L’alimentazione pre-gravidica: occhio al peso e alle cattive abitudini

Noi siamo il risultato di ciò che nostra madre mangia

Lo stile di vita pre-gravidico può influenzare la vita del nascituro?
La risposta è si; numerosi studi hanno evidenziato quanto i regimi alimentari e le abitudini pre-gravidiche possano influenzare la vita del nascituro al pari, o in alcuni casi anche più, dei regimi adottati durante la gestazione.

Negli ultimi anni le ricerche scientifiche si stanno concentrando sull’epigenetica, una branca della genetica che studia i cambiamenti fenotipici, indipendenti dalle sequenze del DNA, regolati da sistemi di attivazione e inattivazione del nostro genoma che possono essere ereditati dalle generazioni successive e risentono fortemente dei fattori ambientali. L’ipotesi dell’origine fetale propone, infatti, che alcuni geni del feto possano essere “accesi” o “spenti” in base agli stimoli segnalati dall’ambiente a cui è stata esposta la madre in gravidanza.

Gli effetti della malnutrizione materna sono stati ampiamente studiati nei soggetti nati durante la seconda guerra mondiale in Olanda, a seguito della grande carestia che colpì la popolazione, costringendo le madri ad un regime dietetico molto scarno; eppure i meccanismi genetici dei nascituri si adattarono a tale condizione ambientale sviluppando un fenotipo che riuscisse a sopravvivere, immagazzinando grasso più efficacemente rispetto a coloro che non erano stati esposti ad un periodo di carestia nella vita uterina.

Fortunatamente le odierne condizioni ambientali sono ben lontane rispetto a quelle della seconda guerra mondiale, anzi le percentuali di popolazione obesa sono in costante aumento; ciò significa che coloro che sono nati tra il ’44 e il ’45 in Olanda saranno più avvantaggiati in un periodo di forte carestia, ma al contrario tenderanno a liberarsi con maggiore difficoltà del grasso in eccesso e avranno un rischio maggiore di contrarre diabete e malattia cardiovascolari.

Noi siamo il risultato di ciò che nostra madre mangia, per quanto possiamo migliorarci con una sana alimentazione e un’adeguata attività fisica è sempre bene ricordarsi, soprattutto quando ci si paragona a modelli più o meno realistici, che i nostri geni vengono programmati durante la vita uterina e ci accompagneranno per tutta la nostra esistenza; tuttavia se non possiamo “combattere” i nostri geni possiamo però adoperarci per garantire un corredo corretto per le generazioni future. Una meta-analisi condotta nel 2009 ha evidenziato come, rispetto alle donne normopeso, quelle obese o in condizione di malnutrizione avevano maggiore probabilità di partorire bambini con difetti cardiovascolari, della formazione del tubo neurale e dell’idrocefalo e molti altri difetti congeniti.

Pertanto è auspicabile una perdita di peso prima del concepimento, in modo da garantire un ambiente ideale alla crescita del feto che non lo condanni a sviluppare disturbi e disordini in età adulta. In condizioni di conclamata obesità, potrebbe verificarsi anche anovulazione e pertanto difficoltà di concepimento.
Tuttavia è stato dimostrato che in donne con IMC (Indice di Massa Corporea) tra 29 (sovrappeso) e 35 (obesità) anche piccole perdite di peso (circa 4-5 kg) in 6 mesi potevano avere un’enorme influenza sulla fertilità favorendo un concepimento naturale.

Tuttavia l’allerta non nasce solo per le donne che si affacciano alla prima gravidanza, ma anche e soprattutto, per le madri che faticano a perdere i kg eccessivi acquistati con gravidanze precedenti e ne programmano di nuove.

Una ricerca del Karolinska Instituet di Stoccolma ha evidenziato come il rischio di morte prima della nascita o nell’arco del primo anno di vita cresca in modo esponenziale se l’aumento ponderale tra la prima e la seconda gravidanza supera i 6 kg. Le percentuali di rischio si aggirerebbero intorno al 27% per le donne che avevano acquistato dai 6 agli 11 kg rispetto al loro peso stabile e fino al 60% per coloro che superavano gli 11 kg; al contrario si riduceva del 50% per i figli nati da donne che avevano ridotto di 6 kg il peso acquistato nella prima gravidanza.

Pertanto il consiglio per le donne in età fertile che programmano una gravidanza, anche a lungo termine, è quello di apportare quanto prima cambiamenti al loro stile di vita con un’alimentazione ipocalorica, che favorisca il calo ponderale, integrata da un’adeguata attività fisica che, oltre a coadiuvare il dimagrimento, può avere notevoli benefici anche durante la gestazione migliorando significativamente alcuni effetti sgradevoli che possono presentarsi in gravidanza come nausea, vomito e stipsi.

Particolare importanza nell’alimentazione non lo riveste solo la quota calorica, in quanto abbiamo precedentemente visto come anche le donne malnutrite siano esposte ai medesimi rischi di quelle sovrappeso, ma anche la composizione dei macro e micronutrienti presenti nella dieta quotidiana. Si consiglia di ridurre o eliminare gli alimenti a calorie “vuote”, in favore di frutta e verdura, prediligere i cereali integrali e fonti proteiche magre come pesce e carni bianche limitando il consumo di cibi più grassi come carni rosse o prodotti lattiero-caseari.

Infine si consiglia di prestare particolare attenzione al ferro, essenziale per il corretto sviluppo neurologico del feto, la cui integrazione è molto importante in gravidanza, ma è bene che il suo stoccaggio avvenga prima del concepimento onde evitare che si verifichino carenze.

A cura di
Laura Coluccio
Biologa nutrizionista