Le allergie da metalli: occhio ai falsi e a quello che mangiamo

Le allergie della pelle indotte da metalli sono estremamente diffuse. L’allergia al Nichel col­pisce il 15% della popolazione genera­le europea, mentre il Cobalto e il Cromo incidono rispettiva­mente per l’8% e il 4%. Anche altri me­tal­li come Oro, Berillio, Rame, Mercurio e Titanio sono causa frequente di ipersensibilità. L’aumento della prevalenza delle allergie cutanee é dovuto al fatto che i metalli sono contenuti nel cibo e in molti prodotti e oggetti con cui veniamo a contatto quotidianamente.

I metalli in grado di indurre allergia sono presenti in prodotti e oggetti di uso quo­ti­dia­no (gioielli, piercing, cosmetici, detersivi, accessori quali ferma­gli, cinture, tessuti, protesi dentarie, or­topediche) e in numerosi prodotti ali­men­tari (legumi, cioccolato, soia, frutta secca, verdure, meno cereali e uova). Circa la via di sensibilizzazione al Nichel rappresentata da dispositivi ortodontici quali ponti, corone e amalgami, il contatto continuativo con la saliva, il par­ti­colare pH delle cavità orali e l’attrito delle parti metalliche sono da considerare cause della migrazione del metallo.

Gli utensili da cucina in acciaio, che in condizioni normali rilasciano quantità trascurabili di Nichel, durante la cottura di alimenti con una certa acidità, posso­no contribuire ad un aumento del contenuto di Nichel nei cibi.

Sintomi da allergie da metalli

Le allergie della pelle causate da metalli sono caratterizzate da un ampio spettro di sintomi: infiammazione, pelle secca, screpolature, prurito, vescicole ed eczema. La sede di comparsa inizialmente é circoscritta all’area di contatto, ma successivamente le lesioni possono anche estendersi per comparire lontano dal punto di contatto, a causa della disseminazione dell’allergene attraverso il su­do­re o lo sfregamento conseguente al prurito.

I soggetti colpiti da allergie da metalli

Statisticamente le donne so­no più col­pi­te da dermatiti allergi­che da contatto (DAC) da Ni­chel e Cobalto, metalli con­te­nu­ti in gioielli e bigiotteria e in prodotti cosmetici quali ombretti, mascara, rossetti, fondotinta, detergenti e creme; men­tre la DAC da Cromo colpisce soprattutto gli uomini a seguito di esposizioni professionali (edilizia, concia e tintura delle pelli).

Il nichel viene largamente usato in leghe con altri metalli resistenti al­l’os­si­da­zio­ne, in particolare la sua lega con il ferro, acciaio-nichel, é estremamente dura e resistente alla corrosione. Moltissimi oggetti di uso comune lo contengono: fibbie, chiusure lampo, bottoni, chiavi, parti metalliche degli occhiali, monete, utensili da cucina, maniglie del­le porte, fermagli. Esso é presente anche nei coloranti per oggetti di vetro, terracotta, porcellana ed é utilizzato nei pro­cessi di tintura e stampa di tessuti e carta da parati.

Con­tengono nichel in particolare i colori dei tessuti nero e blu, mentre le tinture per capelli e i liquidi utilizzati per le permanenti ne provocano il rilascio dai fermagli. Per­tanto il contatto con tale elemento sensibilizzante, praticamente ubiquitario, dif­fi­cil­mente può essere evitato.

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La fonte alimentare più cospicua di Ni­chel é costituita dai vegetali (verdure, cereali, ortaggi, patate, frutta, in par­ti­co­lare pere). Una dieta media fornisce da 300 a 600 microgrammi di Nichel al giorno. È stato osservato che la somministrazionezio­ne in singole dosi, per via orale di solfato di nichel, in quantità tra 600 e 5600 mi­cro­grammi può provocare eczema alle mani, in soggetti sensibilizzati; possono inoltre essere colpite anche altre aree del corpo e sono state segnalate reazioni anche gravi, come eritema po­li­morfo e vasculiti, sempre in seguito a massive esposizioni al nichel per via ora­le.

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Foto 1: collocazione dei patch-test
Foto 2: patch positivo (++) per Ni­chel solfato
Foto 3: Polisensibilizzazioni: tiurami, potassio bicromato, balsamo del perù, nichel solfato, cobalto cloruro
Foto 4: dermatite vescico-bollosa in sede di tatuaggio se­mi­per­ma­nente. Patch-test: positivo per pa­ra­fe­ni­le­dia­mi­na (+++) e niche solfato (++)

L’apporto di Nichel per via alimentare non può essere evitato, ma é necessaria una riduzione della quantità giornaliera assunta con la dieta, selezionando ali­men­ti con un contenuto di Nichel relativamente basso: carne, uova, pollame, pesci (ad eccezione di tonno, aringhe, salmone, sgombro) latte e derivati. Ce­re­ali e patate tre volte alla settimana, così come cavoli, cetrioli, banane, mele, agrumi. Per i funghi nessuna proscrizione, mentre da evitare cacao, semi di soia, noci, legumi.

Diagnosi

Il sospetto diagnostico di DAC può esse­re confermato evocando la reazione essudatizia, cellulo-mediata, di tipo ritardato, con la metodica del PATCH-Test, che consiste nell’applicare sulla cute per 48 ore in occlusiva sostanze sospettate co­me allergeni; la lettura avviene dopo 48, 72, talora 96 ore. Il nichel solfato e gli altri metalli spesso in causa nelle DAC (Cobalto, Cromo), so­no da anni inseriti nella Serie Standard che raggruppa gli apteni (allergeni applicabili direttamente sulla pelle) che causano più frequentemente le dermatiti ed é periodica­mente redatta e aggiornata dalla Società Italiana di Dermatologia Allergologica Professionale e Ambientale (SIDAPA). La lettura del Test viene effettuata attraverso un metodo quali-quantitativo che prende in considerazione la presenza di eritema, edema, papule, vescicole e la superficie interessata al fenomeno.

Per porre un freno alla diffusione della dermatite da contatto al nichel sono stati realizzati orecchini e altre monili con materiali sostitutivi, quali il palladio e uno speciale acciaio chirurgico. Un apposito certificato assicura che il manufatto é nichel-free ed é stato prodotto con un processo che elimina proprio tutte le componenti di nichel. A questo punto, con certificati e garanzie, il falso diviene un prodotto ricercato e co­sto­so, al­me­no quanto il vero.

A cura di:
Dott. Paolo Caterino
Specialista in Dermatologia e Venereologia

Redazione Scientifica

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