fotoringiovanimento

Il fotoringiovanimento laser non ablativo

Il fotoringiovanimento laser non ablativo rappresenta una soluzione vantaggiosa e non invasiva

Il collagene rappresenta il sostegno necessario alla nostra pelle. Un suo difetto ne compromette l’aspetto, spegnendone la giovinezza. A causa del cronoaging, la produzione del collagene si riduce fisiologicamente, provocando la formazione di rughe e la perdita di tono. Col trascorrere delle primavere, le cellule che lo producono normalmente, i fibroblasti, diventano quiescenti trasformandosi in fibrociti. Nell’individuo giovane la deposizione di nuovo collagene risulta maggiore rispetto all’azione delle collagenasi (enzimi che lo degradano), col passare del tempo questo rapporto si inverte.

Una esposizione al sole non corretta (fotoaging) può creare, oltremodo, danno alla produzione di elastina (proteina che contribuisce col collagene a mantenere elasticità e idratazione del derma), causando la comparsa di macchie ed ispessimenti di diversa natura. La tecnologia è venuta incontro all’esigenza costante della società moderna di un aspetto giovanile e fresco, con l’introduzione di metodiche per il fotoringiovanimento laser e non.

I vantaggi del laser

Il fotoringiovanimento laser non ablativo rappresenta una soluzione vantaggiosa e non invasiva per migliorare l’aspetto della superficie delle propria pelle migliorando contemporaneamente le alterazioni del colore e quelle della trama cutanea, senza dover affrontare un post-operatorio impegnativo e a tutto vantaggio della compatibilità con le proprie esigenze di vita di relazione, sociali e lavorative, che potranno riprendere quasi nell’immediato e senza conseguenze visibili. Il downtime post-laser, infatti, diminuisce notevolmente rispetto ai laser ablativi e il paziente può riprendere le sue normali attività quasi da subito.

L’effetto del trattamento laser, oltre che sui target specifici (emoglobina, acqua e melanina), è infatti legato alla biostimolazione profonda della pelle e delle strutture connettivali e dell’epidermide. Tale effetto risulta progressivamente visibile nelle settimane e nei mesi successivi la procedura, stabilizzandosi. Le tecniche non invasive per il ringiovanimento della pelle si stanno rapidamente affermando come un nuovo standard nel trattamento delle rugosità e del tono generale cutaneo. Prove istologiche suggeriscono che il ringiovanimento cutaneo non ablativo è associato ad un aumento della produzione di collagene1. Molteplici lunghezze d’onda e modalità di trattamento laser sono state provate per questa procedura con vari gradi di successo.

Le sorgenti laser

Le sorgenti più ampiamente adoperate sono i laser che utilizzano lunghezze d’onda come 1540 nm ad Erbium e 1340 nm a Nd:YAG, il Laser Q-Switched frazionato 532 nm e 1064 nm e la più recente terapia biofotonica con luce Blu (400-500 nm).

L’utilizzo di IPL (Intense Pulsed Light) per il fotoringiovanimento appare in leggero declino. Questi laser, con più sedute, possono mostrare un evidente miglioramento delle rughe evitando laser ablativi che presentano un downtime più lungo e insidioso. La terapia laser a Erbium che utilizza una lunghezza d’onda di 1540 nm, penetrando fino a 1,4 mm, induce un danno termico controllato consentendo il successivo rimodellamento del collagene preservando l’epidermide2 e inducendo un miglioramento delle rughe del volto3. Vengono effettuate circa 2-3 sedute, a distanza di un mese l’una dall’altra, con un downtime blando che prevede un leggero eritema per qualche giorno. Lo stesso vale per la lunghezza d’onda di 1340 nm del Nd:YAG.

L’utilizzo del laser Q-Switched frazionato è un metodo sicuro ed efficace privo di effetti collaterali importanti e recidive4,5. Questo tipo di device viene utilizzato per la rimozione di macchie cutanee superficiali benigne del volto dovute a sconsiderata esposizione solare. L’obiettivo è colpire il target specifico di questo laser, cioè il pigmento presente a livello superficiale con l’utilizzo di una sorgente a 532 nm o più profondo con l’utilizzo di una sorgente a 1064 nm. Vengono effettuate, di solito, due sedute distanziate tra loro da circa 3 settimane, determinando un visibile fotoringiovanimento con effetto depigmentante.

