L’elioterapia: come curarsi con i raggi solari

L’Elioterapia è una pratica antichissima il cui utilizzo risale all’antica Grecia ove era utilizzata per il trattamento di numerose malattie della pelle. Oggi, tale termine indica una metodica che utilizza il sole come mezzo curativo principale a cui nella maggior parte dei casi si associa la talassoterapia ossia l’utilizzo di acque e clima marino.

Già agli inizi del 1900 si riteneva la pelle, non solo un rivestimento protettivo del corpo, ma bensì un organo multifunzionale. Infatti riferendosi alla cute si parlava di cervello periferico dell’uomo. Oggi si sa che il ruolo dell’apparato tegumentario, composto dalla cute e dagli annessi cutanei, è complesso, anche perché ad esso appartengono i peli, le unghie e le ghiandole cutanee (sebacee e sudoripare).

Numerosi sono i benefici che l’Elioterapia apporta sull’organismo e che possiamo riassumere in:

  • azione battericida; azione diuretica; azione metabolica con accelerazione del ricambio;
  • azione sul sistema emopoietico (aumenterebbe la percentuale di emoglobina, il numero di globuli rossi ed il numero di globuli bianchi in particolare linfociti ed eosinofili).
  • Inoltre l’apporto calorifico del sole a livello delle ghiandole sudoripare favorisce l’eliminazione dei materiali di scarto (ad esempio l’urea) e modifica l’equilibrio idrosalino dell’organismo.
  • Ancora a livello dell’apparato osteo-articolare i raggi ultravioletti attivano la produzione di vitamina D (calciferolo), e facilitano l’assorbimento e fissazione del calcio nelle ossa.

Nell’Elioterapia dunque la luce del sole viene considerata come un farmaco, e quindi dev’essere giustamente dosata ossia non deve essere né eccessiva né carente. I danni di una esposizione eccessiva, soprattutto nelle ore più calde della giornata (dalle 11:30-12:00 alle 16:30), possono essere gravi come l’invecchiamento precoce della pelle, le scottature ed ustioni, il cancro cutaneo etc..
Non si dimentichi il colpo di calore caratterizzato da sete, eccesso di sudorazione, agitazione ansiosa, insonnia, confusione mentale, feci secche e dure, bocca arsa mai sazia d’acqua, eritemi, pruriti e foruncoli, a volte vertigini con mani e piedi improvvisamente freddi. D’altra parte la carente esposizione alla luce solare può indurre deficit di vitamina D con alterazioni del tessuto osseo e conseguente rachitismo e fragilità ossea.

Durante l’esposizione vanno evitati anche i farmaci e le piante medicinali fotosensibilizzanti, poiché ad esempio il principio attivo di alcuni farmaci sotto l’azione dei raggi UVA può generare molecole dannose all’organismo oppure si può avere un’alterazione del farmaco stesso con scatenamento di una reazione allergica. Pertanto sono sconsigliati durante l’esposizione al sole gli antibiotici e gli antinfiammatori. Problemi possono essere indotti da diuretici, ipoglicemizzanti orali, antipertensivi, statine, ansiolitici, antidepressivi ed antistaminici, contraccettivi orali.

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Quali patologie possono trarre beneficio?

Le malattie che possono trarre beneficio dalla cura del sole sono:

  • rachitismo;
  • osteoporosi;
  • artrosi;
  • acne giovanile e psoriasi;
  • malattie del sangue come alcune anemie e i linfatismi;
  • malattie respiratorie ricorrenti come l’asma bronchiale.

Riguardo la psoriasi occorre evidenziare che si ottiene un potenziamento terapeutico quando il trattamento elioterapico viene effettuato dopo un ciclo di bagni o fanghi con acque termo-minerali che pulisce la pelle dalle squame psoriasiche su cui poi i raggi solari vanno ad espletare la loro azione benefica. Recenti ricerche hanno anche mostrato che la luce del sole è in grado di indurre una riduzione dell’ansia ed una stimolazione del tono dell’umore combattendo così la depressione. Controindicazioni generali all’Elioterapia sono: ipertiroidismo, fragilità capillare e vene varicose, scompenso cardiaco, ipertensione, arteriosclerosi.

Chi è in buona salute può lo stesso usufruire dei benefici effetti dell’Elioterapia?

La risposta è senz’altro affermativa perché la luce del sole rivitalizza il sistema endocrino, migliora l’efficienza fisica e mentale attivando alcuni neurotrasmettitori (come ad esempio la serotonina) a livello cerebrale con conseguente miglioramento dell’umore, infatti nelle giornate luminose e serene ci sentiamo più felici. Ancora, aumenta la capacità muscolare, favorisce la produzione dei globuli rossi e induce un’efficace ossigenazione dei tessuti e facilita, attraverso la traspirazione cutanea, l’eliminazione delle tossine.

L’esposizione al sole deve essere graduale

Il tempo di esposizione varia a seconda della costituzione individuale (soprattutto per i soggetti con pelle chiara) e del disturbo da curare. In genere la durata totale di esposizione può andare da 15 minuti fino ad un massimo di un’ora e mezzo-due ore. È buona norma frazionare il tempo totale di esposizione in più periodi di breve durata intervallati da riposo. L’esposizione va evitata durante le ore di massima intensità solare, preferendo il primo mattino e il tardo pomeriggio.

