degenerazione maculare

Il consumo di arance contro la degenerazione maculare

Il consumo regolare di arance riduce il rischio di sviluppare la degenerazione maculare in maniera significativa.

E’ quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori del Westmead Institute for Medical Research di Sidney. Gli studiosi anno intervistato oltre 2000 australiani adulti di età superiore ai 50 anni e li hanno seguiti per un periodo di 15 anni.

Cos’è
I flavonoidi sono potenti antiossidanti presenti in quasi tutti i tipi di frutta e verdura

Questa malattia colpisce la retina causando una perdita progressiva della visione centrale ed è una delle principali cause di cecità e di ipovisione in Australia e nel mondo occidentale e colpisce principalmente i soggetti con più di 65 anni.

In Italia si stima che colpisca circa un milione di individui, di cui 200.000 – 300.000 presentano la forma avanzata. Quasi sempre la malattia è progressiva e colpisce entrambi gli occhi, anche ad intervalli di tempo variabili e con quadri clinici e gravità differenti.

Lo studio


La
ricerca ha dimostrato che le persone che mangiavano almeno una porzione di arance ogni giorno avevano un rischio ridotto di oltre il 60% di sviluppare una degenerazione maculare tardiva 15 anni dopo.

I dati mostrano che i flavonoidi nelle arance sembrano aiutare a prevenire la malattia dell’occhio. Anche mangiare un’arancia una volta alla settimana sembra offrire vantaggi significativi.

Fino ad ora la maggior parte delle ricerche si è concentrata sugli effetti dei nutrienti comuni come le vitamine C, E e A sugli occhi.

La ricerca australiana, invece, si è focalizzata sulla relazione tra flavonoidi e degenerazione maculare. I flavonoidi sono potenti antiossidanti presenti in quasi tutti i tipi di frutta e verdura e hanno importanti benefici anti-infiammatori per il sistema immunitario.

Un australiano su sette sopra i 50 anni presenta alcuni segni di degenerazione maculare. L’età è il fattore di rischio noto più forte e la malattia è più probabile che si verifichi dopo i 50 anni.

Studio: le dimensioni della pupilla rivelano la tua intellingenza

Gli occhi sono lo specchio dell’anima, ma potrebbero rivelare anche altro. Secondo un recente studio la dimensione della pupilla indicherebbe le capacità mentali di un individuo. In poche parole, ci direbbe quanto siamo intelligenti.

La ricerca, pubblicata sulla rivista “Cognitive Psychology”, è stata condotta da un team di ricercatori della Georgia Institute of Technology, in Usa.

Lo studio

Sono stati arruolati 512 individui che sono stati sottoposti ad una serie di test cognitivi, per misurare in particolare la loro memoria di lavoro (memoria a breve termine) e la loro intelligenza fluida, o ragionamento fluido, che è la capacità di pensare logicamente e risolvere i problemi in situazioni nuove.

Risultati

Chi ha totalizzato un punteggio più alto, e quindi aveva mostrato maggiori capacità cognitive, presentava anche pupille di dimensioni nettamente differenti rispetto a chi aveva ottenuto punteggi inferiori.

Conclusioni

Secondo i ricercatori, è possibile che esista una correlazione tra la grandezza della pupilla ed il grado di intelligenza. Ciò sarebbe spiegato in virtù del fatto che pupilla e cervello siano collegati attraverso un’area con cui è in comunicazione diretta, il locus coeruleus, la cui attività neurale è associata a modifiche della dimensione della pupilla. Inoltre locus coeruleus è in stretta comunicazione col lobo prefrontale, dove risiedono le nostre funzioni cognitive superiori.

congiuntivite allergica

La congiuntivite allergica: sintomi e cura

Con la primavera, spontaneo germogliare, fioritura delle essenze arboree, diffondersi di profumi, si attraversa il periodo dell’anno in cui c’è la massima frequenza di allergie.

