La stitichezza nel bambino: i rimedi naturali

Nei bambini allattati al seno, la stitichezza è un evento poco frequente.

A volte viene interpretata come stitichezza una condizione che in realtà rientra nella norma: non bisogna considerare stitico un bambino che non va di corpo tutti i giorni (in un lattante il nu­mero di evacuazioni può infatti variare da una ogni poppata ad una ogni 2 o 3 giorni).

Se il bambino è già svezzato o nutrito con il biberon la stitichezza è quasi sempre di origine alimentare: può essere infatti causata da una somministrazione troppo precoce di cibi so­lidi o da latte artificiale non adeguata­men­te diluito.

Nei bambini più grandi la stitichezza può essere causata, oltre che da problemi di origine dietetica, da fattori psi­co­logici, situazioni di stress o episodi di paura.

In alcuni casi la stitichezza può iniziare a manifestarsi ad esempio quando il bambino inizia a usare il vasino: se questo passaggio avviene troppo presto, vale a dire prima dei 2-3 anni, il bambino può recepirlo negativamente rischiando di bloccarsi.

Cosa non fare

Andrebbe evitata una eccessiva apprensione, spesso immotivata, nei confronti delle abitudini intestinali del proprio bambino, in quanto gli può creare ansia e stress.

Cosa fare

Nei bambini allattati con il biberon, si possono aggiungere 1-2 gocce di olio d’oliva al latte, oppure si può scio­glie­re il latte in polvere in brodo di verdura.

Nei bambini già grandicelli la cosa miglio­re sarebbe quella di cercare di rispettare le norme dietetiche valide per tutte le età, vale a dire un’a­limentazione varia e ricca di frutta e

verdura, associata ad una adeguata assunzione di liquidi.

Andrebbero inoltre evitati gli alimenti molto calorici (tipo merendine e ciocco­lato) che saziano molto e riduco­no il desiderio di introdurre cibi adeguati.

Correggendo dunque gli eventuali errori dietetici, la stitichezza in genere si risolve da sé.

In occasioni del tutto particolari, quando si debba far ricorso ad un lassativo, è bene comunque consultare uno specialista.

Oltre alla particolare attenzione al­l’alimentazione è importante “educa­re” il bambino ad abitudini intestinali corrette. Ad esempio, quando ha abbandonato il pannolino, può essere utile, dopo i pasti, farlo sedere per non più di 10 minuti sul vasino, che permette una posizione più corretta, in grado di fa­ci­li­tare l’evacuazione.

Infine è impor­tan­te insegnargli ad abituar­si a non trascurare lo stimolo: ciò accade fa­cil­mente quando il bambino è preso da altre attività, come il gioco.

A cura di: Dott. Francesco Arcanà – Chairman Coloproctology Unit

L’auricoloterapia laser nel dolore cervicale

L’auricoloterapia è una disciplina medica che utilizza il padiglione auricolare a scopo diagnostico e terapeutico. Ha una storia piuttosto recente, nata negli anni ‘50 per una geniale intuizione del medico francese P. Nogier, ed ha raggiunto, da alcuni anni, una larga diffusione a livello mondiale.

Questa disciplina si basa sul principio che sul padiglione auricolare esiste una rappresentazione delle strutture e funzioni dell’intero organismo (somatotopia auricolare, mappa auricolare) e che, stimolando alcuni punti con microaghi, sferette magnetiche o con luce laser (lunghezza d’onda 610-625 nm), si possono attivare dei meccanismi nervosi e bioumorali, determinando un riequilibrio delle funzioni alterate dell’organismo alla base di molte malattie e del dolore.

A differenza dell’approccio terapeutico farmacologico sintomatico che prevede l’assunzione di sostanze chimiche estranee al nostro corpo e non esenti da effetti collaterali, con l’Auricoloterapia si stimola l’organismo ad attivare dei sistemi endogeni di riequilibrio (endorfine, serotonina, ecc).

Di recente è stata introdotta una nuova terapia per il trattamento del dolore cervicale della cervicobrachialgia, maturata dopo alcuni anni di medicina complementare ed agopuntura auricolare.

