Il sole sulla pelle: le fotodermatosi

La radiazione solare è la fonte energetica che consente la vita e la crescita del mondo animale e vegetale terrestre. La cute è organo bersaglio diretto con i suoi cromofori (sostanze assorbenti l’energia radiante) epidermici: acidi nucleici, melanina, aminoacidi, acido urocanico e dermici: emoglobina, bilirubina, betacarotene. Altro cromoforo presente nella pelle, di grande valenza biologica, è il 7-deidrocolesterolo che sotto l’azione dell’UVB (295 – 320 nm) si trasforma in provitamina e poi, per isomerizzazione termica, in Vit. D3, che, idrossilata in fegato e rene (calcitriolo), svolge la sua benefica attività di assorbimento del calcio e del fosforo, consentendo la mineralizzazione delle ossa, la differenziazione delle cellule immunitarie, svolgendo azione antitumorale. La cute esposta alle radiazioni solari pone in atto meccanismi di protezione, per cui si ispessisce e si abbronza; va distinta l’abbronzatura rapida, che avviene per foto-ossidazione della melanina presente nel corneo ed è rilevabile già alcune ore dopo l’esposizione, dalla pigmentazione ritardata e persistente, che avviene per aumento di sintesi di melanina, trasferimento e distribuzione nei cheratinociti dei melanosomi e si verifica alcuni giorni dopo l’esposizione al sole. Le reazioni cutanee alle radiazioni e le manifestazioni del danno attinico variano a seconda del fototipo. La classificazione più completa dei fototipi umani è quella di Cesarini (Tab. 1).

Tabella 1: Classificazione del fototipo secondo Cesarini
Tabella 1: Classificazione del fototipo secondo Cesarini

Le fotodermatosi dirette sono acute, dovute a prolungata esposizione, come l’eritema solare e la dermatite eritemato – edemato – bollosa solare, corrispondenti rispettivamente ad un’ustione di primo e di secondo grado, o croniche, per danno attinico cumulativo nel tempo sulle varie componenti biochimiche di epidermide e derma. Si può determinare danno displasico, come nelle cheratosi e nelle cheiliti attiniche, anaplasico, come nel corno cutaneo

Fig. 1 - Eritema attinico. Sono osservabili tre aree diversamente interessate. Completamente protetta l’area del reggiseno; nella parte centrale del decolleté è stato applicato irregolarmente il fotoprotettivo, mentre gran parte del tronco e gli arti sono stati lasciati senza protezione.
Fig. 1 – Eritema attinico. Sono osservabili tre aree diversamente interessate. Completamente protetta l’area del reggiseno; nella parte centrale del decolleté è stato applicato irregolarmente il fotoprotettivo, mentre gran parte del tronco e gli arti sono stati lasciati senza protezione.

e nelle leucoplachie delle labbra o francamente neoplastico con insorgenza di epiteliomi baso e spinocellulari. Per il melanoma, nelle sue varie espressioni cliniche, su un terreno di predisposizione genetica assumono particolare importanza gli stress solari ripetuti fin dall’epoca infantile e adolescenziale.
Il danno attinico cronico alterando le proteine di sostegno del derma determina fotoinvecchiamento e la cute assume un aspetto aggrinzito e rugoso, come nell’elastosi a buccia d’arancio, o quadrettato come nella cute romboidale della nuca, fino al determinarsi di solchi profondi che rendono la cute del volto una maschera severa e amimica.
Nelle fotodermatosi mediate un fotosensibilizzante esogeno o endogeno, comportandosi da cromoforo assorbe radiazioni di una determinata lunghezza d’onda e innesca fenomeni infiammatori eczematosi con meccanismo allergico o tossico. Nelle reazioni fotoallergiche si verifica la partecipazione del sistema immunitario, con l’insorgenza di un’eruzione simile nei suoi meccanismi e nei suoi aspetti ad una dermatite da contatto allergica; le reazioni fototossiche, invece, sono assimilabili ad una reazione irritativa primaria, senza partecipazione del sistema immune. La distinzione clinica delle due forme non sempre è facile: può essere utile praticare fotopatch-test. Numerosi farmaci possono comportarsi da fotosensibilizzanti e determinare reazioni cutanee eczematose, talora con caratteristiche che consentono la diagnosi eziologica ancor prima dell’indagine allergologica.
Le reazioni di fotosensibilità indotte da prometazina topica sono caratterizzate da manifestazioni eritematose a tonalità violacea, edematose, poco essudanti, lisce e poco desquamanti, sempre limitate all’aree esposte alla luce.

