Distacco di retina i sintomi e come curarlo

La sintomatologia del distacco di retina comprende la scomparsa o l’offuscamento di una porzione più o meno estesa del campo visivo

Per distacco di retina s’intende la separazione del tessuto nervoso fotosensibile, che consente all’occhio di percepire immagini e colori, dalla parete posteriore dell’occhio. Il distacco di retina è sempre un evento molto grave per l’occhio e per la vista, tanto più grave quanto più estesa è la parte distaccata.

Patogenesi del distacco di retina

Bisogna immaginare la parte interna dell’occhio come una piscina, e la retina come il tappeto azzurro che la riveste per intero. Bisogna inoltre immaginare che all’interno della piscina invece dell’acqua ci sia una sorta di gel appiccicoso.

Il gel (il corpo vitreo dell’occhio) è tenacemente attaccato solo al bordo della piscina, mentre lo è più debolmente al resto del tappeto azzurro.  Con il passare degli anni il gel vitreale va incontro a una progressiva degenerazione che lo porta nel tempo a liquefarsi. Ecco il perché delle cosiddette mosche volanti (miodesopsie) che molte persone percepiscono. Questa trasformazione porta il gel a distaccarsi dal tappeto azzurro (dalla retina), rimanendo attaccato solo al bordo.

Questo è un evento fisiologico, che accade in sostanza a chiunque alla fine nella vita. In alcuni casi tuttavia, accade che il distacco del gel appiccicoso dalla parte posteriore della retina non sia completo, ma che una piccola parte di esso rimanga strettamente attaccata in un punto del tappeto azzurro (retina), di solito vicino al bordo, ma ben distinto da esso.

S’immaginino i movimenti della testa e del corpo come un terremoto che si abbatta sulla piscina. Il gel messo violentemente in movimento dal terremoto e fortemente attaccato in un punto del tappeto oltre che sul bordo, produce inevitabilmente delle trazioni sul punto stesso, che in ultima analisi può rompersi con la formazione di una rottura. A questo punto l’acqua all’interno della piscina può insinuarsi dietro al tappeto e distaccarlo più o meno estesamente.

Sintomi

La sintomatologia del distacco di retina comprende la scomparsa o l’offuscamento di una porzione più o meno estesa del campo visivo. Quando anche la parte centrale del campo visivo è offuscata, significa che il distacco ha coinvolto la macula, la parte più nobile della retina. In questi casi la prognosi è più grave e minore il recupero visivo dopo la chirurgia.

A volte un distacco di retina è preceduto dalla comparsa improvvisa di flash di luce (fotopsie), spie di una trazione da parte del corpo vitreo sulla retina, con creazione di una rottura retinica.

Nella maggior parte dei casi il distacco di retina è causato da una rottura retinica, conseguenza del distacco posteriore del vitreo. La miopia elevata, l’intervento chirurgico per l’estrazione della cataratta e i traumi aumentano il rischio di un distacco di retina.

Nel caso di un distacco di retina, o della comparsa dei sintomi sopraelencati, è fondamentale recarsi immediatamente dall’oculista, che con un esame del fondo dell’occhio potrà rendersi conto della situazione e attuare le strategie terapeutiche più opportune.

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Cause

L’occhio è riempito nella sua parte centrale da un gel trasparente, il vitreo, strettamente adeso alla superficie retinica. Nel corso degli anni il vitreo va normalmente incontro ad una progressiva liquefazione e alla fine perde il contatto con la retina. Solitamente quando il vitreo si distacca dalla retina non causa alcun disturbo, se non a volte la comparsa delle cosiddette mosche volanti o corpi mobili vitreali.  A volte distaccandosi, il vitreo tira sulla retina sufficientemente forte da formare una rottura in uno o più punti. In quel caso, il fluido presente all’interno dell’occhio può insinuarsi dietro la rottura e sollevare la retina dalla parete posteriore dell’occhio, come se una carta da parati si staccasse da un muro.

Terapia

La terapia del distacco di retina è chirurgica e si basa sul rilascio della trazione vitreale (gel) sulla retina e nella chiusura della rottura causa del distacco.

Esistono due tipi d’intervento: tradizionale dall’esterno e con vitrectomia. L’intervento tradizionale consiste nell’apposizione di una “cintura con borchia” all’esterno dell’occhio in modo tale che la parete esterna dell’occhio si ritrovi avvicinata alla retina distaccata, e questa a sua volta al gel vitreale in modo da rilasciare la trazione del gel stesso sulla rottura.

La rottura non più sottoposta a trazione può allora chiudersi e del laser o del crio (trattamento a freddo) sono fatti attorno ad essa per impedirne la riapertura. Vantaggi di questa tecnica sono la minor incidenza di complicanze infettive e di cataratta. Tuttavia non tutti i tipi di distacchi di retina possono essere curati in questo modo.

La vitrectomia è invece un intervento più moderno, eseguito direttamente all’interno dell’occhio praticando tre piccolissimi buchini nella parete esterna, per l’inserimento di altrettanti strumenti. Con l’ausilio di uno strumento che taglia e aspira, il vitrectomo, il gel vitreale viene quasi completamente rimosso, eliminando la causa della rottura che non più sottoposta a trazione può quindi essere chiusa e sigillata anche in questo caso con un trattamento laser o criopessico (a freddo).

Tutti gli interventi per distacco di retina, a meno di particolari condizioni o preferenze del paziente, possono essere eseguiti tranquillamente in anestesia locale, con un’iniezione vicina all’occhio e non richiedono ricovero. Il paziente, una volta operato, può andarsene comodamente a casa e tornare il giorno dopo per i controlli post-operatori.

Prognosi

Attualmente, i risultati della chirurgia del distacco retinico sono molto buoni. Il successo anatomico con un solo intervento è prevedibile nel 90% dei casi circa e con due interventi in più del 95% dei casi circa. Purtroppo a volte è necessario più di un intervento, a causa di processo abnorme di cicatrizzazione che l’occhio mette spontaneamente in moto: la proliferazione vitreo-retinica. Il recupero visivo dopo intervento di distacco di retina è variabile e dipende fondamentalmente dal coinvolgimento o meno della parte centrale della retina: la macula.