La stimolazione auricolare con luce laser

L’agopuntura laser si basa sugli stessi principi del trattamento con gli aghi. Secondo i fondamenti della medicina cinese il corpo umano è un’entità attraversata da un’energia vitale, il Qi, che scorre lungo canali ben definiti, i meridiani, i quali percorrono l’intero organismo, collegando tutti gli organi e gli apparati in un’unità funzionale. Lungo i meridiani si trovano numerosi punti di agopuntura, attraverso i quali è possibile influenzare lo scorrere dell’energia vitale.

Nella concezione cinese le malattie nascono in seguito al disturbo della regolare circolazione dell’energia vitale nel corpo. Durante una seduta di agopuntura il medico cerca di eliminare blocchi o ristagni dell’energia vitale inserendo gli aghi in maniera mirata in determinate aree del corpo, in punti di agopuntura ben precisi. L’agopuntura laser agisce secondo lo stesso principio, ma gli aghi in questo caso sono sostituiti da un raggio di luce laser.

La luce laser, generata da uno speciale strumento, è composta da fasci di luce estremamente ordinati e concentrati, aventi tutti la medesima lunghezza d’onda (610-625 nm). Accanto all’azione specifica esercitata attraverso la stimolazione dei punti di agopuntura, i raggi laser attivano i processi di crescita e del metabolismo nelle singole cellule dell’organismo, favorendo inoltre l’irrorazione sanguigna e la scomparsa del dolore.

La profondità di penetrazione dei raggi laser nel corpo dipende dalla lunghezza d’onda selezionata e dalla potenza in uscita dell’apparecchio. Il dolore cervicale Per tratto cervicale si intende la porzione superiore dalla colonna vertebrale comprendente 7 vertebre (le prime due costituiscono il rachide cervicale superiore, le altre 5 il rachide cervicale inferiore).

Quando di parla di cervicale (cervicalgia in campo medico) si intende un dolore al livello del collo, che da lì tende ad irradiarsi alle spalle e, nei casi più gravi, alle braccia, rendendo difficoltosi i movimenti.

Leggi anche “Il mal di testa: quali sono i sintomi per riconoscerlo”

Nella maggior parte dei casi, il dolore è originato da un’alterazione non grave che interessa le strutture meccaniche situate nella regione delle prime vertebre della colonna. Si tratta dei muscoli, dei legamenti, dei dischi intervertebrali e delle articolazioni posteriori che garantiscono il movimento (il collo ha un’estrema mobilità per consentire allo sguardo di orientarsi in tutte le direzioni) e il sostegno (il collo, struttura esile, sostiene la testa che è molto pesante).

Basta uno sforzo non adeguato istantaneo, brusco o prolungato a livello del collo, o una postura non corretta, a creare una lesione a queste strutture provocando il dolore.

Cause

Tra le cause della cervicalgia: sedentarietàposture scorrette (es. la dattilografa o lo studente che resta ore ed ore piegato in avanti sui libri e sulla tastiera del pc, i camionisti, gli agenti di commercio, ma anche guardare la tv dal letto, col capo ruotato sempre da una parte), discopatie, fattori traumatici (infortuni sul lavoro, impiego della testa per trasportare i pesi, colpo di frusta, lesioni traumatiche pregresse), ernia cervicale, artrosi cervicale, stress, utilizzo di cuscini inadeguati.

C’è chi è predisposto alla cervicalgia per difetti occlusali (rapporto tra arcata dentale superiore o inferiore) o del campo visivo (a partire dagli strabismi e i difetti di accomodazione) che possono generare a loro volta ipercifosi dorsale o iperlordosi lombare, come pure un aumento delle normali curvature fisiologiche della colonna.

Sintomi

La cervicale si caratterizza per numerosi sintomi: dolore al collo (muscolo contratto, rigido, dolente alla palpazione), spesso a tal punto da rendere difficili i movimenti del capo, come la rotazione o l’inclinazione; mal di testa, cefalea, emicrania, senso di sbandamento, offuscamento generale; talvolta vertigini e giramenti di testa.

Diagnosi

Si effettua con l’esame obiettivo per una valutazione muscolo-scheletrica e neurologica, per escludere problematiche più severe quali protusioni o ernie capaci di sollecitare o comprimere le strutture nervose. In caso contrario, il sospetto diagnostico e/o la severità del dolore obbligano il medico a effettuare un esame più approfondito con Rx, TAC, RM ed elettromiografia.