Il termine “allergia” viene utilizzato in medicina per definire la forte reattività immunologica che un organismo attiva quando viene a contatto con una sostanza abitualmente innocua, cioè rappresenta una condizione nella quale, a seguito del contatto con sostanze, normalmente innocue nella maggioranza dei soggetti, alcuni individui reagiscono in modo esagerato.

Le basi genetiche di ciascun individuo sono certamente una delle cause del manifestarsi di allergie, ma non bisogna tralasciare la possibilità di stimolazioni esterne, quali ad esempio l’inquinamento atmosferico che può provocare uno stato cronico di irritazione a livello oculare con conseguente maggior facilità di penetrazione di sostanze allergizzanti.

Cos’è la congiuntivite allergica

La congiuntivite allergica è l’infiammazione della congiuntiva, cioè del tessuto che riveste il lato interno delle palpebre e la “parte bianca” visibile del bulbo oculare. Spesso tale infiammazione è causata dalla risposta immunitaria reattiva ad una determinata sostanza (detta allergene).

I sintomi

I sintomi tipici di chi ne è affetto sono prurito oculare, rossore, lacrimazione, gonfiore palpebrale, secrezione mucosa, spesso associati a starnuti e sintomi di congestione nasale. Circa il 15-20% della popolazione soffre di problemi legati ai vari tipi di allergia oculare. Tra le diverse forme di allergia oculare, la più comune è la congiuntivite allergica che riconosce meccanismi immunitari del tipo IgE-mediati.

La congiuntivite allergica oculare rappresenta una tra le più frequenti manifestazioni di ipersensibilità. Questa circostanza è favorita dalla struttura anatomica dell’occhio: la congiuntiva è una mucosa largamente esposta all’esterno e dunque capace di sensibilizzarsi all’ambiente circostante, in particolare ad aero-allergeni come pollini, acari, polveri sottili, agenti gassosi, articolato sospeso. Il contatto con queste sostanze può, in certe situazioni, determinare un’infiammazione acuta.

Il nostro sistema immunitario ha il compito di difenderci dagli insulti esterni, la sua funzione base è evidenziare ed eliminare qualunque sostanza riconosciuta come estranea.

Gli antichi capirono che una persona dopo essere guarita da una malattia, era meno suscettibile a quella stessa malattia. La moderna immunologia studia i meccanismi dei componenti molecolari coinvolti nella protezione dell’organismo da tutto ciò che proviene dall’esterno. L’allergia è una alterazione di alcuni meccanismi di regolazione di attivazione delle difese immunitarie.

Come curare le allergie agli occhi

Il paziente si presenta dal medico curante con “l’occhio rosso”, una sensazione di fastidio che necessita di un approfondimento. Infatti normalmente gli occhi, ed in particolare la superficie oculare, per le sue caratteristiche anatomiche, è in grado di difendersi dagli stimoli aggressivi esterni, siano essi di origine fisica, chimica o biologica (batteri e virus normalmente diffusi nell’ambiente).

In presenza di un paziente con un sospetto di allergia oculare il MMG (Medico di Medicina Generale) ha il compito di valutare sintomi e segni clinici generali e di approfondire la condizione oculare prevedendo l’effettuazione di una consulenza oculistica. La conoscenza del paziente e della sua anamnesi personale deve indurre il medico a non tralasciare ogni possibile sospetto diagnostico.

L’arrossamento, la fotofobia, la lacrimazione, il gonfiore palpebrale, sono sintomi aspecifici, infatti, può essere un campanello di allarme di patologie diverse che possono riconoscere una eziologia infettiva, tossica, allergica o metabolica.

Congiuntivite allergica: cosa si può fare

Occorre precisare innanzitutto che curare le allergie oculari si può. Per farlo, grazie alla guida e ai consigli di un medico oculista, si deve prendere qualche precauzione e ricorrere all’aiuto di prodotti specifici. Avere tanta pazienza.

