Pelle e capelli in fumo: gli studi

E’ nel 1965 che, per la prima volta, Ippen e Ippen riferiscono di un rapporto statisticamente significativo tra fumo di sigaretta e invecchiamento precoce del viso, tanto da coniare il termine di “smoker’s face” (faccia da fumatore).Nel 1969 Harry Daniell dimostrò, con uno studio in doppio cieco, che i fumatori, fra 40 e 49 anni, avevano la stessa intensità di rughe dei non fumatori di vent’anni più vecchi. A conclusioni analoghe sono giunti successivamente anche altri studiosi: Neil Fenske e Jefrey Smith della University of South Florida di Tampache nel numero di maggio1996 del Journal of The American Accademy of Dermatology, ne hanno dato un’attenta conferma descrivendo il tipico aspetto del fumatore, che oltre a manifestare solchi e rughe marcate, disposte in forma radiale soprattutto attorno alle labbra e agli angoli degli occhi, presenta un aspetto scarno con forte prominenza del contorno osseo e, talvolta, guance afflosciate.

La cute da sigaretta è discromica con macchie marrone o grigiastre e così anche le unghie delle dita che sorreggono la sigaretta, mentre l’epidermide è atrofica o presenta un’abbondanza di pigmentazione arancione e rossastra sul volto: la sgradevole “facies rubra”

Gli italiani Stanganelli e Cristofolini della divisione di dermatologia dell’ospedale Santa Chiara di Trento parimenti sottolineano gli effetti del fumo in relazione all’invecchiamento prematuro, precisando come ciò si verifichi in modo più incisivo nei fumatori di razza bianca, mentre il fenomeno è molto meno evidente nei fumatori di colore.

Si evidenzia dopo i quaranta anni con maggiore visibilità delle rughe facciali nelle donne fumatrici rispetto agli uomini fumatori, anche se questi fumano più sigarette, probabilmente perché molti uomini sono meno sensibili allo sviluppo della faccia da fumo, oppure perché andando avanti con gli anni tendono ad aumentare di peso e l’obesità, riempiendo la cute copre apparentemente i segni tipici dell’invecchiamento.

La cute del fumatore, secondo gli autori italiani, tende alla secchezza ed è facilmente irritabile, più frequenti risultano gli eczemi disidrosici, mostra pigrizia nella cicatrizzazione per il calo del flusso sanguigno capillare e arteriolare e quindi per una minore ossigenazione dei tessuti dermo-epidermici indotti dalla nicotina, assorbita a livello sistemico, presenta danni alle fibre elastiche anche più profondamente localizzate e in misura più grave dell’elastosi solare. Si realizza dunque un incremento del crono e del foto invecchiamento.

Tra i circa 4mila componenti tossici del fumo viene sottolineato che il benzo-alfa-pirene riduce il livello di vitamina A, preposta alla protezione del DNA e del tessuto connettivo dai radicali liberi. Questo potrebbe spiegare il più alto rischio di psoriasi, melanoma, carcinoma in chi fuma più di 20 sigarette al giorno.

Anche la calvizie, secondo uno studio pubblicato sugli Archives of Dermatology, potrebbe essere condizionata dall’abitudine di fumare. Qualche studio in merito c’era già stato, ma con risultati controversi. Uno, per esempio, effettuato alla Harvard School of Public Health, ha mostrato come il fumo incrementi quasi tutti i maggiori ormoni androgeni e proprio a questo aspetto sarebbe associato l’aumentato rischio di calvizie androgenetica. Si sa, infatti, che livelli più alti di testosterone e di-idrotestosterone (DHT) sono associati a livelli più alti nella caduta dei capelli.Sia chiaro che la correlazione esiste solo di fronte a una predisposizione genetica, tuttavia l’idea è che smettere di fumare aiuti a prevenire la caduta in chi è predisposto.

Un recente studio svoltosi a Taiwan ha cercato le conferme dell’associazione, con risultati positivi.I ricercatori di Taiwan hanno preso in esame 740 soggetti di sesso maschile dai 40 ai 90 anni residenti in una delle province dell’isola, valutando il loro grado di calvizie e indagando su abitudine al fumo e altri fattori legati alla perdita dei capelli. Dai risultati è emersa una stretta associazione tra fumo e forme evidenti di calvizie. Fumare aumenta il rischio di calvizie e il rischio aumenta con il numero di sigarette fumate. Questo tenendo conto anche della familiarità, che continua ad avere un’importanza centrale nella perdita di capelli.

Ora prima di trarre conclusioni definitive bisognerebbe sottoporre a test anche le altre etnie. Qualche conferma però dallo studio è arrivata: il fumo ha effetti negativi sulla cute, sui follicoli piliferi e sulla circolazione di sangue e ormoni nel cuoio capelluto.

Ce n’è abbastanza perché i desideri di “salvare la pelle”, di “salvare la faccia” e di “salvare lo scalpo” prevalgano sulla dipendenza fisica e psichica dalla sigaretta.

Redazione Scientifica

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