Terapia

Se il dolore è episodico, si utilizzano farmaci analgesici (es. paracetamolo, ibuprofene ecc.), in seconda battuta gli antinfiammatori non steroidei (Fans) e, più raramente, infiltrazioni di anestetici locali e cortisone. I farmaci possono essere applicati sia localmente (creme, cerotti, gel), che per bocca, per un periodo limitato (7-10 giorni). Un valido aiuto viene dato dai massaggi, dalle manipolazioni in mani esperte e dalle terapie fisiche (TENS, ultrasuoni, laserterapia, elettroanalgesia, massoterapia, termoterapia e agopuntura).

La cervicobrachialgia

La cervicobrachialgia è un disturbo caratterizzato da dolore che coinvolge innanzitutto il collo, per poi diffondersi alle spalle e agli arti superiori e alle mani, causando un senso di formicolio e di addormentamento.

Sintomi

La cervicobrachialgia si manifesta con torcicollo acuto, rigidità della regione cervicale e debolezza dei muscoli del collo, dolore cervicoscapolare, scapolare o radicolare. Il dolore, inizialmente moderato, si acuisce, fino ad estendersi alle spalle e agli arti superiori. Le braccia e le mani possono essere deboli, indolenzite, addormentate; questi sintomi sono spesso accompagnati da una sensazione di formicolio.

Terapia

È innanzitutto necessario accertare le cause che scatenano la cervicobrachialgia, per poter procedere con la terapia più adatta alla guarigione completa. La laserterapia e gli ultrasuoni sono usati per attenuare i sintomi dolorosi della cervicobrachialgia.

Nei casi più complicati, specialmente quelli in cui la radice del nervo può essere compromessa in modo permanente, può rendersi inevitabile un intervento chirurgico o infiltrazioni. Diversi pazienti affetti da dolore cervicale e cervicobrachialgia sono stati trattati con l’Agopuntura auricolare e la stimolazione laser del padiglione auricolare, con ottimi risultati a breve e lungo termine.

Dott. Carmine Prota
Specialista in Chirurgia Generale

ipertrofia prostatica benigna

L’Ipertrofia prostatica benigna: chi colpisce e come si cura

L’Ipertrofia Prostatica Benigna (IPB) consiste in un ingrossamento della prostata. Con l’aumentare dell’età la porzione centrale della ghiandola (posta a manicotto intorno al canale urinario) tende a svilupparsi in maniera eccessiva e spropositata. A causa del suddetto ingrossamento il canale urinario (uretra) può essere com­presso e schiacciato così co­me la parte periferica della ghiandola. L’IPB é caratterizzata oltre che dall’aumento della frequenza delle minzioni diurne e notturne (pollachiuria e nicturia), anche da una sensazione di incompleto svuota­mento, da minzione intermittente fino ad arrivare alla ritenzione urinaria acuta.

È una patologia molto frequente?

Una recente indagine epidemiologica condotta su un campione rappresentativo della popolazione italiana, ha fornito le seguenti indicazioni: 7,6% nei 50-59enni, 12,4% nei 60-69enni e 25% negli ultra 70enni. Estrapolando queste stime alla popolazione italiana ultra 50enne, risulterebbero affetti da IPB sintomatica circa 600 mila uomini. Volendo considerare la possibile sottosti­ma del fenomeno determinata dalla metodologia utilizzata e dati demografici più aggiornati, gli italiani colpiti sarebbero invece 1 milione e 360 mila. Inoltre, è stato appurato che 1 italiano su 3 non si sottopone ai controlli necessari.

Quali sono le cause dell’ipertrofia prostatica benigna?

Non si conosce con esattezza la causa della IPB. Alcuni ri­cer­catori ritengono che sotto lo stimolo delle minzioni con­tinue, delle eia­cu­la­zio­ni e delle in­fiam­ma­zioni si verifichino dei microtraumi che liberano dai tessuti prostatici vicino all’uretra una sostanza capace di causare l’accre-scimento delle ghiandole vicine. Un ruolo essenziale sembra essere svol­to dall’assetto or­mo­nale che si viene a cre­are con il passare degli anni. La IPB può potenzialmente iniziare a svi­lup­par­si molto presto, già dopo i 30 anni, ma non in tutti i soggetti si svi­lup­pa con la me­desima modalità e ve­locità.prostata2

Quali sono i sintomi principali?

