digestione lenta

Digestione lenta o difficile, cosa fare?

In assenza di comprovate malattie gastrointestinali o patologie del fegato, le cattivi abitudini alimentarie gli opinabili stili di vita costituiscono le principali cause di una lenta e cattiva digestione.

Per aiutare la nostra digestione possiamo agire a diversi livelli. Ecco, di seguito, un piccolo vademecum per migliorare la digestione:

Controllare l’alimentazione quotidiana, introducendo cibi sani e poco raffinati. In altre parole, non esagerare con grassi e fritture varie. Possono accelerare le contrazioni dell’intestino e portare a diarrea.

I sintomi dell’indigestione: eruttazioni, sensazioni di vomito e pesantezza, bruciori di stomaco ed un’accentuata sonnolenza.

Evitate pasti copiosi e tenetevi lontani dalle abbuffate “stile domenicale”.

Non andare a coricarsi subito dopo cena. Attendere almeno 2 ore prima di andare letto. E’ consigliabile non mangiare dopo le ore 21.00. E Ricordarsi di dormire sempre a pancia in su, soprattutto se hai mangiato prima di andare a letto.

Masticare bene e lentamente il cibo proprio perché la digestione inizia nella bocca.

Non parlare mentre si mangia. E’ un utile rimedio per evitare l’entrata eccessiva di aria che può provocare aerofagia. Prendersi il proprio tempo per ogni pasto è fondamentale: un pasto frettoloso è nemico della nostra digestione.

Non eccedere con sostanze irritanti come caffeina e bevande alcoliche.

Evitare i cibi che ti creano sistematicamente pesantezza. Tali cibi variano da persona a persona. Lo stesso cibo che a te fa male potrebbe, invece, andare benissimo ad un’altra persona.

Una passeggiata di piacere al termine dei pasti aiuta ad accelerare la digestione, bruciare qualche caloria e soprattutto facilita il passaggio del cibo attraverso il tratto gastrointestinale. Essere sedentari nuoce gravemente alla digestione. Chi è sedentario può avere maggiori tempi di svuotamento dello stomaco ed un transito rallentato.

Attenzione allo stress

Il nervosismo, l’affaticamento, la paura e/o l’ansia possono influenzare negativamente le funzioni del sistema digestivo. Quando, infatti, siamo stressati gran parte della nostra energia è concentrata per calmarci invece che sulla digestione. Non a casa, si riduce perfino la produzione di enzimi digestivi.

A quali alimenti occorre prestare attenzione?

In presenza di gonfiore, evitare le verdure della famiglia dei cavoli, cavolfiore, cavoletti di Bruxelles e broccoli. Queste verdure possono provocare la formazione di gas e accentuare la sensazione di gonfiore. Le spezie, come menta e peperoncino, possono accentuare invece il bruciore e l’acidità.

Mettere a bagno i fagioli, lenticchie per una notte o almeno per qualche ora, permette di renderli ancora più digeribili, anzi aggiungendo un mezzo cucchiaio di bicarbonato nella cottura ne potenziamo la digeribilità.

Per quanto concerne il latte, le persone intolleranti al lattosio e alle proteine del latte vaccino manifestano gonfiore, dolore addominale e diarrea dopo l’assunzione di latte vaccino.

Per i farinacei, si può avere difficoltà a digerire panepizza e/o cornetti non adeguatamente lievitati, ottenuti per azione del Saccharomyces Cerevisiae, il comune lievito di birra.

Digestione lenta e pesante durante ciclo mestruale, gravidanza e menopausa

I cambiamenti ormonali alla base del ciclo mestruale possono interferire con i normali processi digestivi. Gli squilibri nel rapporto tra estrogeni e progesterone inducono un aumento eccessivo della motilità intestinale, che sfocia talvolta in episodi di diarrea, costipazione o difficoltà digestive.

Le medesime alterazioni ormonali, associate ad uno stato emotivo di stress e nervosismo, sono la causa di una cattiva digestione anche in menopausa ed in gravidanza.

Fin dall’inizio della gravidanza, gli aumentati livelli di progesterone inducono un rilassamento della muscolatura e la conseguente perdita di tono dello sfintere esofageo inferiore. Tutto ciò facilita la risalita del contenuto gastrico in esofago con acidità in bocca e bruciore. La situazione digestiva tendo poi a peggiorare a partire dal quarto mese quando la pancia comincia a crescere ed il feto comprime stomaco ed intestino.

Rimedi naturali per contrastare i disturbi digestivi

Alcune erbe e spezie sono utili per prevenire la flatulenza, l’eliminazione di gas e alleviare gonfiore, soprattutto dopo un pasto ricco e pesante. Alcuni carminativi possono essere la camomilla, il finocchio, la menta, il cardamomo e lo zenzero. Dunque, bere un’ottima tisana carminativa prima o dopo i pasti può essere molto utile per ridurre i disagi della cattiva digestione.

Aumentare la presenza di batteri intestinali buoni con i probiotici. I batteri acidophillus Lactobacillus e Bifidobacterium bifidum sono considerati batteri buoni, “probiotici”, perché possono aiutare a mantenere intatta la salute intestinale.

