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Maggiore dipendenza da smartphone se soffri di ansia

Al giorno d’oggi la maggior parte della gente vive in maniera quasi simbiotica con il telefono.

Un nuovo studio ha scoperto che le persone che sono emotivamente fragili e soffrono di ansia hanno maggiori probabilità di essere dipendenti dai loro smartphone.

Le persone che lottano con la loro salute mentale hanno maggiori probabilità di usare il loro smartphone come una forma di terapia e che gli individui meno coscienti sono, più è probabile che debbano essere dipendenti dai loro telefoni.

La ricerca ha mostrato che, con l’aumentare dei livelli di ansia, anche l’uso degli smartphone aumenta.

Zaheer Hussain, docente di psicologia all’Università di Derby, in Gran Bretagna, ha dichiarato in un comunicato: “L’uso problematico degli smartphone è più complesso di quanto si pensasse e la nostra ricerca ha evidenziato l’interazione di vari fattori psicologici nello studio dell’uso degli smartphone”.

Hussain ha aggiunto: “Questo perché le persone potrebbero avere problemi nella loro vita come stress, ansia, depressione, problemi familiari, quindi in quello stato sono emotivamente instabili, nel senso che potrebbero cercare una pausa in un uso eccessivo del telefono”.

Per lo studio, un team di psicologi ha condotto uno studio online con 640 utenti, di età compresa tra 13-69 anni, per scoprire l’associazione tra l’uso degli smartphone e i tratti della personalità.

I risultati hanno mostrato che le persone che sono “chiuse” o meno aperte con le loro emozioni hanno maggiori probabilità di avere problemi con l’uso del telefono.

“Possono essere coinvolgenti in un uso passivo dei social network, dove trascorri molto tempo su Facebook, Twitter, Instagram, sfogliando i commenti, le immagini e i post di altre persone, e non postando nulla di tuo e non impegnandoti in discussioni con gli altri, quindi non c’è un’interazione sociale reale positiva mentre i social network “, ha osservato Hussain.

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Studenti: più tempo col cane per combattere lo stress

Un nuovo studio ha rivelato che passare del tempo con un cane può aiutare gli studenti a combattere lo stress e aumentare il loro benessere psico-fisico.

Lo studio è stato condotto dall’Università della British Columbia in Canada e pubblicato sulla rivista Stress and Health.

Emma Ward-Griffin, autrice principale dello studio ha detto che “i risultati suggeriscono che le sedute terapeutiche per cani hanno un effetto misurabile e positivo sul benessere degli studenti universitari, in particolare sulla riduzione dello stress e sui sentimenti negativi”.

La ricerca

Per lo studio, i ricercatori hanno intervistato 246 studenti prima e dopo aver trascorso del tempo in una sessione di terapia.

Gli studenti erano liberi di accudire, coccolare e chiacchierare con con gli amici a quattro a zampe durante le sessioni. Hanno anche compilato i questionari immediatamente prima e dopo la sessione e di nuovo dopo circa 10 ore.

I risultati

Lo studio ha rilevato che i partecipanti hanno riportato riduzioni significative dello stress nonché maggiore felicità ed energia subito dopo la sessione.

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Il colpo di fulmine? Scatta solo al quarto sguardo

Altro che amore a prima vista. Secondo una ricerca condotta da scienziati americani dell’Hamilton College di New York studio, il colpo di fulmine scatterebbe dopo ben quattro incontri.

E così, anche se magari non scatta subito l’attrazione al primo incontro, la stessa persona può iniziare a piacere al secondo sguardo. Al terzo sembrerà ancora più appetibile e al quarto scatterà una vera e propria attrazione.

La freccia di Cupido è spesso lenta a colpire. Essa può essere attribuibile al cambiamento graduale associato alla ripetizione” ha detto Ravi Thiruchselvam, Psicologo della Hamilton College di New York, in una intervista sul Daily Mail.