Prevenzione

La prevenzione del distacco di retina si basa esclusivamente sull’educazione del paziente circa i sintomi di un distacco di retina e sul tempestivo trattamento laser ( o con il crio) delle rotture retiniche sintomatiche (accompagnate da flash e mosche volanti), che ancora non hanno portato a distacco. Le rotture retiniche asintomatiche o le degenerazioni periferiche, scoperte casualmente durante una visita di controllo, non richiedono invece trattamento, salvo che nell’altro occhio non si sia verificato già un distacco di retina.

Un distacco di retina si può prevenire in due modi: con una corretta educazione del paziente e con il tempestivo trattamento delle lesioni retiniche regmatogene. Nella maggioranza dei casi un distacco retinico è preceduto dalla formazione di una rottura retinica. La rottura retinica è in genere causata dall’improvviso distacco del vitreo.

Il trattamento laser è in genere molto efficace nel prevenire un distacco retinico causato da una rottura sintomatica

Il distacco del vitreo è a sua volta preceduto spesso dalla percezione di lampi luminosi nel campo visivo. Per questo, se si avvertono flash o lampi di luce improvvisi, è importante recarsi subito dall’oculista, che attraverso l’esame del fondo oculare potrà diagnosticare una rottura retinica, e possibilmente trattarla, in modo da evitare un distacco di retina.

Tuttavia non sempre i flash luminosi significano il quadro appena descritto. Possono a volte essere percepiti in concomitanza di un episodio di emicrania oftalmica. Tuttavia in questo caso sono di solito percepiti in maniera bilaterale, cioè da entrambi gli occhi contemporaneamente. Inoltre non sempre la presenza di flash luminosi significa necessariamente una rottura retinica.

Rottura sintomatica e non 

Nel processo di distacco di vitreo, nonostante la percezione di lampi sia frequente, una rottura occorre all’incirca nel 10% dei casi. Una rottura retinica sintomatica, accompagnata cioè da lampi di luce, se non trattata tempestivamente, comporta un alto rischio di sviluppare un distacco della retina.

Al contrario una rottura retinica non sintomatica, riscontrata cioè casualmente dall’oculista, durante un esame di routine del fondo oculare, presenta un basso se non nullo rischio di distacco. La differenza tra le due forme è da ricercare nel vitreo.

Nel primo caso il vitreo è attaccato al bordo della rottura (tirandola produce i sintomi luminosi) e tenendola aperta consente il passaggio dell’acqua al disotto della retina. Nel secondo la retina non è sottoposta a trazione da parte del vitreo, e non rischia conseguentemente di staccarsi (e pertanto non produce sintomi).

Una rottura retinica sintomatica può verificarsi in qualunque parte della retina. Tuttavia nella maggior parte dei casi, si riscontrano rotture nella periferia retinica. Particolarmente a livello di aree con degenerazioni retiniche a lattice. Le degenerazioni a lattice sono alterazioni del tessuto retinico caratterizzate da una maggiore adesività del vitreo. Pertanto nel momento di un distacco del vitreo potranno essere maggiormente sottoposte a trazione, con conseguente formazione di una rottura.

Il trattamento fotocoagulativo laser è un metodo efficace per impedire che da una rottura retinica sintomatica scaturisca un distacco. Il trattamento di lesioni non sintomatiche non è necessario, a meno di un distacco di retina già verificatosi nell’occhio contro laterale.

La Procedura laser

Il laser retinico è una procedura parachirurgica ambulatoriale. Lo strumento laser è di solito accoppiato a una normale lampada a fessura, lo strumento con il quale l’oculista esamina normalmente gli occhi dei pazienti. Per focalizzare i raggi laser sulla retina, è necessaria una lente a contatto, messa sulla cornea del paziente previo utilizzo di una goccia di anestetico.

Una lente a contatto è appoggiata sulla cornea del paziente per focalizzare il raggio laser sulla periferia retinica, dove è situata una rottura. Grazie alla lampada a fessura e alla lente a contatto, l’oculista individua la rottura sul tessuto retinico. Il laser crea infine degli spot intorno alla rottura, coagulandone il tessuto retinico circostante, unendolo in tal modo alla parete oculare.

Il trattamento è definito barrage, a indicare uno sbarramento della rottura capace di prevenire il propagarsi di un eventuale distacco. Alla fine dell’intervento il paziente può immediatamente recarsi a casa. Tuttavia, sono necessari alcuni giorni prima che il laser raggiunga la massima efficacia, ed è quindi indicato un breve periodo di riposo.

Prognosi e Rischi

Il trattamento laser è in genere molto efficace nel prevenire un distacco retinico causato da una rottura sintomatica. E’ possibile a volte sbarrare anche veri e propri distacchi retinici se di piccole dimensioni.

I rischi della procedura sono scarsi o nulli, se il laser è correttamente impiegato. Tuttavia a distanza di tempo possono formarsi delle membrane sopra la superficie retinica, anche a distanza dalla sede del laser, come nel caso del pucker maculare. Questa evenienza è più frequente nel caso di trattamenti pesanti o può comportare la necessità di eseguire un intervento chirurgico per asportare le membrane, nel caso la vista ne sia disturbata.

La vista nei bambini: occhio ai disturbi!

Con l’inizio del nuovo anno scolastico, i pediatri raccomandano di sottoporre i bambini ad una visita oculistica di controllo. Ammettere a scuola, per imparare a leggere e scrivere, bambini di cui non si è accertata la capacità visiva, è grave. E’ dunque fondamentale il ruolo dei parenti e dei medici, in primis i pediatri, che seguono il bambino fin dai primi momenti di vita.

