Le regole essenziali per l’igiene quotidiana del cavo orale

Per salvaguardare la salute dei nostri denti e gengive, e assicurare una corretta igiene del cavo orale è indispensabile seguire poche ma basilari regole.

Spazzolare i denti dopo ogni pasto
E ‘importante spazzolare i denti dopo ogni pasto principale, e comunque non meno di due volte al giorno. Gli esperti dicono che per pulire a fondo tutte le aree in modo corretto, occorre spazzolare per un tempo di almeno 2-3 minuti. Spazzolare accuratamente tutti i denti sia quelli anteriori che quelli posteriori

Lo spazzolino
Scegliere lo spazzolino giusto è essenziale per la pulizia del cavo orale: usarne uno dalla testina medio-piccola in modo da arrivare in tutte le zone della bocca. E’ preferibile che sia provvisto di setole artificiali di durezza media e sostituirlo ogni 2 o 3 mesi.

Dentifricio
Usare possibilmente un dentifricio a base di fluoro. Il fluoro rappresenta un altro valido aiuto nella prevenzione della carie poiché rende lo smalto più resistente e lo protegge dall’azione demineralizzante degli acidi della placca batterica.

Spazzolino per la lingua
Utilizzando un raschietto per la lingua lingua può aiutare a rimuovere i batteri e mitigare l’alito cattivo.

Filo interdentale
Ci sono alcune aree all’interno della bocca, che non possono essere puliti senza un filo interdentale. Completare la pulizia dei denti mediante l’uso regolare del filo interdentale che rappresenta un sistema insostituibile per eliminare la placca batterica dalle zone interdentali che non possono essere raggiunte dalle setole dello spazzolino.

Alimentazione
Anche una dieta appropriata rappresenta un importante contributo alla prevenzione delle malattie dei denti. È possibile ridurre la formazione della placca batterica limitando il consumo di dolciumi e di altri cibi ricchi di zuccheri; è poi consigliabile seguire una dieta equilibrata e ricca di frutta e verdura, alimenti contenenti vitamine e minerali essenziali (vitamine C, A e D, calcio, fosforo, potassio, sodio, ferro e magnesio) per la salute dei denti.

Lesioni precancerose del cavo orale

In Italia, ogni anno, il carcinoma orale colpisce circa 5000 persone

Le neoplasie maligne del cavo orale rappresentano una percentuale molto elevata (circa il 50%) di tutti i tumori maligni della regione testa – collo. Circa il 10 % dei tumori maligni nei soggetti di sesso maschile e circa il 4 % nelle donne interessa la bocca. In Italia, ogni anno, sono colpite circa 5000 persone dal carcinoma orale.

La mortalità è elevatissima (circa il 40 %). Questo perché la diagnosi, nonostante l’ispezione sia molto semplice, è spesso tardiva. Sono noti numerosi fattori di rischio quali il fumo di sigarette, l’alcol, l’igiene orale scadente, i traumatismi cronici, alcuni virus, la componente genetica, alcune condizioni precancerose. Patologie, queste, che aumentano il rischio di ammalarsi di cancro come per esempio il lupus eritematoso, discheratosi, fibrosi sottomucosa, disfagia sideropenia e poi le lesioni precancerose delle quali ultime ci occuperemo nel seguente articolo.

Le più comuni lesioni precancerose sono – Leucoplachia – Leucoplachia candidosica – Eritroplachia – Leucoplachia verrucosa – Lichen – Cheilite Attinica – Displasie.

Le lesioni precancerose del cavo orale
Le lesioni precancerose sono aree localizzate della mucosa orale, che subiscono variazioni macro e microscopiche dei tessuti e su cui la probabilità di insorgenza di neoplasie è maggiore rispetto a un tessuto sano.

Tali lesioni possono rimanere nel cavo orale del paziente per anni senza subire particolari modificazioni nè causare fastidi, restando di tipo benigno, fino a che meccanismi e fattori, alcuni di essi non ancora ben noti, possono indurne la degenerazione rendendole maligne. Bisogna, pertanto, intercettare e curare queste lesioni prima che esse causino l’insorgenza del cancro nella cavità orale. Si è visto che nella maggior parte dei casi il cancro insorge su preesistenti lesioni e raramente su zone non soggette a modificazioni tissutali.

