Pavimento pelvico e sessualità: lui e lei un incastro perfetto

Questo articolo nasce dall’esigenza di portare l’attenzione a una zona del corpo molto intima: il pavimento pelvico (PP). Un viaggio fatto di ricerche e spunti di riflessione, nell’ambito della rieducazione e della riabilitazione, che accompagneranno il lettore su un argomento attuale e complesso, che tocca l’incontro intimo tra lui e lei, una possibilità per scoprire e riscoprire questo “incastro perfetto”. Il PP è un distretto corporeo caratterizzato da quell’insieme muscolare e legamentoso che sta alla base del comparto addomino-pelvico con funzione minzionale, defecatoria, riproduttiva e ricreativa sessuale. Il mal funzionamento di questa zona può portare a disturbi che coinvolgono ampie sfere della quotidianità e della sessualità.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1974 definisce la salute sessuale dandogli ufficialmente dignità medica sottolineandone le componenti somatiche, affettive, intellettive e sociali. I dati riportati negli ultimi tempi dalla Società Italiana di Andrologia stimano che l’assenza di salute sessuale sul totale della popolazione italiana corrisponda ad oggi ad un 13% di uomini che soffrono di disfunzione erettile ovvero di incapacità di sostenere l’erezione, e un 25/40% di eiaculazione precoce con uno scarso controllo del punto di inevitabilità eiaculatoria. Mentre i dati per le donne forniti dalla Società Italiana di Uro-ginecologia riportano un 15% di vaginismo che si manifesta con difficoltà o impossibilità di accettare la penetrazione e un 12% di anorgasmia per incapacità di raggiungere l’orgasmo. Inoltre questi numeri riguardano la percentuale di persone che si sottopongono a controlli e lo dichiarano per cui, purtroppo, è molto probabile che si tratti di dati sottostimati.

Come è possibile con questi numeri parlare d’incastro perfetto? Eppure nell’immaginario comune sembra esistere: forse anche solo per un istante ogni essere umano ci ha creduto, ha sognato l’amore con la “a” maiuscola, andando di certo ben più in là della questione anatomica. Proprio questo Amore potrebbe essere considerato il nostro cliché più antico. Di esso, storicamente, la prima testimonianza scritta, attraverso una poesia d’amore, ci arriva dai Sumeri e risale a due o tre mila anni prima di Cristo. Della stessa epoca è l’ “Epopea di Gilgamesh” che contiene uno scritto francamente erotico: “Poni la mano, ti prego, su questo nascondiglio dolce come il miele: ponici la mano come su una stoffa piacevole da toccare, fermaci su la mano, come su una stoffa voluttuosa da palpare (..)”. Platone, dal canto suo, definì l’amore un desiderio irrazionale, mentre Ovidio, a cavallo tra l’1 a.C. e l’1 d.C., scrive l’Ars Amandi. Sicuramente le testimonianze e i tentativi di spiegare l’amore si devono, da sempre, agli artisti che attraverso la musica, la danza, la pittura e ogni mezzo espressivo hanno affrontato con coraggio e creatività questa complessità che appartiene a tutto il genere umano. Oggi l’atteggiamento verso le relazioni a due “porta l’impronta di 2000 anni di cristianesimo”, come afferma Anthony Giddens, sociologo britannico. L’argomento è stato di pertinenza religiosa fino all’800, poi l’industrializzazione, l’urbanizzazione e la crisi del potere temporale hanno indotto un cambio dei costumi tra l’800 e il 900 che si espresse in un fiorire dei bordelli e in un conseguente aumento esponenziale di malattie sessualmente trasmesse. La Chiesa fu così costretta a cedere il passo alla medicina. Nacquero i primi istituti di dermo-venereologia ma l’atteggiamento era comunque ben radicato anche tra i sanitari per cui solo agli inizi del ‘900 iniziarono i primi studi in merito. Antesignano in quest’ambito fu il biologo statunitense Alfred Kinsey che intervistò 18.000 americani sulle loro esperienze sessuali sistematizzando i dati raccolti secondo un metodo che oggi chiameremmo “statistico”: mise in relazione le abitudini sessuali con la salute e lo stile di vita raccogliendo questi rapporti in due grossi volumi intitolati rispettivamente “Il comportamento sessuale della donna” e Il “comportamento sessuale dell’uomo”. E’ considerato il pioniere della rivoluzione sessuale americana e grazie a lui negli anni ‘20 in America l’atteggiamento nei confronti della sessualità subì profonde trasformazioni. Kinsey era guidato da profonde motivazioni personali: cresciuto in un’America puritana, nel fanatismo religioso della famiglia con dei genitori troppo rigidi (il padre era pastore battista), si orientò alla sessualità umana sotto forma di scienza epidemiologica. I suoi studi sono stati così significativi che nel 1947 gli fu intitolato un istituto dove ancora oggi si continuano ad analizzare i dati da lui raccolti in quella che viene considerata, per l’epoca, la più ambiziosa statistica esistente. La sua metodologia ha contribuito a dar vita a uno dei più grandi istituti statistici sui comportamenti sessuali del mondo, il Natsal (National Survey of Sexual Attitudes and Lifestyles), l’istituto britannico che elabora statistiche sulla relazione tra comportamenti sessuali, salute e i moderni stili di vita e che negli anni ‘90 ha contribuito ad esempio alla messa a punto di strategie per arginare l’AIDS.