Il post laser è blando. Possono verificarsi: eritema lieve della durata di un paio di giorni ed edema leggero soprattutto in aree lasse e prive di strutture anatomiche di sostegno, come la zona perioculare. Il fotoringiovanimento, attraverso l’utilizzo della stimolazione non ablativa e non termica delle cellule con luce a bassa energia e a banda stretta, è stata definita fotomodulazione2. I diodi a emissione luminosa (LED) sono emettitori a banda stretta e a bassa energia che conducono, senza effetto termico, alla fotomodulazione tramite la stimolazione di alcuni organelli cellulari, i mitocondri.

La terapia biofotonica

L’azione della terapia biofotonica con sorgenti LED di lunghezza d’onda compresa tra 440-470 nm, si svolge infatti a livello mitocondriale attraverso il meccanismo della citocromo ossidasi. La citocromo ossidasi è l’enzima terminale della catena respiratoria che permette di trasferire gli elettroni dal citocromo C alle molecole di ossigeno. Ciò attiva la produzione di anione superossido che stimola la sintesi di ATP.

La terapia LED a 440-470 nm con l’ausilio di un gel fotoconvertitore, che ha lo scopo di ampliare lo spettro d’emissione, porta alla stimolazione di collagene ed elastina e all’inibizione delle collagenasi. Il protocollo prevede un trattamento alla settimana per 4 settimane consecutive. Ogni seduta è indolore e dura pochi minuti. Gli studi istologici dimostrano che a distanza di 3 mesi dall’ultima seduta si ha un evidente rimodellamento del collagene con aumento della sostanza fondamentale e diminuzione della rugosità di superficie. Il collagene può aumentare, dopo il ciclo di trattamento, fino al 400%6.

Bibliografia
Bibliografia 1. Dermatol Surg. 2000; 26: 915–918. Full-face nonablative dermal remodeling with a 1320 nm Nd:YAG laser. Goldberg DJ et al. 2. J Biomed Opt. 2010 May-Jun;15(3): 038002. doi: 10.1117/1.3449736. Nonablative skin rejuvenation devices and the role of heat shock protein 70: results of a human skin explant model. Helbig D et al. 3. J Dermatolog Treat. 2015 Jun; 26(3): 252-6. doi: 10.3109/ 09546634.2014.933765. Non-ablative fractionated laser skin resurfacing for the treatment of aged neck skin. Bencini PL et al. 4. J Cosmet Dermatol. 2018 May 3. doi: 10.1111/jocd.12432. High-fluence 1064-nm Q-Switched Nd:YAG laser: Safe and effective treatment of café-au-lait macules in Asian patients. Baek JO et al. 5. Lasers Med Sci. 2018 Apr; 33(3): 581-588. doi: 10.1007/s10103-017-2416-2. Potential role of S100A8 in skin rejuvenation with the 1064-nm Q-switched Nd:YAG laser. Qin Y et al. 6. In IV, SPIE Photonics West BIOS, San Francisco 28 January – 2 February 2017. Introducing: photobiomodulation by low energy chromophore-induced fluorescent light. Mechanisms of Photobiomodulation Therapy. Nielsen ME et al.

tinea

La tinea: tutta colpa dei funghi

Le infezioni da funghi dermatofiti vengono descritte con il termine latino “tinea”, seguito dalla specificazione della sede colpita: tinea capitis, tinea faciei, tinea barbae, tinea corporis, tinea manuum, tinea pedis, tinea cruris e tinea unguium1-3.

La tinea rappresenta una dermatofitosi ubiquitaria causata da tre generi differenti di dermatofiti: TrichophytonMicrosporum ed Epidermophyton che si distinguono per la forma dei macroconidi che si sviluppano in coltura.

I dermatofiti si nutrono della cheratina presente nello strato corneo dell’epidermide e degli annessi cutanei, provocando delle caratteristiche chiazze di colore rosa-rossastro, a bordi netti e microvescicolari e a progressiva apparente guarigione centrale.

Data la loro caratteristica di essere cheratinolitici (dotati di cheratinasi) e cheratinofili, questi funghi sono capaci di lisare le strutture cornee e di utilizzare, come nutrimento, i prodotti di demolizione.