Il periodo ottimale di esposizione va dalle 8 alle 12 e dalle 16 alle 18; va effettuato in ambiente aereato, in modo graduale, su superficie corporea la più vasta possibile, in maniera non consecutiva. In genere per il trattamento elioterapico viene seguito lo schema di Rollier che prevede:

  • nel 1° giorno di cura: 3 sedute di 5 min., intervallate da 30-60 min. con esposizione solo dei piedi e delle mani;
  • nel 2° giorno di cura: 3 sedute di 10 min., intervallate da 30-60 min. con esposizione di braccia, mani e piedi;
  • nel 3° giorno di cura: 3 sedute di 15 min., intervallate da 30-60 min. con esposizione di braccia, mani e piedi;
  • nel 4° giorno di cura: 3 sedute di 20 min., intervallate da 30-60 min. con esposizione di braccia, avambracci, torace, addome (solo 5 min.), mani e piedi;
  • dal 5° giorno di cura esposizione di tutto il corpo tranne la testa e gli occhi aumentando di 5 min. le esposizioni fino ad arrivare a sedute di durata massima di circa 2 ore non consecutive al dì; in tal modo si ha una pigmentazione costante, graduale con tutti i benefici che l’Elioterapia può indurre nell’organismo.

Dopo l’esposizione solare occorre riposarsi in penombra, evitando l’assunzione di cibi troppo caldi e ad alto contenuto energetico come carni rosse, alcool e preferire frutta, verdura, ortaggi e ovviamente bere 1,5-2 litri di acqua a temperatura ambiente non ghiacciata. Infine è buona norma durante l’Elioterapia utilizzare sempre creme solari che oltre a difendere la pelle proteggono anche dai raggi UVB pericolosi per le scottature e dai raggi UVA che possono essere responsabili di possibili interazioni con i farmaci.

Possiamo quindi concludere che l’Elioterapia, se utilizzata in maniera corretta, grazie alla regolazione dei ritmi circadiani dell’organismo e ai suoi molteplici effetti benefici, è in grado di indurre una sensazione di BEN-ESSERE fisico e mentale a tutto il corpo.

Lavande vaginali e acque minerali nelle infezioni batteriche

La vagina e la sua flora batterica costituiscono un ecosistema complesso e dinamico, che si mantiene in equilibrio grazie a diversi meccanismi tra cui l’anatomia della vulva e della vagina, la presenza di muco cervicale, il suo stato di immunità che consentono la convivenza di vari microrganismi tra cui lattobacilli, stafilococchi e streptococchi (1).

In condizioni fisiologiche predominano i lattobacilli di Doderlein, essenziali per la salute intima della donna. La loro funzione protettiva è dovuta, tra le altre cose, alla capacità di acidificare l’ambiente vaginale contribuendo al mantenimento di un giusto grado di pH (in genere tra 3,8 e 4,5) mediante metabolizzazione del glicogeno, secreto dalle cellule della parete vaginale a seguito di stimolazione estrogenica, con produzione di acido lattico.

Diverse sono le cause responsabili dell’alterazione del pH vaginale come le terapie antibiotiche, l’uso di contraccettivi orali, lo stress…

CAUSE

Diverse sono le cause responsabili dell’alterazione del pH vaginale come le terapie antibiotiche, l’uso di contraccettivi orali, lo stress, la riduzione delle difese immunitarie, il diabete mellito, l’uso di detergenti intimi aggressivi. Il pH vaginale può subire variazioni anche durante il ciclo mestruale (in cui l’acidità diminuisce leggermente, incrementando, soprattutto nei giorni successivi al ciclo, il rischio di infezioni) oppure in menopausa (in cui il pH assume un valore tra 6 e 7 e ciò aumenta il rischio di infezioni, fastidio e secchezza). Si evidenzia che un pH squilibrato è responsabile di vari processi infiammatori come ad esempio vaginiti, vulviti, cerviciti.

  • Patologie molto diffuse sono le vulvo-vaginiti (processi infiammatori che si localizzano alla vulva, alla vagina o in entrambi gli organi) che riconoscono diversi agenti etiologici, il cui sviluppo viene favorito appunto dallo squilibrio del pH vaginale. Tali patologie costituiscono il principale motivo di consultazione dello specialista ginecologo. I patogeni maggiormente responsabili delle vulvo-vaginiti sono:
  • parassiti (come il trichomonas vaginalis, protozoo flagellato che si trasmette con l’acqua, oggetti da toilette e soprattutto tramite i rapporti sessuali, il cui sviluppo viene favorito da una riduzione dell’acidità vaginale);
  • miceti (come candida albicans che è la specie più comune presente normalmente in fase dormiente nell’intestino, nella vagina, sulla pelle, nella bocca, nelle orecchie in equilibrio con gli altri microrganismi ospiti dell’organismo e la cui attivazione ed eccessiva proliferazione viene stimolata proprio dall’incremento del pH vaginale);
  • microbi Gram (+) e Gram (-), la cui insorgenza viene favorita da irritazione locale, insufficienza ovarica, decadimento dello stato fisico generale associate a cattiva igiene.
SINTOMI

Ancora in corso di menopausa spesso si osserva una forma di vulvo-vaginite legata alle modificazioni involutive degli organi genitali conseguente al cessato stimolo trofico esercitato dagli ormoni ovarici; di conseguenza la vagina si ritrae, la mucosa diventa arida e grinzosa, perde le pliche mentre l’epitelio si riduce a pochi strati di cellule basali e parabasali prive di glicogeno. Da ciò l’aumento del pH ed il prevalere di una flora batterica vista sul bacillo di Doderlein. (2).

TERAPIA

Queste varie forme di vulvo-vaginiti possono essere trattate per via topica e/o generale con farmaci antiparassitari, farmaci antimicotici, farmaci antisettici. Nella vaginite atrofica causata da carenza di estrogeni e caratterizzata sintomatologicamente da secchezza vaginale, prurito, irritazione e dispareunia (dolore avvertito dalla donna durante un rapporto sessuale) risulta efficace la terapia sostitutiva a base di estrogeni associata ad idratanti vaginali.

