La vitiligine: cos’è, chi colpisce e come curarla

Il 50% dei soggetti colpiti dalla vitiligine è in età adolescenziale o ha meno di 20 anni.

La vitiligine ha spesso un’incidenza familiare (13-15% dei casi). Le ricerche genetiche riportano correlazioni significative con alcune famiglie (Tipi genetici HLA-A2, HLA-B13 e HLA-DR4).

Clinicamente la vitiligine si presenta con chiazze bianche (spesso allargantesi in senso centrifugo) causate dalla assenza dei melanociti della cute, talora delle mucose e addirittura della retina. Benché sia conosciuta da millenni (è già citata nel Sacro Libro Indiano risalente al 1400 a.C., nella Bibbia, etc.), ancora non ne sono dei tutto chiare le cause. Etimologicamente deriverebbe dal latino vitulus, “vitello” (dalla carne rosea e chiara) oppure da vitium, “difetto”.

 

Fonte: Winnie Harlow – Instagram. E’ la prima modella con la vitiligine e simbolo della lotta ai canoni di bellezza
Un problema anche psicologico

Considerata generalmente un problema cosmetico e di minima importanza per la salute, in realtà la vitiligine risulta spesso associata ad altre malattie di interesse internistico e/o dermatologico

ed, inoltre, è molte volte motivo di diminuzione anche notevole dell’autostima, dei rapporti interpersonali e quindi della qualità della vita dei soggetti affetti.

Infatti il 75% delle persone colpite non riesce a “convivere con la malattia”, considerandola sfigurante o comunque intollerabile. In questi pazienti, a una significativa riduzione dell’autostima, si accompagna una non soddisfacente vita di relazione. I pazienti cercano di “mascherare” le macchie ricorrendo al maquillage, a abiti coprenti, ma, nonostante questo, riferiscono di essere costantemente assillati dalla presenza delle chiazze discromiche.

Se si considera poi che il 50% dei soggetti colpiti è in età adolescenziale o ha meno di 20 anni e che è frequente la localizzazione al volto, al seno e ai genitali, si comprende come la malattia costituisca nel periodo dei primi approcci interpersonali emotivamente coinvolgenti un serio problema, non di rado vissuto con enorme sofferenza.

Classificazione

La vitiligine viene clinicamente classificata sulla base di due criteri: l’estensione della malattia e la topografia delle aree coinvolte.

Si descrivono così i seguenti quadri:

  • Generalizzata: macule o macchie simmetriche o distribuite casualmente sulla maggior parte della superficie cutanea.
  • Acrofaciale/Acrale: macule o macchie confinate alle estremità (mani e piedi), con o senza il coinvolgimento del viso.
  • Focale/Localizzata: macule o macchie confinate in una o due regioni dei corpo. Da un punto di vista dermatologico oggigiorno si utilizza una classificazione genetico-anatomica.
  • Non Segmentale: la più frequente. Con lesioni localizzate o diffuse che tendono a confluire. Può avere varianti cromatiche con diverse sfumature. Può interessare la cute e le mucose. Tipica
    degli adulti. Migliori chance di ripigmentazione con la terapia corretta.
  • Segmentale: lesioni ristrette ad una sola parte dei corpo, ad esempio una gamba, una metà dei tronco, dei viso o un dermatomero. La vitiligine segmentale costituisce il 16,1 % di tutti i casi e si differenzia dalle altre forme per molte caratteristiche tra le quali la minor risposta alle comuni terapie, una più bassa età di insorgenza, la rarità dei fenomeno di Koebner (5%) e, una minore associazione con malattie autoimmunitarie (3,4%).
Trattamento

Da un punto di vista terapeutico la vitiligine può essere affrontata con molti mezzi quasi tutti intesi a diminuire l’infiammazione alla base della malattia e/o a stimolare i melanociti residui a moltiplicarsi per ricoprire le lacune di colore.

Nella realtà la cura della vitiligine è un processo lungo e difficile che passa innanzitutto dalla visita di un dermatologo che inquadri il tipo di vitiligine, che prescriva quella serie di analisi tese a valutare il pericolo di un’eventuale coinvolgimento di altri organi e apparati da parte di processi autoimmunitari (tiroide, stomaco, pancreas etc), che prescriva una terapia non dannosa.

E’ ormai noto, nella letteratura internazionale, il ruolo svolto dalla Fototerapia ultravioletti B a 311 nanometri (nm) nella terapia della vitiligine.  Si procede inizialmente con fotostimolanti quali la kellina ed immunomodulanti topici a base di cortisone o tacrolimus/pimecrolimus.

Fondamentale il ruolo di antiossidanti da somministrare ad alte dosi e per via sistemica. I trattamenti durano mesi e per le forme più resistenti si procede a terapie fisiche o chirurgiche (autotrapianto di cute).

Tra le terapie innovative vanno ricordate le sorgenti monocromatiche come la luce ad eccimeri ed il laser UVA1.

A cura di
Prof. Steven Paul Nisticò
Specialista in Dermatologia e Venereologia
Università Magna Graecia Catanzaro