Capelli che cadono: quali rimedi?

I capelli sono parte integrante ed essenziale dell’aspetto esteriore della persona e la loro perdita é difficilmente accettata con indifferenza, poiché l’avere una sembianza gradevole é considerato da molti una prerogativa fondamentale del successo. Di conseguenza la calvizie é spesso vissuta come una me­nomazione an­sio­ge­na e de­pri­mente che può condizionare negativamente la vita di relazione del­l’individuo.

Constatare il progressivo de­pau­peramento della propria “criniera” può essere vissuto dal maschio come una perdita di virilità e dalla donna come perdita di femminilità determinando uno stato di notevole insicurezza.

Le fasi di crescita del capello

È utile puntualizzare alcuni importanti concetti. Nell’adulto i follicoli piliferi han­no un’attività ciclica in cui vengono pro­dotti i singoli capelli che cadono, dopo una fase di crescita che dura dai 2 ai 4 anni, avendo compiuto il proprio ciclo vitale. Dopo un periodo di riposo di circa 3 mesi i follicoli iniziano a riattivarsi producendo nuovi capelli. Questo “turn-over” continuo determina quella piccola perdita di capelli quo­ti­diana che non deve pre­occupare in quanto espressione di questo normale meccanismo fisiologico.

I problemi insorgono quando il numero dei capelli inizia a diminuire evidenziando aree di cuoio capelluto che diventano via via sempre più diradate. Ciò accade per una eccessiva caduta, come dopo il parto o in se­guito ad un trauma psico-fisico o come manife­sta­zio­ne di uno stato carenziale, oppure per una diminuita ricrescita, co­me accade nella Alopecia Androgenetica o cal­vi­zie comune.

Come comportarsi 

La prima cosa da fare é pertanto for­mu­lare una diagnosi corretta che consenta di capire la natura del problema e di instaurare una terapia adeguata. Il medico competente in am­bito tri­co­lo­gico é lo Specialista Der­ma­to­lo­go che, nell’ambito della con­sul­tazione, in­qua­dre­rà il problema, con­si­glie­rà gli even­tua­li ac­cer­ta­menti e pro­por­rà gli op­por­tuni ri­me­di spe­cifici per ogni sin­go­lo caso. Al giorno d’oggi esiste un ven­taglio di op­por­tunità terapeutiche che con­sen­to­no di dare risposte adeguate a molti pro­ble­mi. Si possono, ad esem­pio, pre­scri­ve­re in­te­gra­tori ali­men­tari spe­ci­fici in caso di ca­ren­za accertata di una so­stan­za, cu­ra­re una malattia del cuo­io ca­pel­lu­to che causa la ca­duta dei ca­pel­li, rie­qui­li­bra­re nel­la don­na uno stato or­mo­nale al­te­ra­to, in­ter­ve­ni­re su alo­pe­cie di ori­gi­ne psi­co-somatica.

I trattamenti

La forma di alo­pe­cia di nor­ma più pre­oc­cu­pan­te é sen­za dub­bio l’Alopecia An­dro­ge­ne­ti­ca, dove l’insieme del­la ere­di­ta­rietà e dell’influenza degli or­moni maschili por­tano ad un pro­gres­sivo di­ra­damento dei ca­pel­li nella parte cen­tra­le del cuoio ca­pel­luto. Per combattere questa condizione esi­sto­no alcune te­ra­pie mediche come la finasteride che tende a rallentare la per­dita di capelli, la quale però dif­fi­cil­men­te si arresta completamente. A cal­vizie ormai in­stau­rata non esiste, a tut­t’oggi, alcuna te­ra­pia medica che pos­sa in alcun modo re­stituire la chioma per­du­ta. Ma mentre la medicina stenta ancora a dare risposte concrete al pro­ble­ma della calvizie, la chirurgia der­ma­tologica ha fortunatamente da tempo messo a pun­to delle tecniche risolutive, di cui la più perfezionata ed efficace é l’Au­to­tra­pian­to di capelli. Questa me­to­dica consente di trasferire i bulbi piliferi della regione posteriore del cuoio ca­pel­luto nelle zone in cui sono venuti a man­care i capelli. Dopo un pe­ri­odo di at­tec­chi­mento di circa tre mesi questi bulbi produrranno nuovi capelli che ri­pri­sti­ne­ranno una situazione este­tica molto sod­disfacente e naturale.capelli_prima

capelli_dopoTale metodica, che viene eseguita a li­vel­lo ambulatoriale in anestesia locale, é a tutt’oggi la più praticata e consente di conseguire risultati eccellenti con sod­di­sfazione del medico e del paziente. L’Autotrapianto, infatti, poggiando su basi biologiche consolidate (i bulbi pi­li­feri della zona donatrice mantengono la loro capacità recettoriale una volta trasposti nella sede di ricezione), se ese­guito cor­rettamente, in termini di cre­sci­ta porta sempre ad un buon risultato. Presupposto biologico di que­sto in­ter­ven­to é la constatata “me­mo­ria ge­ne­-ti­ca” dei capelli nucali, che non ca­dono in­di­pen­dentemente dalla zona in cui ven­go­no trapiantati. Il vantaggio di que­sta tecnica consiste, inoltre, nel fatto che i capelli trapiantati crescono na­tu­ral­mente e non ne­ces­si­ta­no di ulteriori cure. Il limite può essere dato dalla quan­tità di capelli prelevabili dalla zona do­na­trice, non sempre suf­fi­cien­ti a coprire con un singolo intervento la zona in­te­res­sata dal problema della calvizie, ma é sempre possibile ripetere a distanza di qualche mese un secondo intervento. Per cui é im­por­tan­te informare il po­ten­ziale candidato chia­rendo nel dettaglio se le possibilità di intervento cor­ri­spon­dono alle sue aspet­tative.