Memori degli studi di Kinsey negli anni ‘50 William Master & Virginia Johnson condussero in segreto delle ricerche più esplicitamente anatomiche, sottoponendo più di 700 volontari ad un monitoraggio clinico. Master era un ginecologo e si interessava di infertilità. Virginia Johnson iniziò a lavorare con lui come segretaria, ma nel tempo, accompagnandolo nei suoi studi, si appassionò e diventò sessuologa. I loro studi rilevarono per la prima volta nella storia le risposte fisiche umane durante la copula. Rilevarono parametri come la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna e monitorarono l’andamento dei parametri vitali durante l’atto sessuale. Ciò li portò ad individuare 4 fasi della risposta sessuale che si identificano in eccitamento, plateau, orgasmo e risoluzione. Pubblicarono i loro studi nel 1966 in un primo testo che intitolarono “l’atto sessuale nell’uomo e nella donna”. Ad un certo punto della loro carriera tra i due si insinuò un disaccordo: la sensibilità femminile della dottoressa Johnson esigeva che l’atto sessuale non potesse iniziare d’emblée con l’eccitazione ma che richiedesse una fase preliminare a cui lei dava il nome di “fase sensoriale”; lui non accettò questa intuizione poiché lontana allora dal poter essere dimostrata con il metodo scientifico e la rifiutò. Si giunge agli anni ‘70 quando in un’epoca di grandi cambiamenti ci fu l’apice del femminismo. Questo movimento nei diversi contesti ebbe delle sfaccettature diverse: in America si identificò nella rivoluzione sessuale, in Italia fu maggiormente orientato a che la donna si liberasse dalla tirannide maschile e dal patriarcato familiare. Sulla scia dei movimenti femministi prendono forma in America gli studi della dottoressa Helen Kaplan; psichiatra e sessuologa, sviluppò gli studi di Kinsey e di Master e Johnson aggiungendo al ciclo di risposta sessuale una fase non associata prettamente a fattori fisici che chiamò desiderio e che corrispondeva un po’ a quella che Virginia Johnson aveva intuito: la fase sensoriale.

Il modello della Kaplan prevede quindi 5 fasi nella risposta sessuale: desiderio, eccitazione, plateau, orgasmica e risoluzione. Il modello è in uso a tutt’oggi. Questi pionieri con i loro lavori hanno ampliato notevolmente la conoscenza della sessualità umana dando vita ad un’innovazione culturale e a nuove strategie terapeutiche. Oggi la tecnologia a disposizione permette di tracciare nuove strade di comprensione. Strumenti come la risonanza magnetica funzionale ad esempio hanno permesso lo sviluppo delle neuroscienze e permettendoci di vedere l’attivazione di aree specifiche del cervello in risposta a determinati stimoli; supporta la possibilità di ampliare il nostro punto di vista e di capire un poco di più. In particolare consente di indagare su quanto fino a solo quarant’anni fa era considerato di pertinenza psicologica. Le neuroscienze e il parallelo sviluppo di altre scienze come la neurofisiologia comportamentale ci stanno svelando man mano alcuni aspetti del desiderio, dell’amore, delle emozioni e del legame tra le persone. Si tratta di una sfida affascinante che pone molte domande a cui rispondere e che a volte può risultare scomoda per come oggi pensiamo all’amore. L’Amore è dentro di noi, profondamente integrato nel cervello, le conoscenze acquisite ci danno più strumenti e la nostra partita è cercare di capirci l’un l’altro.

A cura di: Dott.ri Saverio Sansone e Irene Forza – Specialisti in Riabilitazione

Redazione Scientifica

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