LAVANDE VAGINALI

Nelle infiammazioni croniche o stati irritativi vulvo-vaginali vengono prescritte come terapie locali le lavande vaginali, dispositivi medici che consentono di effettuare un’efficace igiene intima e mediante risciacquo impediscono la proliferazione di patogeni e la loro adesione alle pareti vaginali. Esse, infatti, mediante un dispositivo detto irrigatore, indirizzano verso le pareti interne del canale muscolo-membranoso vaginale diverse miscele di sostanze ad azione antibatterica, lenitiva, emolliente e rinfrescante. Nell’effettuare la lavanda vaginale è buona norma partire dalla vagina e scendere verso l’ano per evitare il contatto di batteri fecali con i genitali esterni.

TERAPIA TERMALE

A questi presidi farmacologici si può aggiungere la terapia termale, in particolare l’irrigazione vaginale con acque minerali che è una tecnica analoga alle comuni lavande vaginali, e che ancora oggi presenta un ruolo importante nel trattamento di varie affezioni dell’apparato genitale femminile, poiché nella pratica ginecologica assistiamo sempre più a flogosi genitali recidivanti spesso ribelli a terapia farmacologica e che in molti casi possono essere causa di sterilità oltre che di notevole disagio fisico e psicologico per la paziente.

Sono proprie le forme infiammatorie croniche-recidivanti che possono trarre beneficio dall’uso delle acque termo-minerali utilizzate in varie strutture termali mediante metodica crenoterapica irrigatoria vaginale che consente di sfruttare l’azione eutrofica, antinfiammatoria, antisettica, decongestionante e detergente esercitata sulle mucose dalle acque minerali.

COME FUNZIONA

In questa metodica applicativa termale la paziente si distende su un lettino ginecologico e attraverso una cannula, sterile monouso a più fori, l’acqua minerale ed i gas in essa disciolti, alla temperatura di 37-38°C e a pressione gravitazionale (proveniente da un vaso, collegato alla cannula, della capacità di circa 6 litri regolabile in altezza per determinare la giusta pressione del flusso, in genere di 0,2 atmosfere), giungono a contatto con le mucose. In ogni seduta vengono erogati dai 2-5 litri di acqua minerale nell’arco di tempo di circa 10-15 minuti. Il ciclo di irrigazioni vaginali termali prevede 12 sedute eseguite quotidianamente, con la cadenza di 1 al giorno e può essere ripetuto 2 volte l’anno con un intervallo di circa 4 mesi.

Si evidenzia che ciascuna cittadina italiana ha diritto ad usufruire, con onere a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), di 1 ciclo curativo termale (o crenoterapico) l’anno, previa prescrizione da parte del medico di Medicina Generale.

La terapia termale o “crenoterapia” mediante metodica applicativa irrigatoria vaginale può essere di notevole beneficio anche nella cura e prevenzione dei fastidiosi sintomi che spesso accompagnano le involuzioni post-menopausali fisiologiche della mucosa vaginale quali bruciore, prurito e secchezza della mucosa; ancora può essere utile nei processi infiammatori cronici a carico della vagina, del collo dell’utero, dell’endometrio, delle salpingi e per la prevenzione di fenomeni cicatriziali ed aderenziali che possono causare sterilità di tipo funzionale o meccanico (sterilità tubarica, uterina, etc.). La fase acuta della malattia e le patologie neoplastiche costituiscono invece, controindicazione al trattamento termale irrigatorio vaginale (2,3).

Dati di letteratura hanno mostrato come le acque minerali salso-bromoiodiche, a livello dell’apparato genitale femminile, esplicano un’azione regolatrice sui disordini mestruali e sul muco cervicale. All’ipertonia di molte acque minerali (tipo sulfuree e salso-bromo-iodiche) è da attribuire l’azione antiedemigena e risolvente osservata a seguito dell’uso delle irrigazioni vaginali termali, per un meccanismo osmotico indotto con generazione di una corrente di fluidi dagli strati profondi della mucosa verso l’esterno in grado di veicolare ed allontanare elementi corpuscolari (microrganismi, inquinanti) e prodotti di flogosi (2).
All’ipertonia dell’acqua ed alla capacità di potenziare, anche di centinaia di volte, l’azione di alcuni enzimi litici lisosomiali da parte degli alogeni presenti (quali cloro, iodio e bromo) è dovuta l’azione antisettica delle acque minerali (3). Ricordiamo inoltre il potere antisettico diretto di alcune di queste sostanze, sfruttabili a livello mucoso e cutaneo (2,3).

Una recente indagine epidemiologica condotta presso lo stabilimento termale di Telese (BN) da F.I.R.S. Thermae (Formazione Interdisciplinare, Ricerche e Scienze Termali), Centro di Eccellenza di rilievo Internazionale in ambito termale, ha evidenziato come un ciclo irrigatorio vaginale con acqua minerale sulfurea è in grado di migliorare in maniera statisticamente significativa il quadro sintomatologico (secchezza vaginale, bruciore vaginale, prurito vulvare) in donne sofferenti di infezioni recidivanti da candida, di cistiti ricorrenti e di atrofia vulvo-vaginale in corso di menopausa. Un altro dato, non trascurabile, evidenziato sempre dall’indagine epidemiologica è che nessuna delle pazienti tenute sotto osservazione ha riportato intolleranza al trattamento termale effettuato che quindi ha mostrato una buona tollerabilità locale e sistemica.

LE STAZIONI TERMALI

Numerose sono le stazioni termali italiane che offrono questo tipo di trattamento oltre alle già citate Terme di Telese in Telese Terme (BN), ricordiamo le Terme di Lurisia in Mondovì (CN), le Terme Rosapepe in Contursi (SA), le Terme Stufe di Nerone in Bacoli (NA), le Terme di Salsomaggiore (PR), le Terme di Comano (TN)  etc..