Se il bambino ha un difetto visivo, probabilmente potrà essere curato. Bisogna, però, ricordare che il traguardo può richiedere anni di trattamento, ma la vista è d’importanza assoluta. Innanzitutto occorre osservare attentamente gli occhi del bambino e il suo comportamento.

Sintomi

Può essere segno di allarme e comunque richiede consulenza oculistica il bimbo che presenta una serie di disturbi.

  1. Occhi particolarmente voluminosi o piccoli o che non si aprono regolarmente o storti;
  2. Occhi rossi o lattiginosi;
  3. Pupille di grandezza o colore diverso (pupilla bianca: cataratta congenita);
  4. Intolleranza alla luce (chiude un occhio quando è colpito dalla luce forte);
  5. Lacrimazione persistente e abbondante anche quando non piange;
  6. Preme frequentemente le dita sugli occhi chiusi;
  7. A un mese non fissa una persona o un oggetto a 2 metri di distanza (manca di interesse per gli stimoli visivi);
  8. Al terzo mese non segue regolarmente con lo sguardo una luce che si muove davanti a lui, la sua mimica è povera, non sorride;
  9. Presenta movimento continuo degli occhi a piccole o grandi scosse (nistagmo);
  10. Cade frequentemente, inciampa, non vede gli ostacoli;
  11. Dice di vedere doppio (diplopia);
  12. Mantiene una posizione viziata del capo (torcicollo oftalmico);
  13. Strizza gli occhi quando vede un oggetto distante o si avvicina troppo all’oggetto che interessa;
  14. Cefalea dopo prolungato lavoro visivo.

Appena nato il bambino è capace di vedere, se abbagliato le pupille reagiscono, è attratto dalle luci e dal movimento. La capacità di fissare del neonato diviene netta tra la seconda e la quarta settimana di vita. L’apprendimento visivo massimo si ha fino all’età di 2 anni, poi, lentamente, continua fino ai 4-8 anni, allorché la visione diventa uguale a quella di un adulto.
Il neonato oltre a sviluppare l’acutezza visiva del singolo occhio deve imparare a coordinare i movimenti di ambedue gli occhi.

Per ottenere questo risultato deve indirizzare gli occhi sull’oggetto che gli interessa facendo in modo che la sua immagine cada sui punti delle due retine che si corrispondono (fovea). Quest’attività motoria simultanea dei due occhi è strettamente legata alla percezione simultanea delle due immagini: se le due immagini sono “uguali”, il cervello le fonderà (fusione) in una percezione unica e stabile: avrà così una visione binoculare normale.

Il senso della vista nei bambini

L’occhio è uno strumento assai complesso. Semplificando si può dire che funzioni come una sofisticata macchina fotografica con la quale vi sono molte analogie: anche l’occhio, infatti, possiede lenti, diaframma, pellicola; può persino zoommare (accomodazione). La cornea e il cristallino formano gli obiettivi: tra di loro è interposta l’iride, di colore diverso a seconda degli individui, che ha un foro centrale (pupilla) in grado di stringersi ed allargarsi a seconda dell’intensità dell’illuminazione, come fosse un diaframma.

Grazie agli obiettivi cornea e cristallino, perfettamente trasparenti ai raggi luminosi e di potere ottico esatto, attraversando una sostanza gelatinosa trasparente che dà forma all’occhio (vitreo), l’immagine va a fuoco sulla retina che funziona come una pellicola fotografica a colori e che riveste interamente la parte media e posteriore del bulbo oculare.

Miopia

Quando uno qualsiasi di questi elementi è imperfetto, l’immagine risulta imperfetta. Se le immagini degli oggetti distanti si formano davanti alla retina, perché l’occhio è troppo lungo oppure il sistema ottico è troppo forte rispetto alla lunghezza del bulbo, l’immagine che si focalizza è percepita confusamente: in questo caso l’occhio è detto miope. Sono miopi i bambini molto prematuri.

La visione per lontano non è buona e il bambino per aiutarsi, può strizzare gli occhi o cercare di avvicinarsi all’oggetto che lo interessa per apprezzarne i dettagli. In genere gli oggetti vicini sono visti bene per cui ci potrà essere un maggior interesse del bambino per quelle attività che gli risultano più agevoli, mentre potrà tendere ad estraniarsi dai giochi che richiedono buona percezione di oggetti lontani, come avviene per le attività all’aria aperta.

Nella miopia congenita ed elevata vi possono essere danni oculari più o meno progressivi a carico della corio-retina; questo tipo di miopia, fortunatamente, non è molto frequente nel bambino. Più frequentemente la miopia appare nel corso dell’accrescimento ed è talora progressiva fin oltre i 20 anni. Si corregge con lenti negative che fanno proseguire fin sulla retina i raggi luminosi provenienti da lontano.

Ipermetropia

La letteratura scientifica moderna ritiene che la miopia debba essere corretta totalmente e la correzione portata a permanenza. Il difetto opposto per cui le immagini vengono focalizzate al di là della retina si chiama ipermetropia ed è generalmente causata da un occhio troppo corto oppure da un sistema ottico troppo debole rispetto alla lunghezza del bulbo: l’immagine è percepita sfocata.

Il bambino è capace automaticamente, cambiando la forma del suo cristallino (accomodazione), di portare l’immagine sul piano retinico. Questo può provocare, soprattutto nella visione da vicino, stanchezza, bruciore oculare, cefalea, tipicamente alla fine di una giornata di studio ( il bambino talora rifiuta lo studio preferendo attività meno gravose).

In alcuni bimbi l’eccessiva stimolazione dell’accomodazione, esercitata per vedere nitido, può indurre una deviazione degli occhi verso l’interno, visibile anche nello sguardo da lontano (strabismo accomodativo).

Questa ipermetropia normale e moderata del neonato non necessita abitualmente di correzione, salvo che non sia più nettamente marcata in un occhio; in questo caso potrebbe avvenire un cattivo sviluppo di un occhio rispetto all’altro e si deve pertanto correggerla (ambliopia).

