascolare.

Gli studi

Numerose ricerche hanno dimostrato che i bambini che vivono vicino a fonti di inquinamento presentano ridotte capacità cognitive, in particolare della memoria a breve e a lungo termine.

La memoria, compromessa dal rumore, limita la concentrazione e la capacità di mantenimento delle informazioni apprese, rallentando così i processi di apprendimento stessi. “Il rumore di sottofondo distrae soprattutto i più piccoli, creando loro, un ostacolo per l’apprendimento di nuove parole”. Ad affermarlo è uno studio dell’Università del Wisconsin-Madison, pubblicato sulla rivista scientifica Child Development che ha svolto un’accurata indagine su un campione di bambini in età compresa fra i 22 -28 -30 mesi, a cui sono state proposte parole nuove sia in uno spazio tranquillo, che in uno spazio rumoroso. I bambini presenti nel luogo privo di frastuono, hanno mostrato una migliore capacità di apprendimento, rispetto agli altri che si trovavano in un luoghi rumorosi.

Alla stessa maniera, uno studio scientifico di epidemiologia acustica, lo studio europeo RANCH (Road Traffic & Aircraft Noise & Children’s Cognition & Health) ha evidenziato una associazione tra rumore aeroportuale e disturbi dell’apprendimento nei bambini e, in particolare, ad esserne maggiormente compromessa, è la comprensione di un testo e memoria a lungo termine.

I piccoli alunni che frequentavano scuole a più alta rumorosità ambientale – tra i 65 e 75 db -, rispetto a quelli a rumorosità inferiore ai 60 db, presentavano rischi maggiori, superiori dell’80% dell’alterazione della “capacità di discriminazione uditiva”. Ovvero quella capacità del cervello di organizzare e dare un senso ai suoni di una lingua, con conseguente compromissione della capacità di attenzione, percezione, riconoscimento e comprensione del mondo che circonda il bambino stesso.

Il mal di rumore e i suoni sgradevoli

“Il mal di rumore”, così definito dalla letteratura psicologica, è in aumento e la cosa più grave è che non c’è piena consapevolezza circa i danni alla salute. Purtroppo, in assenza di sufficiente consapevolezza del problema, non vengono contemplate, le precauzioni da parte dei genitori, utili per ridurne i danni.

Se si è costretti a vivere nel caos sonoro invasivo e persistente tutto il giorno e spesso anche di notte e, se i suoni ambientali che ci circondano sono già forti e continui, bisognerebbe essere moderati in casa, prendendo precauzioni, per meglio rendere sereno, l’aspetto sonoro domestico. Creare un ambiente sonoro ecologico tra le mura domestiche, già dal grembo materno, rappresenta una forma di rispetto, nonché un atto di responsabilità dei genitori verso i propri figli, piccoli esseri incapaci di difendersi da soli.

I suoni accompagnano i nove mesi del piccolo e, in un ambiente sereno, il feto avrà la possibilità di ascoltare e discriminare tutte le sonorità interne al corpo della mamma che, insieme alla sua voce, scandiranno tutta la vita intrauterina, portando il piccolo, a conoscenza delle prime emozioni. Le mamme parlano e la loro voce rassicura. La mamma sussurra e genera un effetto calmante sul bambino.

E le “mamme urlone”?

Sono mamme che pur non essendo arrabbiate, urlano solo se sussurrano, gridano ancor più forte quando parlano normalmente, per poi strillare con ardore quando vogliono davvero strillare. I loro figli vivono così il “caos sonoro primordiale”, costante nel tempo, a cui pian piano poi si abitueranno, inducendo, poi, la madre a strillare ancora di più, soprattutto per i rimproveri. Non solo, anche loro impareranno a strillare per farsi sentire dalla madre. Un vero trambusto sonoro dove solo per parlare si strilla. Ancora una volta ad esserne compromesso, oltre che l’udito, sarà lo sviluppo del linguaggio, in quanto, dove si urla, come quando si ascolta radio e televisore a volume alto, si rende difficile al bambino la capacità di filtrare le parole di una conversazione, e si sa che i piccoli imparano ascoltando.

Gli 80 db rappresentano la soglia minima per non incorrere in eventuali rischi, ma va anche precisato che non è solo l’eccesso di decibel a compromettere lo stato di salute, ma anche la durata di esposizione a livelli di rumore, pur acusticamente non ritenuti dannosi. È importante allora che i genitori vengano messi al corrente dei danni cui sono esposti i loro figli ai rumori e prendere di conseguenza precauzioni. Allora, care mamme, parlate con voce moderata e tenete quanto più lontano i bambini dalle fonti di rumore.

