cefalea

La cefalea: come riconoscerla e come curarla

La gravità della cefalea e il suo impatto sociale e personale variano da persona a persona

E’ sorprendente come molta gente pensi: “è solo un mal di testa”. Ma non si tratta solo di questo, è molto più che un mal di testa” (commento di una paziente).

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità le cefalee figurano fra i primi dieci posti nella lista delle malattie che più compromettono il benessere fisico e psicologico a livello globale.

Esistono oltre 100 tipi di cefalea ma sebbene si manifestino in modo diverso, i disturbi rientrano di solito in tre categorie: la cefalea di tipo tensivo, l’emicrania e la cefalea a grappolo.

La cefalea di tipo tensivo è caratterizzata da un dolore persistente e non pulsante localizzato soprattutto alla fronte (il famoso “cerchio alla testa”) a volte diffuso in tutto il capo. L’intensità è lieve o moderata, non tale da compromettere le normali attività quotidiane e può durare da pochi minuti a diversi giorni.

Leggi anche “Il cerotto smart che allevia il mal di testa

L’emicrania, caratterizzata per manifestazioni cliniche tipiche (dolore pulsante su un lato della testa, la cui intensità rende difficile svolgere le normali attività), costituisce la forma di cefalea primaria maggiormente disabilitante.

Gli attacchi sono ricorrenti, con frequenza variabile con un’alta percentuale di soggetti che hanno attacchi plurimensili, ognuno con una durata media di 1-3 giorni. Il loro caratteristico ripresentarsi per lunghi periodi determina limitazioni in ambito lavorativo e familiare.

Il paziente emicranico non è un malato qualsiasi: non va dal medico soltanto per lamentarsi di un disturbo che continua ad affliggerlo

Oliver Sacks

La cefalea a grappolo è un’entità più rara, ma per l’intensità degli attacchi è detta anche cefalea del suicidio. Il dolore è localizzato su un occhio ed è accompagnato da lacrimazione, gli episodi durano da 15 minuti a 3 ore durante i quali il soggetto è molto nervoso e non riesce a stare fermo. Nelle forme croniche gli attacchi si presentano più volte al giorno o sono più frequenti nei cambi di stagione.

La gravità della cefalea e il suo impatto sociale e personale variano da persona a persona e nelle varie epoche della vita.

A questi tre principali tipi si aggiunge la nevralgia del trigemino, dovuta all’eccessiva vicinanza di un vaso del collo con questo nervo. Si crea così una compressione che determina l’attività anomale del trigemino, che è alla base del dolore.

Perché è necessario un approccio personalizzato?

La gravità della cefalea e il suo impatto sociale e personale variano da persona a persona e nelle varie epoche della vita. Tutte queste caratteristiche determinano una differenza nelle scelte terapeutiche, che il medico esperto dovrà adattare in ogni singolo caso in maniera “sartoriale”, aiutando il paziente ad individuare potenziali fattori scatenanti modificabili e, quando possibile, a rimuoverli o limitarli.

Quali informazioni dare al paziente?

Purtroppo la cefalea non è sempre curata bene. A volte non si va neppure dal medico, ma bisogna ricordarsi che il fai da te può essere pericoloso. Alcune persone possono andare incontro a evoluzione sfavorevole con progressione verso una forma di cefalea cronica quotidiana.

Uno dei principali fattori di rischio è rappresentato da un uso eccessivo di farmaci sintomatici che possono indurre un potenziale abuso. In questi casi si impone una terapia preventiva, basandosi sulla scelta più adatta per ogni singolo paziente.

Il diario del mal di testa

Conoscere il proprio mal di testa e i fattori che lo scatenano è il primo passo per combatterlo. Per questo si chiede ai pazienti di tenere un diario in cui annotare i giorni critici e altre informazioni utili a impostare un percorso terapeutico. Tale diario è uno strumento essenziale che permette di valutare l’efficacia delle terapie e fornisce informazioni indispensabili sulle esigenze del singolo.

Curiamo la persona non la malattia

Non dobbiamo mai dimenticarci che non si può curare la persona senza pensare ai fattori emozionali e psicologici. Un consiglio che vale per tutti è regolarizzare il proprio stile di vita. Gli altri interventi vanno mirati invece sui singoli.

L’agopuntura e le terapie basate sul rilassamento o la pratica di discipline come lo yoga permettono in alcuni casi di ottenere un buon controllo della cefalea senza che sia necessario ricorrere ai farmaci. Questo è particolarmente importante nei pazienti giovani o per chi non tollera bene le medicine.