Come combattere efficacemente le allergie oculari, come la congiuntivite allergica stagionale?
  • E’ necessario, per quanto possibile, modificare le abitudini di vita, cercando di evitare il contatto con la sostanza allergene (polline, cibo, arredo, detergente, fumo, ecc.);
  • Occorre seguire una corretta igiene perioculare, utilizzando prodotti specifici. Una corretta igiene del bordo palpebrale e delle ciglia, infatti, ha un effetto coadiuvante nella terapia della congiuntivite allergica;
  • Diluire l’allergene, anche con lacrime artificiali. La quantità e il tipo di allergene penetrato nella congiuntiva determina la reattività.
  • Utilizzare colliri antistaminici per lunghi periodi quando l’esposizione all’allergene non è prevedibile.
  • Fare uso di corticosteroidi in maniera occasionale e molto limitata nelle fasi acute, e possibilmente che siano corticosteroidi di superficie. Nei casi più gravi si aggiungono somministrazioni sistemiche.
 Che forme esistono di congiuntivite allergica oculare?

Le forme allergiche oculari sono principalmente distinte in: stagionali o croniche. Nel primo caso occorre agire preventivamente (prima che l’allergia si presenti) ed è importante recarsi dal proprio oculista, che appronterà una terapia di profilassi per ridurre i sintomi nella fase acuta della malattia; può essere anche opportuno consultare un allergologo, che potrebbe prescrivere una terapia desensibilizzante.

Ci sono però forme di congiuntivite allergica i cui sintomi sono localizzati solo all’occhio, per cui è difficile scoprire l’agente che causa la malattia; in questo caso persino i test allergometrici cutanei potrebbero dare esito negativo.

La forma cronica, invece, persiste durante il corso di tutto l’anno. Questa variante è scatenata per lo più dal contatto con allergeni presenti costantemente nell’ambiente domestico come pelo di animali o polveri di varia origine, da non confondere con le congiuntiviti causate da un’infezione virale.

Le congiuntiviti oculari nei bambini, infine, hanno una sintomatologia molto più marcata con forte reattività delle strutture mucose.

Si possono usare le lenti a contatto se si ha una congiuntivite?

In caso di congiuntivite, di qualsiasi tipo, non si devono usare le lenti a contatto, almeno fino a quando non si è guariti completamente. Nel caso in cui si fosse affetti da congiuntivite infettiva, è fondamentale buttare le vecchie lenti nonché il contenitore che si è utilizzato e il liquido di conservazione. Se si utilizzano lenti a contatto in occhi con congiuntivite, vi è il grave rischio di danneggiare in modo irreversibile la cornea con perdita funzionale della vista.

ambliopia

L’ambliopia: la sindrome dell’occhio pigro

L’ambliopia interessa in genere un solo occhio e si sviluppa nei primi anni di vita

L’ambliopia è nota comunemente come occhio pigro. Il termine, infatti, deriva dal greco ἀμβλύς che vuol dire ottuso, debole, pigro, e dalla radice ops, visione. L’occhio ambliope è un occhio debole, infatti pur clinicamente sano, non sembra svolgere il proprio compito assicurando una corretta visione.

E’ una condizione che, quasi sempre, interessa un solo occhio. Si sviluppa nei primi anni di vita quando si determina una riduzione della stimolazione sensoriale dovuta a uno squilibrio funzionale tra i due occhi.

«Nell’ambliopia, uno dei due occhi fornisce un’immagine sfocata, nettamente differente da quella fornita dall’altro occhio ed è per questa ragione che il cervello non è più in grado di fondere le due immagini in una» ha spiegato il dott. Marco Verolino, specialista in oftalmologia. Quando questo accade, il cervello ignora l’immagine sfocata inviata dall’occhio “pigro”. Il risultato è che il sistema visivo cerebrale per quell’occhio non sviluppa una vista normale con perdita di acuità visiva. La sensibilità all’insorgenza dell’ambliopia si riduce gradualmente fino ai 6-8 anni, in concomitanza con il completamento dello sviluppo del sistema visivo.