La digestione è il passaggio obbligato tra l’ingestione di cibi e il loro utilizzo da parte del nostro organismo tramite l’assorbimento delle sostanze nutritive nel sangue. Inizia, subito dopo l’introduzione dei cibi, nella bocca stessa.

Nella maggior parte dei casi i disturbi legati alla digestione si attenuano applicando semplici consigli ed allontanando gli alimenti più ostici… Dunque nessun allarmismo…

pasta

Studio canadese: la pasta non fa ingrassare

Lo studio suggerisce che la pasta può essere parte di una dieta sana senza mettere chili in eccesso

I carboidrati non godono di molta stima tra la stampa e spesso vengono indicati come responsabili dell’obesità. Un nuovo studio, tuttavia, suggerisce che questa attenzione negativa potrebbe essere immotivata.

A differenza della maggior parte dei carboidrati “raffinati”, che sono rapidamente assorbiti nel flusso sanguigno, la pasta ha un basso indice glicemico; il che significa che provoca minori aumenti dei livelli di zucchero nel sangue rispetto a quelli causati dal consumo di alimenti con un alto indice glicemico.

La ricerca

I ricercatori del St. Michael’s Hospital in Canada hanno effettuato una revisione sistematica e una meta-analisi di tutte le prove disponibili da studi randomizzati controllati. Hanno identificato 30 studi di controllo randomizzati che hanno coinvolto quasi 2.500 persone che hanno mangiato pasta invece di altri carboidrati come parte di una dieta sana a basso indice glicemico. I loro risultati sono stati pubblicati sulla rivista BMJ Open.

I risultati

“Lo studio ha scoperto che la pasta non ha contribuito all’aumento di peso o all’aumento del grasso corporeo”, ha dichiarato John Sievenpiper, uno scienziato del St. Michael’s Hospital. “In realtà l’analisi ha mostrato una leggera perdita di peso, quindi contrariamente alle preoccupazioni, forse può essere parte di una dieta sana come una dieta a basso indice glicemico”, ha affermato Sievenpiper.

Le persone coinvolte nelle sperimentazioni cliniche hanno mangiato in media 3,3 porzioni di pasta alla settimana invece di altri carboidrati. Una porzione equivale a circa mezzo bicchiere di pasta cotta. Al termini, è emerso che hanno perso circa mezzo chilo con un follow-up di 12 settimane.

I ricercatori hanno sottolineato che questi risultati sono generalizzabili alla quella consumata insieme ad altri alimenti a basso indice glicemico come parte di una dieta a basso indice glicemico.

“Nel valutare le prove, ora possiamo dire con una certa sicurezza che la pasta non ha un effetto negativo sugli esiti del peso corporeo quando viene consumata come parte di un regime alimentare sano”, ha affermato Sievenpiper.

pancia gonfia

Pancia gonfia? Ecco cosa fare per alleviare il problema

La pancia gonfia è una spiacevole sensazione di eccessiva tensione dell’addome, a seguito di un accumulo di gas nello stomaco e nell’intestino, accompagnata da disturbi quali flatulenza, eruttazioni, crampi addominali e alterazioni della frequenza di evacuazione: stipsi e diarrea.

Questa problematica colpisce circa il 20% della popolazione italiana (quasi 12 milioni di persone). In alcuni può compromettere la qualità della vita, sia per l’evidente problema estetico, sia per il fastidio e il dolore che può presentarsi.

Le cause della pancia gonfia

In alcuni casi la pancia gonfia costituisce un fastidio passeggero, causato da:

– un pasto molto abbondante
– un pasto consumato troppo velocemente
– aumento di peso
– fenomeni fisiologici (sindrome premestruale, menopausa…)

Altre volte, la pancia gonfia è il sintomo tipico di numerosi disturbi dell’apparato digerente. Le cause più frequenti sono dovute a disturbi di tipo funzionale, dovuto ad una maggiore sensibilità e/o peggiore motilità a livello intestinale, come talvolta accade nella sindrome dell’intestino irritabile. Ma anche in presenza di deficit di lattasi e/o intolleranza verso il glutine.

Quali alimenti evitare

Per combattere questo fastidio è sufficiente limitare gli alimenti che fermentano, meglio definiti come FODMAP (oligosaccaridi, disaccaridi e monosaccaridi fermentatili e polipoli). Sono forme di carboidrati che, in soggetti predisposti, creano disturbi intestinali. Nello specifico sono lattosio, fruttosio, galattani e polialcoli. Una loro limitazione è correlata ad una diminuzione del gonfiore anche del 50%.