Pollachiuria, nicturia, sen­sa­zione di incompleto svuotamento, min­zione intermittente fino ad arrivare alla ri­ten­zione urinaria acuta. Quest’ultima di­ven­ta una vera urgenza urologica che ri­chie­de il po­si­zio­na­men­to di un catetere vescicale al fine di svuo­ta­re la vescica.

Come si fa la diagnosi di IPB?

L’esplorazione rettale, l’ecografia pro­sta­tica trans-rettale e l’uroflussimetria sono si­cu­ra­men­te necessarie per un corretto studio della malattia.

Qual é il trattamento?

Esistono cure farmacologiche e terapie di tipo chirurgico: 

1) Farmaci. Negli ultimi anni sono stati commercializzati farmaci estremamente efficaci nel ridurre i disturbi legati all’IPB. La terapia si avvale dell’uso de­gli alfa-litici ed antiandrogeni pe­ri­fe­rici quali la finasteride e la dutasteride che inibiscono la crescita volumetrica dell’adenoma prostatico riuscendo inoltre in una buona percentuale dei casi anche ridurne il volume. Vengono anche utilizzati prodotti fitoterapici (estratti vegetali) la cui azione non é ben nota ma che sembrano agire sulla com­ponente infiammatoria. Grazie a tali medicine il numero dei pazienti che devono essere operati si é fortemente ridotto negli ultimi tempi. Non tutti i casi, però, ne beneficiano in eguale misura ed é quindi necessaria un’attenta analisi per ogni caso specifico.

2) Interventi chirurgici. Qualora il trattamento medico risulti inefficace è necessario intervenire chirurgicamente con interventi atti a rimuovere l’adenoma prostatico sia con tecniche en­dosco­pi­che (re­se­zio­ne trans-uretrale di pro­stata) sia a cielo aperto (per via trans-vescicale). Esisto­no cure chirurgi­che di diversi tipi: L’adenomectomia chirurgica. È l`intervento tradizionale, che si esegue con un accesso addominale so­vra­pu­bico ed é riservato alle prostate di grosse dimensioni. La resezione endoscopica tran­su­retrale o T.U.R.P. Anche questo é un intervento chirurgico tradizionale che si esegue senza “taglio” ma con uno strumento speciale introdotto nel canale urinario attraverso il pene. E’ riservato a prostate me­dio/piccole. Distruzione della pro­stata con laser. Tipi diversi di laser vengono introdotti per via trans-uretrale per distruggere il tessuto adenomatoso.

Dopo un primo tratta­mento la IPB può ripresentarsi?

Come nel caso delle prostatiti, anche la IPB può ricomparire a seguito di un primo trattamento. Per ognuna del­le tecniche so­praelen­ca­te, in­fatti, esiste la possibilità che si renda necessario un nuovo intervento per rimuovere tessuto ade­no­ma­toso residuo o ricresciuto.

A cura di: Salvatore Lo Giudice – Specialista in Urologia

morbo di crohn

Morbo di Crohn: un nuovo trattamento con le cellule staminali

Parla italiano il nuovo trattamento cura che potrebbe segnare una svolta nella cura contro il morbo di Crohn. I ricercatori dell’Istituto Humanitas di Rozzano hanno utilizzato le cellule staminali del tessuto adiposo contro la malattia di Crohn su circa 200 malati.

In base allo studio pubblicato sulla rivista medica The Lancet, a 24 settimane dall’iniezione di staminali ha portato nel 50% dei pazienti alla completa cicatrizzazione delle fistole causate dall’infiammazione del tessuto di rivestimento della parete dell’intestino.

Ma cos’è il morbo di Crohn?

Si tratta di una patologia infiammatoria cronica dell’intestino che può colpire tutto il tratto gastrointestinale, dalla bocca all’ano. In circa il 90% dei casi, la malattia colpisce maggiormente l’ultima parte dell’intestino tenue e il colon.

Secondo i dati della Società Italiana di Colonproctologia, si calcola che in Italia vi siano almeno 100 mila persone affette da malattie infiammatorie croniche. Si presenta prevalentemente in età giovanile (20/25 anni) ed in terza età (65 anni).

I sintomi possono variare dal dolore addominale, associati a diarrea e, talora, a febbre. Il dolore si localizza nella sede dell’ombelico o nella parte destra dell’addome e spesso si presenta dopo i pasti. Altri segni precoci della malattia possono essere rappresentati dalla presenza di fistole anali ed ascessi.