Parimenti l’ipermetropia si corregge se è elevata o se produce disturbi soggettivi o se provoca anomala ed eccessiva convergenza dei bulbi oculari. Per correggerla si usano lenti positive che riportano a fuoco sulla retina l’immagine sfuocata sollevando l’occhio da un’eccessiva accomodazione; a seconda dei casi se ne prescrive l’uso saltuario o permanente.

Astigmatismo

Un altro difetto della messa a fuoco è l’astigmatismo: esso è dovuto al fatto che mentre la cornea normale ha una superficie sferica, nell’occhio astigmatico ha un profilo ellissoidale, pertanto, gli oggetti sono visti alquanto indistinti, perché ogni singolo punto non è visto come tale, ma come una linea. La visione è diminuita e talvolta anche la correzione con occhiali è imperfetta. Spesso l’astigmatismo non è un difetto isolato, ma si associa ad altri difetti refrattivi come la miopia o l’ipermetropia, dando così luogo a numerose combinazioni.

L’astigmatismo è un difetto subdolo che talora non manifesta sintomi particolari perché il bambino vi si adatta fin dalla primissima età. Possono suggerirne l’esistenza la cefalea, lo strizzare le palpebre per vedere più nitido, l’avvicinarsi per vedere meglio gli oggetti, la presenza di posizioni viziate del capo. Quando l’astigmatismo riduce l’acuità visiva o diventa sintomatico si corregge nella maniera più precisa e completa con lenti cilindriche usate a permanenza.

Un bambino ipermetrope, durante lo sviluppo, può raggiungere l’emmetropia, perché l’occhio che era troppo corto si è allungato, ma se il processo continua, può diventare addirittura miope. Il bambino miope, invece, resterà sempre miope: l’occhio che è eccessivamente lungo non potrà mai accorciarsi.

Soggetti a rischio

Inoltre, alcuni bimbi hanno più probabilità di altri di avere difetti visivi se:

  • I genitori portano gli occhiali;
  • I genitori o parenti sono strabici o ipovedenti;
  • I genitori sono consanguinei; –
  • I genitori hanno malattie oculari ereditarie;
  • I parenti hanno problemi visivi;
  • Il bimbo è nato pre-termine o ha avuto patologia neonatale;
  • La madre in gravidanza ha avuto malattie trasmissibili al feto.

Quindi i difetti che interferiscono con la messa a fuoco delle immagini sulla retina si chiamano difetti di refrazione e si correggono con lenti adatte a compensare l’errore di costruzione dell’occhio e a rendere nitide le immagini che arrivano sulla retina. La refrazione di un bimbo può cambiare nel corso degli anni e deve pertanto essere verificata periodicamente tramite visita oculistica annuale. Un difetto refrattivo banale può trasformarsi in una grave menomazione per il futuro adulto: è quindi fondamentale accertare lo stato di salute degli occhi.

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Uno sguardo all’estate: consigli utili per proteggere gli occhi

Con l’arrivo dell’estate, l’innalzarsi delle temperature, il trascorrere delle giornate al mare, in montagna, all’aria aperta, gli occhi devono essere protetti dai potenziali danni che possono ricevere.

Occorre allora bere molta acqua, almeno un litro e mezzo-due al giorno: l’idratazione è fondamentale anche per la salute degli occhi, in particolare per le strutture del bulbo oculare. Le elevate temperature determinano una disidratazione maggiore ed è importante riequilibrare la perdita d’acqua, in particolar modo nelle persone anziane, se possibile anche facendo ricorso a specifici integratori di sali minerali. La conseguenza più comune per l’occhio è l’aumento della presenza delle cosiddette “mosche volanti”, ovvero dei corpi mobili, addensamenti proteici sospesi all’interno del corpo vitreo che proiettano la loro ombra sulla retina, causando qualche fastidio nella visione quando lo sfondo è chiaro. Tutto dipende dalle condizioni generali del singolo soggetto, in casi particolari, invece, il corpo vitreo può – in seguito a notevole riduzione del suo volume – andare incontro a distacco (tecnicamente chiamato ‘distacco posteriore del vitreo’).

Una corretta alimentazione

È opportuno consumare molta frutta (soprattutto frutta fresca di stagione), verdura (peperoni, pomodori, carote, ma anche vegetali a foglia verde come lattuga e spinaci) e seguire una dieta povera di grassi. Può essere utile – in soggetti affetti da distrofie retiniche – l’assunzione di complessi multivitaminici (contenenti vitamina A, C ed E, ma anche selenio, zinco e luteina) al fine di ridurre ulteriormente lo stress ossidativo e proteggere le cellule della retina. Frutta e verdura contengono vitamine benefiche per il metabolismo dell’occhio e della retina: vitamina C (fragole, kiwi), betacarotene (carote, albicocche), omega 3 (salmone, sgombro).

Consigliabile è anche il consumo di verdure a foglia verde che contengono luteina e zeaxantina (vitamine specifiche per la retina degli occhi) e di mirtilli, capillaro-protettori importanti per la salute della complessa rete vascolare del microcircolo.

L’eccessiva esposizione ai raggi ultravioletti del sole, in assenza di adeguata protezione, costituisce un fattore di alto rischio di danno a livello oculare così come lo è per la pelle. Uno dei problemi più comuni è legato all’esposizione in luoghi con molto riverbero (spiaggia o piste da sci), dove si può essere vittima della cheratocongiuntivite attinica, un’infiammazione acuta che colpisce sia la congiuntiva sia la cornea, con sintomi quali lacrimazione, dolore, gonfiore alle palpebre, sensazione di sabbia negli occhi, vista annebbiata o ridotta.