Cause

I fattori che possono provocare l’insorgenza dell’ambliopia si dividono in tre categorie: anisometropia, ossia la condizione in cui tra i due occhi esiste una grande differenza di rifrazione; strabismo, che consiste in disallineamento dei due bulbi oculari con una deviazione degli assi visivi causata da un malfunzionamento dei muscoli oculari estrinseci; deprivazione sensoriale, ossia qualsiasi impedimento o patologia oculare che non faccia pervenire una normale stimolazione visiva a uno degli occhi (cataratta congenita, ptosi palpebrale, opacità corneali, emovitreo, ecc).

Sintomi

Si stima che il 3-4 % dei bambini sotto i 6 anni hanno una qualche forma di occhio pigro, che si verifica di solito in un occhio solo. Molti genitori non sono consapevoli della condizione visiva del figlio perché i bambini non riferiscono alcun sintomo e si adattano a quella che è la propria condizione visiva. Molti bambini non vengono diagnosticati ambliopi fino a quando i loro occhi sono esaminati da un oculista in età più avanzata.

Diagnosi

Una diagnosi precoce è molto importante allo scopo di ottenere un recupero funzionale completo, perché l’ambliopia è una patologia ben curabile solo se trattata in età infantile (entro i 9-10 anni di età). E’ fondamentale che la diagnosi e cura siano gestite da un oculista esperto, in quanto si va a modificare la capacità percettiva dell’organo della vista che regola 80% delle interazioni di un soggetto con lo spazio che lo circonda.

Terapie tradizionali

La prima cura consiste nel mettere l’occhio ambliope nelle migliori condizioni visive, correggendo il difetto visivo o eliminando gli ostacoli che impediscono la corretta visione. Si deve poi cercare di stimolare l’occhio pigro; per fare questo il medico pianificherà un percorso da seguire per agire con una azione deprivativa sull’occhio dominante in modo da bilanciare la visione dei due occhi. Spesso il solo uso di lenti e colliri non è sufficiente e bisogna coprire l’occhio sano.

La terapia viene chiamata “bendaggio”: consiste nell’applicazione di una benda o cerotto coprente sull’occhio dotato di migliore funzionalità. Deve essere approntata seguendo le indicazioni del medico oculista: è molto importante che le indicazioni vengano seguite con attenzione e precisione. Queste terapie possono durare molti mesi. Durante la cura i genitori non devono assecondare la richiesta, da parte del bambino, di togliere la benda. Infatti, se si esaudisse questa richiesta, si vanifica l’azione terapeutica e il danno diviene non recuperabile.

Nuove terapie

Studi clinici hanno evidenziato nuove possibilità terapeutiche per soggetti ambliopi adulti, suggerite dalla dimostrazione che un esercizio intensivo in compiti di discriminazione visiva comporta un miglioramento delle capacità percettive in individui adulti normali. Tale fenomeno, che prende il nome di apprendimento percettivo, è considerato una delle forme di plasticità del sistema visivo maturo e promuove il recupero (almeno parziale) della funzionalità visiva dell’occhio ambliope nei pazienti sottoposti al trattamento.

Il buon esito del trattamento dipende da numerosi fattori, tra cui il grado di compromissione della capacità visiva, il tipo di ambliopia, il tempo dedicato alla terapia riabilitativa, l’età di inizio della cura e la collaborazione del paziente.

Prevenzione

Per un genitore è molto difficile accorgersi se uno dei due occhi vede di meno, soprattutto quando non è presente uno strabismo. È indispensabile, quindi, che venga effettuata una visita medica oculistica in età pediatrica. Questo perché il modo migliore per affrontare l’ambliopia è prevenirla, cioè eliminare tutte le cause che possono provocarla.

