Quando la pelle è portavoce del malessere dell’intestino

Molto spesso la pelle ci avvisa che qualcosa nel nostro intestino non va bene. Per questo non si deve sottovalutare la comparsa di manifestazioni cutanee quali chiazze eritematose (arrossamenti), vescicole o noduli, perché, a volte, potrebbero essere l’espressione di un serio malessere intestinale.
Tra le numerose patologie correlate alle malattie intestinali, tre in particolare rivestono molta importanza: la dermatite erpetiforme di Durhing, conosciuta anche come “celiachia della pelle”, l’eritema nodoso che può essere una manifestazione extraintestinale del Morbo di Crohn o della rettocolite ulcerosa e il più raro pioderma gangrenoso.

La dermatite erpetiforme di Duhring (DE) si manifesta con chiazze eritematose sulle braccia, sulle gambe o sul dorso, caratterizzate da una componente vescicolosa o bollosa, che tende a disporsi a grappolo. Essa deve il suo nome all’aspetto delle lesioni che ricordano quelle causate dall’infezione dovuta al classico Herpes Simplex. Questi indicatori necessitano di attenzione poiché potrebbero essere l’espressione cutanea della celiachia (dal latino coeliacus, ventre). Sia la DE che la celiachia hanno una forte predisposizione genetica, infatti, i geni coinvolti sono gli stessi. I pazienti con malattia celiaca, in seguito ad ingestione di alimenti contenenti glutine (la componente proteica delle farine di frumento, orzo, ecc.) producono diversi auto-anticorpi del tipo IgA: anticorpi anti-gliadina, anti-endomisio e anti-transglutaminasi tissutale. Questi anticorpi sono alla base delle lesioni che caratterizzano la DE in quanto si andrebbero a depositare tra lo strato del derma e dell’epidermide, provocando lo sviluppo di vescicole.
Studi recenti suggeriscono che pazienti con DE producono anche auto-anticorpi contro un particolare enzima, la transglutaminasi 3 epidermica, localizzata nel derma, costituendo i veri responsabili del danno cutaneo. Il danno a livello della pelle non rimane inosservato perché il prurito è così feroce e insopportabile che il paziente non riesce a resistere allo stimolo di grattarsi continuamente, peggiorando l’irritazione e trasformando le vescicole in croste ed erosioni. Tuttavia, la DE non è molto frequente: in Europa colpisce 1 persona su 10.000, solo in Irlanda si presenta con una frequenza di 1 su 500. Per avere un’idea della sua diffusione si pensi che si manifesta in un celiaco su 5. Può insorgere a tutte le età, compresa l’infanzia, ma il picco massimo di frequenza si ha tra i 20 e i 40 anni prediligendo il sesso maschile.
Data la sua somiglianza con altre lesioni cutanee, dovuta alla presenza di vescicole sospette, la DE potrebbe essere confusa con il “Fuoco di Sant’Antonio” (dovuto ad una riattivazione dell’Herpes Zoster, virus della varicella), specie se tali vescicole sono localizzate sul dorso; oppure con l’Eczema costituzionale, anche se le manifestazioni della dermatite atopica tendono a localizzarsi sulle superfici flessorie, mentre, nel caso della DE, sono le superfici estensorie quelle ad essere prevalentemente interessate (spalle, gomiti o glutei). Non è inoltre inutile ricordare che un forte indizio che induce a pensare alla DE è costituito dal particolare bruciore descritto come “una sensazione puntoria”. A causa di queste “somiglianze” si rendono necessari una biopsia cutanea con esame istologico ed esami di laboratorio che dimostrino la tipica positività anticorpale dell’enteropatia da glutine. In ogni caso, è sempre bene rivolgersi al proprio specialista Dermatologo. Considerando il fatto che la celiachia può esistere sotto varie forme, si può ritenere la DE di grande importanza diagnostica, poichè in caso di celiachia silente si è in grado di intercettare un’enteropatia da glutine che potrebbe non dare altri segni di sè se non attraverso la cute. Poi, posta la diagnosi, la miglior cura è la dieta priva di glutine.