Per la salute degli occhi è importante scegliere lenti di qualità e con caratteristiche ottiche personalizzate

Come proteggersi

In condizioni fisiologiche, in presenza di una luce solare troppo intensa, gli occhi reagiscono utilizzando sistemi naturali di protezione, quali l’ammiccamento della palpebra, la modifica della pupilla, la funzione schermo del cristallino e i pigmenti oculari della retina, che filtrano la luce proteggendo le cellule nervose. In condizioni di prolungata esposizione ai raggi solari è tuttavia utile ripararli con lenti, adeguatamente protettive, idonee a costituire una difesa efficace dalle radiazioni solari che li possono danneggiare.

Gli occhiali da sole svolgono la loro funzione protettiva in quanto eliminano le radiazioni nocive: raggi ultravioletti e raggi viola – blu; attenuano inoltre l’intensità luminosa, diminuendo l’abbagliamento. Per la salute degli occhi è importante scegliere lenti di qualità e con caratteristiche ottiche personalizzate.

I prodotti contraffatti e a buon mercato, che generalmente si trovano sulle bancarelle, non sono assolutamente consigliati anche se permettono di essere alla moda a costi molto ridotti. Per essere certi di aver acquistato degli occhiali di qualità bisogna accertarsi che sia presente il marchio CE indelebile e che il foglietto illustrativo di accompagnamento riporti chiaramente le proprietà meccaniche e ottiche dell’occhiale e quelle relative al filtro solare delle lenti, oltre che i requisiti dei filtri per l’esposizione diretta ai raggi solari.

In particolare, gli occhiali devono rispondere alla norma UNI EN 1836 che classifica le lenti in base a cinque filtri solari, da 0 a 5. È una indicazione precisa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità proteggere gli occhi mettendo occhiali scuri dotati di filtri a norma di legge. In particolare, gli occhiali da sole avvolgenti sono quelli che meglio proteggono gli occhi perché bloccano i raggi nocivi provenienti lateralmente. Inoltre, un cappello a tesa larga offre un certo grado di protezione. Bisogna ricorrere a tali protezioni in tutte le situazioni in cui ci sia una forte esposizione ai raggi ultravioletti (mare, montagna, ma anche lampade abbronzanti).

Qualora compaiano fastidi – quali bruciore, rossore e fotofobia (intolleranza alla luce), visione offuscata, macchie scure sulla parte bianca del bulbo (simili a nei) – è consigliabile recarsi dal medico che, una volta formulata l’esatta diagnosi, prescriverà la terapia più corretta. D’estate possono insorgere facilmente forme di infiammazione congiuntivale, la congiuntivite, con prurito, fastidio, bruciore e forte lacrimazione. Nei casi dubbi, è importante recarsi dall’oculista, il quale verificherà se si è contratta qualche forma infettiva e, in caso positivo, si dovrà iniziare subito una terapia adatta. In molti casi si tratta, comunque, di un disturbo lieve, che generalmente si risolve nel giro di pochi giorni senza lasciare alcuna conseguenza.

A quali terapie si può ricorrere da soli?

Per automedicazione la prima cosa da fare è lavare bene l’occhio con soluzione fisiologica o in mancanza con acqua potabile senza mai strofinare, si possono usare in abbondanza le lacrime artificiali, sapendo però che non sono sempre efficaci. Può essere inoltre opportuno utilizzare dei colliri antibiotici, ma per il tipo specifico è necessaria una diagnosi precisa, comunque preferire sempre quelli monodose. E’ importante evitare di usare prodotti senza cognizione di causa perché, in presenza di una cheratocongiuntivite (congiuntivite associata a una cheratite), l’uso di un collirio errato potrebbe persino peggiorare il quadro clinico con gravi conseguenze per l’integrità della superficie oculare.

Come regolarsi, invece, con le lenti a contatto?

Grande attenzione, in questi periodi, è richiesta ai portatori di lenti a contatto. Le estreme condizioni ambientali con il passaggio dal caldo esterno al fresco degli ambienti interni dotati di aria condizionata può aumentare l’intolleranza alle lenti a contatto, con conseguente infiammazione e bruciore dell’occhio. Non toccare gli occhi con mani non lavate, alto rischio di infezioni. Il consiglio è di utilizzare spesso le lacrime artificiali per lubrificare la cornea, a base di acido ialuronico o del tutto naturali con estratti di camomilla ed eufrasia.

In spiaggia sarebbe meglio indossare gli occhiali, ma chi per comodità preferisce le lenti a contatto dovrebbe utilizzare quelle usa e getta: in questo modo si riducono i rischi di infezioni. Quando si fa il bagno è consigliabile proteggere gli occhi con degli occhialini, con grande facilità si perdono le lentine a mare. Si raccomanda ai giovani che non si deve dormire con le lenti a contatto e bisogna stare attenti alla loro pulizia, analogamente bisogna evitare di fare entrare sabbia negli occhi.

Le lacrime artificiali devono essere utilizzate più spesso quando si portano le lenti a contatto perché l’occhio tende a seccarsi, soprattutto d’estate. Ovviamente, a causa dei vari agenti atmosferici (sole e riverbero sull’acqua, vento, sabbia, ecc.) si è più suscettibili ad arrossamenti oculari, per cui è utile ribadire che è senz’altro preferibile ridurre o tanto meno farne un uso attento delle lenti a contatto d’estate.

Cosa avviene se si fissa il sole?

L’inconsapevolezza dell’età porta molto spesso i piccoli ad avere uno sguardo piuttosto prolungato verso il sole, in tal caso la possibilità dei danni diretti alla retina può diventare una spiacevole realtà. Una raccomandazione ai genitori di spiegare ai bambini di non fissare il sole. Se lo si fissa troppo a lungo si contrae la cosiddetta “maculopatia fototraumatica”: purtroppo si tratta di un danno irrimediabile, poiché a causa della focalizzazione dei raggi ultravioletti non filtrati sulla fovea si genera una cicatrice nella zona centrale della maculare (area centrale della retina deputata alla visione dei volti, alla lettura, alla guida, ecc.).

Le conseguenze possono essere anche molto gravi, con perdita o riduzione della visione centrale (ad esempio una macchia al centro del campo visivo perché la retina è stata danneggiata). Non sono possibili terapie che permettano di recuperare il danno.