L’ambliopia rappresenta un importante problema socioeconomico, in quanto limita la qualità di vita degli individui adulti: comporta un deficit di sviluppo delle normali capacità di localizzazione spaziale e percezione della profondità, infatti, determina una riduzione del rendimento scolastico e delle occasioni di inserimento lavorativo.

Molti disturbi avvertiti in applicazioni visive continuative, ma anche molti disturbi posturali, nella pratica di sport, nella vita domestica possono essere attribuiti ad alterazioni della visione.

Distacco di retina i sintomi e come curarlo

La sintomatologia del distacco di retina comprende la scomparsa o l’offuscamento di una porzione più o meno estesa del campo visivo

Per distacco di retina s’intende la separazione del tessuto nervoso fotosensibile, che consente all’occhio di percepire immagini e colori, dalla parete posteriore dell’occhio. Il distacco di retina è sempre un evento molto grave per l’occhio e per la vista, tanto più grave quanto più estesa è la parte distaccata.

Patogenesi del distacco di retina

Bisogna immaginare la parte interna dell’occhio come una piscina, e la retina come il tappeto azzurro che la riveste per intero. Bisogna inoltre immaginare che all’interno della piscina invece dell’acqua ci sia una sorta di gel appiccicoso.

Il gel (il corpo vitreo dell’occhio) è tenacemente attaccato solo al bordo della piscina, mentre lo è più debolmente al resto del tappeto azzurro.  Con il passare degli anni il gel vitreale va incontro a una progressiva degenerazione che lo porta nel tempo a liquefarsi. Ecco il perché delle cosiddette mosche volanti (miodesopsie) che molte persone percepiscono. Questa trasformazione porta il gel a distaccarsi dal tappeto azzurro (dalla retina), rimanendo attaccato solo al bordo.

Questo è un evento fisiologico, che accade in sostanza a chiunque alla fine nella vita. In alcuni casi tuttavia, accade che il distacco del gel appiccicoso dalla parte posteriore della retina non sia completo, ma che una piccola parte di esso rimanga strettamente attaccata in un punto del tappeto azzurro (retina), di solito vicino al bordo, ma ben distinto da esso.

S’immaginino i movimenti della testa e del corpo come un terremoto che si abbatta sulla piscina. Il gel messo violentemente in movimento dal terremoto e fortemente attaccato in un punto del tappeto oltre che sul bordo, produce inevitabilmente delle trazioni sul punto stesso, che in ultima analisi può rompersi con la formazione di una rottura. A questo punto l’acqua all’interno della piscina può insinuarsi dietro al tappeto e distaccarlo più o meno estesamente.

Sintomi

La sintomatologia del distacco di retina comprende la scomparsa o l’offuscamento di una porzione più o meno estesa del campo visivo. Quando anche la parte centrale del campo visivo è offuscata, significa che il distacco ha coinvolto la macula, la parte più nobile della retina. In questi casi la prognosi è più grave e minore il recupero visivo dopo la chirurgia.

A volte un distacco di retina è preceduto dalla comparsa improvvisa di flash di luce (fotopsie), spie di una trazione da parte del corpo vitreo sulla retina, con creazione di una rottura retinica.

Nella maggior parte dei casi il distacco di retina è causato da una rottura retinica, conseguenza del distacco posteriore del vitreo. La miopia elevata, l’intervento chirurgico per l’estrazione della cataratta e i traumi aumentano il rischio di un distacco di retina.

Nel caso di un distacco di retina, o della comparsa dei sintomi sopraelencati, è fondamentale recarsi immediatamente dall’oculista, che con un esame del fondo dell’occhio potrà rendersi conto della situazione e attuare le strategie terapeutiche più opportune.

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Cause

L’occhio è riempito nella sua parte centrale da un gel trasparente, il vitreo, strettamente adeso alla superficie retinica. Nel corso degli anni il vitreo va normalmente incontro ad una progressiva liquefazione e alla fine perde il contatto con la retina. Solitamente quando il vitreo si distacca dalla retina non causa alcun disturbo, se non a volte la comparsa delle cosiddette mosche volanti o corpi mobili vitreali.  A volte distaccandosi, il vitreo tira sulla retina sufficientemente forte da formare una rottura in uno o più punti. In quel caso, il fluido presente all’interno dell’occhio può insinuarsi dietro la rottura e sollevare la retina dalla parete posteriore dell’occhio, come se una carta da parati si staccasse da un muro.

