Attività fisica e benessere della donna: quando camminare fa bene alla salute

Da uno studio pubblicato sulla rivista Maturitas (2015) rivolto a 2.606 donne abitanti in Finlandia, di circa 49 anni, venivano considerate fisicamente attive le donne che svolgevano 2,5 ore alla settimana di attività fisica moderata (camminare veloce) od 1,25 ore di attività vigorosa (jogging o corsa) almeno due volte a settimana.

Per attività fisica moderata Si definisce quella attività che “comporta un lavoro così intenso come il camminare veloce”.
Viene svolta ad una intensità da 3 a 6 MET (tasso metabolico attivo/tasso metabolico a riposo) che corrisponde, per la maggior parte delle donne anziane sane, a camminare alla velocità di circa 4/6 km orari.

Secondo lo studio, le donne meno attive erano più propense a riconoscersi molto ansiose o di umore depresso, con sintomi vasomotori e problemi di memoria e concentrazione.

Di contro, le donne più attive avevano una maggiore salute auto percepita ed una migliore qualità globale della vita rispetto ad altre donne della loro età.

Il trend negativo
Negli ultimi anni, il numero delle persone attente al proprio benessere fisico, va sempre di più aumentando, anche se (dati Censis) il 37,8 % della popolazione italiana non svolge alcuna attività fisica o sportiva nel proprio tempo libero.

Complessivamente comunque, sono soprattutto le donne con problemi di sovrappeso e con problemi di obesità le persone più inattive. Va sottolineato che proprio nella fascia di età 45-54 anni, il tasso di obesità raddoppia rispetto alla fascia di età 35-44 (11,7% contro 5,4%).

Si stima che in Italia, poco più del 4% delle donne intorno ai 60 anni, svolge attività fisica strutturata e si prevede che la crescita della popolazione anziana femminile sarà nel 2050, di una persona su 5 con più di 65 anni.

Studi epidemiologici dimostrano che il livello di attività fisica è correlato a maggior aspettativa di vita attiva, a minore disabilità, a maggiore probabilità di sopravvivenza per donne di età superiore ai 65 anni, con conseguente minore spesa sanitaria.

Le line guida dell’Organizzazione mondiale della sanità
“L’attività fisica rappresenta un indicatore dello stato di salute individuale ed uno strumento terapeutico per ottimizzare la partecipazione della donna anziana alla vita sociale e produttiva”.
Le linee guida dell’OMS enunciano il concetto che l’attività fisica deve essere prescritta a tutti secondo un gradiente di salute/efficienza fisica, differenziando 2 obiettivi per la donna in menopausa/postmenopausa.

Il primo legato al mantenimento e al miglioramento dell’efficienza fisica e l’altro a quello dello stato di salute (prevenzione dell’osteoporosi, delle malattie coronariche, riduzione delle cadute, controllo del peso, ecc.).

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Come iniziare
Se non si è allenati, iniziare qualunque attività gradualmente, ascoltare il proprio corpo ed aumentare man mano l’intensità dell’allenamento.

In media si dovrebbero eseguire 30 minuti, almeno per tre volte la settimana, insieme a buone abitudini quotidiane quali camminare di buon passo, fare le scale a piedi, cambiare il proprio stile di vita ed optare per la home fitness a casa con pochi attrezzi o passeggiare nella natura almeno 40 minuti ogni giorno.

Un terzo della popolazione adulta non fa abbastanza esercizio fisico e questo cattivo stile di vita uccide oltre 5,3 milioni di persone all’anno, cifre analoghe a quelle riguardanti l’effetto del fumo.
I rischi della sedentarietà si ripercuotono sulla mortalità globale, sul diabete, sulla malattia coronarica e sui tumori, produce una riduzione delle aspettative di vita da 3 a 5 anni.

Dott.ssa Luisa Barbaro

Specialista in Ginecologia e Ostetricia

Dott.ssa Luisa Barbaro

Specialista in Ginecologia e Ostetricia