L’iperidrosi ascellare: quando la sudorazione diventa un problema

La sudorazione è un normale meccanismo di regolazione della temperatura corporea ma per alcuni ciò può essere causa di problemi e disagio.

L’iperidrosi ascellare è caratterizzata da un eccesso di sudorazione nella zona ascellare che interferisce nelle normali attività giornaliere della persona.
Il chirurgo plastico Fabrizio Castagnetta (nella foto), ci spiega quali sono le cause ed i possibili rimedi.

castagnetta

Qual è la percentuale di popolazione che soffre di questo problema?

“Si stima che circa il 3% della popolazione soffra di questo problema, ma non dobbiamo dimenticare anche quelli che soffrono di eccessiva sudorazione del palmo delle mani e della pianta dei piedi. Questa “condizione” piuttosto che “patologia” è causa di forte imbarazzo per le persone che ne soffrono con ripercussione nella vita sociale”.

Può essere segnale di malattie più importanti?

“In linea di principio no e coloro che ne soffrono sono, in genere, persone in buona salute ma che si vedono costrette a rinunciare ad una vita di relazione normale anche per via della necessità di frequenti cambi d’abito”.

A che età comincia l’iperidrosi ascellare?

“Normalmente questa condizione inizia con la pubertà ma molti pazienti, per una forma di pudore, non ne parlano né tantomeno vanno alla ricerca di un trattamento risolutivo anche per mancanza di conoscenza delle varie opportunità terapeutiche”.

In molti pazienti, al di là della abbondante sudorazione, si può avvertire anche del cattivo odore, da cosa è provocato?

“Le ghiandole sudoripare sono generalmente considerate come la sorgente principale del sudore, il loro secreto è fatto per il 99% di acqua, ma di contro, le ghiandole apocrine con il loro secreto ricco di proteine e lipidi sono le responsabili della bromidrosi ossia la sudorazione accompagnata da cattivi odori”.

Quali sono le possibilità di trattamento?

“Negli anni passati ci si poteva affidare solamente a trattamenti topici o all’uso di particolari deodoranti, oggi fortunatamente esistono, sia tutta una serie di trattamenti mini invasivi, alcuni dei quali in grado anche di risolvere definitivamente il problema, soprattutto per quei pazienti appartenenti alla fascia 1 e 2 della scala di gravità, sia nuovi apparecchi medicali che promettono un miglioramento a lungo termine con minimo rischio”.

Ce ne parli ….

“La tossina botulinica di tipo A è stata ed è ampiamente utilizzata per il trattamento dell’iperidrosi primaria. Normalmente da 30 a 100 unità vengono iniettate nel derma in piccole aliquote tutt’attorno all’area interessata in ciascuna ascella. Una significativa riduzione della sudorazione permarrà per 4 – 6 mesi poi sarà necessario ripetere l’applicazione.
L’inconveniente è il fastidio legato alle punture in una zona ad alta sensibilità. Esiste anche un’opzione chirurgica per l’iperidrosi ascellare legata all’uso di una cannula per liposuzione introdotta nello spazio subdermico con una piccola incisione, che si basa sul trauma meccanico con conseguente distruzione delle ghiandole sudoripare. Ma lo stesso risultato lo si può ottenere in una forma meno invasiva con l’utilizzo di un laser Nd:Yag 1320 nm introdotto alla stessa maniera con la stessa finalità di raggiungere e danneggiare le ghiandole sudoripare ma con un trauma decisamente inferiore.

Infine durante un congresso internazionale che si è tenuto a Singapore, il sudcoreano Dr. Sungil In ha presentato uno studio con l’obiettivo di valutare l’efficacia e la sicurezza di ultrasuoni micro-focalizzati ad alta intensità per il trattamento dell’iperidrosi ascellare primaria.

Il trattamento, in un’unica sessione, ha comportato una riduzione media del sudore del 76% a 14 giorni ed una riduzione media del sudore del 93% a 30 giorni dopo l’applicazione.

A parte qualche livido e un po’ di dolorabilità, il trattamento con ultrasuoni micro-focalizzati ad alta intensità si è dimostrato efficace e sicuro per la cura della iperidrosi ascellare. Il follow-up per ciò che concerne la permanenza del risultato nel tempo è ancora in corso.

