Incontinenza urinaria e sindrome della vescica iperattiva: oggi si può risolvere

Quando si parla di incontinenza urinaria per definizione si fa riferimento a qualsiasi perdita involontaria di urine. L’incontinenza è riscontrata maggiormente nelle donne che presentano alcune caratteristiche anatomiche che ne favoriscono l’insorgenza. Va subito sgombrato il campo da un equivoco: contrariamente a come spesso si è portati a pensare non stiamo parlando di una normale conseguenza dell’invecchiamento, ma di una vera e propria patologia. Negli ultimi anni con il perfezionarsi delle tecniche diagnostiche e con l’introduzione nella pratica quotidiana di nuovi ed efficaci trattamenti, è possibile affrontare e risolvere con successo l’incontinenza.

È molto importante effettuare una corretta diagnosi in modo da poter offrire alla paziente una terapia più specifica. Tra le varie tipologie di incontinenza riveste un ruolo di primo piano la cosiddetta sindrome della vescica iperattiva, definita anche sindrome urgenza-frequenza. Questa è caratterizzata dalla necessità di urinare frequentemente e con una sensazione di urgenza e, talora, dall’incapacità a trattenere le urine. In condizioni normali la nostra vescica si contrae quando ci troviamo in “un tempo e in un luogo adatto” per urinare. Nella sindrome della vescica iperattiva questo controllo volontario della contrazione è ridotto e si verificano contrazioni vescicali involontarie, avvertite dalla paziente come uno stimolo improvviso ed impellente. Chi è affetto da questa patologia non può fare a meno di portare con se assorbenti o altri mezzi contenitivi. Le attività quotidiane di chi ne soffre sono scandite e condizionate dal cattivo funzionamento della vescica, con un devastante impatto sulla qualità della vita, da cui derivano: ansia, isolamento e rassegnazione.

Come accennato, i vari sintomi legati alla patologia hanno ripercussioni su molti aspetti della quotidianità: di natura pratica (necessità di biancheria specifica e di mezzi assorbenti, impossibilità nella programmazione di spostamenti o di effettuare lunghi viaggi in auto senza doversi fermare di frequente, limitazione o sospensione delle attività fisiche), ma anche di natura psicologica (paura di emanare odori di urina, insicurezza e riduzione delle interazioni sociali). Nel tentativo di nascondere e di evitare le perdite urinarie, le pazienti mettono in atto veri e propri meccanismi di compenso: riducono l’assunzione di liquidi, portano con se costantemente protezioni e biancheria di ricambio, preferiscono vestirsi con abiti scuri e abbondanti per nascondere le macchie e i presidi utilizzati, scelgono posti a sedere in prossimità del bagno al cinema, al ristorante e in altri luoghi pubblici. La situazione peggiora quando a tutto ciò si aggiunge anche l’incontinenza. Non solo. Il disagio è per di più aggravato dall’inevitabile stress fisico legato alle frequenti interruzioni del sonno notturno.

Gli studi epidemiologici attualmente disponibili evidenziano che circa il 10% della popolazione adulta è affetta dalla sindrome della vescica iperattiva. Quindi, nonostante la patologia sia frequente, solo una parte di queste persone si rivolge al medico, probabilmente per scarsa conoscenza e sfiducia nell’efficacia dei trattamenti. Le terapie utilizzate prevedono programmi con attuazione di norme comportamentali e di terapie riabilitative che possono facilitare notevolmente la gestione dei sintomi. Tuttavia il nucleo centrale del trattamento è costituito dalla farmacoterapia. In questi anni la ricerca ha fatto passi da gigante nella introduzione di farmaci sempre più efficaci con ridotti effetti collaterali, in grado di ridurre significativamente la sintomatologia. Il primo livello di trattamento prevede l’utilizzo di farmaci per via orale da assumere quotidianamente. Qualora queste terapie non fossero soddisfacenti per il paziente, non c’è da scoraggiarsi perché esistono cure alternative. Infatti da qualche anno è disponibile in Italia, in forma sperimentale presso alcune strutture ospedaliere, una farmacoterapia combinata che prevede l’utilizzo contemporaneo di due farmaci con maggiore efficacia e con ottima tollerabilità da parte del paziente. Inoltre, più recentemente è stato introdotto nella pratica clinica il trattamento endovescicale con tossina botulinica riservato ai casi in cui il farmaco orale non sia stato del tutto efficace. Questa sostanza, applicata all’interno della vescica ha la capacità, attraverso un complesso meccanismo d’azione, di modulare le contrazioni e di stabilizzare il suo funzionamento garantendo al soggetto il controllo e la regolarità nello svuotamento vescicale. Grazie ai continui progressi e alla incessante ricerca per le terapie della sindrome della vescica iperattiva, oggi l’idea di risolvere l’incontinenza non è più un miraggio. Il mondo scientifico considera ormai la qualità della vita un obiettivo principale. Migliorare la qualità di vita significa spesso dare una svolta radicale alla propria esistenza. È in questa direzione che si muove chi è preposto al trattamento dell’incontinenza urinaria, una patologia tanto sottostimata e sottovalutata quanto fastidiosa ed invalidante, ma al tempo stesso risolvibile.

A cura di: Dott.ssa Anna Rita Cicalese – Speciasta in Urologia

Redazione Scientifica

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