Si definisce cronica in quanto, a differenza di una malattia acuta, non guarisce definitivamente e può alternare lunghi periodi di benessere ad altri in cui i sintomi sono presenti.

 

Olfatto, il motore del desiderio

L’olfatto è un senso che ha un grande potere evocativo

Il ciclo di risposta sessuale in uso attualmente in fisiologia e nella pratica clinica prevede cinque fasi sequenziali: desiderio, eccitazione, plateau, orgasmo e risoluzione. Ha assunto questo profilo nel 1976, dai lavori della dottoressa Helen Kaplan che andavano a completare quanto emerso dai precedenti studi di William Master e Virginia Johnson.

La prima fase, quella del desiderio, si manifesta alla coscienza a vari gradi, nel fisico, a seconda del livello di consapevolezza corporea; è un momento già materico, al quale si arriva da più vie; quelle dei sensi possiamo chiamarle “traiettorie d’amore”, e identificare le vie dei sensi come un insieme di processi del piacere pregenitale. Gli attuali dati sperimentali, supportati dalle nuove tecnologie, ci permettono di studiare che cosa attiva le risposte fisiologiche e comportamentali della sfera dell’attrazione.

Una delle traiettorie della risposta sessuale è il senso dell’olfatto

Oggi, nel quotidiano, non si dà molta importanza all’odore in termini di comunicazione. La maggior parte delle persone quando pensa al proprio odore rimanda al sudore, al lavarsi, all’applicazione di deodorante e profumi. Punto di vista “mondano”, che dimentica il suo ruolo più istintuale: il naso come traiettoria d’attrazione sessuale porta in sé l’antica memoria della quadrupedia dei nostri antenati.

I risultati di alcune ricerche dimostrano come grazie al naso si possano ottenere molte informazioni: quando due persone si trovano vicine, una nello spazio personale dell’altro, alcune sostanze chimiche, che non possiamo rilevare coscientemente, hanno il potere di avviare o troncare la relazione, avendo un effetto attrattivo o repulsivo.

Il naso è sempre operativo e immerso in un mare volatile di stimoli olfattivi, che rimangono per lo più sotto la soglia percettiva senza essere avvertite in maniera cosciente. Studi dimostrano che stimoli odorosi subliminali attivano comunque aree del cervello associate all’attenzione, alla memoria e alle emozioni e influenzano in modo sottile il comportamento vigile.

Il naso è sempre operativo e immerso in un mare volatile di stimoli olfattivi

L’olfatto è un senso che ha un grande potere evocativo, le molecole odorose e altre sostanze che giungono al naso inducono nell’amigdala suggestioni capaci di far rivivere esperienze dal ricco significato emotivo.

La nostra esperienza ci suggerisce che l’essere umano è ancora fortemente influenzato dall’olfatto, anche se non se ne rende conto in maniera evidente” lo affermava Wen Zhou, psicologo e studioso dell’olfatto dell’Accademia delle Scienze di Pechino nel 2015, in un’intervista al National Geografic.

Gli studi

In uno degli esperimenti dell’équipe di Zhou si sono utilizzati dei video realizzati filmando persone reali in movimento che indossavano delle tute dotate di LED in corrispondenza delle giunture. I punti di luce in movimento venivano percepiti da chi le osservava come figure umane in movimento. Tali video sono stati manipolati con tecnicismi, in modo che le figure mostrate nei video fossero androgine, “purificate” da andature che potessero identificare specificità maschili o femminili.

Ai soggetti messi a guardare queste animazioni veniva chiesto “Hai davanti un uomo o una donna?” Mentre guardavano i video, alcuni soggetti venivano esposti a una soluzione che odorava di chiodi di garofano, in cui era contenuto lo steroide maschile androstadienone, quello femminile estratetrenolo, o del semplice olio cosmetico.

Annusare per riconoscersi reciprocamente e aprirsi a emozioni e sensazioni che vanno al di là della ragione

Si è visto che l’esposizione agli steroidi influenzava le risposte: gli uomini che si dichiaravano eterosessuali, ed esposti all’estratrenolo erano più propensi a identificare figure femminili, rispetto a quelli che annusavano semplice olio. Lo stesso risultato è stato ottenuto, all’inverso, con le donne dichiarate eterosessuali esposte all’androstadienone; hanno identificato con più frequenza le figure come maschili, rispetto a quelle che annusavano olio semplice.

