Demenza senile: 3 caffè al giorno per ridurre il rischio

Basterebbero 3 tazzine di caffè al giorno per ridurre il rischio di demenza.

E’ quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista The Journals of Gerontology, Series A: Biological Sciences and Medical Sciences.

La ricerca ha coinvolto circa 6500 donne sopra i 65 anni nell’arco di 10 anni.

In base ai dati raccolti, i ricercatori hanno calcolato che chi assume 261 milligrammi di caffeina (l’equivalente di 3 tazze di espresso e 2 di moka) presenta un rischio di ammalarsi di demenza ridotto del 36%.

Per chi preferisce il tè, la dose sale a 5 tazze di tè nero.

Secondo un altro studio osservazionale condotto dal National Cancer Institute, le persone che hanno bevuto caffè, non importa quanto o che tipo, erano più longevi per un periodo di 10 anni rispetto ai bevitori di non-caffè.

Il team del National Cancer Institute ha utilizzato i dati delle persone che hanno preso parte a un ampio studio genetico in Gran Bretagna chiamato UKBankbank. Più di mezzo milione di persone si sono offerte volontarie per donare il sangue e rispondere a domande dettagliate sulla salute e sullo stile di vita per la ricerca in corso su geni e salute.

Il team ha analizzato chi ha bevuto caffè – quantità e tipo, anche decaffeinato – e ha cercato differenze in diversi geni coinvolti nel metabolizzare la caffeina. Poi hanno esaminato i tassi di mortalità in oltre 10 anni di studio.

Persino le persone che hanno dichiarato di aver bevuto più di otto bicchieri al giorno avevano meno probabilità di morire, in media, rispetto ai non bevitori.

I volontari erano per lo più britannici e avevano diverse abitudini di bere caffè rispetto a gran parte del resto del mondo. Per prima cosa, erano più propensi a bere un caffè istantaneo.

Studio canadese: la pasta non fa ingrassare

Lo studio suggerisce che la pasta può essere parte di una dieta sana senza mettere chili in eccesso

I carboidrati non godono di molta stima tra la stampa e spesso vengono indicati come responsabili dell’obesità. Un nuovo studio, tuttavia, suggerisce che questa attenzione negativa potrebbe essere immotivata.

A differenza della maggior parte dei carboidrati “raffinati”, che sono rapidamente assorbiti nel flusso sanguigno, la pasta ha un basso indice glicemico. Il che significa che provoca minori aumenti dei livelli di zucchero nel sangue rispetto a quelli causati dal consumo di alimenti con un alto indice glicemico.

La ricerca

I ricercatori del St. Michael’s Hospital in Canada hanno effettuato una revisione sistematica e una meta-analisi di tutte le prove disponibili da studi randomizzati controllati.

Lo studio ha scoperto che la pasta non ha contribuito all’aumento di peso o all’aumento del grasso corporeo

Hanno identificato 30 studi di controllo randomizzati che hanno coinvolto quasi 2.500 persone che hanno mangiato pasta invece di altri carboidrati come parte di una dieta sana a basso indice glicemico. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista BMJ Open.

I risultati

“Lo studio ha scoperto che la pasta non ha contribuito all’aumento di peso o all’aumento del grasso corporeo”, ha dichiarato John Sievenpiper, uno scienziato del St. Michael’s Hospital. “In realtà l’analisi ha mostrato una leggera perdita di peso, quindi contrariamente alle preoccupazioni, forse può essere parte di una dieta sana come una dieta a basso indice glicemico”, ha affermato Sievenpiper.

Le persone coinvolte nelle sperimentazioni cliniche hanno mangiato in media 3,3 porzioni di pasta alla settimana invece di altri carboidrati. Una porzione equivale a circa mezzo bicchiere di pasta cotta. Al termini, è emerso che hanno perso circa mezzo chilo con un follow-up di 12 settimane.

I ricercatori hanno sottolineato che questi risultati sono generalizzabili alla quella consumata insieme ad altri alimenti a basso indice glicemico come parte di una dieta a basso indice glicemico.

“Nel valutare le prove, ora possiamo dire con una certa sicurezza che la pasta non ha un effetto negativo sugli esiti del peso corporeo quando viene consumata come parte di un regime alimentare sano”, ha affermato Sievenpiper.

camminata

Poco esercizio fisico più nocivo del fumo e del diabete

Svolgere poco esercizio fisico potrebbe rappresentare un serio rischio per la salute, maggiore rispetto al fumo, al diabete o alle malattie cardiache.

A dirlo sono i ricercatori della Cleveland Clinic che hanno studiato più di 122.000 pazienti che hanno partecipato a test su tapis roulant tra il 1991 e il 2014.

I risultati

I risultati hanno mostrato che una migliore forma fisica cardiorespiratoria era legata ad un maggiore benessere. Ciò si traduce in un maggiore benessere. Mentre la forma aerobica estrema forniva i maggiori benefici, specialmente ai pazienti sopra i 70 anni e ai pazienti con ipertensione.

Lo studio ha anche affermato che il rischio rappresentato dal non svolgere esercizio fisico era lo stesso o superiore ai tradizionali fattori di rischio come il fumo o il diabete.

La ricerca è stato pubblicato il 19 ottobre sul Journal of American Medical Association Network Open.

