Cheloidi e cicatrici ipertrofiche: quali trattamenti effettuare

Nei tempi di internet e della globalizzazione capita sempre più spesso di imbattersi, su social network piuttosto che su forum o blog dedicati, in persone che, coinvolte nei più disparati incidenti o dopo essere state sottoposte ad operazioni chirurgiche, vivono le cicatrici come un limite che causa problemi seri nei rapporti con gli altri, soprattutto nei rapporti con l’altro sesso. Varie donne, soprattutto, ma capita ormai sempre più spesso anche per gli uomini, chiedono pareri nei forum e sui blog: le domande tipiche sono se le cicatrici possono impressionare gli altri, se l’altro sesso ci fa caso, se è possibile apprezzare fisicamente una ragazza o una donna nonostante questo difetto. In alcuni casi, soprattutto quando la cicatrice compare sul volto della persona, può modificare in maniera importante l’aspetto, al punto da essere vissuta con grande disagio psicologico. Quindi le cicatrici portano, oggi molto più che in passato, ansia e frustrazione. Tra le cicatrici più fastidiose esteticamente rientrano i cheloidi e le cicatrici ipertrofiche.

Il cheloide è un tipo di cicatrice che si presenta abnorme e antiestetica. Solitamente è una crescita eccessiva e anomala di tessuto cicatriziale solcata da teleangectasie di colore rosso-violaceo, rilevata, di forma irregolare, spesso, a superficie liscia e lucida. I cheloidi possono svilupparsi anche in modo spontaneo e formarsi in qualsiasi parte del corpo, anche se la parte superiore del torace, le spalle e la parte superiore della schiena sono particolarmente inclini alla loro formazione.

I sintomi includono la pigmentazione della pelle, prurito, arrossamento, sensazioni insolite e dolore. Si stima che i cheloidi si verificano in circa il 10% delle persone. Infatti, mentre la maggior parte delle persone non formano cheloidi, altri li sviluppano dopo lievi ferite, anche punture di insetti o brufoli. Uomini e donne sono ugualmente colpiti. A differenza dei cheloidi, le cicatrici ipertrofiche possono derivare da incisioni chirurgiche, quindi a seguito di una qualunque operazione, da ferite lacerocontuse o da abrasioni, da vaccinazione, ecc. Possono derivare anche da patologie come l’acne. In genere, compaiono dopo circa 1-2 mesi dalla guarigione e sono associate a dolore e prurito. Anche nell’aspetto le due tipologie cicatriziali differiscono sostanzialmente: i cheloidi hanno un aspetto similare a quello delle chele e tendono ad aumentare di dimensioni nel corso degli anni, mentre le cicatrici ipertrofiche si presentano come un’alterazione di colorito rosso, dure e rilevate, confinate nella sede originale della ferita e, normalmente, tendenti alla regressione nel tempo.

Il trattamento dei cheloidi e delle cicatrici ipertrofiche è sempre da considerarsi molto difficoltoso, in quanto i margini di miglioramento di esiti cicatriziali di questo tipo dipendono da fattori quali la grandezza, la localizzazione e dal tempo della loro formazione. Tuttavia negli ultimi anni la ricerca ha messo a punto diverse metodiche di intervento per la risoluzione di questi esiti. Le terapie effettuate per prevenire e curare cheloidi e cicatrici ipertrofiche sono diverse.

Tra le più diffuse c’è l’applicazione per via topica di prodotti in gel e cerotti in silicone. Queste terapie hanno il pregio di appoggiarsi a prodotti reperibili ed applicabili facilmente. Hanno scarsi effetti collaterali e possono essere applicati su ferite chiuse ma anche su cicatrici già formate. Meno diffuso è l’approccio chirurgico, in quanto comporta comunque una percentuale di recidiva. Questo approccio è indicato soprattutto in casi di gravi malformazioni e comunque non prescinde dall’applicazione successiva all’intervento di prodotti a base di silicone o cortisone. Altra metodica piuttosto diffusa è la crioterapia. L’azoto liquido porta alla distruzione, tramite la terapia del freddo, del tessuto cicatriziale, per meccanismo diretto e indiretto, fino a una riduzione del volume del 50% in una sola seduta.

Ulteriore metodica per il trattamento di cheloidi e cicatrici ipertrofiche è la Radioterapia, meglio se associata a chirurgia. Con questo trattamento si possono approcciare cicatrici ipertrofiche e cheloidi resistenti ad altri trattamenti. Sono allo studio anche diverse altre terapie, su cui però non sono presenti casistiche accurate. Tra queste la più efficace sembrerebbe essere quella a base di iniezioni intralesionali di Avotermina (TGFbS ricombinante, Interleuchina-10 ricombinante e Mannosio-6-fosfato).

A fianco delle normali attenzioni di cui abbiamo parlato resta la buona norma di un controllo medico accurato in quanto è possibile, in fase precoce e quando si abbia la constatazione di un processo di ipertrofia della cicatrice, agire con i laser, come il Dye Laser, che possano bloccare la proliferazione vascolare, impedendo in tal modo l’accrescimento della lesione ed in una fase successiva, quando la cicatrice risulterà stabile, sarà invece possibile utilizzare un laser CO2 frazionato per rimuovere l’eccesso di tessuto di granulazione, cicatriziale, riportando la lesione a livello del piano cutaneo. Un recente studio ha dato nuove conferme della buona efficacia del Laser CO2 frazionato sulle cicatrici ipertrofiche da esito di ustioni nonché sulle cicatrici post traumatiche. Questi trattamenti con il laser CO2 frazionato danno ottimi risultati anche sulle cicatrici post-acneiche e per il resurfacing del viso per rughe profonde. Le sedute di regola devono essere ripetute ad intervalli mensili in modo da valutare l’efficacia del trattamento.

A cura di: Dott.ssa Maria Napolitano – Specialista in Dermatologia e Venereologia

Redazione Scientifica

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