La laserterapia in oculistica: come e quando intervenire

L’Oftalmologia è la branca della Medicina che più e prima di tutte le altre ha sfruttato le potenzialità terapeutiche, e non solo, della luce, o meglio dell’interazione di essa con i tessuti biologici. È noto quanto sia dannoso guardare intensamente una sorgente luminosa a lungo, qualsiasi essa sia. È della metà del secolo scorso l’acquisizione, dopo svariati tentativi sperimentali, di poter fotocoagulare settori retinici molto piccoli attraverso lo sfruttamento della luce solare o artificiale ingegnosamente focalizzata. Rimaneva comunque un miraggio poter disporre di un raggio di luce coerente, monocromatico e ad alto contenuto energetico con il quale intervenire secondo bisogno sulla retina nel vivente.

La scoperta del raggio laser realizzò questo sogno e spalancò enormi frontiere alla Medicina in generale e all’Oftalmologia in particolare. L’evoluzione tecnologica ha portato alla disponibilità di strumenti maneggevoli, affidabili, precisi seppure ancor oggi particolarmente costosi. L’effetto dell’interazione tra il laser e i tessuti biologici varia in relazione a numerosi fattori; tra questi particolare importanza rivestono la quantità di energia utilizzata, il diametro degli spot ed il tipo di tessuto colpito. In Oftalmologia si utilizzano principalmente l’Argon Laser, il Nd:YAG Laser ed il Laser ad Eccimeri.

L’Argon Laser produce una radiazione compresa nella parte blu/verde dello spettro luminoso. Tali lunghezze d’onda vengono ben trasmesse dai mezzi diottrici del bulbo e ben assorbite dall’epitelio pigmentato retinico, dai pigmenti ematici, dai vasi retinici. Determina una fotocoagulazione dei tessuti colpiti.  Applicazioni: Fotocoagulazione e Goniotrabeculoplastica.

Il Nd: YAG Laser emette lunghezze d’onda nello spettro dell’infrarosso e viene utilizzato soprattutto per il suo effetto fotomeccanico, dirompente sui tessuti che colpisce. Esplica anche un’azione termica. Applicazioni: Iridotomia e Capsulotomia Posteriore.

Il Laser ad Eccimeri emette radiazioni nel campo dell’ultravioletto ed interagisce con i tessuti attraverso un effetto fotochimico, determinando anche la dissoluzione dei legami chimici. Tale raggio ha la potenzialità di vaporizzare ad ogni impulso una strato di tessuto minimo senza danneggiare quelli circostanti con effetto termico. Applicazioni: Chirurgia Corneale.

Nella pratica oftalmologica tali apparecchiature vengono utilizzate nella prevenzione e nella cura di svariati quadri clinici.

La fotocoagulazione con il Laser ad Argon è comunemente utilizzata nella delimitazione di zone retiniche periferiche degenerate o caratterizzate dalla presenza di fori o rotture, allo scopo di prevenire l’eventualità più pericolosa vale a dire il distacco di retina. Si coagula la retina in più punti eseguendo una vera e propria barriera di delimitazione di tali zone a rischio. Inoltre viene utilizzato in numerose patologie vascolari della retina, laddove per sofferenza delle arterie e/o delle vene si determinano lesioni tissutali anche irreversibili. Ad esempio nella Retinopatia Diabetica l’azione coagulante (focale o diffusa) può preservare quella porzione retinica ancora non interessata e funzionalmente vitale. Anche il Retinoblastoma può essere aggredito dal Laser sia direttamente, bruciandone la massa, sia fotocoagulando i vasi che ne apportano il nutrimento.
Alcune patologie maculari (la macula è quella porzione retinica centrale specializzata nella visione dei dettagli e dei colori e quindi molto importante nella determinazione dell’acuità visiva) possono essere trattate fotocoagulando le neoformazioni vascolari eventualmente presenti e che nell’evoluzione potrebbero irrimediabilmente compromettere la funzione visiva. Comunque la zona centrale di tale distretto deve  accuratamente essere preservata anche dall’azione del laser poiché deputata alla visione centrale.

L’effetto del Nd:YAG Laser viene sfruttato in diversi quadri clinici. Primo fra tutti la cosiddetta cataratta secondaria o opacizzazione della capsula posteriore. Tale quadro insorge dopo l’intervento di asportazione del cristallino catarattoso. La membrana fisiologica sulla quale la IOL (lente intraoculare) viene adagiata può per motivi non ancora chiariti opacizzarsi con notevole impedimento visivo. Focalizzando il raggio laser su tale struttura si può produrre una breccia centrale che consente il ripristino della visione ottimale da parte del paziente.

Altra indicazione di utilizzo frequente dell’ Nd:YAG Laser è il glaucoma ad angolo stretto o chiuso, dove attraverso l’azione del raggio luminoso si determina un foro nell’iride al fine di ripristinare la normale idrodinamica oculare. L’iridotomia può avere anche significato preventivo in un occhio sano. Nel glaucoma ad angolo aperto o cronico, malattia frequente ed insidiosa, può trovare indicazione nel cursus terapeutico una fotocoagulazione del trabecolato corneo-sclerale (sistema di filtrazione dell’umore acqueo dall’interno del bulbo all’esterno) con l’intento di allargarne le maglie e renderlo più permeabile. Di acquisizione relativamente recente è l’utilizzo del Laser ad Eccimeri nella correzione delle Ametropie ed in particolare della Miopia. In tal caso si esegue una vera e propria fresatura della parte centrale ottica della cornea di uno spessore pari a compensare le diottrie in difetto. Tale appiattimento della superficie corneale diviene possibile per le particolari caratteristiche di tale raggio laser che dissolvendo frazioni piccolissime di tessuto, non intacca il territorio circostante, e permette un agevole e rapido processo di cicatrizzazione e riepitelizzazione a carico della cornea.

In linee generali tutti i Difetti Refrattivi possono correggersi, anche se i risultati migliori si ottengono nella correzione della Miopia. Sono candidabili alla Chirurgia Refrattiva tutti i pazienti che non tollerano più l’utilizzo di occhiali o lenti a contatto purchè abbiano un determinato spessore corneale (pachimetria) ed appositi parametri topografici corneali, ma soprattutto devono essere dotati di una notevole motivazione ad operarsi, in quanto si tratta pur sempre di un intervento estetico.

Tale carrellata sintetica e piana almeno nelle intenzioni, indica quelle applicazioni cliniche routinarie che l’oftalmologo utilizza nello svolgimento della sua professione. Molte altre metodiche sono in corso di sperimentazione e altre macchine verranno messe a disposizione dal progresso tecnologico e dallo studio dei materiali.

A cura di: Dott.ssa Olimpia Guarino
Specialista in Oftalmologia

Redazione Scientifica

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