Palermo: G20 ADI-ADMG Dermatology International Congress

Palermo, la città fondata dai fenici, accoglie il Congresso “G20 ADI-ADMG Dermatology International Congress”, promosso e organizzato da ADI (Associazione Dermatologica Ionica) e ADMG (Associazione Dermatologi della Magna Grecia) dall’11 al 13 novembre 2021 presso l’Astoria Palace Hotel.

Il comitato di presidenza è affidato ai Proff. Rocco De Pasquale, Steven P. Nisticò e dal dott. Giuseppe Noto; la direzione scientifica del congresso al prof. Alberto Giannetti.

Il Congresso sarà di portata internazionale, con relatori stranieri e nazionali di comprovata esperienza e conoscenza in settori specifici della dermatologia, che garantiranno un alto livello di contenuti scientifici: una grande opportunità per conoscere e mostrare gli ultimi progressi nella cura, nella prevenzione, nella diagnosi e nel trattamento delle malattie della pelle.

Il programma

Saranno affrontati i temi più attuali ed importanti della dermatologia, saranno discusse le linee guida internazionali sulla disciplina, sarà confrontata la dermatologia italiana con quella del resto del mondo, lasciando spazio alla discussione in un’atmosfera di interattività.

Ci saranno sessioni dedicate alle correlazioni clinico-patologiche, allergie da contatto e dermopatie professionali, dermopatie e infiammazioni sistemiche, dermato-oncologia, dermato-chirurgia e laserterapia. Non mancheranno spazi dedicati alle nuove tecnologie e cosmetici innovativi.

Nella Prima Sessione programmata dell’evento, tra le ore 10,30 e le 12,30 di giovedì 11 novembre, avremo una rassegna di alterazioni dermatologiche particolari, di non comune osservazione, presentate come pillole di rarità da dermatologi o specializzandi in dermatologia interessati.

La sede

“Palermo è sicuramente una delle città più belle d’Italia. Un patrimonio mondiale dell’umanità con i suoi diversi stili e caratteri – scrivono i presidenti – che si armonizzano tra loro in una sorta di sovrapposizione culturale. Vi invitiamo in una città colorata, vivace, ricca di storia, dove non si rimane mai a corto di cose da fare o da vedere. Se mai, si rimane a corto di tempo per completare l’avventura in questa straordinaria città siciliana”.

Il G20 ADI-ADMG Dermatology International Congress è accreditato come attività formativa per medici specialisti secondo la normativa ECM italiana. La segreteria organizzativa è affidata a L’Orsa Maggiore. 

Il Premio ADMG alla Carriera sarà conferito quest’anno al Dott. Federico Ricciuti, Direttore Emerito dell’Unità Operativa di Dermatologia dell’ospedale San Carlo di Potenza. Tra i giovani dermatologi che presenteranno casi clinici sarà assegnato a sorteggio un’opera in 3 volumi del Prof. Giannetti.

mollusco contagioso

Il mollusco contagioso: i soggetti a rischio

Il mollusco contagioso è una patologia infettiva virale cutanea. Appartiene alla famiglia dei Poxviridae ed è sostenuta da virus a DNA. Il virus coinvolto nell’infezione è conosciuto come molluscum contagiosum virus, o più semplicemente con l’acronimo MCV.

L’unico ospite del virus è l’uomo. Si annoverano 4 tipi di MCV, identificati con i numeri dall’1 al 4. Il più diffuso in assoluto sembra essere l’MCV-1, mentre il più raro è l’MCV-2 (tipico vettore del mollusco contagioso degli adulti).

Solitamente il contagio avviene per contatto diretto (da persona a persona attraverso il contatto diretto pelle a pelle), oppure con oggetti contaminati (asciugamani, lenzuola, maniglie, rubinetti).

Immagine dermatoscopica

Per queste caratteristiche, il contagio è particolarmente frequente tra fratelli e tra bambini che vanno in piscina. Negli adulti, il contagio può avvenire anche per via sessuale.

Se le papule vengono grattate o strofinate aumenta il rischio di diffusione nelle aree vicine. Sembra che il mollusco contagioso sia più diffuso in bambini con un sistema immunitario compromesso o indebolito o che soffrono di dermatite atopica.

Il contagio

Spesso la propagazione delle lesioni provocate dal mollusco contagioso avviene per “autoinoculazione”: il paziente cioè, toccandole con le mani, può diffondere il virus in altre parti del corpo, tanto che le papule possono moltiplicarsi fino a diventare un centinaio.

Trattandosi di una malattia infettiva e virale che si trasmette da uomo a uomo, è richiesta la massima prudenza da parte di chi è affetto dalla malattia, al fine di diminuire il pericolo di contagio di terze persone.
Il riconoscimento precoce è di grande importanza sia per il trattamento sia per il contenimento del contagio verso gli altri.

