Il segreto per essere felici? Più facile di quanto sembri

I soldi non fanno la felicità. A dirlo, questa volta, è uno studio scientifico condotto dai ricercatori universitari della Nuova Zelanda.

Il segreto per essere felici si nasconderebbe dietro attività creative e rilassanti. Quali? Scrivere, dipingere e persino lavorare a maglia o uncinetto.

La ricerca è stata pubblicata sul The Journal of Positive Psychology ed è stata condotta da un’equipe dell’Università di Otago.

Lo studio

I ricercatori hanno analizzato un campione di 658 studenti universitari, a cui è stato chiesto di tenere un diario delle attività giornaliere e del proprio stato d’animo per un periodo di 13 giorni.

Dall’analisi dei diari, è emerso che gli studenti erano più ottimisti del solito nei giorni in cui avevano fatto più attività creative.

cefalea

La cefalea: come riconoscerla e come curarla

La gravità della cefalea e il suo impatto sociale e personale variano da persona a persona

E’ sorprendente come molta gente pensi: “è solo un mal di testa”. Ma non si tratta solo di questo, è molto più che un mal di testa” (commento di una paziente).

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità le cefalee figurano fra i primi dieci posti nella lista delle malattie che più compromettono il benessere fisico e psicologico a livello globale.

Esistono oltre 100 tipi di cefalea ma sebbene si manifestino in modo diverso, i disturbi rientrano di solito in tre categorie: la cefalea di tipo tensivo, l’emicrania e la cefalea a grappolo.

La cefalea di tipo tensivo è caratterizzata da un dolore persistente e non pulsante localizzato soprattutto alla fronte (il famoso “cerchio alla testa”) a volte diffuso in tutto il capo. L’intensità è lieve o moderata, non tale da compromettere le normali attività quotidiane e può durare da pochi minuti a diversi giorni.

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L’emicrania, caratterizzata per manifestazioni cliniche tipiche (dolore pulsante su un lato della testa, la cui intensità rende difficile svolgere le normali attività), costituisce la forma di cefalea primaria maggiormente disabilitante.

Gli attacchi sono ricorrenti, con frequenza variabile con un’alta percentuale di soggetti che hanno attacchi plurimensili, ognuno con una durata media di 1-3 giorni. Il loro caratteristico ripresentarsi per lunghi periodi determina limitazioni in ambito lavorativo e familiare.

Il paziente emicranico non è un malato qualsiasi: non va dal medico soltanto per lamentarsi di un disturbo che continua ad affliggerlo

Oliver Sacks

La cefalea a grappolo è un’entità più rara, ma per l’intensità degli attacchi è detta anche cefalea del suicidio. Il dolore è localizzato su un occhio ed è accompagnato da lacrimazione, gli episodi durano da 15 minuti a 3 ore durante i quali il soggetto è molto nervoso e non riesce a stare fermo. Nelle forme croniche gli attacchi si presentano più volte al giorno o sono più frequenti nei cambi di stagione.

La gravità della cefalea e il suo impatto sociale e personale variano da persona a persona e nelle varie epoche della vita.

A questi tre principali tipi si aggiunge la nevralgia del trigemino, dovuta all’eccessiva vicinanza di un vaso del collo con questo nervo. Si crea così una compressione che determina l’attività anomale del trigemino, che è alla base del dolore.

Perché è necessario un approccio personalizzato?

La gravità della cefalea e il suo impatto sociale e personale variano da persona a persona e nelle varie epoche della vita. Tutte queste caratteristiche determinano una differenza nelle scelte terapeutiche, che il medico esperto dovrà adattare in ogni singolo caso in maniera “sartoriale”, aiutando il paziente ad individuare potenziali fattori scatenanti modificabili e, quando possibile, a rimuoverli o limitarli.

Quali informazioni dare al paziente?

Purtroppo la cefalea non è sempre curata bene. A volte non si va neppure dal medico, ma bisogna ricordarsi che il fai da te può essere pericoloso. Alcune persone possono andare incontro a evoluzione sfavorevole con progressione verso una forma di cefalea cronica quotidiana.

Uno dei principali fattori di rischio è rappresentato da un uso eccessivo di farmaci sintomatici che possono indurre un potenziale abuso. In questi casi si impone una terapia preventiva, basandosi sulla scelta più adatta per ogni singolo paziente.

