La caduta dei capelli: falsi miti e strategie terapeutiche

La perdita dei capelli ha sempre simboleggiato il raggiungimento prima della maturità e poi dell’invecchiamento. Una testa piena di capelli è da sempre considerata indice di bellezza, gioventù, virilità e benessere. La perdita di capelli ha indubbiamente un significativo impatto sulla percezione che gli altri hanno di noi.

La calvizie può pertanto essere vissuta come un prematuro invecchiamento capace di generare insicurezza riguardo alle proprie capacità relazionali. Numerosi studi indicano che la caduta dei capelli provoca ansia, depressione e diminuita sicurezza di sé: ecco perché è importante rivolgersi tempestivamente al Dermatologo.

I capelli crescono circa 1 cm al mese e quindi 12 cm all’anno. La lunghezza massima del capello dipende dalla durata della fase di crescita che varia da un individuo all’altro. Infatti crescita e caduta del capello dipendono dall’attività del follicolo pilifero, una struttura complessa che si trova all’interno del cuoio capelluto. Tutti i follicoli piliferi hanno un’attività ciclica caratterizzata dall’alternanza di periodi di attività, durante i quali producono il capello, con periodi di riposo.

Il ciclo di vita del capello

Figura 1. Ciclo follicolare

Il ciclo follicolare viene distinto in tre fasi:

  1. Fase di crescita o anagen: il follicolo produce il capello. La durata, 2-7 anni, dipende da fattori genetici, nutrizionali, ormonali, etc..
  2. Fase di involuzione o catagen: il follicolo cessa di produrre il capello che non si allunga più, ma non cade ancora. Dura circa 2 settimane.
  3. Fase di riposo o telogen: il follicolo rimane nella fase di riposo per circa tre mesi. In seguito inizia nuovamente la sua attività ciclica con produzione di un nuovo capello e relativa caduta di quello vecchio.

Normalmente, quindi, quando un capello cade è perché sotto c’è un nuovo capello che sta crescendo e che assicura un costante ricambio. Capelli folti, resistenti e lucidi sono segno di benessere generale!

Quando cadono più di 100 capelli al giorno per più di 2-3 mesi, è bene rivolgersi ad un dermatologo per controllare lo stato di salute generale. Spesso un’aumentata caduta è denunciata dal fatto che si trovano capelli sui vestiti o sul cuscino, oppure facendo la doccia i capelli “otturano lo scarico”.

Per confermare l’impressione si può semplicemente contare i capelli persi durante il lavaggio (questo test si chiama wash test) e l’asciugatura, in quanto la maggior parte dei capelli persi in una giornata si perdono durante il lavaggio perché facilita il distacco di capelli già in involuzione.

Esistono varie tipologie di calvizie (alopecia) ma la più frequente è senz’altro l’Alopecia androgenetica. L’alopecia androgenetica colpisce più frequentemente il sesso maschile ma non risparmia le donne che comunque ne vengono colpite più raramente.

L’alopecia androgenetica (o calvizie comune) si manifesta con un progressivo diradamento e assottigliamento dei capelli (la riduzione della fase anagen si traduce infatti in un assottigliamento dei capelli che si trasformano in capelli “miniaturizzati” via via più piccoli e chiari), soprattutto a livello della regione frontale e del vertice. Nei soggetti di sesso maschile compare dopo la pubertà come effetto di una predisposizione genetica in combinazione con l’azione degli ormoni androgeni a livello dei follicoli piliferi.

È però bene sottolineare che questa tipologia di calvizie non dipende da un eccesso di ormoni androgeni ma da una maggiore sensibilità dei recettori del follicolo pilifero a questi ormoni. Gli uomini affetti da calvizie non hanno, quindi, livelli di androgeni nel sangue più alti dei loro coetanei con i capelli, sono semplicemente più sensibili agli effetti di questi ormoni.

Figura 2. I sette stadi della Calvizie secondo Hamilton

Per quanto riguarda la progressione dell’alopecia androgenetica, essa è in genere un processo lento e graduale che può talvolta essere però influenzato da malattie generali, interventi chirurgici, rapide perdite di peso ecc. Per stabilire lo stadio e la progressione della patologia, si fa solitamente riferimento alla Scala di Hamilton – Norwood che suddivide la calvizie in 7 stadi di gravità crescente (figura 2).