Portate i vostri piccoli al parco il più possibile, a stretto contatto con la natura, evitando di trascorrere interi pomeriggi ai centri commerciali, dove musica di fondo a volume alto e vocii affaticano la mente dei bambini.

Abbassate in casa il volume della musica e del televisore, evitando di tenerli sempre accesi, perché si crea un continuo sottofondo rumoroso che alla lunga innervosisce i vostri piccini. Evitate di tenere accesi elettrodomestici durante la notte, il buon sonno è ristoratore, fondamentale per il benessere fisico, mentale ed emotivo. Siate oculate nell’acquisto di giocattoli, a tavola, dove si riunisce la famiglia, meglio non accendere la tv.

Inoltre se si abita in un centro molto rumoroso, proteggetevi in casa con doppi vetri per attutire i rumori e ancora, scegliete, se possibile, una scuola lontano da rumori e siate attente ad evitare tutto il sonoro che ritenete minaccioso per i vostri figli.

Spesso nei centri dove si svolgono attività di “accompagnamento alla nascita”, e “post partum”, mi si chiedono informazioni circa l’utilizzo dei “suoni bianchi”. Secondo le esperienze di alcune mamme, il suono del phon, dell’aspirapolvere o del ventilatore, risulta efficace per addormentare i loro bambini, dal sonno difficile. I suoni generati da tali elettrodomestici vengono definiti “bianchi” in quanto hanno la caratteristica di occupare tutte le frequenze udibili in maniera costante, senza picchi e sbalzi improvvisi e, proprio per questo, vanno a coprire suoni non graditi, che possano distrarre o turbare il sonno del bambino.

Inoltre essendo regolari, vengono dimenticati dal cervello. La stessa cosa dicasi per certi suoni naturali, come il suono della pioggia o dell’onda che si infrange contro gli scogli, utilizzati molto nei reparti di terapia intensiva neonatale, per mascherare i suoni della strumentazione medica. Essi si sintonizzano con la bassa frequenza delle onde cerebrali, caratteristiche del sonno profondo, motivo per cui oltre il mascheramento, potrebbero conciliare il sonno ai bambini.

Uno studio recente canadese, condotto da medici ricercatori dell’Hospital for Sick children, di Toronto, pubblicato sulla rivista “Pediatrics”, conferma l’efficacia del rumore bianco ma consiglia di utilizzarlo con cautela, considerando questa pratica non tanto dolce come può sembrare, visto il volume massimo delle apparecchiature che rasenta la soglia di udibilità ritenuta pericolosa. Lo studio mette in guardia i genitori nell’utilizzo di questi strumenti, evitando di tenere accesa la fonte del suono per tutta la notte perché, al contrario, diventerebbe un fastidio di fondo che interferirebbe comunque col sonno del bambino.

È indispensabile collocare il dispositivo lontano dalla culla, tenerlo a volume basso e spegnerlo appena il bambino si è addormentato. Per un corretto sviluppo ovviamente, il bambino andrebbe esposto a stimoli sonori diversi, soprattutto per la nanna, momento importante per mamma e bambino, lontano dal frastuono, dove musica e canto, dal potere ipnotico, dovrebbero essere gli unici protagonisti del sonno e non esistono regole in maniera universali validi per quale musica utilizzare.

La musica contro i suoni sgraevoli

La musica è importante per i bambini, rappresenta un continuum del suono prenatale che ristabilisce quella relazione viscerale vissuta in grembo, favorendo l’apprendimento. La nanna, è il momento del “canto della mamma”, un canto che tanto racconta e in cui la mamma tanto si racconta, è la musica del piccolo che guida il canto della mamma. Così una dolce ninna nanna può conciliare il sonno del neonato come irritarlo, come una marcetta briosa, può indurlo al sonno e consolarlo. È la voce della mamma e del papà che non deve mai mancare. Una voce sulla stessa lunghezza d’onda del piccolo, in sintonia con suoi capricci, le sue paure o la sua già conquistata serenità. Per questo, non demandate mai solo ed esclusivamente a musica preconfezionata. La voce della mamma è limpida, armonica, non molesta. È nella voce della mamma contenuta tutta l’emozione per il suo bimbo, un piccolo genio in grado di cogliere tutto l’amore che ella gli canta.