Bibliografia
1. Losa Dominquez J.F. Trattamento non farmacologico della vulvo-vaginite aspecifica. Acta Bio Medica 85- Quaderno di Ostetricia e Ginecologia 1:2-6, 2014. 2. Costantino M, Lampa E, Nappi G. Efficacia della terapia termale in flogosi croniche recidivanti di interesse ginecologico. Med Clin Term 60:16-21, 2006. 3. Nappi G. Medicina e Clinica Termale. Ed. Selecta Medica, 2001.

L’acqua termale: un toccasana per la salute delle gambe

Con l’arrivo della stagione primaverile ed estiva si riacu­tizza in molte persone il problema del­l’in­sufficienza venosa cronica alle gambe in cui il sistema venoso non è in grado di svolgere la sua funzione, ossia riportare il sangue dalla periferia al cuore. Ciò comporta problemi sia di salute che estetici, in particolare nelle donne in cui peraltro la malattia presenta una frequenza doppia rispetto agli uomini.

A seconda della causa prevalente possiamo distinguere tra insufficienza ve­no­sa cronica organica (dovuta a vere e proprie alterazioni delle vene, è questo il caso delle varici causate da dilatazioni patologiche permanenti della parete venosa) e funzionale (causata invece da iper-attività ed iper-uso delle vene). A differenza delle arterie le vene presentano una debolezza dello strato muscolare e dell’elasticità. Pertanto possiedono al loro interno un apparato valvolare che facilita lo spostamento del sangue dalla periferia verso il cuore impedendone il reflusso. Negli arti inferiori questo compito assume un particolare significato in quanto per consentire il fisiologico ritorno del sangue al cuore le ve­ne devono lottare contro la forza di gravità.

Insufficienza venosa cronica
Nell’insufficienza venosa cronica a causa di vari fattori (ereditari; sovrappeso/obesità; uso di contraccettivi ormonali; gravidanze ripetute; errati stili di vita come la sedentarietà oppure lo sta­re in piedi per lunghi periodi della giornata) la parete venosa perde la sua elasticità, il sangue non riesce a risalire e ristagna nelle vene delle gambe. Ciò comporta un aumento di pressione nel­le vene che a lungo andare conduce allo sfiancamento della parete venosa e alla com­pro­missione della funzionalità delle valvole.

Gonfiore alle gambe, senso di pesantezza, dolore, sensazione di bruciore, formicolii, capillari in evidenza: sono questi i sintomi che maggiormente affliggono i soggetti che soffrono di insufficienza venosa cronica agli arti inferiori

Sintomi
Il ristagno di sangue favorisce anche l’instaurarsi di un processo infiammatorio a carico delle cellule della parete dei vasi. Anche se può rimanere asintomatico a lungo col tempo il disturbo tende ad aggravarsi favorendo la comparsa di gravi complicanze come le flebiti, la trombosi, le ulcerazioni oppure di altri disturbi come la cellulite e le emorroidi.
Gonfiore alle gambe, senso di pesantezza, dolore, sensazione di bruciore, formicolii, capillari in evidenza: sono questi i sintomi che maggiormente affliggono i pazienti; sintomi che con l’estate e quindi con l’arrivo del caldo si accentuano soprattutto se il soggetto è costretto ad una prolungata permanenza in sta­zio­ne eretta o seduta. Da qui l’importanza di usare in maniera appropriata tutti i presidi terapeutici disponibili a vantaggio del benessere e qualità di vita dei soggetti.

Terapia Termale
Un toccasana naturale molto utile per il trattamento dell’insufficienza venosa cronica funzionale è risultata la Terapia Termale che si avvale dell’uso a scopo terapeutico delle acque minerali. L’azione benefica delle acque minerali è da ascrivere soprattutto agli effetti della pressione idrostatica e temperatura del bagno (che favoriscono la dilatazione e contrazione dei vasi e l’atti­va­zio­ne della pompa plantare-muscolo-vasculo-articolare) e alle caratteristiche chimico-fisiche dell’acqua minerale stessa ossia ai sali minerali ed oligoele­menti in essa disciolti e alla loro con­centra­zio­ne.

Le acque minerali maggior­men­te utilizzate nel trattamento e riabilitazione del­l’insufficienza venosa cronica degli arti inferiori sono: le carbo­gas­so­se­ bi­car­bo­na­te-calciche, le sul­fu­ree, la salso-bromo-iodiche, le solfate-calciche, le radio­e­ma­native ecc. In particolare le sulfuree sono in grado di espletare azione antinfiammatoria e di miglioramento del trofismo tessutale; le solfate-calciche stimolano la contrattilità venosa; le salso-bromo-iodiche agiscono sui tessuti edematosi fa­ci­li­tan­do­ne la riduzione con con­seguente diminuzione del gonfiore; le carbogasso­se­ bicarbonate calciche esplica­no azione tonificante e di incremento della contrattilità venosa per azione sulla parete vasale e questo spiega anche il miglioramento del trofismo dei tessuti in caso di in­sufficienza iniziale accompagnata da pan­niculopatia edemato-fibro-sclerotica (“cel­lulite”); le radioemanative agiscono con azione sedativa, analgesica, an­ti­spa­stica (Linee guida Acta Phe­bo­logica 2004).

Principali metodiche
Le principali metodiche applicati­ve termali in quest’ambito so­no l’idromassaggio, il percorso va­sco­la­re, la doc­cia Evian.

L’idromassaggio sfrutta a scopo terapeutico le proprietà fisiche (calore, galleggiamento e pressione meccanica esterna) e la peculiare composizione chimica delle acque minerali per contatto esterno con l’organismo; in esso vengono usati getti di pressione di acqua minerale orientati in senso caudo-craniale per favorire il deflusso venoso.