I maschi omosessuali rispondevano in modo più simile a quello delle donne eterosessuali; le donne omo o bisessuali sembrano non aver subito un grande impatto dagli steroidi, rispetto alle stesse del gruppo di controllo non esposto. Le persone oggetto di studio, che percepivano dei ferormoni dell’altro sesso senza saper di annusare qualcosa, sono state, quindi, maggiormente in grado di identificare delle figure umane come appartenenti al sesso relativo ai ferormoni.

Conclusioni della ricerca

Una delle conclusioni delle ricerche dell’équipe di Wen Zhou, presentata qualche anno fa all’annuale convegno della Association for Chemoreception Sciences, è che, al di là della visione, siamo in grado di riconoscerci l’un l’altro grazie al naso e alle molecole che, tramite i suoi recettori, incontriamo nello spazio. Sappiamo che, per gran parte del mondo animale, i segnali chimici che passano dall’atto dell’annusare sono quelli più usati nella comunicazione, gli studi effettuati dimostrano che l’olfatto sia una forma di comunicazione anche per l’uomo e che si possano ottenere molte informazioni consapevolmente o meno.

Ricerche come quella descritta confermano che i ferormoni hanno un ruolo importante nell’orientamento inconscio dell’uomo. A captare tali sostanze è l’organo vomeronasale, un sistema recettoriale chiamato anche sistema olfattivo accessorio, che si trova nella cavità nasale, separato dall’epitelio olfattivo, è situato alla base della stessa cavità, all’interno del setto cartilagineo.

I due neuropeptidi, usati nello studio di cui abbiamo raccontato, sono stati trovati nei fluidi corporei umani: l’androstadienone in quelli maschili e l’estratetraenolo in quelli femminili. Sembrano rientrare nel meccanismo della chimica dell’attrazione in quanto in grado di stimolare risposte neuroendocrine e comportamentali differenti a seconda del genere sessuale in cui si riconoscono i soggetti sottoposti allo studio.

Studi dimostrano che stimoli odorosi subliminali attivano aree del cervello associate all’attenzione, alla memoria e alle emozioni

Si è visto che l’androstadienone migliora l’umore e aumenta il livello di colesterolo nelle donne e che l’estratetraenolo aumenta l’eccitazione e migliora l’umore nei soggetti maschili.  Si tratta di un incastro perfetto tra neurotrasmettitori e recettori specifici che dà il via, ad un livello totalmente pregenitale e inconscio, ad un potenziale processo di attivazione della sequenza della risposta sessuale, stimolando recettori del sistema limbico, amigdala e ipotalamo, configurando così il substrato biochimico che poi trova la sua prima forma cosciente nel desiderio.

La compatibilità, il riconoscersi in un’attrazione chimica istintiva, gioca sulla diversità. I ferormoni sono diversi da persona a persona, sono codificati, come tutte le proteine, da sequenze genetiche, epigenetiche e dal sistema immunitario. Nel riconoscersi attraenti è determinante la diversità ‘odorosa’ che sul piano biologico si concretizza nella probabilità di un ampio apporto di geni alla eventuale progenie, per un sistema immunitario più variegato e quindi potenzialmente più evoluto ed efficace.

Odori differenti corrisponderebbero, in termini di traiettoria amorosa, ad una maggiore attrazione fisica, per una maggiore probabilità di successo biologico riproduttivo

Annusare per riconoscersi reciprocamente e aprirsi a emozioni e sensazioni che vanno al di là della ragione. La proposta è quella di riconnettersi consapevolmente all’olfatto per mettersi in linea con la compatibilità olfattiva e recuperare una forma comunicativa sottile che non dice altro che verità.

A cura di

S. Sansone, I. Forza, F. Altamura, L. Brusciano, L. Docimo

Gruppo di lavoro XI Divisione di Chirurgia Generale e dell’Obesità. Ambulatorio per lo studio, la prevenzione e la terapia del Pavimento pelvico. Riabilitazione pelvi-perineale: stipsi cronica, incontinenza fecale, dolore perineale. Master di II livello in Colonproctologia, Master di I livello in Diagnostica Strumentale e Riabilitazione del Pavimento Pelvico Direttore Prof. Ludovico Docimo Seconda Università degli di Napoli