L’evoluzione di tale lesioni è diversa in base al tipo e varia nei modi e nei tempi: esistono alcune lesioni precancerose a basso, medio ed alto rischio di degenerazione maligna. Sebbene esista anche la possibilità che alcune di queste patologie non vadano mai incontro a trasformazione oncologica, non vi è alcun modo di prevederne il comportamento negli anni. La degenerazione può avvenire anche dopo moltissimi anni dal primo esordio e la probabilità è maggiore se l’insorgenza interessa soggetti molto giovani.

Nell’epoca attuale non bisognerebbe mai trovarsi nella condizione di dover effettuare una diagnosi tardiva, ma quando purtroppo ciò accade è giusto ricordare che il carcinoma del cavo orale esordisce come lesione superficiale, che tende rapidamente ad ulcerarsi e ad infiltrare le strutture sottostanti.

La prevenzione, come in tutte le neoplasie, è importantissima e viene praticata dall’Odontoiatra sottoponendo il paziente ad una visita, non invasiva, del cavo orale che viene effettuata ispezionando in modo attento e scrupoloso tutte le zone, in questo modo l’occhio allenato dello specialista potrà rilevare la presenza di eventuali lesioni.

L’innovazione tecnologica ha consentito di valutare con maggiore precisione tali alterazioni; difatti con l’utilizzo di luce ad alta densità Velscope (sistema non invasivo) senza controindicazioni ed indolore, è possibile intercettare aree alterate con maggiore precisione e semplicità.

Il principio è la fluorescenza: la mucosa orale illuminata col fascio di luce del Velscope, emette luce diversa a seconda che sia sana o alterata. Infatti, quando la luce emessa dall’area sospetta è chiara, non ci sono motivi particolari di allarme; al contrario se la zona illuminata assume un colore scuro variabile dal marrone fino ad arrivare addirittura al nero allora conviene eseguire esame bioptico. In pratica lo strumento consente uno screening clinico veloce e accurato, in modo da identificare una eventuale area, che sarà eventualmente sottoposta a biopsia per formulare una diagnosi.

Dott. Mario Tedesco
Specialista in Chirurgia Orale

Trattamenti ortodontici: confronto tra metodiche tradizionali ed innovative

L’ortodonzia é una branca dell’odontoiatria specializzata nella diagnosi, prevenzione e trattamento delle malocclusioni che si manifestano come anomalie di sviluppo e di posizione dei mascellari e dei denti.

L’obiettivo fondamentale che l’ortodontista si pone a conclusione di ogni trattamento é il corretto allineamento dei denti, il raggiungimento di un’armoniosa estetica del viso, una funzione masticatoria efficiente ed un migliore stato di salute dei denti. Ogni caso viene analizzato individualmente ed il piano terapeutico viene formulato dopo una corretta diagnosi, effettuata attraverso degli esami radiografici, fotografie del viso e delle arcate dentarie e modelli di studio in gesso delle arcate dentarie. In base al caso, potranno essere richieste ulteriori indagini quali radiografie endorali, teleradiografia frontale, TAC, esami posturali, ecc. Ovviamente la terapia ortodontica sarà preceduta da terapie preliminari (igiene orale, cure conservative, terapie parodontali, ecc.), se necessarie. Il paziente viene edotto sulle modalità tecniche per conseguire e mantenere una corretta igiene orale, che potrebbe rivelarsi più complicata durante l’applicazione di alcuni tipi di dispositivi ortodontici.