Terapia

La terapia del distacco di retina è chirurgica e si basa sul rilascio della trazione vitreale (gel) sulla retina e nella chiusura della rottura causa del distacco.

Esistono due tipi d’intervento: tradizionale dall’esterno e con vitrectomia. L’intervento tradizionale consiste nell’apposizione di una “cintura con borchia” all’esterno dell’occhio in modo tale che la parete esterna dell’occhio si ritrovi avvicinata alla retina distaccata, e questa a sua volta al gel vitreale in modo da rilasciare la trazione del gel stesso sulla rottura.

La rottura non più sottoposta a trazione può allora chiudersi e del laser o del crio (trattamento a freddo) sono fatti attorno ad essa per impedirne la riapertura. Vantaggi di questa tecnica sono la minor incidenza di complicanze infettive e di cataratta. Tuttavia non tutti i tipi di distacchi di retina possono essere curati in questo modo.

La vitrectomia è invece un intervento più moderno, eseguito direttamente all’interno dell’occhio praticando tre piccolissimi buchini nella parete esterna, per l’inserimento di altrettanti strumenti. Con l’ausilio di uno strumento che taglia e aspira, il vitrectomo, il gel vitreale viene quasi completamente rimosso, eliminando la causa della rottura che non più sottoposta a trazione può quindi essere chiusa e sigillata anche in questo caso con un trattamento laser o criopessico (a freddo).

Tutti gli interventi per distacco di retina, a meno di particolari condizioni o preferenze del paziente, possono essere eseguiti tranquillamente in anestesia locale, con un’iniezione vicina all’occhio e non richiedono ricovero. Il paziente, una volta operato, può andarsene comodamente a casa e tornare il giorno dopo per i controlli post-operatori.

Prognosi

Attualmente, i risultati della chirurgia del distacco retinico sono molto buoni. Il successo anatomico con un solo intervento è prevedibile nel 90% dei casi circa e con due interventi in più del 95% dei casi circa. Purtroppo a volte è necessario più di un intervento, a causa di processo abnorme di cicatrizzazione che l’occhio mette spontaneamente in moto: la proliferazione vitreo-retinica. Il recupero visivo dopo intervento di distacco di retina è variabile e dipende fondamentalmente dal coinvolgimento o meno della parte centrale della retina: la macula.

Prevenzione

La prevenzione del distacco di retina si basa esclusivamente sull’educazione del paziente circa i sintomi di un distacco di retina e sul tempestivo trattamento laser ( o con il crio) delle rotture retiniche sintomatiche (accompagnate da flash e mosche volanti), che ancora non hanno portato a distacco. Le rotture retiniche asintomatiche o le degenerazioni periferiche, scoperte casualmente durante una visita di controllo, non richiedono invece trattamento, salvo che nell’altro occhio non si sia verificato già un distacco di retina.

Un distacco di retina si può prevenire in due modi: con una corretta educazione del paziente e con il tempestivo trattamento delle lesioni retiniche regmatogene. Nella maggioranza dei casi un distacco retinico è preceduto dalla formazione di una rottura retinica. La rottura retinica è in genere causata dall’improvviso distacco del vitreo.

Il trattamento laser è in genere molto efficace nel prevenire un distacco retinico causato da una rottura sintomatica

Il distacco del vitreo è a sua volta preceduto spesso dalla percezione di lampi luminosi nel campo visivo. Per questo, se si avvertono flash o lampi di luce improvvisi, è importante recarsi subito dall’oculista, che attraverso l’esame del fondo oculare potrà diagnosticare una rottura retinica, e possibilmente trattarla, in modo da evitare un distacco di retina.