I suggerimenti a tavola

Ecco alcuni consigli che possono aiutarci nella scelta delle pietanze:
– Prediligere le verdure cotte, ma consumare con moderazione cavoli, cavolfiori e broccoli, che potrebbero provocare un eccesso di gas.
– Mangiare la frutta senza buccia
– Non eccedere con il consumo della fibra della crusca, che può aggravare alcuni sintomi del colon irritabile. Pane, pasta, riso, panini e cracker, in qualsiasi varietà, sono ben tollerati.
– I latticini possono causare talvolta problemi. Se si soffre di intolleranza al lattosio e di intestino irritabile, si potrebbero provare prodotti che sono privi di lattosio o integratosi a base di lattasi.
– Alcune persone hanno problemi con i cibi molto speziati, conditi o fritti.

intestino irritabile

L’intestino irritabile: cosa fare e quali alimenti evitare

La sindrome dell’intestino irritabile (o IBS, Irritable Bowel Syndrome in inglese) è un disturbo molto diffuso senza apparenti cause organiche.

E’ senza dubbio la causa più frequente di ricorso al medico per patologia gastroenterologia.

In letteratura non esistono ancora studi specifici necessari a dimostrarne le cause. Le persone affette sono spesso ansiose, manifestano tensione, aggressività e/o depressione.

Frequentemente, in anamnesi, è presente un abuso di lassativi e questo fa pensare ad una possibile causa cronica.

Agli stimoli emotivi e alla somministrazione dei farmaci corrisponde un aumento dell’attività motoria del colon. Da qui l’ipotesi che la sindrome rappresenti un’esacerbazione delle normali funzioni con attività disordinata e non coordinata del colon.

Chi colpisce

La sindrome colpisce di preferenza le donne (rapporto M/F 1:2).

Sintomi della sindrome dell’intestino irritabile

Il corteo sintomatologico comprende dolore, gonfiore addominale, borborigmi, meteorismo e alterazioni dell’alvo.

Dunque è possibile distinguere pazienti con alvo a prevalenza diarroico, stiptico, alterno e inclassificabile a seconda delle caratteristiche delle feci.

Il dolore è sicuramente una condizione sempre presente in tutti i soggetti. E’ frequente in fossa iliaca sinistra anche se può insorgere in qualsiasi quadrante dell’addome.

Peggiora con l’assunzione di cibo ed è raro nelle ore notturne. Talvolta c’è dolore in sede toracica e nella regione lombare.

Alcuni individui lamentano anche una cattiva digestione e un senso di pienezza dello stomaco dopo i pasti. E’ possibile che sia presente anche un accentuato riflesso gastrocolico postprandiale.

Trattamento

L’aspetto più importante del trattamento è quello di rassicurare la persona sofferente che non vi è alcuna malattia grave in atto.

E’ difficile consigliare una cura, perché la causa della malattia è sconosciuta. La diagnosi pertanto è di esclusione.

I sintomi possono essere attenuati cercando di diminuire lo stress o, comunque, limitando la risposta esagerata alle situazioni di tensione emotiva.

Rimedi naturali

Vengono adoperati anche antispastici, sedativi e antidepressivi. Meglio se di estrazione naturale per ridurre i rischi di una farmacodipendenza e le interferenze sull’attenzione e la capacità di concentrazione.

Cosa mangiare

Seguire una buona regola alimentare, con pasti regolari e moderati. Evitare gli alcolici e i cibi troppo speziati aiuta a migliorare la condizione.

Risulta opportuno assumere un adeguato apporto di fibre che deve oscillare tra 25 e 30 grammi al giorno in base anche alle caratteristiche dell’alvo del singolo paziente.

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Mangiare salmone fa bene alla salute dell’intestino

I ricercatori inglesi hanno scoperto che il salmone può aumentare la diversità batterica nello stomaco

Secondo una recente ricerca, pubblicata sulla rivista Scientific Reports, consumare salmone con regolarità concorre al benessere dell’intestino. In particolare gli omega-3 aumentano la diversità del microbioma per contrastare il diabete, l’obesità, la colite ed il morbo di Crohn.

Lo studio

I ricercatori della Nottingham University e King’s College London hanno esaminato il microbioma intestinale di 876 donne.

Hanno valutato la diversità e l’abbondanza dei cosiddetti batteri “buoni”, omega 3, nella dieta, anche attraverso l’esame del sangue.

I risultati

Il team di ricerca ha scoperto che le donne che consumavano più omega-3 avevano un microbioma intestinale più ampio e variegato.

L’autore principale Dott. Ana Valdes, di Nottingham, ha spiegato che “I nostri sistemi digestivi ospitano trilioni di microbi, la maggior parte dei quali benefici, in quanto svolgono un ruolo di vitale importanza per la nostra digestione, nel sistema immunitario e nella regolazione del peso.

Si ritiene che gli effetti benefici degli acidi grassi omega-3 derivino da un batterio specifico (N-carbamilglutamato – NCG) che i nutrienti contribuiscono a produrre.

Questo batterio è stato precedentemente collegato ad una minore infiammazione ed un minore rischio di obesità.

Altri benefici degli acidi grassi omega-3

E’ stato anche dimostrato che gli omega-3 hanno proprietà anti-cancro, e può anche essere trovato negli sgombri, noci e semi di chia.

Altri studi hanno dimostrato che la sostanza nutritiva ha anche altri effetti positivi. In particolare sulla diminuzione dell’alta pressione sanguigna, alleviare l’artrite e prevenire il declino cognitivo.