Sessualità in menopausa: come alleviare i disturbi

Tra i vari disturbi della menopausa, le donne lamentano diverse problematiche sessuali quali il calo della libido, la secchezza vaginale, la dispareunia e la sindrome genitourinaria, il tutto dovuto ad una carenza di estrogeni che rappresentano una grossa limitazione per la salute sessuale della donna.

Nel corso della menopausa fisiologica, infatti, la modificazione biologica primaria è una riduzione dei livelli circolanti di estrogeni con conseguenti modificazioni fisiologiche e psicologiche che influenzano la sessualità femminile e della coppia.

La diminuzione degli ormoni sessuali, ed in particolare degli estrogeni circolanti ed il declino della funzione ovarica con riduzione della sintesi di estrogeni, progesterone ed androgeni, porta a segni e sintomi variabili nella donna. I sintomi fisici possono sfociare in disagi psicosociali e relazionali quali la disfunzione sessuale, la diminuzione della libido, i disturbi del sonno e i disordini del tono dell’umore, l’ansia e la depressione.

Tra i segni obiettivabili con l’esame clinico e strumentale si possono notare una perdita dei peli pubici ed un’atrofia uro-genitale con involuzione dei genitali esterni, assottigliamento della mucosa vaginale, riduzione delle rughe e dell’elasticità e innalzamento del pH vaginale (dal normale 4 fino a 7). Si ha così la riduzione dell’eccitazione mentale e fisica, della lubrificazione e congestione genitale, l’impoverimento dell’orgasmo e la comparsa o peggioramento del dolore sessuale.

Molte donne infatti, almeno 1 su 3 in Europa, vivono con disagio tale condizione, raccontando di essere infelici o preoccupate, di sentirsi meno femminili, di vivere la vita sessuale come un fallimento e di provare insicurezza e bassa autostima, ansia e disagio nella relazione di coppia e sulla qualità della vita dei partner.

In uno studio globale delle attitudini e comportamenti sessuali, il 76% delle donne e l’82% degli uomini concordano con l’affermazione che “una vita sessuale soddisfacente è essenziale per mantenere una relazione di coppia” e che la riduzione dell’attività sessuale non è una conseguenza inevitabile del tempo che passa, infatti un alto numero di uomini e donne rimane sessualmente attivo anche nella “terza” e nella “quarta” età.

Nel 57% delle donne, la perdita dell’interesse sessuale è spesso dovuto a cambiamenti come la secchezza vaginale che rende il rapporto sessuale doloroso. Uno studio recente su donne sudamericane tra i 40 e i 64 anni ha documentato che in più della metà delle donne (51,3%) sessualmente attive, era presente un sintomo sessuale, in particolare dopo la menopausa, in donne di età superiore a 49 anni, in donne isterectomizzate ed in presenza di una disfunzione erettile del partner.

DISFUNZIONI SESSUALI: I SINTOMI

I sintomi sessuali riferiti dalle donne in menopausa sono il calo della libido, l’inabilità a raggiungere l’orgasmo, la difficoltà di lubrificazione, la mancanza di piacere sessuale ed il dolore sessuale durante la penetrazione. Le disfunzioni sessuali femminili (FSD) più importanti identificate sono quattro e riguardano il desiderio, l’eccitazione, l’orgasmo ed il dolore sessuale.

DESIDERIO

Il sistema neuroendocrino è la base istintuale di potenza del desiderio (libido) che è modulato da meccanismi emozionali (attrazione) e cognitivi (attaccamento). La costante interazione tra questo insieme di fattori dà origine alla passione, all’affezione ed al legame di appartenenza. Gli estrogeni influenzano la recettività sessuale sia a livello centrale (consapevolezza) che periferico (lubrificazione) mentre gli androgeni, il testosterone in particolare, direttamente o attraverso l’aromatizzazione ad estradiolo a livello del sistema nervoso centrale, contribuiscono all’impulso per l’attività sessuale (libido) e costituiscono un fattore iniziante il ciclo di risposta sessuale. Senza estrogeni, infatti, fattori trofici per i neuroni, la “neuroplasticità” e l’efficienza dei meccanismi cerebrali si riducono in modo drammatico con gravi conseguenze per le funzioni cognitive ed affettive. In menopausa può esserci ancora l’impulso fisico che può dipendere da un senso del benessere e non più dallo stato ormonale. Durante l’età della menopausa c’è una fase importante che i sessuologi definiscono la fase dell’eroticità, dipesa molto dalla qualità della relazione, dall’intimità emotiva e cognitiva nei confronti del partner e da una relazione sessuale ed affettiva soddisfacente. Il manifestare sentimenti di attrazione, fantasie, desideri, sogni erotici e sogni “ad occhi aperti”, oltre che l’esprimere autoerotismo, rappresentano un indicatore fedele della normalità della sfera organica fisica ed intrapsichica.

