Alimentazione in gravidanza: cosa e come mangiare      

I periodi della gravidanza e dell’allattamento sono particolarmente critici dal punto di vista alimentare e dietetico, in quanto la dieta incide in modo fondamentale sulla salute sia della madre che del bambino.

Per ottimizzare lo stato di salute di una donna in gravidanza e per ridurre il rischio di malformazioni o malattie nel nascituro, é fondamentale che la madre raggiunga uno stato nutrizionale ottimale prima, durante e dopo il periodo gestazionale, che preveda sia l’al-lattamento, in cui le richieste nutrizionali sono ancora superiori a quelle della gravidanza che una fase di recupero.

Le donne dovrebbero consumare sempre, ma ancora con maggiore attenzione dal concepimento al termine dell’allattamento, una dieta varia in grado di soddisfare le esigenze nutrizionali secondo quanto definito dalle Linee Dietetiche nazionali ed internazionali (LARN e RDA).

L’aumentato fabbisogno energetico nel periodo gestazionale é valutato in circa 300-400 Kcal/die, invece, durante l’allattamento é previsto nell’ordine di 500 Kcal/die. Per raggiungere la quota calorica richiesta nei periodi di gravidanza ed allattamento é sufficiente aumentare la quantità di alimenti consumati normalmente. In generale, quindi, una dieta idonea e corretta é sufficiente al progredire di una gravidanza senza rischi e al sostentamento di un normale allattamento.

Ci sono però alcuni nutrienti, il cui apporto potrebbe essere non del tutto soddisfacente; in tal caso un opportuno supplemento potrebbe essere consigliabile. Questa integrazione va tuttavia effettuata con cautela e la gestante deve essere informata che dosi eccedenti rispetto a quelle consigliate potrebbero essere pericolose per lei e per il prodotto del concepimento. Tra questi rientra sicuramente l’acido folico: in gravidanza ne é consigliato un apporto giornaliero corrispondente a 400 mcg (cioé un raddoppio rispetto alle donne in normali condizioni).

Le principali fonti alimentari di folati sono i vegetali a foglia larga, il fegato, gli agrumi e il pane integrale. L’importanza della sua assunzione é da correlarsi alla prevenzione dei difetti del tubo neurale (spina bifida e anencefalia), patologie associate alla carenza di folati, di qui la ragione per cui alla donna gravida si consiglia di consumare in aggiunta alla normale dieta alimenti arricchiti o supplementi dietetici contenenti folati opportunamente studiati. Il loro supplemento sembra inoltre concorrere a ridurre il rischio di altre complicanze gravidiche (tra cui la pre-eclampsia e il ritardo di crescita intrauterino), malformazioni congenite, in particolare cardiovascolari e (forse) sviluppo successivo di tumori dei tessuti nervosi.

Le donne in gravidanza, inoltre, dovrebbero essere incoraggiate a consumare alimenti ricchi di ferro, quali carne magra, pesce, pollame, frutta a guscio e cereali arricchiti. La biodisponibilità del ferro é più elevata quando venga assunto con la carne o contemporaneamente a frutta ricca di vitamina C (agrumi in primis). Le linee guida consigliano un apporto di 30 mg di ferro durante la gestazione e l’aumentata assunzione andrebbe consigliata alla prima visita ginecologica dopo il concepimento.

In pratica, tenuto conto che la carenza di ferro può avere una serie di conseguenze e che, viceversa, una integrazione oculata é praticamente priva di rischi, si consiglia normalmente una integrazione che favorisca il deposito di ferro, utile sia per il periodo gravidico che per il post-partum. Tale aggiunta può essere particolarmente utile nei casi di gravidanze ravvicinate; invece, relativamente al periodo dell’allattamento, si ritiene che non ci sia un significativo aumento di fabbisogno rispetto alle donne in normale stato fisiologico.

L’apporto di ferro nei vegetariani deve essere controllato in base al tipo di dieta seguita (comprendente o meno uova e latte); normalmente una dieta vegetariana variegata e controllata può essere, relativamente al ferro, equivalente ad una alimentazione onnivora per un incremento dell’assorbimento operato presumibilmente dall’acido citrico nel contesto di una dieta ricca di verdura fresca e frutta.

Lo stato marziale della madre però andrà preventivamente accertato, tenendo anche conto degli altri deficit secondari che nelle vegetariane assolute possono essere presenti (in primo luogo, vitamina D e vitamina B12). L’assunzione di ferro può ridurre la biodisponibilità di zinco e rame; in caso di supplemento é quindi consigliabile associare al ferro un apporto di zinco e di rame. In tutti gli integratori per la gravidanza (anche in quelli più comuni) i tre minerali sono comunque presenti in associazione. Grazie all’aumentata efficienza nell’assorbimento del calcio durante la gravidanza e l’allattamento, l’apporto dietetico di questo minerale potrebbe non discostarsi molto da quello delle donne coetanee in normali condizioni fisiologiche.

Vista però la necessità di trasferire calcio al feto, sia durante la gravidanza che con il latte durante l’allattamento, é opportuno suggerire alla donna un aumento di assunzione attraverso prodotti caseari o con l’uso di integratori. Ci sono inoltre evidenze che indicano come un’integrazione di calcio e vitamina D possa essere particolarmente utile in alcune fasce della popolazione: donne poco esposte al sole e donne che non consumano prodotti di questo genere in quanto vegetariane, allergiche o intolleranti. L’apporto di vitamina B12 é invece critico per le donne che seguono una dieta vegetariana che escluda tutti gli alimenti di origine animale. In questi casi si deve consigliare il consumo di alimenti arricchiti o integratori alimentari idonei.

Quindi, come prima osservato, una dieta idonea può coprire in gran parte il fabbisogno di nutrienti necessari per la gravidanza e l’allattamento, tuttavia una integrazione multivitaminica e multiminerale risulta necessaria oltre che in donne “normali”, anche nelle seguenti categorie: donne alcoliste o fumatrici, donne che consumano diete vegetariane o non sbilanciate, gravidanze ravvicinate, gravidanze gemellari.

L’uso di integratori alimentari deve comunque essere fatto con cautela e va preferibilmente stabilito dal proprio medico, perchè anche nutrienti apparentemente privi di rischio possono, a dosi elevate o inadeguate, essere pericolosi (é ben noto a tal riguardo il caso degli effetti teratogeni di un eccesso di vitamina A in gravidanza); invece il consumo di integratori a base di piante o contenenti principi attivi vegetali andrebbe concordato con il medico, considerato che ingredienti a base vegetale possono essere controindicati in gravidanza e allattamento.

Redazione Scientifica

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