Uno studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rilevato che 1,4 miliardi di persone in tutto il mondo sono fisicamente inattive. Ciò aumenterebbe il rischio di malattie come il diabete.

Un rapporto dei Centers for Disease Control and Prevention ha affermato che solo il 23% degli americani stava facendo abbastanza esercizio fisico.

Le linee guida CDC suggeriscono di sottoporsi a 150 minuti di esercizio aerobico moderato alla settimana, insieme ad attività di potenziamento muscolare due volte a settimana.

Poco esercizio ma costante

Ma anche l’esercizio per due giorni alla settimana potrebbe offrire vantaggi significativi. A sostenerlo è uno studio dell’Istituto per l’esercizio fisico e la medicina ambientale al Texas Health Presbyterian Hospital e all’University of Texas Southwestern Medical Center.

Secondo i ricercatori, praticare esercizio fisico da due a tre giorni alla settimana poteva ridurre al minimo l’irrigidimento delle arterie di medie dimensioni.

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sonno

Ecco gli alimenti amici del buon sonno

Per dormire meglio dimenticate il latte caldo

Secondo un studio condotto dall’Università della Pennsylvania, mangiare pesce può essere la chiave per dormire meglio la notte.

La ricerca, pubblicata su Scientific Reports, ha stabilito che esiste un’associazione diretta tra il consumo regolare di pesce e l’alta qualità del sonno tra gli scolari cinesi; probabilmente grazie alla presenza di acidi grassi Omega-3.

In gran parte a causa di quel miglioramento del sonno, i ricercatori hanno scoperto che i bambini hanno anche ottenuto punteggi più alti nei test del QI.

Dormire meglio mangiando pesce

“Esiste una relazione tra consumo di pesce e funzionamento cognitivo. Quello che documentiamo qui è che è il miglior sonno che spiega la relazione.

Lo studio

I ricercatori hanno chiesto a 541 scolari in Cina di età compresa tra 9 e 11 anni di descrivere le loro abitudini alimentari, compresa la frequenza con cui hanno mangiato pesce.

I loro genitori, nel frattempo, sono stati invitati a rispondere a domande sui modelli di sonno dei loro figli. Gli studiosi  hanno poi somministrato ai bambini un test di QI al compimento del dodicesimo anno.

I risultati

Hanno trovato un legame tra il consumo regolare di pesce – più se ne mangia, più fa bene – ed un significativo miglioramento della qualità del sonno, ottenendo punteggi QI più alti.

Anche se lo studio ha coinvolto i bambini, per gli studiosi i benefici sono riscontrabili anche per gli adulti.

pancia gonfia

Pancia gonfia? Ecco cosa fare per alleviare il problema

La pancia gonfia è una spiacevole sensazione di eccessiva tensione dell’addome, a seguito di un accumulo di gas nello stomaco e nell’intestino, accompagnata da disturbi quali flatulenza, eruttazioni, crampi addominali e alterazioni della frequenza di evacuazione: stipsi e diarrea.

Questo disturbo colpisce circa il 20% della popolazione italiana (quasi 12 milioni di persone). In alcuni può compromettere la qualità della vita, sia per l’evidente problema estetico, sia per il fastidio e il dolore che può presentarsi.

Le cause della pancia gonfia

In alcuni casi la pancia gonfia costituisce un fastidio passeggero, causato da:

– un pasto molto abbondante
– un pasto consumato troppo velocemente
– aumento di peso
– fenomeni fisiologici (sindrome premestruale, menopausa…)

Altre volte, la pancia gonfia è il sintomo tipico di numerosi disturbi dell’apparato digerente. Le cause più frequenti sono dovute a disturbi di tipo funzionale, dovuto ad una maggiore sensibilità e/o peggiore motilità a livello intestinale, come talvolta accade nella sindrome dell’intestino irritabile. Ma anche in presenza di deficit di lattasi e/o intolleranza verso il glutine.

Quali alimenti evitare

Per combattere questo fastidio è sufficiente limitare gli alimenti che fermentano, meglio definiti come FODMAP (oligosaccaridi, disaccaridi e monosaccaridi fermentatili e polipoli). Sono forme di carboidrati che, in soggetti predisposti, creano disturbi intestinali.

Oligosaccaridi, Disaccaridi, Monosaccaridi Fermentabili e Polioli

Nello specifico sono lattosio, fruttosio, galattani e polialcoli. Una loro limitazione è correlata ad una diminuzione del gonfiore anche del 50%.

I suggerimenti a tavola

Ecco alcuni consigli che possono aiutarci nella scelta delle pietanze:

  • Prediligere le verdure cotte, ma consumare con moderazione cavoli, cavolfiori e broccoli, che potrebbero provocare un eccesso di gas.
  • Mangiare la frutta senza buccia.
  • Non eccedere con il consumo della fibra della crusca, che può aggravare alcuni sintomi del colon irritabile. Pane, pasta, riso, panini e cracker, in qualsiasi varietà, sono ben tollerati.
  • I latticini possono causare talvolta problemi. Se si soffre di intolleranza al lattosio e di intestino irritabile, si potrebbero provare prodotti che sono privi di lattosio o integratosi a base di lattasi.
  • Alcune persone hanno problemi con i cibi molto speziati, conditi o fritti.