Oliver Sacks nel suo libro “Emicrania” diceva: “Il paziente emicranico non è un malato qualsiasi: non va dal medico soltanto per lamentarsi di un disturbo che continua ad affliggerlo. Se impariamo ad ascoltarlo possiamo accorgerci che ci sta raccontando la storia della sua vita, il suo modo di vivere, il modo in cui reagisce e forse anche quei meccanismi più profondi che anche a lui sono oscuri e ognuno di questi fattori è importante per curare la sua emicrania”.

A cura di:
Giuseppe Bonavina
Specialista in Neurologia

cinetosi

Cinetosi: quando viaggiare diventa un fastidio

La cinetosi, o più semplicemente mal di viaggio, è una condizione sgradevole che si verifica quando si è in movimento su un qualsiasi mezzo di trasporto.

I sintomi

I sintomi più comuni sono nausea, vertigini e malessere generale, comunemente noti come ‘mal d’auto‘, ‘mal d’aereo‘, o ‘mal di mare‘. In genere è considerato un disturbo di origine fisiologica e quasi tutti gli individui la sperimentano se esposti a stimoli di movimento.

Chiunque può soffrire di chinetosi, ma alcuni soggetti sono più vulnerabili di altri: donne e bambini i più vulnerabili.

Nella maggior parte dei casi, i sintomi inizieranno a migliorare non appena il nostro organismo si adatta alle condizioni che causano il problema. Ad esempio, se si soffre di chinetosi su una nave da crociera, i disturbi tendono a scomparire dopo un paio di giorni. Tuttavia, alcune persone non riescono ad adattarsi e i sintomi scompaiono del tutto quando si lascia l’ambiente che lista causando.

Chi colpisce

Chiunque può soffrire di chinetosi, ma alcuni soggetti sono più vulnerabili di altri. Le donne, ad esempio, sperimentano di frequente episodi di cinetosi, in particolare durante le mestruazioni o la gravidanza. Frequente anche nei bambini di età compresa tra i 4 e i 12 anni.

Quali sono le cause? 

La cinetosi è di solito associata ad un viaggio in auto, nave, aereo o treno. Tuttavia, è anche possibile che si verifichi sulle giostre e durante la visione di un film d’azione o ai
videogame
. Il nostro cervello contiene informazioni su dove ci troviamo e come ci stiamo spostando. Si aggiorna costantemente grazie ai dati forniti dagli occhi e dal sistema vestibolare, una rete di nervi, canali e fluidi all’interno dell’orecchio, che dà al nostro cervello il senso di movimento e di equilibrio.

Se c’è una mancata corrispondenza di informazioni tra questi due sistemi, il cervello non è in grado di aggiornare il proprio stato attuale e la confusione che ne sussegue può provocare nausea e vomito. Ad esempio, tale condizione si può presentare quando si viaggia in auto: i nostri occhi dicono al cervello che si sta viaggiando a più di 50 chilometri orari, ma il sistema vestibolare suggerisce che si è seduti.

Quando consultare un medico

E’ consigliabile chiedere il parere di un medico solo i sintomi persistono dopo aver smesso di viaggiare. In tal caso, sarà possibile escludere altre possibili cause, come ad esempio un’infezione virale dell’orecchio (labirintite).

I rimedi della cinetosi

Quando i sintomi sono lievi si può ricorrere a qualche tecnica fai da te, come fissare l’orizzonte o distrarsi ascoltando buona musica. La lettura, invece, può peggiorare i sintomi: meglio tenere gli occhi chiusi. L’ideale sarebbe scegliere una posto centrale se si viaggia in nave o aereo, dove la sensazione di movimento è ridotta al minimo.

Inoltre utilizzare un cuscino o un poggiatesta aiuta a mantenere la testa più ferma possibile. Evitate di fare pasti abbondanti o bere alcolici prima di partire: meglio un bicchiere d’acqua.

Leggi anche ” Harvard University: pensare positivo allunga la vita
cervello

Una dieta sana per il benessere del cervello

Dimmi cosa mangi e ti dirò che cervello hai. Un recente studio ha dimostrato che esiste una correlazione tra la dieta ed il volume encefalico.

Più l’alimentazione è sana, maggiore è il volume del cervello. E, in questo caso, le dimensioni contano. Vediamo il perché.

La ricerca

Secondo un gruppo di ricercatori olandesi, una dieta sana, incluso un elevato apporto di verdura, frutta, cereali integrali, latticini, noci e pesce, è associata a un volume cerebrale più ampio.