ECCITAZIONE

L’eccitazione sessuale è descritta come un mix di sensazioni soggettive, fisiche e mentali di eccitamento sessuale ed una obiettiva consapevolezza di sensazioni non genitali e genitali dovute all’inturgidimento vulvo-vaginale, alla lubrificazione ed alla tensione neuro-muscolare. In menopausa può esserci perdita del desiderio e dell’eccitazione sessuale insieme alla perdita di energia vitale con ansia, perdita di assertività, di voglia e gioia di vivere con bassa autostima e ritiro dalla vita sociale, tutti sintomi provocati dalla riduzione della dopamina. Tutti questi disturbi sono strettamente collegati con la psiconeuroendocrinologia, con i centri cerebrali, con i neurotrasmettitori e con il calo della funzione trofica e nutritiva degli ormoni sessuali, in particolare degli estrogeni e del testosterone. Infatti il primo organo ad essere colpito dalla loro carenza, è proprio il cervello ed in particolare i suoi centri cerebrali con riduzione dei loro neurotrasmettitori. Da questi infatti, dipendono il tono dell’umore (centro detto “serotoninergico”, che utilizza la serotonina), l’energia vitale (centro detto “dopaminergico” che utilizza la dopamina) e la vivacità della memoria e dell’intelligenza (centro detto “colinergico” che utilizza l’acetilcolina).

ORGASMO

Per quanto riguarda l’orgasmo è un riflesso sensitivo-motorio innescato da numerosi stimoli fisici e mentali che genera un senso di benessere e una soddisfazione modulati dal sistema neuroendocrino soprattutto quando la qualità dell’intimità emotiva ed il grado d’intesa con il partner sessuale sono molto elevati. La disfunzione sessuale femminile che riguarda l’orgasmo e la soddisfazione sessuale, è dovuta all’inabilità da parte della donna per difficoltà di lubrificazione, per calo della libido, per mancanza di piacere sessuale e per dolore sessuale durante la penetrazione.

DOLORE SESSUALE

Per quanto riguarda l’ultima disfunzione sessuale femminile e cioè il dolore sessuale, può essere dovuto a dispareunia, vaginismo e disturbi dolorosi non coitali. Il dolore durante i rapporti sessuali si verifica quando c’è atrofia (riduzione dello spessore di cute e mucose), distrofia (modificazioni qualitative dei tessuti) e quando diminuisce la lubrificazione vaginale e la vulva può andare incontro ad una progressiva restrizione dell’orifizio. Anche l’apparato urinario inferiore può andare incontro a fenomeni di atrofia favorendo le infiammazioni e quindi le cistiti, prolasso dell’utero per diminuzione del tono della muscolatura che sostiene gli organi genito-urinari e incontinenza urinaria da sforzo o da urgenza per diminuzione del tono della muscolatura delle pareti vaginali e della vescica. Uno dei quattro principali fattori di rischio definiti in termini tecnici “marker di vulnerabilità” che permettono di valutare se la donna stia andando incontro ad un invecchiamento problematico sessuale e generale con riduzione dell’aspettativa di salute, è proprio il grado di trofismo vulvare. Si tratta di valutare lo stato di nutrizione della vulva e ciò è un indicatore di salute di cute, mucose e di tutte le strutture vascolari in particolare della clitoride e dei corpi bulbo cavernosi. Un invecchiamento vulvare precoce è associato a secchezza e difficoltà orgasmiche perché nei corpi cavernosi c’è circa la metà del tessuto muscolare liscio in una donna di 60 anni, rispetto ad una di 20, e minori livelli di estrogeni e di androgeni nei tessuti. Un altro marker di vulnerabilità è il “valore del ph vaginale” modulato dai livelli di estrogeni presenti nei tessuti che con la menopausa tende a salire a 7.0 – 7.39, incremento che rispecchia e segnala la progressiva atrofia dell’intero apparato uro-genitale.