La ginnastica vascolare consiste nell’immersione, per circa 30 minuti, in vasche apposite in cui si alterna acqua calda per circa 3-5 minuti con acqua fredda per altrettanti 3-5 minuti con conseguente attivazione della circolazione periferica.
Il paziente inizia la terapia scendendo nella vasca calda, dove avviene la ve­no­dilatazione per effetto della temperatura; camminando sui ciottoli si ha un mas­saggio plantare ed inoltre il getto da idromassaggio provoca un’ulteriore spinta sulle pareti venose. Il paziente poi prosegue passando nella vasca a corridoio di temperatura fredda, camminando sempre sui ciottoli ed avendo sempre il getto continuo del­l’idromassaggio a diverse altezze di gamba. Il paziente termina la terapia nella vasca fredda. Lo sbalzo termico associato al mas­saggio plantare operato dai ciottoli ed infine il getto dell’idromassaggio che agisce sulle gambe operano un vantaggioso maggio drenante a carico degli arti inferiori portando un immediato beneficio al paziente.

La doccia Evian consta di un’ap­pa­rec­chia­tura dotata di diverse coppe da doc­cia che erogano sotto pressione un getto filiforme di acqua termale per circa 20 minuti diretto soprattutto a livello degli arti inferiori e del dorso del paziente. Numerose sono le strutture termali ove é possibile effettuare tali trattamenti come ad esempio le Terme di Telese (BN), le Terme Vulpacchio e le Terme Cappetta in Contursi Terme (SA), le Terme Giardini di Poseidon in Ischia (NA), le Terme di Stabia in Castellammare (NA), le Terme di Chianciano (SI), Aqui Terme (AL) tanto per citarne solo alcune.

La balneoterapia termale: applicazioni in dermatologia

La terapia con acqua termale, detta anche Crenoterapia (dal greco: cura con acqua sorgiva termale), sfrutta il contatto con l’acqua utilizzandone le proprietà minerali e fisiche come il calore, la conducibilità elettrica e l’osmolalità. Essa ha rappresentato da sempre un importante presidio terapeutico.

Sin dall’antichità erano ben noti gli effetti benefici che il contatto con le acque termali era in grado di esercitare su diverse patologie, molte delle quali di interesse dermatologico. Per tale motivo, in passato, a tali acque sono stati attribuiti poteri miracolosi e curativi, collegati al concetto ancestrale di “sacralità” dell’acqua.

Ancora oggi la cura termale rappresenta una valida alternativa terapeutica o più spesso un metodo integrativo alle terapie farmacologiche, ma nonostante gli innumerevoli sforzi rivolti ad interpretare i meccanismi d’azione ed a svelare gli effetti clinico-biologici dei mezzi termali, manca una solida base scientifica, supportata da precisi protocolli terapeutici, che permetta un utilizzo non più empirico di tali acque.

Le proprietà terapeutiche delle acque termali sembrerebbero in gran parte dovute ad un vero e proprio “dinamismo chimico-fisico” in evoluzione, dipendente essenzialmente dalle condizioni geologiche che danno luogo alla formazione della acqua stessa e irriproducibile laboratoristicamente. Tale dinamismo rende ogni acqua unica e con precise proprietà, in base a quelle che sono le sue caratteristiche chimico-fisiche. Per la legislazione italiana un’acqua termale, per essere definita tale, deve possedere alcuni requisiti fondamentali: deve essere innanzitutto sorgiva, batteriologicamente pura e possedere proprietà terapeutiche.

Classificazione delle acque termali dermatologiche

Le acque termali possono essere classificate sulla base di specifici elementi chimico-fisici distintivi (portata, temperatura, residuo fisso, concentrazione molecolare, composizione chimica, etc.) e per il meccanismo di azione terapeutica1-4. In base alla temperatura possiamo identificare acque ipotermali (tra 20 e 30 gradi), termali (tra 30 e 40 gradi), ed ipertermali (sopra 40 gradi); in base al residuo minerale in oligominerali (residuo minerale inferiore a 0,2 g/l), mediominerali (residuo compreso tra 0,2-1 g/l) e minerali (residuo superiore a 1 g/l).

La classificazione più nota avviene in base alla valutazione delle caratteristiche chimico-fisiche.

Possiamo pertanto distinguere le seguenti acque termali:

Acque sulfuree, che possiedono una quantità pari o superiore ad 1 mg di H2S (acido solfidrico) per litro. Sono tra le più studiate e di conseguenza si ha una maggiore conoscenza delle azioni biologiche. I composti solfurei vengono assorbiti dall’organismo sia con metodiche crenoterapiche interne (bibita, aerosol, irrigazioni, etc.) che esterne (fango, bagno, etc). L’assorbimento attraverso la cute, le mucose delle vie respiratorie, vaginali e l’apparato gastroenterico è stato provato ed ampiamente documentato.

A livello cutaneo le acque solfuree esercitano essenzialmente azioni cheratoplastiche ed antiseborroiche. E’ noto che a pH cutaneo l’acido solfidrico stimoli la proliferazione dello strato spinoso esercitando una azione cheratoplastica. Sullo strato corneo lo zolfo possiede proprietà esfolianti e cheratolitiche, accentuate in ambiente alcalino quando l’elemento si trova soprattutto sotto forma di SH-. Il bisolfuro è infatti in grado di scindere, i ponti disolfuro liberando le due molecole di cisteina. Anche parte dell’azione antiseborroica sembra legata a questo meccanismo di contrasto nel processo di differenziazione delle cellule sebacee. L’azione antiseborroica è legata anche alle proprietà esfolianti, detergenti ed antimicrobiche.