Il diario del mal di testa

Conoscere il proprio mal di testa e i fattori che lo scatenano è il primo passo per combatterlo. Per questo si chiede ai pazienti di tenere un diario in cui annotare i giorni critici e altre informazioni utili a impostare un percorso terapeutico. Tale diario è uno strumento essenziale che permette di valutare l’efficacia delle terapie e fornisce informazioni indispensabili sulle esigenze del singolo.

Curiamo la persona non la malattia

Non dobbiamo mai dimenticarci che non si può curare la persona senza pensare ai fattori emozionali e psicologici. Un consiglio che vale per tutti è regolarizzare il proprio stile di vita. Gli altri interventi vanno mirati invece sui singoli.

L’agopuntura e le terapie basate sul rilassamento o la pratica di discipline come lo yoga permettono in alcuni casi di ottenere un buon controllo della cefalea senza che sia necessario ricorrere ai farmaci. Questo è particolarmente importante nei pazienti giovani o per chi non tollera bene le medicine.

Oliver Sacks nel suo libro “Emicrania” diceva: “Il paziente emicranico non è un malato qualsiasi: non va dal medico soltanto per lamentarsi di un disturbo che continua ad affliggerlo. Se impariamo ad ascoltarlo possiamo accorgerci che ci sta raccontando la storia della sua vita, il suo modo di vivere, il modo in cui reagisce e forse anche quei meccanismi più profondi che anche a lui sono oscuri e ognuno di questi fattori è importante per curare la sua emicrania”.

A cura di:
Giuseppe Bonavina
Specialista in Neurologia

pancia gonfia

Pancia gonfia? Ecco cosa fare per alleviare il problema

La pancia gonfia è una spiacevole sensazione di eccessiva tensione dell’addome, a seguito di un accumulo di gas nello stomaco e nell’intestino, accompagnata da disturbi quali flatulenza, eruttazioni, crampi addominali e alterazioni della frequenza di evacuazione: stipsi e diarrea.

Questo disturbo colpisce circa il 20% della popolazione italiana (quasi 12 milioni di persone). In alcuni può compromettere la qualità della vita, sia per l’evidente problema estetico, sia per il fastidio e il dolore che può presentarsi.

Le cause della pancia gonfia

In alcuni casi la pancia gonfia costituisce un fastidio passeggero, causato da:

– un pasto molto abbondante
– un pasto consumato troppo velocemente
– aumento di peso
– fenomeni fisiologici (sindrome premestruale, menopausa…)

Altre volte, la pancia gonfia è il sintomo tipico di numerosi disturbi dell’apparato digerente. Le cause più frequenti sono dovute a disturbi di tipo funzionale, dovuto ad una maggiore sensibilità e/o peggiore motilità a livello intestinale, come talvolta accade nella sindrome dell’intestino irritabile. Ma anche in presenza di deficit di lattasi e/o intolleranza verso il glutine.

Quali alimenti evitare

Per combattere questo fastidio è sufficiente limitare gli alimenti che fermentano, meglio definiti come FODMAP (oligosaccaridi, disaccaridi e monosaccaridi fermentatili e polipoli). Sono forme di carboidrati che, in soggetti predisposti, creano disturbi intestinali.

Oligosaccaridi, Disaccaridi, Monosaccaridi Fermentabili e Polioli

Nello specifico sono lattosio, fruttosio, galattani e polialcoli. Una loro limitazione è correlata ad una diminuzione del gonfiore anche del 50%.

I suggerimenti a tavola

Ecco alcuni consigli che possono aiutarci nella scelta delle pietanze:

  • Prediligere le verdure cotte, ma consumare con moderazione cavoli, cavolfiori e broccoli, che potrebbero provocare un eccesso di gas.
  • Mangiare la frutta senza buccia.
  • Non eccedere con il consumo della fibra della crusca, che può aggravare alcuni sintomi del colon irritabile. Pane, pasta, riso, panini e cracker, in qualsiasi varietà, sono ben tollerati.
  • I latticini possono causare talvolta problemi. Se si soffre di intolleranza al lattosio e di intestino irritabile, si potrebbero provare prodotti che sono privi di lattosio o integratosi a base di lattasi.
  • Alcune persone hanno problemi con i cibi molto speziati, conditi o fritti.
postura

Smart working e lezioni a distanza: una corretta postura per proteggere la vista

Una postura sbagliata può avere conseguenze sulla vista

Smart working e lezioni a distanza hanno cambiato la nostra socialità. Per scelta o per necessità, trascorriamo molte ore davanti al pc e dispositivi mobili. Nella maggior parte dei casi assumiamo una postura ravvicinata, che a lungo andare può portare a dei disturbi.