Tuttavia non sempre i flash luminosi significano il quadro appena descritto. Possono a volte essere percepiti in concomitanza di un episodio di emicrania oftalmica. Tuttavia in questo caso sono di solito percepiti in maniera bilaterale, cioè da entrambi gli occhi contemporaneamente. Inoltre non sempre la presenza di flash luminosi significa necessariamente una rottura retinica.

Rottura sintomatica e non 

Nel processo di distacco di vitreo, nonostante la percezione di lampi sia frequente, una rottura occorre all’incirca nel 10% dei casi. Una rottura retinica sintomatica, accompagnata cioè da lampi di luce, se non trattata tempestivamente, comporta un alto rischio di sviluppare un distacco della retina.

Al contrario una rottura retinica non sintomatica, riscontrata cioè casualmente dall’oculista, durante un esame di routine del fondo oculare, presenta un basso se non nullo rischio di distacco. La differenza tra le due forme è da ricercare nel vitreo.

Nel primo caso il vitreo è attaccato al bordo della rottura (tirandola produce i sintomi luminosi) e tenendola aperta consente il passaggio dell’acqua al disotto della retina. Nel secondo la retina non è sottoposta a trazione da parte del vitreo, e non rischia conseguentemente di staccarsi (e pertanto non produce sintomi).

Una rottura retinica sintomatica può verificarsi in qualunque parte della retina. Tuttavia nella maggior parte dei casi, si riscontrano rotture nella periferia retinica. Particolarmente a livello di aree con degenerazioni retiniche a lattice. Le degenerazioni a lattice sono alterazioni del tessuto retinico caratterizzate da una maggiore adesività del vitreo. Pertanto nel momento di un distacco del vitreo potranno essere maggiormente sottoposte a trazione, con conseguente formazione di una rottura.

Il trattamento fotocoagulativo laser è un metodo efficace per impedire che da una rottura retinica sintomatica scaturisca un distacco. Il trattamento di lesioni non sintomatiche non è necessario, a meno di un distacco di retina già verificatosi nell’occhio contro laterale.

La Procedura laser

Il laser retinico è una procedura parachirurgica ambulatoriale. Lo strumento laser è di solito accoppiato a una normale lampada a fessura, lo strumento con il quale l’oculista esamina normalmente gli occhi dei pazienti. Per focalizzare i raggi laser sulla retina, è necessaria una lente a contatto, messa sulla cornea del paziente previo utilizzo di una goccia di anestetico.

Una lente a contatto è appoggiata sulla cornea del paziente per focalizzare il raggio laser sulla periferia retinica, dove è situata una rottura. Grazie alla lampada a fessura e alla lente a contatto, l’oculista individua la rottura sul tessuto retinico. Il laser crea infine degli spot intorno alla rottura, coagulandone il tessuto retinico circostante, unendolo in tal modo alla parete oculare.

Il trattamento è definito barrage, a indicare uno sbarramento della rottura capace di prevenire il propagarsi di un eventuale distacco. Alla fine dell’intervento il paziente può immediatamente recarsi a casa. Tuttavia, sono necessari alcuni giorni prima che il laser raggiunga la massima efficacia, ed è quindi indicato un breve periodo di riposo.

Prognosi e Rischi

Il trattamento laser è in genere molto efficace nel prevenire un distacco retinico causato da una rottura sintomatica. E’ possibile a volte sbarrare anche veri e propri distacchi retinici se di piccole dimensioni.

I rischi della procedura sono scarsi o nulli, se il laser è correttamente impiegato. Tuttavia a distanza di tempo possono formarsi delle membrane sopra la superficie retinica, anche a distanza dalla sede del laser, come nel caso del pucker maculare. Questa evenienza è più frequente nel caso di trattamenti pesanti o può comportare la necessità di eseguire un intervento chirurgico per asportare le membrane, nel caso la vista ne sia disturbata.