La congiuntivite allergica: i sintomi e cosa fare

La congiuntivite allergica è l’infiammazione della congiuntiva, cioè del tessuto che riveste il lato interno delle palpebre e la “parte bianca” visibile del bulbo oculare. Spesso tale infiammazione è causata dalla risposta immunitaria reattiva ad una determinata sostanza (detta allergene).

I sintomi tipici di chi ne è affetto sono prurito oculare, rossore, lacrimazione, gonfiore palpebrale, secrezione mucosa, spesso associati a starnuti e sintomi di congestione nasale. Circa il 15-20% della popolazione soffre di problemi legati ai vari tipi di allergia oculare. Tra le diverse forme di allergia oculare, la più comune è la congiuntivite allergica che riconosce meccanismi immunitari del tipo IgE-mediati.

La congiuntivite allergica oculare rappresenta una tra le più frequenti manifestazioni di ipersensibilità. Questa circostanza è favorita dalla struttura anatomica dell’occhio: la congiuntiva è una mucosa largamente esposta all’esterno e dunque capace di sensibilizzarsi all’ambiente circostante, in particolare ad aero-allergeni come pollini, acari, polveri sottili, agenti gassosi, articolato sospeso. Il contatto con queste sostanze può, in certe situazioni, determinare un’infiammazione acuta.

Il nostro sistema immunitario ha il compito di difenderci dagli insulti esterni, la sua funzione base è evidenziare ed eliminare qualunque sostanza riconosciuta come estranea. Gli antichi capirono che una persona dopo essere guarita da una malattia, era meno suscettibile a quella stessa malattia. La moderna immunologia studia i meccanismi dei componenti molecolari coinvolti nella protezione dell’organismo da tutto ciò che proviene dall’esterno. L’allergia è una alterazione di alcuni meccanismi di regolazione di attivazione delle difese immunitarie.

Come curare le allergie oculari
Il paziente si presenta dal medico curante con “l’occhio rosso”, una sensazione di fastidio che necessita di un approfondimento. Infatti normalmente gli occhi, ed in particolare la superficie oculare, per le sue caratteristiche anatomiche, è in grado di difendersi dagli stimoli aggressivi esterni, siano essi di origine fisica, chimica o biologica (batteri e virus normalmente diffusi nell’ambiente). In presenza di un paziente con un sospetto di allergia oculare il MMG (Medico di Medicina Generale) ha il compito di valutare sintomi e segni clinici generali e di approfondire la condizione oculare prevedendo l’effettuazione di una consulenza oculistica. La conoscenza del paziente e della sua anamnesi personale deve indurre il medico a non tralasciare ogni possibile sospetto diagnostico.

L’arrossamento, la fotofobia, la lacrimazione, il gonfiore palpebrale, sono sintomi aspecifici, infatti, può essere un campanello di allarme di patologie diverse che possono riconoscere una eziologia infettiva, tossica, allergica o metabolica. Congiuntivite allergica: cosa si può fare Occorre precisare innanzitutto che curare le allergie oculari si può. Per farlo, grazie alla guida e ai consigli di un medico oculista, si deve prendere qualche precauzione e ricorrere all’aiuto di prodotti specifici. Avere tanta pazienza.

Come combattere efficacemente le allergie oculari, come la congiuntivite allergica stagionale?

  • E’ necessario, per il possibile, modificare le abitudini di vita, cercando di evitare il contatto con la sostanza allergene (polline, cibo, arredo, detergente, fumo, ecc.);
  • Occorre seguire una corretta igiene perioculare, utilizzando prodotti specifici. Una corretta igiene del bordo palpebrale e delle ciglia, infatti, ha un effetto coadiuvante nella terapia della congiuntivite allergica;
  • Diluire l’allergene, anche con lacrime artificiali. La quantità e il tipo di allergene penetrato nella congiuntiva determina la reattività.
  • Utilizzare colliri antistaminici per lunghi periodi quando l’esposizione all’allergene non è prevedibile.
  • Fare uso di corticosteroidi in maniera occasionale e molto limitata nelle fasi acute, e possibilmente che siano corticosteroidi di superficie. Nei casi più gravi si aggiungono somministrazioni sistemiche.

Che forme esistono di congiuntivite allergica oculare?
Le forme allergiche oculari sono principalmente distinte in: stagionali o croniche. Nel primo caso occorre agire preventivamente (prima che l’allergia si presenti) ed è importante recarsi dal proprio oculista, che appronterà una terapia di profilassi per ridurre i sintomi nella fase acuta della malattia. Può essere anche opportuno consultare un allergologo, che potrebbe prescrivere una terapia desensibilizzante.

Ci sono però forme di congiuntivite allergica i cui sintomi sono localizzati solo all’occhio, per cui è difficile scoprire l’agente che causa la malattia; in questo caso persino i test allergometrici cutanei potrebbero dare esito negativo. La forma cronica, invece, persiste durante il corso di tutto l’anno. Questa variante è scatenata per lo più dal contatto con allergeni presenti costantemente nell’ambiente domestico come pelo di animali o polveri di varia origine, da non confondere con le congiuntiviti causate da un’infezione virale.
Le congiuntiviti oculari nei bambini, infine, hanno una sintomatologia molto più marcata con forte reattività delle strutture mucose.

Si possono usare le lenti a contatto se si ha una congiuntivite?
In caso di congiuntivite, di qualsiasi tipo, non si devono usare le lenti a contatto, almeno fino a quando non si è guariti completamente. Nel caso in cui si fosse affetti da congiuntivite infettiva, è fondamentale buttare le vecchie lenti nonché il contenitore che si è utilizzato e il liquido di conservazione. Nel caso di uso di lenti a contatto in occhi con congiuntivite, vi è il grave rischio di danneggiare in modo irreversibile la cornea con perdita funzionale della vista.

