Il Papilloma virus: Pap-test e vaccino per prevenirlo

L’infezione da Papilloma virus (HPV) è uno dei principali fattori di rischio per il tumore della cervice, che si trasmette per via sessuale. L’infezione da HPV è molto frequente nella po­po­la­zio­ne: si stima in­fatti che oltre il 75% del­le donne sessualmente siano colpite dl virus nel corso della loro vita, con un picco di pre­va­lenza nelle giovani don­ne fino a 25 anni di età. La maggior parte delle infezioni da HPV (70-90%) è transitoria, in quanto il virus viene eliminato grazie al­l’azione del sistema immunitario prima di sviluppare un effetto patogeno. La persistenza dell’infezione virale è invece la con­di­zio­ne necessaria per l’evoluzione verso il carcinoma cervicale. L’acquisizione di un genotipo virale ad alto rischio au­menta la probabilità di infezione persistente. In questo caso si possono sviluppare lesioni pre­can­cerose che possono poi progredire fino al cancro della cervice.

La probabilità di progressione delle lesioni è correlata anche ad altri fattori, quali un inizio precoce dell’attività sessuale e l’elevato nu­mero di partner, il fumo di sigaretta, una dieta povera di frutta e verdura, l’obesità,l’uso a lungo termine di contraccettivi orali, e la co-infezione con altre infezioni sessualmente trasmesse. Generalmente il tempo che intercorre tra l’infezione e l’insorgenza delle lesioni precancerose, cioè quelle lesioni che se lasciate indisturbate possono por­tare al carcinoma, è di circa cinque anni, men­tre la latenza per l’insorgenza del carcinoma cervicale può essere di decenni.

Per que­sto, la prevenzione del car­ci­no­ma è ba­sa­ta su programmi di screening (monitoraggio periodico), che con­sen­to­no di iden­ti­fi­ca­re le lesioni pre­cancerose e di intervenire prima che evolvano in car­ci­noma. Nella fattispecie lo screening per il carcinoma del collo dell’utero con­siste nell’esecuzione periodica del Pap-test.

No­no­stan­te i pro­grammi di screening, il cancro del collo dell’utero rappresenta ancora oggi la seconda causa di morte in Europa per tumore tra le giovani don­ne tra i 15 e i 44 anni, dopo il tumore al seno. Soltanto in Italia ogni anno muoiono circa 1500 donne: 4 ogni giorno. Si stima che circa il 50% delle donne con diagnosi di carcinoma della cervice uterina non aveva eseguito il Pap-test l’anno precedente la diagnosi e un altro 10% non lo aveva fatto negli ultimi 5 anni prima della dia­gnosi. I nuovi orienta­men­ti per la gestione clinica dello screening citologico cervicale raccomanda­no di proporre alla donna uno screening che dovrebbe iniziare a 21 anni, ad intervalli di due fino ai 29 anni. Dai 30 in poi, le donne che hanno avuto per tre volte consecutive esiti negativi possono effettuare lo screening con un intervallo di 3 anni.

Una nuova possibilità di prevenzione del tumore del collo del­l’utero è la vaccina­zio­ne. Ne esistono due: uno bivalente (contro i tipi ad alto rischio 16 e 18 di HPV) ed uno te­tra­valente (contro i tipi a basso rischio 6 e 11 e ad alto rischio 16 e 18). Entrambi i vaccini vengono somministra­ti in 3 dosi per via in­tra­musco­la­re (a 0,1 e 6 mesi il bivalente, a 0,2 e 6 mesi il tetravalente) e non contengono virus intero: non possono in nessun caso causare infezioni o malattie. I vaccini antipapilloma virus, infatti, vengono considerati di nuova gene­razione in quanto sono ottenuti mediante tecniche di ingegneria genetica e con­tengo­no solo particelle del­l’involucro esterno del virus. Una volta introdotte nell’organismo, il sistema immunitario viene letteralmente preso in giro. Solo raramente possono verificarsi lievi effetti collaterali comuni a tutti i vaccini, come ad esempio un leggero rossore o prurito al sito di iniezione, o qualche linea di febbre di breve durata. La vaccinazione prima dell’inizio dei rap­porti sessuali è particolarmente vantaggiosa perché induce una pro­te­zio­ne efficace prima di un eventuale contagio da HPV. E’ bene sottolineare che il vaccino è preventivo e non curativo, per­tanto non è attivo contro le infezioni da HPV, le lesioni cervicali o i condilomi già pre­senti e che la donna sottoposta a vaccinazione venga comunque e regolarmente sottoposta a Pap-test, seguendo il programma di screening.

Redazione Scientifica

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