Il pH vaginale è una “spia” di vulnerabilità ad infezioni uro ginecologiche e problemi sessuali, è un marker della capacità di risposta del sistema vascolare genitale agli stimoli sessuali. Diminuendo gli estrogeni, sale il valore del pH ed il VIP (Vasoactive Intestinal Polipeptide), neurotrasmettitore che trasforma l’eccitazione mentale nella risposta vaginale di congestione e lubrificazione, è meno efficace, con il risultato che la donna inizia ad accusare secchezza vaginale e dispareunia, ossia dolore nei rapporti. Un’anamnesi sessuologica alla donna in menopausa, è sempre bene gestirla, perché le donne possono non essere disponibili ad iniziare spontaneamente una conversazione sul tema della sessualità, ma generalmente hanno piacere a ricevere domande in proposito. Quindi il ginecologo ha un ruolo centrale nella prevenzione, nella diagnosi e nella terapia dei sintomi sessuali femminili.

Un’anamnesi sessuale accurata con domande mirate, incluso l’uso dei farmaci e i fattori di rischio relativi alle abitudini di vita, sono parte integrante dell’approccio con la donna. Con un counseling adeguato deve saper dare l’opportunità alla donna di parlare della propria sessualità e con un ascolto attivo non giudicante, far sentire la paziente accettata e compresa. Numerosi fattori biologici e socio-relazionali si correlano alla salute sessuale femminile in un’ottica multidimensionale. Al di là dell’età e dello stato ormonale, numerose condizioni cliniche e patologie croniche assai comuni (diabete, ipertensione arteriosa, incontinenza urinaria, depressione ecc..) possono esercitare un impatto negativo sulla sessualità femminile sia per l’azione diretta sui circuiti anatomo-funzionali che sottendono la risposta sessuale, sia per i risvolti psicorelazionali che sempre accompagnano uno stato di malattia e/o disabilità. Farmaci, interventi chirurgici, patologie tumorali hanno anch’essi notevoli risvolti sulla funzione sessuale per cui gli studi propongono un adeguato “counseling” pre e post intervento per facilitare l’adattamento individuale e di coppia.

PROSPETTIVE TERAPEUTICHE

Di fronte alla valutazione della funzione sessuale e delle disfunzioni sessuali femminili, è fondamentale formulare una diagnosi positiva soltanto quando il disturbo sessuale è fonte di significativo disagio personale e relazionale. Dal punto di vista clinico, è molto importante riconoscere il sintomo sessuale dominante e tenere in considerazione la durata, il contesto e l’insorgenza al fine di mettere in atto una strategia terapeutica appropriata. Per la sindrome del desiderio ipoattivo, esiste un rimedio che è il cerotto transdermico, a base di testosterone, consigliato soprattutto a donne con disagio e sottoposte ad isterectomia e ovariectomia bilaterale (in menopausa chirurgica). E’ stato dimostrato che la terapia ormonale è in grado di alleviare i sintomi fisici ed i segni neurovegetativi e motori che ledono l’identità sessuale, potendo influenzare positivamente la qualità della vita. Le evidenze scientifiche relative alla terapia combinata continua per via orale con E2/DRSP , indicano che è possibile avere un eccellente profilo di efficacia, grazie all’ottimo controllo dei sintomi menopausali, con riduzione significativa dei segni a carico di organi e tessuti. Buoni risultati si ottengono anche con il Tibolone soprattutto nei confronti del calo del desiderio e della libido.