I consigli utili comportamentali

  • Lavare con acqua abbondante l’occhio, non usare saponi;
  • Tenere chiuse le finestre nel periodo primaverile impedendo l’entrata dei pollini;
  • Indossare occhiali o occhiali da sole quando ci si reca all’aperto per ridurre al minimo lo stimolo irritativo e il contatto con sostanze allergizzanti;
  • Anche se pizzicano, evitare di strofinare gli occhi, questa azione non fa che irritare o rendere peggiore la condizione, meglio lavarli con acqua;
  • eliminare le superfici in cui si annidano gli acari della polvere in casa, soprattutto in camera da letto;
  • Pulizia dei pavimenti con un panno umido o scopa a secco anziché spolverare o spazzare;
  • Lavarsi le mani subito dopo aver toccato qualsiasi tipo di animale.

La luce del sole e gli effetti sulla vista: occhio ai bambini

Che cosa sono le radiazioni solari?

I raggi luminosi emessi dal sole sono formati da un insieme di particelle energetiche, chiamate fotoni, ed arrivano sulla Terra sotto forma di radiazioni. A seconda della lunghezza d’onda, possono essere classificati in radiazioni visibili (raggi colorati) e radiazioni non visibili, a loro volta divise in raggi infrarossi (IR), a lunghezza d’onda maggiore, e raggi ultravioletti (UV), a lunghezza d’onda minore. I raggi ultravioletti sono i più ricchi di energia e pericolosi per l’uomo.

I raggi luminosi e l’uomo… in dettaglio

Ultravioletti C (UVC) 200-290 nm – sono pericolosissimi per l’uomo, ma fortunatamente vengono bloccati dall’ozono presente nell’atmosfera, che impedisce loro di arrivare sulla terra.
Ultravioletti B (UVB) 290-320 nm – sono i raggi che, penetrando a livello epidermico, provocano l’abbronzatura, ma possono anche essere la causa di arrossamento della pelle (eritema).
Ultravioletti A (UVA) 320-400 nm – penetrano negli strati profondi dell’epidermide e sono responsabili dell’invecchiamento cutaneo e della formazione di piccoli tumori della pelle (melanomi).
Infrarossi (IR)>800 nm – hanno effetto calorifico e provocano vasodilatazione e sudorazione.

I livelli di radiazione ultravioletta (UV) e la loro azione sono influenzati da diversi fattori.

Altezza del sole. Il 60% delle radiazioni giornaliere arriva sulla terra tra le ore 10,00 e le 14,00. Latitudine. Vicino all’equatore i livelli di UV sono maggiori. Altitudine. Ad alta quota le radiazioni UV sono maggiori. Clima. Le nuvole e l’umidità assorbono parzialmente le radiazioni UV, che invece raggiungono i massimi livelli con il cielo sereno. Superficie terrestre. La neve può riflettere l’85% delle radiazioni UV, la sabbia asciutta il 15%, l’acqua il 5%, l’erba il 3%, l’asfalto il 2%. Ozono. L’ozono filtra le radiazioni UV più pericolose. Il suo livello, oltre ad essere costantemente minacciato dall’inquinamento atmosferico, varia nel corso dell’anno.

Che cos’è l’indice UV?

L’indice UV indica l’intensità della radiazione ultravioletta solare che giunge sulla terra. Viene adottato a livello internazionale per informare sul possibile rischio derivante da un’eccessiva esposizione al sole.

L’occhio è particolarmente esposto allo stress causato dalla luce. I fotoni visibili “violetti e blu” insieme con l’UVA, sono pericolosi per la retina, mentre il cristallino e la cornea sono particolarmente sensibili ai raggi UVC.


La cornea. E’ un tessuto oculare trasparente posto davanti all’iride. Fa da primo filtro per le radiazioni luminose ed è quindi la prima struttura ad essere danneggiata da una eccessiva esposizione (secchezza, bruciore).
Il cristallino. E’ una piccola lente posta dietro l’iride che ha la funzione di far convergere sulla retina le immagini provenienti sia da vicino che da lontano. L’assorbimento di radiazioni solari, con gli anni, danneggia la sua struttura e causa la perdita di trasparenza (cataratta).
La retina. E’ l’equivalente di una pellicola fotografica che riveste la superficie interna dell’occhio. Non è uguale in tutta la sua estensione, ma vi si riconosce un’area centrale, detta macula, che controlla la visione dettagliata, mentre la parte restante amplia il campo visivo. I danni che le radiazioni solari possono provocare alla retina sono in larga misura irreversibili. Diverse patologie hanno dimostrato un coinvolgimento delle radiazioni solari nella induzione o nella pregressione del danno retinico (edema maculare cistoide, retinopatia solare, degenerazione maculare legata all’età).

La degenerazione maculare legata all’età è la principale causa di perdita della vista dopo i 50 anni. E’ una malattia dell’occhio caratterizzata da un danneggiamento della macula con perdita della visione centrale. Una delle principali cause è costituita dal progredire dell’età e dall’invecchiamento dei tessuti della retina, determinato dalla combinazione di diversi fattori come fumo, obesità, ipertensione, colore chiaro degli occhi, ed una eccessiva esposizione alla luce solare.

Quando i raggi ultravioletti penetrano nell’occhio e interagiscono con l’ossigeno, si formano delle molecole particolarmente aggressive, dette radicali liberi, che danneggiano alcune importanti cellule della macula (coni e bastoncelli). Le cellule danneggiate si accumulano nello spessore della macula stessa formando degli annessi giallastri chiamati drusen (maculopatia secca). Si possono formare anche nuovi vasi sanguigni più fragili che rompendosi determinano edema ed emorragie (maculopatia essudativa).

Rimedi utili per proteggere la vista dal sole

L’età media aumenta, quindi l’occhio e la pelle assorbono, in media, una maggiore quantità di radiazioni nocive rispetto al passato. Importantissimo è proteggersi soprattutto quando esistono diversi fattori di rischio per prevenire gravi malattie come la degenerazione maculare senile (DMLE).