Ad ogni modo la scelta del trattamento per la iperidrosi ascellare dipende dal grado di gravità del sintomo e da una buona e riflessiva chiacchierata tra medico e paziente al fine di valutare rischi e benefici di ciascuna metodica.

La mastoplastica additiva: come e quando eseguirla

La mastoplastica additiva, più comunemente nota come chirurgia di aumento del volume del seno, è uno degli interventi maggiormente richiesti in chirurgia estetica. Consente di modificare la forma e le dimensioni di un seno troppo piccolo o di correggere un’asimmetria mamma­ria migliorando l’armonia del corpo e il proprio senso di autostima. L’intervento è indicato per le donne che desiderano:

  • Rendere più proporzionato e volumi­no­so il proprio seno rispetto al corpo.
  • Ridare forma e volume ad un seno che si è sciupato con la gravidanza e l’allattamento.
  • Correggere un’asimmetria mammaria, cioè migliorare una differenza di volume tra le due mammelle.

Non esistono limiti di età per sottoporsi a questo tipo di intervento, ma è preferibile attendere il completo sviluppo del seno che avviene generalmente intorno alla maggiore età. Può essere eseguita da sola o in associazione ad altre tecniche chirurgi­che quali la mastopessi, l’addomino-plastica, la li­po­su­zio­ne o altri interventi di chirurgia esteti­ca. La chirurgia di aumento del seno è una procedura chirurgica abbastanza semplice che dà in gene­re ottimi risulta­ti, di grande soddisfazione sia per la paziente che per il chirurgo che la esegue.

La mastoplastica additiva consente di modificare for­ma e di­men­sio­ni di un seno pic­co­lo oppure di cor­reg­ge­re un’asimmetria mam­ma­ria, migliorando armonia del cor­po e senso di autostima.

Molte migliaia di mastoplastiche ad­di­ti­ve vengono eseguite ogni anno con successo in tutto il mondo. Occorre però non sottovalutare la natura e i rischi di un intervento chirurgico e non cedere alla tentazione di rivolgersi a medici non specialisti che offrono pre­stazioni a prezzi relativamente modici in strutture non autorizzate (centri estetici, ambulatori, ecc.), perché si tratta comunque di un intervento chirurgico serio, dove le complicanze sono rare ma possono accadere ed essere agevolmente superate solo se l’intervento è eseguito da uno specialista in chirurgia plastica all’interno di strutture debitamente autorizzate.

Una possibile complicanza della mastoplastica additiva è la cosiddetta contrattura capsulare (o “rigetto della protesi”) che de­riva dalla reazione dell’organismo all’introduzione di un corpo estraneo. La contrattura capsulare consiste nella formazione di una cicatrice (o “capsula”) tutto intorno alla protesi che può, col tempo, provocare dolore e com­pro­mette­re il risultato estetico dell’intervento. Raramente si possono verificare infezione, ipersensibilità o iposensibilità dell’areola o del capezzolo, dislocazione della pro­tesi o formazione di pliche cutanee intorno all’impianto. Per ridurre i rischi di complicanze è comunque fondamentale seguire esattamente i con­si­gli e le istruzioni che vi darà il chirurgo prima e dopo l’intervento. Le fumatrici dovrebbero diminuire l’uso di sigarette perché il fumo può au­men­tare il rischio di complicanze e ritardi di guarigione.

QUANDO FARLA
La mastoplastica additiva è un intervento molto personalizzato che, come tale, necessita di un’accurata visita specialisti­ca. Durante la prima vi­sita il chirurgo dovrà valutare la forma e le dimensioni del seno, dell’areola e del capezzolo e illustrarvi le possibili modificazioni di forma e di volume che la più moderna tecnica chirurgica mette a disposizione caso per caso.
Il chirurgo dovrà inoltre valutare lo stato di salute per escludere la presenza di alterazioni (quali pressione alta, problemi di coagulazione o di cicatrizzazione) che potrebbero influire sul risultato finale dell’intervento. Prima dell’inter-vento è importante dare istruzioni pre­ci­se sull’alimentazione pre e post-operatoria, sull’assunzione di far­ma­ci, alcool e sigarette.

LE PROTESI
Al termine della visita il chirurgo, d’accordo con la paziente, sceglierà la tipologia di protesi da utilizzare, la via di accesso più indicata (peria­reolare, dal solco sottomammario o dalla via ascellare) e il posizionamento corretto dell’impianto (sottoghiando­la­re, dual plane o sottomuscolare).
Le protesi utilizzate nella chirurgia di au­mento del seno sono costituite da un involucro esterno di silicone e da un con­tenuto interno che può essere di gel di silicone o di soluzione fisiologica. Al­tre so­stanze utilizza­te in passato, co­me olio di soia o altro, sono state pro­gres­si­va­men­te ab­ban­do­nate. A seconda del­la forma del seno che il chi­rur­go pla­sti­co vuole otte­nere si può scegliere una pro­tesi ro­ton­da oppure una protesi con pro­filo ana­to­mi­co o a goccia. Ester­na­men­te, le protesi mam­ma­rie pos­sono essere a superficie liscia oppure a su­per­ficie rugosa (te­stu­riz­za­te).
Le pro­te­si a superficie liscia hanno un ri­ve­sti­men­to leggermente più mor­bi­do ed è meno probabile che vengano per­ce­pite al tat­to, anche se posizionate sot­to la ghian­dola mammaria. Le protesi te­stu­rizzate sono invece un po’ più rigide ma oggi più utilizzate delle lisce per­chè dan­no minore “rigetto” (co­sid­det­ta con­trat­tu­ra cap­su­la­re) una vol­ta in­se­ri­te nel­la re­gio­ne mam­ma­ria. L’im­pian­to di pro­te­si mam­ma­rie non pro­vo­ca nè au­men­ta l’incidenza di tu­mo­re al se­no, di malattie au­toim­muni o di ma­lat­tie del tessuto con­net­tivo. Anzi, è stata re­cen­te­mente dimostrata una minore in­ci­den­za di tu­more mam­ma­rio in don­ne por­ta­trici di protesi mam­marie.
La maggior parte delle case produttrici garantiscono le protesi mam­marie per circa dieci anni, dopodichè consigliano la loro so­sti­tu­zio­ne per evi­tare eventuali deformazioni o sgon­fia­men­ti delle pro­tesi dovuti all’uso pro­lun­gato delle stes­se.

La sostituzione delle protesi può es­se­re una questione di scel­ta personale (nel caso si voglia cambiare il tipo o la di­men­sione della protesi) o una ne­ces­si­tà do­vu­ta all’insorgere di com­pli­canze (es. con­trat­tura capsulare) e può av­ve­ni­re a distanza di pochi anni o dopo 10-20 anni dall’intervento chi­rur­gico.

L’INTERVENTO
Le vie di ac­ces­so mag­gior­men­te uti­liz­za­te nella chi­rur­gia di au­men­to del seno sono dall’areola, dal sol­co sot­to­mam­ma­rio op­pu­re dalla regione ascel­la­re. Le incisioni sono poco visibili in quanto ri­man­gono nascoste, ri­spet­tivamente, lungo il contorno dell’areola o nelle pie­ghe cutanee dell’ascella o della mam­mel­la. Le protesi mammarie possono essere posizionate al di sotto del mu­sco­lo gran­de pettorale oppure al di sotto della ghian­dola mam­maria.
Il posizionamento della protesi al di sot­to del muscolo grande pet­torale ge­ne­ral­men­te per­mette di ot­te­nere un ri­sul­tato estetico migliore, più na­turale e du­ra­tu­ro riducendo inol­tre il ri­schio di con­trat­tu­ra cap­su­la­re che si po­treb­be ve­ri­fi­care in con­se­guen­za dell’impianto di una pro­te­si mam­ma­ria.
L’intervento può es­se­re ese­guito in ane­ste­sia lo­ca­le con se­da­zio­ne (ciò si­gni­fi­ca che la pa­ zien­te sarà sve­glia ma ri­las­sata e in­sen­si­bile al do­lo­re), in regime di day-hospital, oppure in ane­ste­sia ge­ne­ra­le con una o due notti di ricovero in clinica.

La durata del­l’in­ter­vento è di circa 1-2 ore e ter­mi­na con una medicazione co­sti­tuita da un reg­gi­seno che verrà so­sti­tuito dopo qualche giorno.
Nelle 48 ore successive all’intervento di ma­sto­pla­sti­ca additiva la paziente dovrà rimanere a riposo. A partire dal terzo giorno potrà ri­pren­de­re a svolgere una vita normale evi­tan­do però attività fa­ti­cose, saune, bagni turchi e l’esposizione al sole. Nei primi due giorni potranno verificarsi gonfiore, ecchimosi e in­do­len­zimento nella re­gio­ne mam­ma­ria.
Dopo 4-5 gior­ni la pa­zien­te potrà ri­pren­dere l’attività la­vo­ra­tiva se non ec­ces­si­va­mente fa­ti­co­sa.
A tre settimane dall’intervento chi­rur­gi­co riprenderà pro­gressivamente a svol­ge­re tutte le nor­ma­li attività com­pre­sa quella sportiva.

La mastoplastica ad­di­ti­va dà ge­ne­ral­men­te dei risultati molto buoni e di gran­de soddisfazione per la paziente e per il chirurgo che la esegue. Il risultato conseguito è duraturo ma non può dirsi del tutto permanente per­chè soggetto ai normali processi di in­vec­chia­mento del corpo e agli effetti della gravità.

A cura di: Antonio Criscuolo – Specialista in Chirurgia Estetica

 

Rimodellare il naso senza ricorrere alla chirurgia plastica

La rinoplastica è oramai da anni tra i primi 5 interventi maggiormente effettuati in chirurgia estetica. Il desiderio di avere un naso più bello e dritto spesso si va a scontrare con il timore di affrontare un intervento chirurgico a tutti gli effetti, e soprattutto il dubbio di non sapersi accettare con il cambiamento estetico definitivo che una rinoplastica può comportare. Ovviamente c’è anche l’incidenza del costo dell’intervento, non certo di poco conto, specialmente in un periodo di crisi come questo ed il costo degli esami preoperatori necessari per poter effettuare un qualsiasi intervento in completa sicurezza (anch’essi incidono sensibilmente).

Inoltre c’è un postoperatorio abbastanza impegnativo per la presenza di ecchimosi (lividi) evidenti, in quanto presenti sul viso, e di una vistosa medicazione (gessetto) contenitiva al di sopra del naso che deve essere portata per 10/15 giorni con ovvie limitazioni della vita sociale e lavorativa.

Impossibilità di potersi lavare il viso, di praticare attività sportiva, la necessità di essere molto attenti ad evitare colpi sul naso per un congruo periodo di tempo (pensiamo alle signore con figli piccoli che non possono accudirli e neanche prenderli in braccio per il rischio di qualche colpo involontario). Insomma un impegno piuttosto notevole sia dal punto di vista economico che del disagio conseguente. D’altro canto, con la rinoplastica chirurgica, si possono correggere definitivamente quasi tutti i difetti del naso, sia estetici che funzionali.

Ed ancora, c’è da ribadire che sino a non molto tempo fa, l’unico sistema per poter modificare un brutto naso era solo l’intervento chirurgico di rinoplastica.

Negli ultimi anni, invece, con il progredire della medicina estetica ed in particolare con l’uso sempre più articolato e specializzato dei filler (acido ialuronico ed altri) e della tossina botulinica o Botox è stato possibile intervenire anche su alcuni difetti del naso con tecniche non chirurgiche.

Rimodellare il naso senza dover ricorrere a un intervento di chirurgia plastica.

E’ questo l’obiettivo della “rinoplastica medica”, la nuova tecnica ambulatoriale che mediante micro iniezioni di acido ialuronico (o altra tipologia di filler) in punti determinati e precisi del naso, associate ad infiltrazioni di botox, riesce rapidamente ed in maniera sorprendente a migliorare i piccoli difetti del profilo nasale. Con la rinoplastica medica non è possibile trattare tutti i difetti del naso come con la chirurgica ma quelli più comuni si.

L’abbassamento della punta del naso, ad esempio, può essere congenita e quindi essere presente come fatto costituzionale o presentarsi con l’avanzare dell’età. Quando siamo di fronte ad un soggetto con la punta del naso cadente per il trascorrere del tempo si può porre rimedio con una infiltrazione di acido ialuronico con il quale è possibile ottenere un ottimo risultato; quando la caduta della punta è causata da una ipermobilità del muscolo depressore del setto allora è necessario fare ricorso al botox e con una punturina alla base del naso è possibile ottenere una rotazione verso l’alto della punta. Inoltre alcune volte alla radice del naso sono presenti delle rughette così dette del coniglio o bunny lines anch’esse trattabili con tossina botulinica questa volta praticata alla radice del naso proprio nel muscolo nasale. Insomma si può migliorare l’aspetto del naso non necessariamente ricorrendo alla chirurgia ma con tecniche associate di medicina estetica.

Inoltre c’è il vantaggio che essendo dei trattamenti transitori si può tornare allo stato precedente nel giro di qualche mese.

Questo è importante perché offre due possibilità:

a) Se la correzione non fosse piaciuta basta aspettare un po’ e tutto torna come prima.
b) Si può usare come “prova” o “anteprima” in previsione di una rinoplastica chirurgica definitiva.

Con la rinoplastica medica, in una sola seduta presso lo studio medico, è possibile sollevare ed addolcire la punta del naso, migliorare le gibbosità del profilo e riempire e volumizzare un naso troppo piatto o infossato (anche da pregressi interventi chirurgici troppo aggressivi), il cosiddetto “naso a sella”. Quindi con un trattamento ambulatoriale, praticamente indolore, con un costo contenuto, senza bisogno di medicazioni e con un ritorno immediato alle proprie attività è possibile migliorare il proprio profilo.

La procedura deve essere ovviamente affidata alle mani di uno specialista esperto in questo tipo di correzioni. L’approccio è simile a una seduta di fillers, ossia i dispositivi medici già comunemente utilizzati per riempire ed attenuare le rughe del viso o rendere più voluminose le labbra, gli zigomi, ecc.

Insomma, una metodica piuttosto economica, non dolorosa (non richiede anestesia), ambulatoriale, della durata di circa 15 minuti, con un ritorno immediato ai propri impegni (in quanto non lascia tracce) e che offre un risultato naturale e piacevole che dura fino ad un anno, e che può ritenersi un’ottima alternativa alla chirurgia.

Ovviamente questa metodica non sostituisce assolutamente l’intervento di rinoplastica ma rappresenta una buona alternativa non invasiva in caso di piccoli difetti della struttura del naso e soprattutto un’ottima opportunità per tutti coloro che non si sentono pronti ad affrontare un intervento chirurgico e non possono o non vogliono sostenere i costi dell’intervento.

A cura di: Dott. Claudio Amitrano – Medico Chirurgo – Medicina Estetica

Ginecologia estetica: il ringiovanimento vaginale

Sempre più pazienti si rivolgono alla chirurgia plastica, non solo per problematiche relative al proprio viso o a parti del proprio corpo decisamente visibili. Richiestissima, infatti, è la revisione, il ringiovanimento o il modellamento degli organi genitali esterni. La crescente domanda dei pazienti in tal senso, è legata all’allungamento della vitalità sessuale che caratterizza donne e uomini entrati negli “anta”. Il chirurgo che risponde a tali richieste ha a disposizione soluzioni differenti a seconda della singola necessità della paziente e legata alla eterogeneità delle stesse.

Anche pazienti estremamente giovani, infatti, spesso richiedono il riempimento delle grandi labbra dei genitali esterni, questo per volumizzare, idratare, rendere certamente più gradevoli le stesse. È certamente un intervento estetico, ma non soltanto, in considerazione che, aumentando il volume, l’idratazione e quindi le superfici di contatto, anche il piacere fisico, durante i rapporti con il proprio partner ne ottiene un benefico incremento. Contestualmente a tale intervento, che in genere prevede l’utilizzo di filler adatti a tale scopo, acido ialuronico in primis, si può effettuare anche la volumizzazione del “punto G” atta ad ottenere gli stessi benefici su citati. E’, questo, un intervento ambulatoriale, che richiede l’adozione di piccolissime dosi di anestetico locale e la cui esecuzione prevede tempi assolutamente ridotti nell’ordine dei quindici minuti circa.

La durata, invece, dell’effetto, a seconda delle quantità di filler utilizzato e del filler stesso, va dagli 8 ai 20 mesi, trascorsi i quali, la paziente può richiedere di effettuare un nuovo trattamento esattamente come, ad esempio, si fa per le labbra piuttosto che per le rughe del viso trattate con i filler. Nessuna particolare attenzione è richiesta dopo il trattamento e la paziente potrà, pertanto, riprendere la propria vita sociale fin da subito. Differenti, sono, invece, le necessità estetiche e funzionali di pazienti che si rivolgono al chirurgo a seguito di prolassi, ptosi, ipertrofia dei genitali esterni. Indagato su eventuali cause e patologie primarie, secondarie o annesse ed escluse le stesse, il chirurgo effettuerà un intervento per ristabilire le condizioni fisiologiche ed anatomiche corrette al fine di consentire un’adeguata e dignitosa vita sessuale alla paziente.

Tempistiche operatorie e post operatorie sono assolutamente legate alla tipologia di patologia e al conseguente intervento chirurgico che la sua risoluzione necessita. Ad ogni modo, sia chirurgica, sia medico-estetica, la risposta al paziente sarà certamente rapida, e senza esiti visibili, il tutto al fine di rendere maggiormente soddisfatta  la paziente.

A cura di: Dott. Rocco Carfagna – Specialista in Chirurgia Plastica

Il ringiovanimento vaginale in chirurgia estetica

Sempre più pazienti si rivolgono alla chirurgia plastica, non solo per problematiche relative al proprio viso o a parti del proprio corpo decisamente visibili. Richiestissima, infatti, è la revisione, il ringiovanimento o il modellamento degli organi genitali esterni. La crescente domanda dei pazienti in tal senso, è legata all’allungamento della vitalità sessuale che caratterizza donne e uomini entrati negli “anta”. Il chirurgo che risponde a tali richieste ha a disposizione soluzioni differenti a seconda della singola necessità della paziente e legata alla eterogeneità delle stesse. Anche pazienti estremamente giovani, infatti, spesso richiedono il riempimento delle grandi labbra dei genitali esterni, questo per volumizzare, idratare, rendere certamente più gradevoli le stesse. E’ certamente un intervento estetico, ma non soltanto, in considerazione che, aumentando il volume, l’idratazione e quindi le Sempre più pazienti si rivolgono alla chirurgia plastica, non solo per problematiche relative al proprio viso o a parti del proprio corpo decisamente visibili. Richiestissima, infatti, è la revisione, il ringiovanimento o il modellamento degli organi genitali esterni. La crescente domanda dei pazienti in tal senso, è legata all’allungamento della vitalità sessuale che caratterizza donne e uomini entrati negli “anta”.

La tecnica. Il chirurgo che risponde a tali richieste ha a disposizione soluzioni differenti a seconda della singola necessità della paziente e legata alla eterogeneità delle stesse. Anche pazienti estremamente giovani, infatti, spesso richiedono il riempimento delle grandi labbra dei genitali esterni, questo per volumizzare, idratare, rendere certamente più gradevoli le stesse. È certamente un intervento estetico, ma non soltanto, in considerazione che, aumentando il volume, l’idratazione e quindi le superfici di contatto, anche il piacere fisico, durante i rapporti con il proprio partner ne ottiene un benefico incremento.

Contestualmente a tale intervento, che in genere prevede l’utilizzo di fillers adatti a tale scopo, acido ialuronico in primis, si può effettuare anche la volumizzazione del “punto G” atta ad ottenere gli stessi benefici su citati. E’, questo, un intervento ambulatoriale, che richiede l’adozione di piccolissime dosi di anestetico locale e la cui esecuzione prevede tempi assolutamente ridotti nell’ordine dei quindici minuti circa. La durata, invece, dell’effetto, a seconda delle quantità di filler utilizzato e del filler stesso, va dagli 8 ai 20 mesi, trascorsi i quali, la paziente può richiedere di effettuare un nuovo trattamento esattamente come, ad esempio, si fa per le labbra piuttosto che per le rughe del viso trattate con i fillers.

L’intervento. Nessuna particolare attenzione è richiesta dopo il trattamento e la paziente potrà, pertanto, riprendere la propria vita sociale fin da subito. Differenti, sono, invece, le necessità estetiche e funzionali di pazienti che si rivolgono al chirurgo a seguito di prolassi, ptosi, ipertrofia dei genitali esterni. Indagato su eventuali cause e patologie primarie, secondarie o annesse ed escluse le stesse, il chirurgo effettuerà un intervento per ristabilire le condizioni fisiologiche ed anatomiche corrette al fine di consentire un’adeguata e dignitosa vita sessuale alla paziente. Tempistiche operatorie e post operatorie sono assolutamente legate alla tipologia di patologia e al conseguente intervento chirurgico che la sua risoluzione necessita.

Ad ogni modo, sia chirurgica, sia medico-estetica, la risposta al paziente sarà certamente rapida, e senza esiti visibili, il tutto al fine di rendere maggiormente soddisfatta la paziente.

 

A cura di: Dott. Rocco Carfagna – Specialista in Chirurgia Plastica