Convergenza e accomodazione

Lo studio e il lavoro al computer spesso causano l’affaticamento della vista per il protratto ed eccessivo impegno di convergenza e di accomodazione.

La convergenza è la posizione verso il naso che gli occhi devono mantenere per fissare qualcosa da vicino e richiede la contrazione di muscoli situati attorno agli occhi.

L’accomodazione invece è lo sforzo impiegato per mantenere la messa a fuoco alla distanza di lavoro, in questo caso è un muscolo dentro l’occhio ad essere contratto.

La percezione del movimento

L’occhio permette di codificare e ricevere informazioni sul movimento. Inoltre dà la sensazione dell’ambiente, permette di misurare le distanze, di vedere i rilievi, ed è fondamentale nella postura.

Per ottenere una buona immagine viene coordinato il movimento testa/collo. Questo permette di seguire un oggetto in movimento o mentre noi lo siamo, in correlazione con l’orecchio interno.

Il nostro apparato visivo non è nato per mantenere la stessa posizione 8 ore al giorno tutti i giorni davanti ad uno schermo

occhio alla vista

Durante la lettura, gli occhi si spostano continuamente da una parola a quella successiva, per acquisire e quindi elaborare le informazioni contenute nel testo.

I movimenti hanno un ruolo decisivo nella lettura, in quanto permettono agli occhi di spostarsi nei diversi punti della riga ed inoltre di andare a capo alla riga successiva.

Mantenere per lunghi periodi queste “Posizioni Anomale del Capo” (PAC) è dannoso oltre che per i muscoli oculoestrinseci (tensione muscolare), anche per tutto il sistema posturale. Questo perché è costretto a bilanciare questa asimmetria coinvolgendo la dentatura, la colonna cervicale, la schiena e la distribuzione del peso sugli arti inferiori.

La postura

Studi risalenti già al secolo scorso hanno osservato una stretta connessione tra difetti visivi e postura.

Gli individui astigmatici tendono a inclinare il capo in posizione eretta, i miopi ad estenderlo spostando il baricentro in avanti. Gli ipermetropi a fletterlo spostando il baricentro indietro.

Le esigenze dettate dal lavoro o dallo studio ci portano invece a mantenere la stessa posizione in maniera continua.

Qualsiasi forma di anisometropia (difetto di vista diverso tra occhio destro e sinistro) porta a importanti rotazioni della testa rispetto al tronco. Viceversa, qualsiasi restrizione dei movimenti del collo si ripercuote sui movimenti degli occhi creando disfunzioni dei muscoli oculomotori.

E’ di importanza essenziale per la salute dei nostri occhi e per la qualità della visione non sottovalutare le posizioni viziate e le cattive abitudini di lavoro. Infatti possono condizionare prima saltuariamente e poi strutturalmente la nostra visione. 

I difetti di convergenza misconosciuti sono tra le prime cause di una serie di disturbi:

  • emicrania (soprattutto serale)
  • vertigini
  • incidenti stradali
  • chinetosi
  • stanchezza
  • diplopia serale o da stress
  • distorsione nello sportivo
  • dislessia
  • difficoltà di concentrazione nella lettura,
  • maldestrezza.

Astenopia

L’astenopia muscolare – o tensione muscolare – si manifesta con sensazione di “tensione e dolore agli occhi” mentre compiono movimenti. Si accompagna spesso ad altri sintomi come vertigini, cefalea e lacrimazione. Il sentir tirar l’occhio e il dolore all’organo della vista esprimono la tensione del muscolo quando sposta l’occhio nelle posizioni estreme di sguardo verso l’alto, verso il basso e ai lati.