1) Protezione dalle radiazioni solari: occhiali e cappello! La vista va protetta dai raggi ultravioletti, evitando di esporsi nelle ore centrali della giornata e utilizzando occhiali da sole adeguati. Le lenti devono garantire protezione contro i raggi UV.

2) Alimentazione corretta e multivariata! Vitamine e sali minerali aiutano a combattere l’accumulo dei cosiddetti “radicali liberi” che possono danneggiare le diverse strutture oculari e soprattutto la retina. Queste sostanze definite “antiossidanti” sono la vitamina A, C ed E, il betacarotene e la luteina, elementi come lo zinco e il selenio. Si trovano nella frutta come arance, kiwi, albicocche e nella verdura come peperoni, pomodori, carote e soprattutto quelle a foglia verde come spinaci, broccoli, lattuga, ecc. E’ dunque consigliabile consumare abbondanti porzioni di questi alimenti.

3) Integrazione naturale: la luteina. E’ un pigmento giallo che si trova in molti vegetali, frutta, grano e anche tuorlo d’uovo. Nel nostro organismo si accumula soprattutto nell’occhio e in particolare nella macula. La luteina oltre ad essere un potente antiossidante in grado di proteggere le strutture oculari dai danni dei radicali liberi, insieme alla zeaxantina, suo isomero, forma il “pigmento maculare”, una sorta di “filtro” che assorbe i raggi della luce blu e quelli ultravioletti (UV) impedendo alle radiazioni nocive di raggiungere e danneggiare il tessuto sensibile della retina.
La luteina, in altre parole, può essere definita come un “occhiale da sole naturale” attivo 24 ore su 24. La luteina però non viene prodotta dal nostro organismo e può solo essere assunta con gli alimenti o gli integratori. Molti ricercatori hanno dimostrato che una dieta ricca di luteina o un supplemento di tale sostanza è in grado di ridurre il rischio di insorgenza della degenerazione maculare senile (DMLE).

Come proteggere gli occhi dei bambini dal sole

La raccomandazione dell’oculista: cappellino fino ai 18 mesi, dopo occhiali da sole di qualità. Perché gli occhi dei bambini devono esser protetti dal sole. Fino ai 7-8 anni, gli occhi dei bambini sono in via di formazione. Cornea, cristallino, film lacrimale e tutte le varie strutture sono in una fase di sviluppo e per questo sono più vulnerabili all’azione dei raggi solari.

Gli occhi dei bambini devono essere protetti dal sole, più di quelli degli adulti, perché sono ancora in fase di sviluppo

Cappellino e occhiali da sole per una protezione efficace

Per difendere gli occhietti del bambino, fino ai 18 mesi circa è opportuno fargli indossare un cappellino con visiera molto larga; dai 2 anni in su la protezione migliore è offerta dagli occhiali da sole. Anche se il bambino sta sotto l’ombrellone: oltre all’ultravioletto diretto del sole, infatti, bisogna considerare l’ultravioletto indiretto, cioè provocato dalla luce riflessa: la sabbia ad esempio riflette almeno il 5% degli UV, mentre la neve più del 30%.

Come convincerli ad indossarli? La maggior parte delle volte è sufficiente il buon esempio dei genitori.

Come scegliere gli occhiali da sole per i bambini

E’ importante che gli occhiali dei bambini siano di qualità ottica perfetta e abbiamo una certificazione fatta presso un negozio di ottica, che garantisce il livello qualitativo sia della montatura che della lente. La scelta deve ricadere su una montatura resistente a traumi e urti e fatta con materiali che non procurino allergie da contatto, più una lente che assicuri una protezione del 100% contro gli ultravioletti e non abbia aberrazioni, un fenomeno ottico che comporta una deformazione dell’immagine e che denota scarsa qualità della lente.

Per vedere se negli occhiali acquistati vi sono aberrazioni, basta muovere la lente con un movimento circolare davanti agli occhi, fissando un oggetto davanti a sé: se l’oggetto tende ad ondularsi, vuol dire che la lente non è di buona qualità. Per assicurarsi un’efficace protezione durante una vacanza al mare, basta acquistare un buon prodotto con protezione UV certificata.

Se invece si trascorrono vacanze in luoghi specifici, meglio chiedere consiglio all’ottico: per una vacanza in montagna, ad esempio, servono lenti che alla protezione anti UV abbinano filtri contro la luce blu; se si va in barca è meglio una lente polarizzata, che elimina l’abbagliamento dovuto al riflesso dell’acqua. Per quanto riguarda il colore della lente, si può scegliere quella che si preferisce, purché scura. Diverso il discorso se il bambino ha un difetto visivo: se miope, meglio la frequenza del marrone, se ipermetrope meglio il verde-grigio.

Gli occhiali da sole sono utili anche in caso di allergia

Gli occhiali da sole offrono una difesa in più anche in caso di forme allergiche, non solo perché un occhio arrossato per l’allergia ha una maggiore sensibilità alla luce, ma anche perché una montatura un po’ più avvolgente protegge dall’impatto diretto del polline o degli allergeni sulla superficie oculare.

I rischi se non si proteggono gli occhi: la congiuntivite attinica o cheratocongiuntivite

Il principale danno acuto se non si proteggono gli occhi dal sole è l’infiammazione della congiuntiva dovuta all’ultravioletto, detta congiuntivite attinica o cheratocongiuntivite. È una forma di congiuntivite completamente diversa dalla congiuntivite classica (che ha origine virale, batterica o allergica), ed è causata dal processo di disidratazione che la cornea può subire al sole.
I sintomi sono dolore improvviso e pungente, bruciore, lacrimazione abbondante, rossore, fotofobia e sentirsi l’occhio secco come se ci fosse corpo estraneo, che fa venir voglia di stropicciarsi gli occhi.

A cura di
Dott.ssa Olimpia Guarino
Specialista in Oftalmologia