L’altra manifestazione cutanea correlata ad una patologia intestinale è l’Eritema nodoso (EN). Esso è caratterizzato dalla comparsa di noduli cutanei eritematosi che risultano caldi e duri alla palpazione, anzi quest’ultima ne risveglia e ne accentua il dolore. Tali noduli hanno tipicamente un diametro che può variare da 10 a 50 mm ed il numero delle lesioni può variare da alcuni noduli a qualche decina; sono spesso localizzati a livello dell’arto inferiore, in particolare nella regione pretibiale.
Una caratteristica di questa patologia è la trasformazione del colorito delle aree colpite, infatti, dopo circa 2 settimane inizia il classico viraggio del colore contusiforme: dal tipico vivace eritema si susseguono il colore violaceo, bluastro, verdastro e infine giallognolo che, via via, va scomparendo. L’EN rappresenta la più comune forma di panniculite settale, cioè un’infiammazione del tessuto adiposo sottocutaneo, che predilige il sesso femminile e insorge più frequentemente tra i 20 e i 40 anni. Questa è la manifestazione dermatologica più comune nelle malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) che comprendono la malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa.
Si calcola che in Italia circa 200.000 persone siano affette da queste patologie. Malattie che, purtroppo, hanno una causa sconosciuta sebbene si ritenga che ci sia una reazione immunologica abnorme da parte dell’intestino nei confronti dei batteri normalmente presenti al suo interno. Spesso, l’esordio dell’ EN segue di qualche anno la diagnosi di MICI e si correla con le sue riacutizzazioni. Generalmente l’EN ha un andamento autolimitante, le lesioni infatti tendono a risolversi in 3-4 settimane, anche se in casi più gravi possono perdurare fino a 6 settimane. Per il trattamento terapeutico si fa ricorso ai cosiddetti farmaci “FANS” (acido acetilsalicilico, ibuprofene) al fine di ridurre i segni dell’infiammazione e del dolore causati dalle lesioni; in alcuni casi può essere opportuno il riposo a letto.

Infine, fortunatamente in una minoranza dei casi, esiste un’altra condizione associata alle malattie infiammatorie croniche intestinali: il pioderma gangrenoso (PG). Non si conoscono bene le cause di questa patologia ed è difficile stimarne una prevalenza, ma nell’1-2% dei casi può rappresentare una complicanza del Morbo di Crohn o della Rettocolite Ulcerosa. Si presenta inizialmente con una piccola lesione che sembra la puntura di una zanzara, un piccolo rilievo cutaneo circondato da cute arrossata e, successivamente, si trasforma in una pustola che si ulcera al centro e si ingrandisce rapidamente, diventando molto dolorosa. Esistono diverse forme cliniche di tale patologia a seconda dell’alterazione cutanea che lo caratterizza: ulcerativa, pustolosa, bollosa e vegetante, ma è la forma “pustolosa” quella che si associa alle MICI. Spesso compare sulle gambe ma può svilupparsi anche in altre parti del corpo, come nel tronco o sulle mucose. La fascia di età più colpita è quella tra i 20 e i 50 anni, con una predilezione per il sesso femminile. E’ opportuno rivolgersi al Dermatologo se si sviluppano vescicole sulla pelle apparentemente senza causa o se compare una piccola piaga che fatica a guarire. La biopsia cutanea sarà utile anche per escludere la presenza di agenti infettivi, spesso infatti queste lesioni sono solite infettarsi secondariamente. Il trattamento del pioderma gangrenoso può risultare difficile. Le piccole lesioni possono essere trattate con cortisonici ma è il farmaco “Infliximab”, utilizzato per la terapia del morbo di Crohn, a produrre un rapido miglioramento delle lesioni ulcerative. Purtroppo, non è possibile prevenire il pioderma gangrenoso. Concludendo, oltre ad essere un importante organo di relazione, la cute può fungere da importante indicatore o “spia” dello stato di salute del meraviglioso organismo umano perché rende espliciti quei segnali che provengono dagli organi più profondi, non altrettanto visibili. Non è un caso che il poeta e scrittore francese Paul Valery declamava:”Quello che c’è di più profondo nell’essere umano è la pelle”!

A Cura di: Prof. Steven Paul Nisticò Università Magna Graecia Catanzaro
                     Dott.ssa Olga Burattini Università di Roma ‘La Sapienza’