Pubblicato su Neurology online, lo studio hanno valutato la relazione della qualità della dieta con i volumi strutturali del tessuto cerebrale e le lesioni vascolari focali attraverso la risonanza magnetica su un campione di 4.213 partecipanti.

I risultati

I ricercatori hanno scoperto che una migliore qualità della dieta era correlata a un volume maggiore del cervello, al volume della materia grigia, al volume della materia bianca e al volume dell’ippocampo. Non c’era alcuna associazione tra qualità della dieta e volume della lesione della sostanza bianca, lacune o microbolli. Nello specifico, un volume cerebrale più ampio è stato associato ad un’elevata assunzione di verdure, frutta, cereali integrali, frutta a guscio, prodotti lattiero-caseari e pesce e un basso consumo di bevande contenenti zucchero.

Leggi anche Dieta e cervello

 

Perché lo sbadiglio è contagioso? La risposta della scienza

Una recente ricerca condotta dall’Università di Nottingham ha scoperto il perché sbadigliamo automaticamente quando vediamo qualcuno farlo, anche se l’intensità varia da persona a persona.

Lo studio

Secondo gli studiosi inglesi, questa tendenza viene automaticamente innescata dai nostri riflessi primitivi, nella corteccia motoria del cervello, l’area adibita al controllo dei movimenti. Gli ultimi risultati di questo studio rivelano, inoltre, che la nostra capacità di resistere allo sbadiglio quando guardiamo qualcuno farlo è limitata. Ma c’è di più. Ogni volta che tentiamo di resistere, la voglia aumenta. I risultati sono stati pubblicati il ​​31 agosto nella rivista “Current Biology“.

Ecofenomeno

Quando guardiamo un’altra persona sbadigliare, lo sbadiglio diventa contagioso e viene attivato in automatico. È una forma molto comune di “Ecofenomeno“: l’imitazione automatica di parole o azioni di qualcuno. Le persone con disordini di empatia come l’autismo sbadigliano meno quando vedono gli altri sbadigliare e sembra che gli psicopatici siano immuni agli sbadigli contagiosi.

Un altro aspetto importante che i ricercatori hanno scoperto è che la voglia di sbadiglio è specifica per ognuno di noi. Lo “sbadiglio contagioso” non è tipico solo degli esseri umani, bensì coinvolge anche scimpanzé e cani.

Leggi anche “ Studio americano: il riposino pomeridiano fa bene alla salute” 

Di quante ore di sonno abbiamo veramente bisogno?

Il sonno è un indicatore fondamentale della salute generale e del benessere psicofisico. Spendiamo fino a un terzo della nostra vita dormendo, e lo stato generale della qualità del sonno rimane una questione essenziale in tutta la nostra esistenza.

Anche se si è consapevoli del fatto che dormire bene la notte sia importante per la salute, non tutti possono ammettere di svegliarsi al mattino e sentirsi veramente riposati e soddisfatti.

A complicare ulteriormente le cose, ci si mette anche l’abitudine di assumere, in alcuni casi abusando, stimolanti come caffè e bevande energetiche, l’utilizzo di sveglie, e spie luminose, tra cui quelle dei dispositivi elettronici (tv, smartphone, etc…) che interferiscono con il nostro “ritmo circadiano” (veglia – sonno).

Di quante ore di sonno abbiamo bisogno?

Le ore dipendono in base all’età e agli stili di vita che influenzano la qualità e la quantità del sonno, come orari di lavoro e stress.

La National Sleep Foundation– ente di ricerca statunitense – ha condotto un’approfondita ricerca per fasce d’età: un team di 18 specialisti ha lavorato per due anni arrivando dunque a stilare delle linee guida “age-to-age”.

 

[huge_it_gallery id=”6″]

 

In sintesi, il sonno di un neonato fino a 3 mesi è compreso tra le 14 e le 17 ore, mentre dai 4 a 11 ne bastano circa dalle 12 alle 15 ore. I bimbi di 1-2 anni devono dormire almeno 11 ore fino ad un massimo di 14, mentre in età prescolare (3-5 anni) il sonno raccomandato è tra le 10 e le 13 ore. In età scolare (6-13 anni) il range è compreso tra 10 e 11 ore. Per gli adolescenti (14-17 anni) bastano circa 8 ore. Quando si diventa adulti, ovvero dai 18 anni a salire e fino ai 65 anni è consigliabile riposare tra le 7 e le 9 ore. Agli over 65, invece, servono meno ore per riposare in maniera adeguata, fino ad un massimo di 8.