In molti casi, la terapia ortodontica viene effettuata in due fasi. La prima può iniziare precocemente quando i denti da latte sono ancora presenti. Il fine di tale ciclo terapeutico é di “intercettare” quelle disarmonie dentali e scheletriche che, se non corrette in fase di crescita, potranno complicare notevolmente i futuri trattamenti. Questa fase di trattamento precoce non elimina l’eventuale necessità di una terapia ortodontica in dentizione permanente, ma la rende più semplice e ne ottimizza i risultati. La seconda fase inizia di solito in relazione all’avvio della fase di crescita prepuberale, ovvero verso il termine della permuta dentaria, e permette di coordinare in modo ottimale i rapporti dentali, al fine di raggiungere gli obiettivi prefissati nel piano di trattamento. In alcuni casi, la terapia ortodontica può prevedere l’estrazione di elementi dentari permanenti per creare spazio in arcata. Il tempo di trattamento necessario per il completamento della terapia ortodontica può subire variazioni legate a fattori non sempre prevedibili, quali il momento individuale ed il tipo di crescita corporea, la velocità della permuta ed il grado e la capacità di collaborazione del paziente. Terminata la fase attiva del trattamento é sempre necessario seguire l’assestamento dei denti per mantenere i risultati raggiunti. A tale scopo viene applicato l’apparecchio di contenzione poiché dopo la terapia attiva i muscoli ed i tessuti molli devono completare il loro adattamento alla nuova situazione. La durata del periodo di contenzione é variabile, in rapporto a molteplici fattori, quali l’età e la gravità della malocclusione originaria. In genere questa fase si completa in uno o più anni, ma a volte può essere necessaria una contenzione a vita. Si deve, infatti, tener presente che i denti sottoposti o meno a terapia ortodontica, possono muoversi in ogni momento della vita a causa di tutte le forze che agiscono su di essi.

Le Apparecchiature Ortodontiche. Il trattamento ortodontico prevede l’impiego di apparecchiature che possono essere rimovibili o fisse, in associazione o meno con dispositivi ausiliari (elastici intraorali, trazioni extraorali,bite,etc.). Non si tratta di una libera scelta: ogni mezzo terapeutico trova precise indicazioni e spesso non offre alternative. Gli apparecchi rimovibili, sono realizzati con resina acrilica, che può avere differenti colorazioni ed inglobare viti e ganci di varia forma e dimensione. Gli apparecchi fissi sono generalmente costituiti da bande ed attacchi, che vengono incollati direttamente sui dei denti mediante resine adesive. Le bande e gli attacchi non sono in grado di esercitare alcun movimento dentale, ma consentono l’applicazione degli archi, che sono il vero motore del trattamento e vengono scelti e modellati di volta in volta dall’ortodontista secondo adatte prescrizioni. Gli archi generano forze ortodontiche idonee a provocare il movimento dei denti. In alcune fasi della terapia si potrà rendere necessario l’utilizzo di mezzi ausiliari, come gli elastici, da agganciare in precisi punti dell’apparecchio fisso e nell’uso dei quali si raccomanda la massima collaborazione. Esempi di ulteriori presidi ortodontici sono la trazione extraorale (il cosiddetto “baffo”), e la maschera di protrazione. Sarà premura dell’ortodontista istruire il paziente sulla corretta modalità d’uso, al fine di evitare traumi a carico delle parti molli del viso. In epoca più recente é stato introdotto l’utilizzo di microviti – piccoli impianti rimovibili da inserire in precise posizioni dell’osso – ai quali agganciarsi per non scaricare forze indesiderate direttamente sui denti o per evitare in particolari circostanze l’uso di forze extraorali.

Ortodonzia Estetica.  Oggi l’estetica riveste un’importanza individuale e sociale sempre maggiore, in ogni settore quindi anche in odontoiatria il riscontro specifico é l’aumentata domanda di terapia ortodontica anche da parte di pazienti adulti, che spesso richiedono di apparecchiature poco visibili. Per questo motivo sono stati ideati attacchi in porcellana di colore bianco, attacchi linguali e mascherine trasparenti sequenziali. Questi moderni presidi rappresentano gli ultimi ritrovati nell’ambito delle apparecchiature ortodontiche per ottenere il massimo risultato estetico, sebbene non tutte le malocclusioni possono essere così trattate.