Acque solfate. In queste acque l’elemento predominante è lo zolfo in forma esavalente che nelle soluzioni idrominerali naturali è rappresentato dal solfato o ione solforico (SO4- -).

Acque arsenicali-ferrugginose. La classificazione delle acque con la denominazione di arsenicali-ferruginose è dovuta all’alta frequenza con la quale questi elementi si trovano associati nelle soluzioni idrominerali. La balneoterapia ed a volte la fangoterapia vengono utilizzate in alcune patologie come il lichen ruber planus e la psoriasi. I miglioramenti ottenuti sono probabilmente dovuti all’affinità dell’arsenico per la cute. Questo elemento riveste infatti un ruolo nella fisiologia cutanea attribuibile alla sua azione biocatalizzatrice.

Le acque arsenicali-ferruginose sono inoltre impiegate in malattie infiammatorie dell’apparato genitale femminile ed in alcune broncopatie.

Acque carboniche: contengono almeno 300 cc di CO2 per litro. Le acque ricche in CO2 o contenenti tale gas in quantità farmacologicamente attiva sono prevalentemente utilizzate, in Italia, con metodiche di balneoterapia ed idropinoterapia mentre in altri paesi (Francia e Germania) il loro utilizzo, e la ricerca, sono notevolmente più estesi ed ampli. La balneoterapia in acqua carbonica (balneoterapia carbogassosa) non è solo una metodica di applicazione ma possiede particolarità che necessitano di un’analisi più approfondita. Le azioni più importanti della terapia carbogassosa sono quelle svolte a livello del microcircolo e del distretto venoso. Sono stati dimostrati infatti, effetti di vasodilatazione, ed di neovascolarizzazione con conseguenze dirette sul metabolismo tessutale.

Acque radioattive. Le acque radioattive sono classificate, in relazione ad una proprietà radioattiva. Diversi possono essere gli elementi radioattivi presenti in traccia nelle acque minerali e tra questi il radio, il radon, il torio, l’attinio, l’uranio, etc. Il più importante ai fini terapeutici (nonché il più rilevante per quantità nelle acque minerali) è il radon, un gas disciolto nell’acqua che deriva dalla emanazione di una particella alfa da un atomo di radio. E’ una sostanza che viene assorbita molto facilmente attraverso le mucose (soprattutto degli apparati respiratorio e digerente) e la cute, diffonde molto rapidamente ai tessuti con un’affinità elettiva per i lipidi e viene eliminata in poche ore. La sua attività terapeutica è da attribuire alle radiazioni alfa dotate di basse proprietà di penetrazione (vengono fermate da un foglio di carta) e di buone capacità ionizzanti. Un’acqua viene classificata radioattiva quando possiede almeno 1 nC (o 2,75 UM) per litro. Gli effetti biologici delle radiazioni ionizzanti sono da attribuire alla cessione di energia ai tessuti che induce fenomeni di ionizzazione o eccitazione.

Acque bromiche e acque iodiche completano il quadro per quanto concerne la classificazione. Esse sono poco utilizzate per la balneoterapia termale in dermatologia.

Metodiche balneoterapicheacqueee

La balneoterapia e la peloidoterapia rappresentano le due metodiche di utilizzo delle acque termali in dermatologia. La balneoterapia consiste nell’immersione completa della zona da trattare o nel contatto della stessa con l’acqua termale; tale tecnica trova importanti applicazioni nella cura di diverse affezioni dermatologiche, in particolare psoriasi lieve e moderata, eczemi e dermatite atopica, dermatite seborroica, rosacea, lichen ruber planus, acne, prurigo, foruncolosi, micosi, orticaria cronica, intertrigini. La balneoterapia può essere effettuata da sola o in associazione ad altre terapie dermatologiche. L’associazione con radiazioni ultraviolette prende il nome di Balneofototerapia. Spesso i risultati della terapia combinata sono superiori a quelli riscontrati in seguito alla sola balneoterapia o alla sola fototerapia, indicando così la presenza di un sinergismo tra terapia termale e fototerapia selettiva.

La peloidoterapia utilizza fanghi argillosi. I peloidi infatti, sono costituiti da argilla che “matura” nei crateri naturali dove sgorga acqua termale o in apposite vasche dove l’acqua termale scorre per il tempo necessario alla maturazione del fango; il fango è in grado di agire con due meccanismi: o semplicemente apportando calore, o favorendo meccanismi di scambio più complessi in base alla natura dei costituenti del fango stesso e alla capacità di indurre modificazioni in ambito cutaneo, riguardanti temperatura, pH, grado di umidità. Le patologie dermatologiche che ne traggono beneficio sono rappresentate da dermatite seborroica, sebopsoriasi, rosacea, acne, cellulite.

Conclusioni

In ambito dermatologico l’efficacia terapeutica delle cure termali e’ pertanto conseguente al contatto tra la cute ed il presidio termale utilizzato. A tutt’oggi disponiamo di limitati contributi scientifici atti a dimostrare le effettive modificazioni dell’assorbimento cutaneo ad opera delle acque termali e i dati consultabili sono per lo più dedotti da argomentazioni teoriche. I mezzi termali sarebbero in grado di interagire con l’ambiente cutaneo sulla base di supposte “funzioni a gradiente” legate a pH e composizioni elettrolitiche.

L’uso di acque termali nel trattamento di malattie infiammatorie croniche della pelle è ormai ampiamente diffuso e sono riportati benefici clinici dopo peloidoterapia o crenoterapia eseguite in diverse stazioni termali. Sono soprattutto le patologie dermatologiche a patogenesi immunologica, come gli eczemi allergici o irritativi da contatto, la psoriasi e la dermatite atopica, le malattie dermatologiche che più si avvalgono dell’utilizzo dell’acqua termale come presidio terapeutico. È stato pertanto ipotizzato un ruolo di tali acque su elementi del sistema immunitario e numerose ricerche sono state condotte in questo campo.