I dermatofiti che, più frequentemente, invadono i capelli, la pelle e le unghie sono: Trichophyton mentagrophytes e verrucosum, Microsporum canis ed Epidermophyton floccosum4.

I capelli colpiti possono mostrare un’infezione del tipo ectotrix o endotrix (tigna favosa). Nel caso di microsporia, presentano una fluorescenza giallo-verdastra alla luce ultravioletta.

I Cani e i gatti sono gli ospiti naturali del fungo Microsporum canis5. Causa circa il 90% delle micosi nei gatti e circa il 60% delle micosi nei cani. La propagazione avviene attraverso spore presenti nell’ambiente (in particolare zone umide, terreno e scarpe).

In alcuni casi, ci potrebbe essere una risposta suppurativa dell’ospite all’infezione fungina che caratterizza le dermatomicosi dei follicoli piliferi della barba6 e del cuoio capelluto, il Kerion Celsi7,8.

Quest’ultima è dovuta all’infezione da parte di dermatofiti zoofili, talvolta geofili, complicata da agenti batterici9. L’affezione risulta comune nelle zone rurali.

Come si manifesta

La tinea corporis, invece, si manifesta con lesioni costituite inizialmente da una macula eritematosa, pruriginosa, il cui centro è squamoso.

I margini sono vescicopapulari e la chiazza si estende centrifugamente, talora assumendo aspetti a bersaglio.

L’utilizzo sconsiderato di steroidi topici potrebbe sconvolgere l’aspetto clinico tipico della malattia per la perdita della maggior parte degli elementi semeiotici, causando una forma particolare di tinea chiamata incognito10-12, caratterizzata de remissioni spontanee ed estensioni dell’infiammazione.

Le dermatofizie possono colpire anche le grandi pieghe, la cute glabra, le mani e i piedi.

La trasmissione della tinea avviene per contatto diretto cutaneo con persone o animali infetti, oppure indirettamente tramite spore presenti in: biancheria, indumenti, strumenti professionali, spazzole e pettini.

Diagnosi

La diagnosi, spesso già clinicamente evidente, può essere confermata con il prelievo di materiale biologico, che viene esaminato attraverso la microscopia diretta e messo in coltura su terreno di Sabouraud (acqua, glucosio, peptone, agar) per identificare il tipo di fungo coinvolto.

Grazie a tali tecniche, il medico specialista può programmare una terapia antimicotica specifica per l’agente eziologico, tenendo in considerazione anche lo stato immunologico del paziente, il tipo di zona colpita dalla tinea e l’estensione delle manifestazioni cliniche.

La diagnosi differenziale, a seconda dell’area del corpo colpita, viene posta con: pitiriasi rosea di Gibert, eczematidi, eruzioni da farmaci, dermatite nummulare, eritema multiforme, pitiriasi versicolor, eritrasma, psoriasi, sifilide secondaria, alopecia areata e micosi fungoide13,14.

Terapia

La terapia si avvale di farmaci antimicotici, usati sia per applicazione locale (creme, polveri, lozioni) che per via sistemica; quest’ultima risulta più indicata nelle forme estese, nelle infezioni croniche o di vecchia data15.

I farmaci più utilizzati per via sistemica sono il fluconazolo, l’itraconazolo, la terbinafina e la griseofulvina16-18.

I derivati imidazolici bloccano la sintesi dell’ergosterolo, molecola non presente nell’organismo delle cellule eucariote dei mammiferi: le proprietà della membrana cellulare si modificano e si altera la permeabilità e l’attività dei suoi enzimi.

Nei pazienti pediatrici che soffrono di prurito severo potrebbero essere frequenti superinfezioni batteriche, soprattutto da parte di Staphylococcus aureus19.

Trattamento

Il trattamento è di solito abbastanza lungo, dato che la risoluzione completa della malattia richiede circa tre settimane. Di fondamentale importanza risulta la prescrizione di detergenti riacidificanti e medicati, adatti a contrastare l’evolversi della patologia e/o a prevenire eventuali recidive.

A cura di 
Dott. Paolo Caterino
Specialista in Dermatologia e Venereologia

Bibliografia

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