A cura di: Dott. Mario Tedesco – Specialista in Chirurgia Odontostomatologica

Dott. Alfonso Carotenuto – Specialista in Chirurgia Maxillo Facciale

Estetica in odontoiatria: le faccette in ceramica per un sorriso smagliante

Non c’è dubbio: avere un bel sorriso è molto importante. Anzi, secondo una recente ricerca condotta da un’equipe di psicologi sociali del King’s College di Londra, denti bianchi e sorriso smagliante sono la chiave del successo, sia in ambito lavorativo che sociale. Ed è anche per questa ragione che l’odontoiatria ha assunto una posizione di rilievo. In tal senso, si sono fatti notevoli passi avanti grazie all’avvento di nuove tecnologie e materiali. Le più frequenti cause di inestetismi del sorriso che i pazienti chiedono di correggere sono discromie dentarie riconducibili ad una colorazione scura costituzionale o, come capita il più delle volte, determinata dall’assunzione di sostanze coloranti, quali il fumo, il caffè, il the, ecc.; da sottolineare, poi, le discromie secondarie a malformazioni smaltee e le otturazioni vecchie. La correzione delle discromie dentarie viene spesso risolta con trattamenti sbiancanti, nei casi possibili, e cioè prevalentemente nelle discromie indotte da sostanze coloranti. Nei casi più gravi, l’odontoiatria estetica prevede oggi l’utilizzo di faccette in ceramica integrale, da applicare sui denti in modo tale da poter correggere non solo la forma ed il colore, ma anche un disallineamento dentario di lieve entità. Rispetto alla tecnica tradizionale, quella innovativa non prevede nè alcun tipo di sacrificio dentario, in quanto i denti da ricoprire non vengono toccati, nè l’applicazione di faccette provvisorie. Infatti dopo il rilievo delle impronte si procede in genere direttamente all’applicazione delle faccette definitive in ceramica.

 

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Caso Clinico. Il giovane paziente di 25 anni presenta una discromia secondaria, che si traduce in una inestetica colorazione dei denti a chiazze bianco- gessose (foto 1). Da qui, l’esigenza d’intervenire in maniera totalmente atraumatica per i denti del paziente essendo questi, peraltro, sanissimi e perfettamente allineati. Tale necessità nasce solo per motivi professionali, in quanto il paziente ha da poco intrapreso la carriera di attore. La delicatezza del caso impone l’utilizzo di una tecnica che non preveda alcuna rimozione di sostanza dentaria, evitando così danni irreversibili ai denti, seppur minimi. Si procede al progetto delle future faccette che non dovranno interferire in alcun modo con la normale occlusione (foto 2-3). Dopo l’espletamento di alcune operazioni preliminari si passa all’applicazione di tali faccette che è basata su un rigoroso protocollo di adesione, fondamentale per ottenere un risultato estetico-funzionale valido e duraturo. Il primo passo, quindi, è l’attento e delicato spazzolamento dei denti da trattare. Successivamente si applica per circa 30 secondi un gel mordenzante sulla superficie dentaria al fine di renderla adatta all’applicazione di apposito adesivo che verrà polimerizzato per mezzo di lampada UV. Nel frattempo un altro operatore tratta anche la superficie interna delle faccette che verranno a contatto con la superficie smaltea del dente, con sostanze che servono ad ottenere il massimo potere di adesione dentefaccetta. Dopo tale preparazione, che richiede pochi minuti, si procede al posizionamento e alla cementazione dei manufatti sui denti. Per mezzo di raggi UV si procede alla polimerizzazione del cemento, promuovendone il definitivo indurimento.

Seguendo rigidamente il protocollo di adesione ed utilizzando i prodotti giusti, si riduce quasi a zero la possibilità di distacco accidentale delle faccette inserite con questa nuova sistematica, garantendo al paziente una serenità psicologica notevole (foto 4). Per concludere, la tecnica descritta è assolutamente indolore. Non richiede l’uso di anestetici locali e si arriva al risultato finale in tre sedute, di cui le prime due hanno una durata media di circa 15 minuti ciascuna, mentre l’ultima ne richiede circa 10 minuti per ogni faccetta.