Recenti studi hanno dimostrato l’effetto delle acque termali sul danno da radicali liberi. E’ nota da tempo l’azione detergente, antiflogistica, decongestionante, cheratoplastica, sedativa del prurito di alcune acque e fanghi termali. Nel meccanismo di azione dei fanghi un ruolo importante è sostenuto dall’apporto di calore e dalla conseguente profusa sudorazione.

Le modificazioni elettrolitiche provocate dalla sudorazione in ambiente termale attivano l’emuntorio cutaneo, che è di norma scarsamente utilizzato, determinando lo spostamento di importanti masse idriche tra i compartimenti intra ed extracellulari. Un aumento dei movimenti dell’acqua e dei sali (K, Na, Cl) a livello delle membrane cellulari sarebbe in grado di attivare gli scambi metabolici tra i vari compartimenti esistenti all’interno dell’organismo (cellule, spazi interstiziali, sangue) e di accelerare l’eliminazione dei diversi cataboliti. Per tale motivo le cure termali sono indicate per la terapia o per il supporto terapeutico di numerose affezioni cutanee: dermatiti da contatto, dermatite seborroica, sebopsoriasi, psoriasi, ittiosi, cellulite, guarigione delle ferite. Esistono dati della letteratura che pongono in relazione lo stress termico indotto dalla fangoterapia con le variazioni del livello plasmatico di beta-endorfine, che sembrano giocare un ruolo ben definito nella risposta allo stress; in particolare esse sembrano essere implicate nella percezione endogena del dolore, nella sua regolazione e forse nella mediazione degli effetti anestesiologici.

La balneoterapia termale può essere considerata una valida alternativa nel trattamento di forme lievi-moderate di psoriasi, anche nelle forme poco responsive o resistenti alle terapie tradizionali non sempre prive di effetti collaterali. Può essere considerato anche un metodo complementare di supporto alle terapie farmacologiche, utile durante i periodi di interruzione tra i vari cicli terapeutici.

In conclusione, pur non potendo ovviamente pensare di avvalersi della terapia termale quale sostituto della terapia farmacologica, è comunque lecito supporre che quest’ultima possa rappresentare una valida alternativa terapeutica di supporto in numerose patologie dermatologiche, tanto da rendere auspicabile un approfondimento scientifico nell’ambito di un settore che risulta in continua espansione.

 

A cura di: Prof. Steven Paul Nisticò – Specialista in Dermatologia e Venereologia – Università Magna Graecia Catanzaro

Reumatismi e medicina termale

Le Malattie Reumatiche, denominate Reumatismi nella cultura popolare di un tempo, oggi costituiscono la più frequente causa di invalidità temporanea o permanente. Possiamo dire che esse sono nate con l’uomo. Si racconta che il grande faraone Ramsete II usava l’estratto di radice di salice per curare i suoi problemi articolari. Secoli dopo da questa pianta è venuta fuori l’aspirina, noto antinfiammatorio e antidolorifico a cui si aggiunge anche un’azione antipiretica e antiaggregante piastrinica. In Italia sono oltre 5 milioni le persone sofferenti, mentre nel mondo si contano circa 300 milioni di pazienti artroreumatici. Le reumoartropatie vengono classificate in forme degenerative (come ad esempio l’artrosi), forme infiammatorie (ad esempio le artriti) e forme di tipo dismetabolico (cioè legate a disturbi metabolici come iperuricemia, iperglicemia, obesità etc.).

Le patologie artroreumatiche, pur essendo diverse tra loro sotto l’aspetto eziopatogenetico, sono però accomunate da alterazioni a livello delle articolazioni, dei tessuti articolari e del tessuto connettivo di sostegno. Il dolore che ne deriva oltre ad essere causa di sofferenza per il paziente genera anche uno spasmo riflesso dei muscoli peri-articolari allo scopo di fissare l’articolazione in una posizione che riduca e controlli i movimenti nocivi; lo spasmo a sua volta induce altro dolore e fa assumere all’articolazione atteggiamenti antalgici che con il tempo diventano fissi per la retrazione dei muscoli contratti e per l’ipotrofia degli antagonisti. Si crea in tal modo un circolo vizioso, caratterizzato da “dolore-spasmo muscolare-dolore” che, a lungo andare, tende a provocare deformità, rigidità e limitazioni funzionali, sintomi questi che caratterizzano il quadro sintomatologico clinico di queste forme morbose. Tutto ciò fa capire il negativo impatto di queste malattie sia sulla qualità di vita degli individui e sia sulla società per i rilevanti oneri economici diretti (ricoveri ospedalieri; indagini diagnostiche; terapie; assistenza domiciliare al malato reumatico etc.) e indiretti (giornate di lavoro perse; invalidità, si evidenzia che il 27% delle pensioni di invalidità è causato proprio da malattie reumatiche).

Pertanto un corretto approccio terapeutico è fondamentale non solo per il paziente ma anche per la società. Nell’ambito dei presidi terapeutici attualmente disponibili per il trattamento delle malattie reumatiche, un ruolo importante può essere svolto dalla terapia termale.

Numerosi studi hanno, infatti, evidenziato l’utilità di tale metodica terapeutica nell’artrosi. È questa la più diffusa patologia reumatica degenerativa articolare, in cui si ha interessamento della cartilagine articolare e dell’osso sottostante, subcondrale; di conseguenza l’articolazione malata spesso produce, durante i movimenti, un rumore di “scroscio” legato allo sfregamento delle superfici articolari che per la perdita di cartilagine intra-articolare e per la degenerazione ossea, perdono la loro levigatezza originaria e divengono scabrose. L’artrosi colpisce soprattutto le persone anziane. Vari studi riportano un’incidenza del 60% negli uomini e del 70% nelle donne al di sopra dei 65 anni di età; mentre un’incidenza di circa il 30% si osserva nelle donne nella fascia di età tra i 45 e 64 anni.