In arrivo anche il “Viagra rosa” a base di Flibanserin, nato come antidepressivo la cui molecola agisce sui recettori della serotonina, il neurotrasmettitore della felicità, la cui carenza è coinvolta nei disturbi dell’umore, e su altri due trasmettitori cerebrali fondamentali, dopamina e noradrenalina. Il Flibanserin dovrebbe risolvere il problema del calo del desiderio sessuale nelle donne, che ha come conseguenza l’aumento dello stress ed il calo dell’autostima fino ad arrivare alla depressione.

Una donna su dieci soffre di calo del desiderio che in premenopausa è chiamato ipoattivo per il disagio emotivo che causa e che adesso, con la flibanserina, si può risolvere visto che la molecola agisce sui neurotrasmettitori, tra cui dopamina (legata all’appagamento) e noradrenalina (rilasciata quando subiamo uno stimolo esterno “vivo”). Ci sono ancora riserve sul farmaco che riguardano gli effetti collaterali riscontrati come pressione bassa, svenimenti, nausea, capogiri e stanchezza, inoltre non deve essere assunta insieme all’alcol e ad altri farmaci come gli antimicotici. Si chiama Addji, punta a stimolare solamente il piacere intervenendo così sulla libido femminile (problema di etica) ed agisce a livello chimico sul cervello influenzando umore e desiderio a differenza del maschile Viagra che agisce in maniera meccanica e serve soltanto al momento dell’atto sessuale. L’Addji ha un’assunzione giornaliera e continuativa per cui bisogna valutare bene il rapporto rischio – beneficio ed il fattore “dipendenza”.

DOLORE SESSUALE

Per quanto riguarda il dolore sessuale (dispareunia-vaginismo-disturbi dolorosi non coitali) si consiglia di utilizzare la terapia ormonale locale a base di Estriolo “micro dosato” per l’atrofia vaginale. Nei casi di ipotrofia della mucosa vaginale marcata si utilizza da poco tempo un laser per l’equilibrio trofico del tessuto vaginale (Monna Lisa Touch); nei casi di Lichen scleroatrofico vaginale è stato ultimamente sperimentato con buoni esiti l’innesto di cellule mesenchimali di derivazione adiposa e l’infiltrazione di fattori piastrinici con la stretta collaborazione di un chirurgo plastico. Nel campo degli integratori naturali, possiamo trovare nuove sostanze come il Testofen, estratto di fieno greco standardizzato al 50% in Fenuside, un amplificatore dell’ormone maschile. Stimola la produzione di testosterone e promuove anche la secrezione di deidroepiandrosterone (DHEA) dalle ghiandole surrenali. Testofen migliora la libido e può accendere il desiderio sessuale oltre il 25% insieme alla creatina, al magnesio ed al potassio. Altri due principi attivi migliorano le funzioni sessuali quali l’ac. Pfaffico con Betaecdysterone ed il Lepidium Meyenii.

Esiste anche un integratore naturale a base di dioscorea e tribolo comune che svolge azione tonica e di sostegno metabolico. Altri integratori alimentari a base di Muira Puama, Damiana,frutta mixMaca, Ginseng, Ginkgo Biloba e Vitis Vinifera, sono efficaci nelle disfunzioni sessuali femminili, in particolare aumentano la sensibilità clitoridea, favoriscono la lubrificazione vaginale, donano orgasmi più intensi e riaccendono il desiderio. A parte questi fitocomplessi naturali, si potrebbero consigliare gli antiossidanti ( Ac. Alfa lipoico, Omega-3, Vit. E) e gli antiastenici: proteine, Fe, betacarotene, Vit. B5, B6, B12, Sali minerali e nuovi estratti vegetali.

ALIMENTAZIONE

Per quanto riguarda la terapia topica locale sono consigliati lubrificanti, umettanti, idratanti, lenitivi ecc. Sì, dunque, ai cibi “amici” dell’amore ad alto indice erotico: asparagi, avocado,banana (bufoterina), caviale (zinco), cacao e cioccolato (stimolante ed antidepressivo), chiodi di garofano, fico, mandorle, miele (luna di miele), ostriche e molluschi (glicogeno e minerali), peperoncino (vasodilatazione), zafferano (stimolante) e zenzero (riattiva circolazione del sangue).

A cura di: Dott.ssa Luisa Barbaro – Specialista in Ginecologia 

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