La tec­ni­ca con­siste nel pre­levare dalla re­gio­ne oc­ci­pi­ta­le una stri­scia di cuo­io ca­pel­luto che suc­ces­si­va­men­te ver­rà se­zio­na­ta per ri­ca­varne cen­ti­na­ia di mi­nu­scole por­zio­ni (unità follicolari), con­te­nen­ti ciascuna tre, due o un solo ca­pel­lo. Le unità più piccole (micrograft), con­te­nen­ti uno o due ca­pel­li, si uti­liz­ze­ranno per la linea frontale, le altre con tre o più capelli (minigraft) per le zone po­ste­riori. Suc­ces­sivamente le singole unità sa­ran­no inserite nella zona ri­ce­ven­te dove man­cano i capelli, man­te­nen­do la giusta in­clinazione per con­sen­tire una ri­cre­sci­ta perfettamente naturale. Su­bi­to dopo l’intervento, i fol­licoli tra­pian­tati entrano in fase di “aspettativa” come risultato dello “shock” chirurgico e dopo 10-12 set­ti­ma­ne inizia la fase di crescita ad una ve­lo­ci­tà di circa 1 cm al mese. Prima che i capelli trapiantati rag­giun­ga­no la lun­ghez­za sufficiente a pro­durre un be­ne­fi­co effetto estetico é ne­ cessario aspet­tare almeno 6-8 mesi.

Una va­rian­te é il metodo FUE in cui si tenta di­ret­ta­mente il prelievo dei singoli mi­cro­in­ne­sti dalla zona donatrice. Un notevole impulso alla diffusione del­l’in­tervento é stato dato dal grande coinvolgimento dell’Alopecia An­dro­ge­ne­ti­ca nel ses­so femminile. Negli anni si é po­tu­to no­tare un pro­gres­sivo in­cre­men­to del nu­mero di donne che si ri­vol­gono al der­matologo per que­sto pro­ble­ma e di con­seguenza é au­men­tato il numero di co­loro che si sot­to­pongono ad Au­to­tra­pianto per con­seguire un ade­gua­to rin­foltimento. Avere nel pro­prio ar­ma­men­­ta­rio te­ra­peu­tico un in­ter­ven­to in grado di ri­sol­ve­re casi ritenuti persi, ha cam­bia­to l’at­teggiamento di im­po­ten­za e su­per­fi­cia­lità che il Der­ma­tologo ha spes­so mo­stra­to nei confronti non solo della Alopecia Androgenetica ma delle alopecie cicatriziali in genere.

L’Au­to­tra­pianto di capelli, infatti, quan­do é ese­gui­to correttamente, può anche es­se­re validamente utilizzato nelle alo­pe­cie ci­catriziali conseguenti a traumi, ustioni o aplasie congenite con risultati ve­ra­men­te soddisfacenti. L’attenzione sem­pre maggiore ri­scon­tra­ta nelle occasioni congressuali da parte dei Dermatologi dimostra un in­te­res­se crescente per questa tecnica e raf­for­za la con­vin­zio­ne che il der­mo­chi­rur­go sia, tra i medici, il più in­di­ca­to per ese­gui­re l’Autotrapianto di ca­pelli. Un intervento che richiede non solo abi­lità chirurgica, ma anche e so­prat­tut­to gu­sto estetico e profonda co­noscenza della cute e delle sue pa­to­lo­gie. Non é, infatti, corretto intervenire quan­do non si formula una dia­gnosi pre­ci­sa o si ignora lo stadio di una forma clinica evo­lutiva. Non di­men­ti­chia­mo che la Tri­co­logia é un capitolo della Dermatologia e che solo il Der­ma­tologo é in grado di eser­ci­tarla con scien­za e coscienza in modo da offrire al pa­zien­te le migliori op­por­tu­nità terapeutiche. È, quindi, pre­fe­ri­bi­le che sia il Der­ma­to­logo in prima per­sona ad eseguire l’au­totrapianto o quan­to­me­no ad in­di­ riz­za­re il paziente verso strut­ture di sua fiducia. L’aver la­sciato per troppo tempo un vuo­to cul­tu­rale ha por­tato allo svi­lup­po di una sot­tocultura tri­co­lo­gica, di cui i ben noti centri, che an­co­ra con­ti­nua­no a pro­sperare e a far danni, ne rap­pre­sen­tano l’emblema. La tecnica potrà ul­te­rior­men­te evol­vere in futuro applicando gli studi sulla clo­na­zio­ne, la ri­ge­ne­ra­zio­ne cel­lu­lare o la ro­botica che si­cu­ra­men­te sa­ran­no di gran­de aiuto per ottenere risultati an­co­ra migliori. Attualmente é bene sem­pre affidarsi ad una equipe esperta e col­lau­data che pos­sa eseguire un in­ter­vento ancora ar­ti­gia­nale ma che può produrre gran­di risultati.

A cura di: Dott.ri  Massimo Cioccolini e Vincenzo Mancini – Specialisti in Dermatologia

Redazione Scientifica

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