Il test

Il test – come riportato dal giornale inglese – è stato condotto su 22 giovani senza alcun legame, sia maschi che femmine. I ricercatori hanno mostrato loro una serie di fotografie che ritraevano dei volti, ai quali i volontari della ricerca dovevano assegnare un punteggio. Durante l’osservazione, inoltre, l’attività cerebrale dei volontari veniva monitorata e registrata.

Risultati

Si è visto così che i punteggi attribuiti aumentavano con le successive visioni dello stesso volto, mostrato in ordine diverso. E in corrispondenza dell’apprezzamento, il macchinario di monitoraggio disegnava un picco per due tipi di onde cerebrali. Alla quarta visione, il grado di soddisfazione aumentava.

Lo studio, intitolato Beauty is in the belief of the beholder: Cognitive influences on the neural response to facial attractiveness (La bellezza non è negli occhi di chi la guarda, ma nella convinzione dell’osservatore) è stato pubblicato sulla rivista “Social, Cognitive, and Affective Neuroscience”.

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san valentino

Chi si sposa a San Valentino ha una maggiore probabilità di divorziare

E’ il sogno di tutti gli innamorati, sposarsi a San Valentino. Sarà anche romantico, non c’è dubbio, ma potrebbe essere rischioso per la coppia.

Secondo una recente ricerca, infatti, le coppie che dicono il fatidico “sì” il 14 febbraio hanno molte più probabilità di dividersi.

A dirlo è uno studio dell’Università di Melbourne in Australia, secondo cui gli innamorati in questo giorno sono più impulsivi.

I risultati

La ricerca ha anche rivelato che queste coppie vivono insieme per un tempo più breve in media prima di sposarsi.

Essere fidanzati a San Valentino significa che si ha il 45% in meno di probabilità di arrivare al terzo anniversario di matrimonio rispetto alle coppie che si sposano in altri giorni dell’anno.

L’analisi è stata effettuata su un campione di oltre 1,1 milioni di matrimoni olandesi ed hanno trovato che il 6% dei matrimoni celebrati a San Valentino era fallito entro tre anni, rispetto alla media del 4%.

E anche le coppie sposate di lunedì o martedì erano a maggior rischio.

Il rapporto, pubblicato sul Journal of Population Economics, afferma: “La possibilità di sposarsi in una data speciale potrebbe aumentare l’attrattiva di un matrimonio e portare a impegni matrimoniali più rapidi e di qualità inferiore”.

Lo studio ha aggiunto che questi fattori “potrebbero aumentare la vulnerabilità dei matrimoni risultanti”.

Studio americano: le mamme dormono meno

Un gruppo di ricercatori americani ha rilevato che le mamme dormono meno e male rispetto agli uomini.

La ricerca, condotta dalla Georgia Southern University, ha analizzato i dati sul sonno raccolti dal sistema di sorveglianza Factor 2012, un sondaggio telefonico annuale condotto negli Stati Uniti d’America e che ha visto coinvolti quasi 3.000 uomini e 3.000 donne.

Le persone hanno riferito quante ore dormivano in media a notte. Tra le sette e le nove ore a notte è stato giudicato un numero ottimale di sonno, meno di sei del tutto insufficiente.

Risultati

I ricercatori hanno tenuto conto anche di alcuni fattori che in genere interferiscono con il sonno, come il numero di bambini in casa e se hanno un partner che russa.

Per le donne al di sotto dei 45 anni di età, l’unico fattore che ha influenzato il loro sonno era costituto dalla presenza di bambini in casa.

I ricercatori hanno anche calcolato che ogni bambino ha aumentato il rischio per la donna di ottenere un sonno insufficiente del 46 per cento.

Inoltre, solo il 48 per cento delle donne con bambini ha riferito di dormire in media almeno sette ore a notte, rispetto al 62 per cento di coloro che non avevano bambini.

Per gli uomini fino a 45 anni di età, la presenza di bambini in casa non aveva alcun effetto sulla quantità di sonno.