Fig. 3 - Cheratosi attinica
Fig. 3 – Cheratosi attinica
Fig. 2 - Dermatite eritemato-edemato-bollosa
Fig. 2 – Dermatite eritemato-edemato-bollosa

Le forme indotte da sulfamidici presentano lesioni intensamente eritematose in sede esposta e lesioni papulo vescicolari sparseanche in sedi non esposte. Farmaci con potenziale fototossicità sono antibiotici (Tetracicline, fluorochinolonici, ac. nalidixico, ceftazidima, trimetoprim, sulfonamidi), antiaritmici (Cordarone, chinidina), antimalarici (Chinina), antimicotici (Griseofulvina, ketoconazolo), FANS (Ibuprofene, ketoporfene, ac. tioprofenico, naprossene, ac. acetilsalicilico, fenilbutazone, ac. mefenamico), antipertensivi e diuretici (Furosemide, idroclorotiazide, diltiazem), antitumorali (5-fluorouracile, dacarbazina, metrotexato, vinblastina, flutamide, bleomicina), ipolipemizzanti (Clofibrato), psoraleni (contenuti in profumi e farmaci), sedativi e ansiolitici (Fenotiazine), coloranti (Eosina, fluoresceina, blu di metilene, rosa di bengala), vari (Porfirine, catrame minerale, solfiti). Le Porfirie cutanee sono fotodermatosi dovute all’azione fotosensibilizzante sistemica di metaboliti intermedi (porfine) della via biosintetica dell’eme (protoporfirina chelata con ferro). Sono solitamente distinte in eritropoietiche ed epatiche in base alla sede dell’anomalia enzimatica che ne è causa. Nella porfiria cutanea tarda è

Fig. 4 Cheilite Solare in trasformazione carcinomatosa
Fig. 4 – Cheilite Solare in
trasformazione carcinomatosa

compromessa l’attività enzimatica epatica dell’uroporfirinogeno sintetasi con secondario accumulo di porfirinogenopolicarbossilato, il quale viene ossidato in porfirine fotoattive, cromofori determinanti la dermatosi bollosa. La non completa conoscenza dei fattori etiologici e delle molecole che agiscono da cromofori è caratteristica delle Fotodermatosi idiopatiche. Ricordiamo qui le più frequenti come l’orticaria solare e la dermatite polimorfa solare.
L’Orticaria solare si manifesta con un’eruzione di pomfi di piccole dimensioni nelle aree fotoesposte, poco dopo l’irradiazione, in alcuni casi può verificarsi lo shock anafilattico. La lunghezza d’onda della radiazione responsabile può trovarsi nell’UVB, UVA, o nel visibile. La terapia può avvalersi degli antistaminici, come della desensibilizzazione (induzione di tolleranza) attraverso ripetuta irradiazione con diverse frequenze dello spettro d’azione.

Fig. 5 Corno Cutaneo su base infiltrata e neovascolarizzata
Fig. 5 – Corno Cutaneo su base
infiltrata e neovascolarizzata

L’Eruzione Polimorfa Solare compare 24 – 36 ore dopo l’esposizione. Recidiva caratteristicamente nella tarda primavera e all’inizio dell’estate. La denominazione (DPS) è dovuta al fatto che può manifestarsi in forme cliniche diverse, ma mantiene gli stessi caratteri per ciascun paziente. Spesso è riscontrata un’eruzione papulare eritematosa e congesta nell’area del décolleté di donne giovani o su tutto l’ambito cutaneo qualche giorno dopo una prolungata esposizione nelle ore centrali della giornata, con clima caldo umido.

>Dermatosi fotocondizionate:
– Da alterato metabolismo del triptofano (pellagra, idrossichinuremia, morbo degli Hartnup);
– Da deficit riparativo del danno attinico (xeroderma pigmentoso, porocheratosi attinica superficiale);
– Da deficit protettivo cutaneo (albinismo, vitiligine, fenilchetonuria).
– Dermatosi fotoinfluenzabili: Lupus eritematoso, dermatomiosite, rosacea, pemfigo eritematoso e foliaceo, psoriasi, herpes, esantemi virali.

Fig. 6 Cheratosi attinica ed epitelioma su cute con danno solare cronico (elastosi a buccia d’arancia, rughe e solchi)
Fig. 6 – Cheratosi attinica ed epitelioma su cute con danno solare cronico (elastosi a buccia d’arancia, rughe e solchi)
fig 7 fotodermatite mediata
Fig. 7 – Fotodermatite mediata dal lattice di fico (Fitofotodermatite)

La Fotoprotezione rappresenta il momento fondamentale della terapia per ogni forma di fotodermatite, realizzando l’adeguata prevenzione primaria e secondaria. Va distinta in topica e sistemica. I prodotti fotoprotettivi sono formulati per i diversi tipi di pelle e differenziati nella scelta dei veicoli e delle sostanze filtranti o schermanti.
Così per pelli acneiche e soggetti molto pelosi sono indicati gli idrogel o formulazioni spray, per soggetti colpiti in modo particolare dai segni del photoaging sono formulati prodotti arricchiti di sostanze elasticizzanti e nutrienti. È sufficiente in linea di massima consigliare valori di SPF = 10 – 20 per soggetti sani di fototipo III e superiori, SPF > 30/UVB e >15/UVA per soggetti sani di fototipo II e I. L’efficacia del protettivo è condizionata dall’attività fisica e da intense sudorazioni; l’applicazione va ripetuta dopo il bagno o la doccia, tenendo presente la sostantività della formulazione; va applicato in adeguate quantità, non trascurando le orecchie, la porzione posteriore del collo, il dorso dei piedi, i cavi poplitei, il cuoio capelluto alopecico. La fotoprotezione sistemica è determinata da una dieta ricca e variata, eventualmente integrata con la somministrazione di vitamine e altri antiossidanti esogeni e oligoelementi.

Redazione Scientifica

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