Le sedi più colpite sono le ginocchia, l’anca, le dita delle mani, i piedi e la colonna vertebrale (in tal caso la localizzazione a livello lombare costituisce una delle cause più diffuse di mal di schiena). Nell’artrosi il dolore è presente soprattutto di giorno e all’inizio di un movimento per poi migliorare man mano che l’articolazione viene usata nell’arco della giornata; il riposo in genere lo allevia e può indurre una rigidità al risveglio che si riduce o scompare dopo pochi minuti. La terapia termale dell’artrosi si avvale di metodiche applicative balneoterapiche e/o fangoterapiche finalizzate ad una azione preventiva (per preservare il grado di articolarità fisiologica, prevenendo le retrazioni muscolo-tendinee e capsulo-legamentose); curativa (con rallentamento della evoluzione della forma, riduzione del danno articolare e muscolare); e riabilitativa (con recupero della funzionalità motoria, riduzione della sintomatologia algica, miglioramento del tono-trofismo e della forza muscolare).

La cura termale fango-balneoterapica esplica notevoli benefici nel trattamento dell’artrosi. Gli effetti benefici delle acque e dei fanghi termali sui fenomeni responsabili della genesi e mantenimento del processo degenerativo artrosico sono essenzialmente riconducibili a stimoli di ordine fisico (ad esempio il calore emesso dal mezzo applicativo termale) e chimico (presenza quali-quantitativa di mineralizzatori nelle acque minerali usate per la balneoterapia e per la maturazione dei fanghi termo-minerali).

Il calore erogato dalla fango-balneoterapia induce miorilassamento, nonché dilatazione arteriolare e capillare con conseguente iperemia attiva ed allontanamento dalle sedi delle lesioni di cataboliti, enzimi litici e coaguli di fibrina che possono esercitare una stimolazione sul tessuto connettivo, tale da far prevalere i processi fibrotici; ancora si osserva un miglioramento del trofismo muscolare e cartilagineo, una diminuzione dell’ipertono e dell’imbibizione dei tessuti peri-articolari.

Gli effetti analgesici e miorilassanti che si vengono così ad avere a seguito dell’applicazione della fango-balneoterapia termale riescono ad interrompere il circolo vizioso “dolore – contrattura muscolare – alterata dinamica – dolore”, che caratterizza l’artrosi, consentendo per alcuni mesi un più corretto uso delle articolazioni. L’osservazione clinica in ambiente termale evidenzia chiaramente questi effetti benefici a partire dalla seconda settimana di cura, per diventare più spiccati nelle settimane successive, mantenendosi per un periodo di tre-cinque mesi. I miglioramenti osservati a seguito di un ciclo Fango-balneoterapico termale sono anche riconducibili alla composizione chimica e chimico-fisica del fango e dell’acqua minerale usata; infatti molte reazioni biologiche possono essere ricondotte proprio alle variazioni elettrolitiche trans-membrana, dipendenti dall’incremento diaforetico.

La terapia termale quindi grazie alle sue proprietà fisico-chimiche induce sull’organismo trattato effetti terapeutici a breve e a medio-lungo termine. A breve termine, nella maggior parte dei casi, si assiste ad un miglioramento della sintomatologia soggettiva dolorosa, dell’intensità del dolore spontaneo e ai movimenti, con riduzione della rigidità articolare e della limitazione funzionale. Tutto questo comporta un incremento dell’articolarità, con minori limitazioni nel compiere i gesti quotidiani o lavorativi e, soprattutto, minore ricorso alle cure farmacologiche. Gli effetti benefici persistono per parecchi mesi e l’effettuazione per più anni consecutivi del ciclo termale contribuisce al mantenimento nel tempo dei miglioramenti ottenuti alla fine del ciclo curativo fango-balneoterapico. Si è visto ad esempio che la Fangobalneoterapia, comprendente 12 sedute terapeutiche, può costituire un valido ausilio, da affiancare alla terapia medica farmacologica, nel trattamento di una delle cause più rilevanti di invalidità locomotoria nei soggetti anziani come la gonartrosi con miglioramento medio del 53% dell’indice di Lequesne, con diminuzione di dolore e fastidio (-67%) e con miglioramento del grado di deambulazione e dell’attività quotidiana. Sinergismo terapeutico si osserva quando terapia termale Fango-balneoterapica e terapia Farmacologica vengono associate (Costantino et al. Med. Clin Term, 2006; Fraioli et al. Rheumatol Int, 2010).

In molte stazioni termali italiane (come le Terme di Torre Canne (BR), le Terme di Telese (BN), le Terme di Lurisia in Mondovì (CN), Abano Terme (PD), i Giardini Poseidon Terme in Ischia (NA), le Terme Grand Hotel Paradiso in Casamicciola d’Ischia (NA), le Terme Cappetta in Contursi (SA) etc.) è possibile associare alla fango-balneoterapia idromassaggi e mobilizzazione attiva e passiva in acqua, utilizzando vasche speciali o piscine appositamente attrezzate, sul cui fondo possono essere installati gradini, discese e salite per una riabilitazione motoria, propiocettiva e vascolare con ottimi risultati e con scarsi effetti collaterali indesiderati. La cura termale va quindi impiegata nel novero dei mezzi farmacologici (locali e generali), chirurgici, ortopedici e fisiatrici disponibili per il trattamento dell’artrosi, che, dopo le malattie cardiovascolari, costituisce la più frequente causa di disabilità.