Se trattata nelle sue fasi iniziali, l’alopecia androgenetica può essere contrastata (ma non debellata) mediante l’utilizzo costante di alcuni farmaci in grado di ritardare la caduta e indurre una ricrescita dei capelli. Il miglior trattamento medico della calvizie dovrebbe impedire agli ormoni androgeni di esercitare i loro effetti sul follicolo e stimolare il follicolo a produrre capelli più grossi e più lunghi.

Le terapie

Tra i presidi terapeutici attualmente disponibili per il trattamento dell’alopecia androgenetica, ricordiamo tra i più efficaci:

  • Il Minoxidil, in lozione, è in assoluto il farmaco più utilizzato e agisce prolungando la durata dell’anagen (fase di crescita del follicolo); il farmaco va applicato regolarmente tutti i giorni 2 volte al giorno.
  • La Finasteride, in compresse, bloccando un particolare enzima, agisce sulla causa della calvizie arrestando la caduta e permettendo la ricrescita dei capelli. Si tratta di una terapia a lungo termine in genere ben tollerata ma che in taluni casi può essere causa di effetti collaterali; è dunque importante che tale terapia venga eseguita sotto stretto controllo medico.
  • L’autotrapianto consiste nel prelevare i follicoli piliferi dalla regione della nuca e trapiantarli nelle zone affette da calvizie. E’ un trattamento efficace che però deve essere considerato un complemento e non una alternativa alla terapia medica. Non è indicato nei pazienti molto giovani, dove la caduta dei capelli potrebbe ancora progredire con conseguente diradamento delle aree di cuoio capelluto accanto alla zona del trapianto, creando quindi una distribuzione anomala dei capelli.
  • Assolutamente da sconsigliare è invece l’impianto di capelli artificiali, intervento che genera effetti collaterali certi e talvolta irreparabili. Questa tecnica, ormai vietata per legge in gran parte del mondo, consiste nell’impiantare capelli sintetici (fibre artificiali) che vengono inseriti di forza nel cuoio capelluto.
  • Prodotti cosmetici: non curano l’alopecia androgenetica ma possono servire ad un migliore aspetto dei capelli rimasti. Balsamo (applicato sul capello dopo ogni lavaggio per evitare il progressivo sollevamento della cuticola e per proteggere il fusto dal trauma dell’acconciatura); creme e spume (lasciate sul capello dopo il risciacquo, ne facilitano la pettinabilità, aumentano la tenuta della messa in piega proteggendolo dall’umidità) ecc.

Falsi miti sulla caduta dei capelli

Il lavaggio quotidiano dei capelli fa male: assolutamente no. Anzi è opportuno lavare i capelli spesso e non appena si avverte prurito o fastidio al cuoio capelluto (possibili sintomi di una dermatite seborroica)

Il gel fa cadere i capelli: No. Il gel si deposita sulla superficie del capello, non penetra nel follicolo e quindi non può essere causa di caduta. La stessa cosa vale per shampoo, balsami, lacche e prodotti cosmetici per capelli in genere.

Il cappello e il casco fanno cadere i capelli: no, anzi d’estate è sempre opportuno indossare il cappello per proteggere il cuoio capelluto dal sole.

Tagliare periodicamente i capelli li rinforza: con il taglio si eliminano le doppie punte, cioè la parte danneggiata dei capelli più lunghi; il taglio non influenza in alcun modo la caduta.

Le tinture o la permanente fanno cadere i capelli: no, a meno che non si verifichino fenomeni di allergia. È importante però che i trattamenti vengano eseguiti in maniera corretta, senza lasciare residui di colorante sul cuoio capelluto.

A cura di
Giuseppe Monfrecola
Specialista in Dermatologia e Venereologia

Professore Ordinario di Dermatologia
Direttore della Scuola di Specializzazione in Dermatologia e Venereologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia – Università di Napoli “Federico II”
Primario dell’Area funzionale di Terapia fisica dermatologica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli