I semi di fieno greco migliorano l’attività sessuale

I semi della pianta di Trigonella foenum-graecum migliorano la funzione sessuale negli uomini.
E’ quanto emerge da uno studio clinico (randomizzato) condotto da una equipe di ricercatori australiani. I risultati della sperimentazione, pubblicati sulla rivista The Aging Male, hanno dimostrato che l’assunzione di Testofen (un particolare estratto dei semi della pianta di fieno greco) aumenta i livelli di testosterone e migliora la l’attività sessuale.

Studio. Sono stati arruolati 111 soggetti maschi di età compresa tra i 43 e i 75 anni. Di questi, 55 hanno assunto Testofen per 12 settimane, gli altri 56 un placebo.studio-testofen

Risultati. Al termine della sperimentazione è stato riscontrato un aumento statisticamente significativo dei livelli di testosterone e testosterone libero nel sangue rispetto al gruppo con placebo. Inoltre la funzione sessuale risultava migliorata, come anche il numero di erezioni mattutine e la frequenza dell’attività sessuale.

Conclusioni. Secondo i ricercatori, il trattamento con l’estratto di semi di Trigonella foenum-graecum si è rivelato sicuro ed efficace per ridurre i sintomi della possibile carenza di androgeni, migliorando la funzione sessuale e aumentando il testosterone sierico negli uomini di mezza età mezza età e negli anziani, e come valida alternativa al trattamento farmacologico.

Integratore a base di Testofen

 

Incontinenza urinaria e sindrome della vescica iperattiva: oggi si può risolvere

Quando si parla di incontinenza urinaria per definizione si fa riferimento a qualsiasi perdita involontaria di urine. L’incontinenza è riscontrata maggiormente nelle donne che presentano alcune caratteristiche anatomiche che ne favoriscono l’insorgenza. Va subito sgombrato il campo da un equivoco: contrariamente a come spesso si è portati a pensare non stiamo parlando di una normale conseguenza dell’invecchiamento, ma di una vera e propria patologia. Negli ultimi anni con il perfezionarsi delle tecniche diagnostiche e con l’introduzione nella pratica quotidiana di nuovi ed efficaci trattamenti, è possibile affrontare e risolvere con successo l’incontinenza.

È molto importante effettuare una corretta diagnosi in modo da poter offrire alla paziente una terapia più specifica. Tra le varie tipologie di incontinenza riveste un ruolo di primo piano la cosiddetta sindrome della vescica iperattiva, definita anche sindrome urgenza-frequenza. Questa è caratterizzata dalla necessità di urinare frequentemente e con una sensazione di urgenza e, talora, dall’incapacità a trattenere le urine. In condizioni normali la nostra vescica si contrae quando ci troviamo in “un tempo e in un luogo adatto” per urinare. Nella sindrome della vescica iperattiva questo controllo volontario della contrazione è ridotto e si verificano contrazioni vescicali involontarie, avvertite dalla paziente come uno stimolo improvviso ed impellente. Chi è affetto da questa patologia non può fare a meno di portare con se assorbenti o altri mezzi contenitivi. Le attività quotidiane di chi ne soffre sono scandite e condizionate dal cattivo funzionamento della vescica, con un devastante impatto sulla qualità della vita, da cui derivano: ansia, isolamento e rassegnazione.

Come accennato, i vari sintomi legati alla patologia hanno ripercussioni su molti aspetti della quotidianità: di natura pratica (necessità di biancheria specifica e di mezzi assorbenti, impossibilità nella programmazione di spostamenti o di effettuare lunghi viaggi in auto senza doversi fermare di frequente, limitazione o sospensione delle attività fisiche), ma anche di natura psicologica (paura di emanare odori di urina, insicurezza e riduzione delle interazioni sociali). Nel tentativo di nascondere e di evitare le perdite urinarie, le pazienti mettono in atto veri e propri meccanismi di compenso: riducono l’assunzione di liquidi, portano con se costantemente protezioni e biancheria di ricambio, preferiscono vestirsi con abiti scuri e abbondanti per nascondere le macchie e i presidi utilizzati, scelgono posti a sedere in prossimità del bagno al cinema, al ristorante e in altri luoghi pubblici. La situazione peggiora quando a tutto ciò si aggiunge anche l’incontinenza. Non solo. Il disagio è per di più aggravato dall’inevitabile stress fisico legato alle frequenti interruzioni del sonno notturno.

Gli studi epidemiologici attualmente disponibili evidenziano che circa il 10% della popolazione adulta è affetta dalla sindrome della vescica iperattiva. Quindi, nonostante la patologia sia frequente, solo una parte di queste persone si rivolge al medico, probabilmente per scarsa conoscenza e sfiducia nell’efficacia dei trattamenti. Le terapie utilizzate prevedono programmi con attuazione di norme comportamentali e di terapie riabilitative che possono facilitare notevolmente la gestione dei sintomi. Tuttavia il nucleo centrale del trattamento è costituito dalla farmacoterapia. In questi anni la ricerca ha fatto passi da gigante nella introduzione di farmaci sempre più efficaci con ridotti effetti collaterali, in grado di ridurre significativamente la sintomatologia. Il primo livello di trattamento prevede l’utilizzo di farmaci per via orale da assumere quotidianamente. Qualora queste terapie non fossero soddisfacenti per il paziente, non c’è da scoraggiarsi perché esistono cure alternative. Infatti da qualche anno è disponibile in Italia, in forma sperimentale presso alcune strutture ospedaliere, una farmacoterapia combinata che prevede l’utilizzo contemporaneo di due farmaci con maggiore efficacia e con ottima tollerabilità da parte del paziente. Inoltre, più recentemente è stato introdotto nella pratica clinica il trattamento endovescicale con tossina botulinica riservato ai casi in cui il farmaco orale non sia stato del tutto efficace. Questa sostanza, applicata all’interno della vescica ha la capacità, attraverso un complesso meccanismo d’azione, di modulare le contrazioni e di stabilizzare il suo funzionamento garantendo al soggetto il controllo e la regolarità nello svuotamento vescicale. Grazie ai continui progressi e alla incessante ricerca per le terapie della sindrome della vescica iperattiva, oggi l’idea di risolvere l’incontinenza non è più un miraggio. Il mondo scientifico considera ormai la qualità della vita un obiettivo principale. Migliorare la qualità di vita significa spesso dare una svolta radicale alla propria esistenza. È in questa direzione che si muove chi è preposto al trattamento dell’incontinenza urinaria, una patologia tanto sottostimata e sottovalutata quanto fastidiosa ed invalidante, ma al tempo stesso risolvibile.

A cura di: Dott.ssa Anna Rita Cicalese – Speciasta in Urologia

La cistite interstiziale: una patologia sottostimata

La Cistite Interstiziale, conosciuta anche con i nomi di: sindrome della vescica dolorosa, sindrome del dolore vescicale, sindrome della vescica ipersensibile e dolore pelvico cronico, è una malattia cronica debilitante, le cui cause sono tuttora sconosciute. Gli studi epidemiologici disponibili hanno stabilito che la patologia interessa le donne dieci volte di più che gli uomini. La sindrome è caratterizzata da dolore, generalmente avvertito come pressione vescicale, percepito come correlato al grado di riempimento vescicale. Il dolore, localizzato spesso in regione sovrapubica e talora irradiato alla vagina, al retto, al sacro, all’inguine, alle cosce e solitamente è accompagnato da frequenza ed urgenza minzionale diurne e notturne. Il dolore può insorgere già a bassissimi volumi di riempimento vescicale e si allevia con lo svuotamento, per poi riproporsi più o meno rapidamente. Nonostante i sintomi possano essere riconducibili a svariate malattie, tutti gli esami diagnostici routinari non rilevano la presenza di alcuna patologia che possa spiegare la sintomatologia.

Diagnosi. La diagnosi si basa sulla presenza da almeno sei mesi del dolore pelvico correlato alla vescica, accompagnato da urgenza e/o frequenza minzionale e sull’esclusione di tutte le patologie che possano essere responsabili della sintomatologia. Un’attenta anamnesi può già escludere le cistiti attiniche o da farmaci ed un accurato esame obbiettivo può escludere la presenza di difetti della statica pelvica, diverticoli uretrali, patologie flogistico-distrofiche della vulva e della vagina ed ipertono dei muscoli perineali. E’ sufficiente eseguire comuni esami di laboratorio per escludere infezioni urinarie e/o genitali. Attraverso l’esecuzione di indagini strumentali (urodinamica, tecniche di imaging ed endoscopia) è possibile escludere endometriosi, tumori ginecologici, ritenzione urinaria, sindrome della vescica iperattiva, ostruzione cervico-uretrale, calcolosi delle basse vie urinarie e il carcinoma uroteliale. Ulteriori elementi, in grado di confermare la diagnosi di cistite interstiziale possono emergere dall’esecuzione di ulteriori procedure diagnostiche, come la cistoscopia con idrodistensione, la biopsia vescicale e il test di sensibilità al cloruro di potassio.

I sintomi. La sintomatologia ha spesso un notevole impatto sulla qualità di vita dei pazienti, condizionando la quotidianità fino all’isolamento e alla depressione e comportando, in molti casi, una significativa riduzione delle attività relazionali e sessuali. Spesso è anche causa di una riduzione della produttività lavorativa e personale. Oggi la terapia della cistite interstiziale si pone l’obiettivo di alleviare i sintomi e migliorare la qualità di vita dei pazienti. Non esiste attualmente un trattamento risolutivo e nessun farmaco è efficace in tutti i casi. Per questo motivo la terapia è altamente individuale e si avvale di numerose molecole. Infatti molti farmaci sono stati testati per la cistite interstiziale, ma solo pochi hanno raggiunto un alto grado di raccomandazione, ma non sempre efficaci per tutti i pazienti.

Terapia. L’approccio terapeutico alla patologia si avvale in prima battuta di una terapia comportamentale che consiste essenzialmente nel limitare l’apporto di cibi acidi e nel modulare l’introduzione di liquidi. In alcuni pazienti sono indicati trattamenti fisici e riabilitativi in associazione o meno a trattamenti orali (antidepressivi, antinfiammatori, antispastici e anticolinergici, antiepilettici, antistaminici, analgesici, penstosanpolisolfato) e/o endovescicali (ialuronato di sodio, condroitin solfato, eparina, dimetilsulfossido, lidocaina, antibiotici). Solo in rari casi selezionati sono indicati trattamenti di tipo chirurgico come la neuromodulazione sacrale, l’ampliamento vescicale e la derivazione urinaria. Nonostante oggi vi sia una maggiore consapevolezza della cistite interstiziale e nonostante molti più pazienti ricevano una diagnosi, esistono ancora contesti in cui la conoscenza di questa patologia e scarsissima. Seppure la cistite interstiziale sia stata inserita tra le malattie rare con il Decreto Ministeriale n°279 del 2001, non esistono ancora dati precisi sulla prevalenza della patologia nel nostro Paese. La sensazione è che la cistite interstiziale sia attualmente sottodiagnosticata e quindi sottostimata nonostante la malattia, che inficia significativamente la qualità di vita, rappresenti un serio problema per i pazienti e le persone a loro vicine.

A cura di: Anna Rita Cicalese – Specialista in Urologia

Il ringiovanimento vaginale in chirurgia estetica

Sempre più pazienti si rivolgono alla chirurgia plastica, non solo per problematiche relative al proprio viso o a parti del proprio corpo decisamente visibili. Richiestissima, infatti, è la revisione, il ringiovanimento o il modellamento degli organi genitali esterni. La crescente domanda dei pazienti in tal senso, è legata all’allungamento della vitalità sessuale che caratterizza donne e uomini entrati negli “anta”. Il chirurgo che risponde a tali richieste ha a disposizione soluzioni differenti a seconda della singola necessità della paziente e legata alla eterogeneità delle stesse. Anche pazienti estremamente giovani, infatti, spesso richiedono il riempimento delle grandi labbra dei genitali esterni, questo per volumizzare, idratare, rendere certamente più gradevoli le stesse. E’ certamente un intervento estetico, ma non soltanto, in considerazione che, aumentando il volume, l’idratazione e quindi le Sempre più pazienti si rivolgono alla chirurgia plastica, non solo per problematiche relative al proprio viso o a parti del proprio corpo decisamente visibili. Richiestissima, infatti, è la revisione, il ringiovanimento o il modellamento degli organi genitali esterni. La crescente domanda dei pazienti in tal senso, è legata all’allungamento della vitalità sessuale che caratterizza donne e uomini entrati negli “anta”.

La tecnica. Il chirurgo che risponde a tali richieste ha a disposizione soluzioni differenti a seconda della singola necessità della paziente e legata alla eterogeneità delle stesse. Anche pazienti estremamente giovani, infatti, spesso richiedono il riempimento delle grandi labbra dei genitali esterni, questo per volumizzare, idratare, rendere certamente più gradevoli le stesse. È certamente un intervento estetico, ma non soltanto, in considerazione che, aumentando il volume, l’idratazione e quindi le superfici di contatto, anche il piacere fisico, durante i rapporti con il proprio partner ne ottiene un benefico incremento.

Contestualmente a tale intervento, che in genere prevede l’utilizzo di fillers adatti a tale scopo, acido ialuronico in primis, si può effettuare anche la volumizzazione del “punto G” atta ad ottenere gli stessi benefici su citati. E’, questo, un intervento ambulatoriale, che richiede l’adozione di piccolissime dosi di anestetico locale e la cui esecuzione prevede tempi assolutamente ridotti nell’ordine dei quindici minuti circa. La durata, invece, dell’effetto, a seconda delle quantità di filler utilizzato e del filler stesso, va dagli 8 ai 20 mesi, trascorsi i quali, la paziente può richiedere di effettuare un nuovo trattamento esattamente come, ad esempio, si fa per le labbra piuttosto che per le rughe del viso trattate con i fillers.

L’intervento. Nessuna particolare attenzione è richiesta dopo il trattamento e la paziente potrà, pertanto, riprendere la propria vita sociale fin da subito. Differenti, sono, invece, le necessità estetiche e funzionali di pazienti che si rivolgono al chirurgo a seguito di prolassi, ptosi, ipertrofia dei genitali esterni. Indagato su eventuali cause e patologie primarie, secondarie o annesse ed escluse le stesse, il chirurgo effettuerà un intervento per ristabilire le condizioni fisiologiche ed anatomiche corrette al fine di consentire un’adeguata e dignitosa vita sessuale alla paziente. Tempistiche operatorie e post operatorie sono assolutamente legate alla tipologia di patologia e al conseguente intervento chirurgico che la sua risoluzione necessita.

Ad ogni modo, sia chirurgica, sia medico-estetica, la risposta al paziente sarà certamente rapida, e senza esiti visibili, il tutto al fine di rendere maggiormente soddisfatta la paziente.

 

A cura di: Dott. Rocco Carfagna – Specialista in Chirurgia Plastica

Prolasso e incontinenza: ospiti indesiderati del pavimento pelvico

Per prolasso si intende il dislocamento di uno o più organi della pelvi femminile dalla loro posizione fisiologica all’interno della cavità vaginale. Il prolasso può interessare la vescica, l’uretra, il retto, l’utero. Spesso si associa erroneamente l’idea del prolasso a quella della malattia d’organo.

Ebbene è giusto precisare che il prolasso non è una malattia dell’organo, ma dei suoi sistemi di sostegno. Infatti ogni organo della pelvi femminile si mantiene nella sua posizione anatomica grazie all’interazione di un insieme di forze sostenute da strutture anatomiche di tipo muscolare, legamentoso e fasciale.

Queste strutture costituiscono nel loro insieme quello che spesso viene denominato il “pavimento pelvico” che, quindi, è il responsabile della statica degli organi pelvici.
Il prolasso di un organo non implica necessariamente il coinvolgimento delle altre strutture anatomiche vicine e non necessariamente comporta un problema nella funzione dell’organo stesso. Ad esempio un prolasso del retto non comporta necessariamente stitichezza. Così, contrariamente a quanto spesso si sente dire, il prolasso della vescica non implica necessariamente l’incontinenza. Anzi, proprio in questo caso, quello che può verificarsi è esattamente l’opposto. In alcuni casi il prolasso della vescica può causare una disfunzione nello svuotamento della vescica stessa, il quale può essere difficoltoso ed incompleto. Non solo.

La presenza di un prolasso vescicale può mascherare la presenza di una incontinenza urinaria da sforzo. Per incontinenza urinaria da sforzo si intende una incontinenza che si manifesta in concomitanza delle manovre che aumentano la pressione endoaddominale, come tossire, starnutire, ridere intensamente o sollevare grossi pesi. In questi casi l’incontinenza è nascosta dalla presenza del prolasso e può rendersi evidente clinicamente quando il prolasso viene risolto. Spesso, infatti si pensa, erroneamente, che l’incontinenza sia una conseguenza degli interventi chirurgici effettuati per la cura del prolasso dell’utero o della vescica. In realtà, nella maggior parte dei casi l’incontinenza è preesistente all’intervento e questo ha solo l’effetto di slatentizzarla.

Altro mito da sfatare è che l’urgenza minzionale (lo stimolo di urinare improvviso ed impellente, spesso frequente) possa essere il risultato di un aumento di volume dell’utero. L’urgenza trova la sua origine in una disfunzione vescicale durante il tempo in cui la vescica è impegnata a riempirsi. Infatti il riempimento della vescica non è un processo passivo, ma comporta una attività delle pareti vescicali che si rilassano per poter accogliere un volume crescente di urine mantenendo al loro interno una pressione bassa, in grado di consentire ai reni di funzionare costantemente ed in maniera continuativa. L’urgenza minzionale si verifica quando la vescica non è più in grado di distendersi in maniera corretta e quando il fisiologico controllo volontario della contrazione vescicale viene perso. In questi casi l’asportazione dell’utero non è, ovviamente, risolutiva.

E’ quindi molto importante, quando ci si approccia al trattamento del prolasso e delle patologie uro-genitali tener conto della funzione della vescica e dell’uretra, poiché ripristinare una anatomia corretta non significa sempre ripristinare una funzione soddisfacente. Ricordiamo che è la funzione a dare qualità di vita al paziente e che è proprio in questa ottica che dovrebbero muoversi tutte le strategie terapeutiche.