Irsutismo e ipertricosi: diagnosi e terapia

L’irsutismo è una condizione tipica del sesso femminile, caratterizzata dall’eccessiva crescita di peli terminali in zone dove normalmente lo sviluppo è minimo o assente. Sebbene raramente sia espressione di malattie gravi, viene vissuto come un evento psicologicamente invalidante dalle pazienti. Di frequente l’irsutismo può essere legato ad una aumentata produzione di androgeni e/o ad una aumentata sensibilità recettoriale degli androgeni. La raccolta delle notizie anamnestiche, l’esame obiettivo e gli esami di laboratorio permettono la diagnosi differenziale fra le forme benigne e quelle prognosticamente sfavorevoli. Una accurata diagnosi indirizza alla scelta corretta della terapia con un risultato efficace della stessa.

Comunemente parliamo di ipertricosi per indicare qualsiasi situazione in cui esista un oggettivo, o anche solo soggettivo, eccesso di peli. Se ne distinguono forme primitive (congenite) e secondarie, a loro volta localizzate o diffuse. Poiché la crescita dei peli “testoidi” è abbondante e tipica nel sesso maschile, l’ipertricosi, per definizione, riguarda esclusivamente il sesso femminile. In senso stretto si definisce ipertricosi l’eccesso di sviluppo dei peli nelle regioni in cui questi sono normalmente presenti nella donna, mentre con il termine irsutismo viene indicata la comparsa di pelosità nelle zone normalmente glabre nella donna. Quando poi questa pelosità è notevole, al punto da ricordare quella maschile, si parla di virilismo pilifero. Tra le cause dell’ipertricosi ricordiamo quelle legate all’ereditarietà, ai farmaci, alla malnutrizione (anoressia nervosa), all’ipotiroidismo, alle malattie dermatologiche (porfiria, nevi pelosi congeniti, tra cui il nevo di Becker) e post-traumatiche. In particolare tra i farmaci evidenziamo il Minoxidil, l’acido retinoico, i cortisonici, la ciclosporina, l’interferone, il diazossido e la fenitoina. Un caso particolare è quello dell’ipertricosi lanuginosa che può essere congenita (presente già alla nascita) o acquisita, ovvero secondaria ad anoressia nervosa (62-77%), a tumori dell’apparato respiratorio, gastro-intestinali o dell’apparato genitale femminile con esordio improvviso.

L’irsutismo interessa il 5-15% delle donne e le zone androgeno-dipendenti più colpite sono: viso, mento, collo, petto, area ombelico-pubica e cosce. Viene valutato in base alla scala di Ferriman-Gallwey e se il punteggio è maggiore ad 85 siamo di fronte ad un irsutismo grave. Ricordiamo che vi sono numerosi segni clinici e condizioni cliniche associati all’iperandrogenismo, tra cui: Irsutismo (60-83%) – Acne (11-43%) – Alopecia androgenetica – Seborrea – Acanthosis nigricans – Modificazione della voce – Aumento massa muscolare – Irregolarità mestruali. In presenza di questi quadri clinici associati, è necessario ricorrere a visita specialistica e ad ulteriori esami diagnostici. Le metodiche più diffuse per trattare queste patologie vi sono la decolorazione (con H2O2 al 3-6% per i peli più sottili), la depilazione (meccanica o chimica; possibilità di follicoliti ed ustioni), l’epilazione (dolorosa e complicata da follicoliti), l’elettrolisi (possibili ipo/iperpigmentazioni e cicatrici), la fototermolisi selettiva con laser (Diodo, Nd:YAG e Alessandrite), con la luce pulsata (IPL) ed i farmaci (eflornitina, non priva di complicanze e costosa).

epilazione_definitiva_1Tra le metodiche citate l’opzione più valida e risolutiva resta la fototermolisi selettiva mediante sorgenti laser. Le recenti innovazioni tecnologiche hanno reso queste terapie sempre più sicure ed efficaci, pur necessitando di diverse sedute per il raggiungimento di un risultato ottimale anche sotto il profilo estetico. Queste sorgenti laser, da non confondere con la luce pulsata, più in uso presso centri di estetica, sono guidate da un cromoforo (bersaglio) ben preciso, costituito dalla melanina contenuta nel pelo. In questo modo l’energia viene veicolata nel punto designato, evitando, in tal modo, di provocare danni al tessuto circostante. Già a partire dalle prime sedute, i risultati sono ben evidenti e privi di complicanze comuni, invece, alle altre metodiche, come follicoliti, sovrainfezioni batteriche su taglio o abrasioni, cicatrici ed esiti discromici. Essendo metodiche operatore-dipendente, il consiglio è quello di affidarsi a mani esperte, con comprovata esperienza, meglio se dermatologi. Sono numerosi i casi, infatti, di danni a lungo termine legati all’uso dei laser da personale non qualificato e non medico.

Redazione Scientifica

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