Il nostro apparato visivo non è nato per mantenere la stessa posizione 8 ore al giorno tutti i giorni davanti ad uno schermo o seduti ad una scrivania, ma per percepire in maniera dinamica il mondo che ci circonda nelle diverse fasi della giornata.

Le esigenze dettate dal lavoro o dallo studio ci portano invece a mantenere la stessa posizione in maniera continua. Col tempo il comfort visu-motorio si riduce, abbandona le posizioni estreme, quelle vicino al centro. Man mano la tensione viene avvertita anche nella posizione centrale di sguardo diventando insopportabile e compromettendo il lavoro stesso.

Le regole da seguire per una corretta postura

La mano con cui scrivete determina la posizione del foglio, per chi usa la mano destra il foglio deve essere leggermente verso destra, per i mancini verso sinistra.  

Per chi lavora al videoterminale la tastiera deve essere posizionata a una distanza tale da permettervi di appoggiare comodamente gli avambracci.  

Mantenete la schiena dritta senza appoggiarvi all’addome, non avvicinatevi troppo al piano di lavoro: per la lettura la distanza consigliata è di circa 33 cm, per il lavoro al videoterminale è di 50-60 cm, per il televisore 4 volte la lunghezza della sua diagonale.

a tastiera deve essere posizionata a una distanza tale da permettervi di appoggiare comodamente gli avambracci

“Posizionate lo schermo del video di fronte a voi in maniera che anche agendo su eventuali meccanismi di regolazione come l’altezza della sedia dove sedete lo spigolo superiore dello schermo sia posto un po’ più in basso dell’orizzontale che passa per gli occhi dell’operatore” (da D.Lgs. n. 81/08 recante il “testo unico sulla sicurezza sul lavoro).

In questo modo potete spostare spesso gli occhi dallo schermo verso l’orizzonte semplicemente alzando lo sguardo. Circa il 75% della popolazione industrializzata possiede un computer.

I disturbi più comuni

Il 95% dei lavoratori utilizza un computer per più di 4 ore al giorno. L’80% delle persone che trascorre più di tre ore al giorno davanti al computer lamenta disturbi come:

  • mal di testa e agli occhi
  • secchezza oculare
  • stanchezza
  • visione sfocata
  • lacrimazione
  • sensibilità alla luce, spesso anche in combinazione con dolori cervicali e alla schiena.

Da studi scientifici su campioni di lavoratori al videoterminale si è osservato che “il gravoso impegno sensoriale e l’eccessivo processo di fissazione svolto dal soggetto impegnato al VDT, possono determinare un ammiccamento inefficiente, tale da comportare una iperevaporazione ed una instabilità del film lacrimale, che possono promuovere la comparsa di disturbi soggettivi” come bruciore, sensazione di sabbia negli occhi, occhi rossi e lacrimazione.

Avere una buona illuminazione del piano di lavoro significa non avere riflessi abbaglianti né ombre scure sul piano di lavoro.

Quando si lavora al videoterminale ma anche quando si guarda il televisore di casa non è bene avere solo lo schermo illuminato e il resto della stanza buia.

L’illuminazione dell’ambiente di lavoro deve essere soffusa ma sempre presente per evitare eccessivi contrasti di luminosità. Sul monitor del videoterminale e del televisore non devono inoltre comparire riflessi di finestre o fonti luminose vicine. Si consiglia di consultare un oculista per una buona valutazione dell’apparato visivo almeno una volta l’anno.

La gentilezza per sconfiggere l’ansia: provare per credere

Essere gentili fa bene all’umore e aiuta a combattere l’ansia. E’ quanto sostengono due psicologhe sociali Jennifer L. Trew e Lynn E. Alden in un loro studio riportato sulle pagine dell’Huffington Post America.

Secondo le due ricercatrici, comportarsi in maniera gentile e generosa con chiunque potrebbe essere la chiave per “spegnere” una particolare forma di ansia, quella sociale, nota anche come fobia sociale.

Lo studio ha coinvolto 115 studenti delle scuole superiori colpiti da fobia sociale in tre gruppi. Ad ogni gruppo è stato suggerito uno specifico comportamento per combattere l’ansia.

Al termine della sperimentazione è emerso che gli studenti ai quali è stato chiesto di praticare la gentilezza si sono rivelati meno ansiosi, con un netto miglioramento della vita sociale.