Spesso si osserva un ritardo nella diagnosi e nella cura, dovuto al fatto che le lesioni solitamente non sono né dolorose né pruriginose, e quindi, a prescindere dall’aspetto estetico, non causano disturbo.

Clinicamente si riscontrano piccole papule che possono variare in numero (da poche unità fino ad alcune decine o centinaia) e dimensione (1-16 mm). In genere sono asintomatiche.

Chi colpisce

L’incidenza è alta soprattutto nei bambini di età compresa tra i 2 e i 10 anni; negli adulti vi è un secondo picco dovuto alla trasmissione sessuale.

Diagnosi

L’esame dermatoscopico consente di valutare allo specialistica la tipica ombelicatura centrale con una regione centrale biancastra più depressa ed un bordo rialzato di colorito rosso vivo.

Solitamente la clinica consente di porre diagnosi nei casi dubbi è possibile eseguire una biopsia con esame istologico per dirimere un eventuale dubbio diagnostico.

Il trattamento

La terapia prevede l’utilizzo di courrettage delle singole lesioni o crioterapia con azoto liquido, o laserterapia. Ciascun metodo ha i propri vantaggi e i propri effetti collaterali: sarà il medico specialista a consigliare la strategia più adatta per il bambino.

Finché il virus del mollusco contagioso è attivo, le recidive sono frequenti: possono quindi rendersi necessari più interventi.

A cura di: Michele Pezza – Specialista in dermatologia e venereologia

hpv

HPV: informazione e prevenzione in emergenza Covid

L’HPV è una malattia infettiva causata dal “Papilloma Virus” a trasmissione sessuale, di origine virale, di cui ne esistono oltre 205 tipi, anche se solo un piccolo numero di essi sono ritenuti HPV ad alto rischio per il cancro cervicale.

E’ stata confermata l’evidenza oncogena per 12 tipi di HPV che causano il 99,7% dei tumori cervicali, di cui i ceppi HPV 16 e 18, sono responsabili di oltre il 70% dei casi di tumore della cervice.

I ceppi oncogeni del virus, sono inoltre responsabili di circa il 90% dei tumori dell’ano, 70% della vagina, 50% del pene e 26% dell’orofaringe (e anche di displasia cervicale, cancro della vulva, cancro testa collo, condilomi ano genitali e papillomatosi respiratoria ricorrente).

I papilloma virus

I Papilloma virus sono gli agenti eziologici di nove patologie con prevalenza più alta nei maschi.

Il tumore cervicale è il secondo tumore più diffuso nelle donne di età tra i 15 e i 44 anni e si calcola che fino all’80% di quelle sessualmente attive. Può entrare in contatto con un virus HPV nel corso della vita, con maggiore prevalenza per le giovani fino a 25 anni di età.

L’elevato numero di rapporti sessuali a vita, il numero di sigarette e l’età avanzata aumentano l’acquisizione di infezioni da HPV orali.

Relativamente a quest’ultimo aspetto, sia nell’uomo che nella donna, lo screening è importantissimo per il “follow-up”, la precocità diagnostica e la gestione della paziente.

Diagnosi

E’ quindi fondamentale che le donne si sottopongano agli esami di routine periodici, attraverso i programmi di prevenzione ginecologica. Infatti, attraverso la valutazione delle alterazioni citologiche o istologiche ottenuta con il Pap-Test o altre biopsie, si può effettuare la diagnosi di infezione da HPV.

Non vanno poi dimenticate le indagini utili ad approfondire quali: Colposcopia, Anoscopia, Laringoscopia per eventuali forme tumorali che possono colpire la gola.

A tal proposito, fondamentale è il test HPV-DNA. Si può effettuare ogni 5 anni se negativo, dopo 12 mesi se positivo. Consiste per la donna in un prelievo del muco cervicale con un tampone vaginale, per l’uomo con un tampone sullo sperma e sul pene.

Le manifestazioni cliniche dipendono dal tipo di virus e dalla sede della lesione. Tra gli uomini, la prevalenza di HPV è più alta a livello del pene e più bassa a livello dell’uretra. Tra le donne, la prevalenza è più alta a livello della cervice e della vagina e più bassa a livello dell’epitelio vulvare.

La scoperta che la prevenzione dell’infezione da HPV ad alto rischio può prevenire questi tumori, ha spinto lo sviluppo di vaccini HPV a livello mondiale per immunizzazioni profilattiche e screening cervicali tempestivi.

Prevenzione

La prevenzione primaria si basa sulla vaccinazione preventiva contro ceppi HPV che generalmente causano le lesioni genitali precancerose della cervice uterina, della vulva e della vagina e le lesione invasive dell’ano.

La prevenzione secondaria, si attua invece attraverso la diagnosi precoce dei precursori del carcinoma, mediante il Pap-Test e l’HPV-test.

E’ stato dimostrato che l’esecuzione periodica del Pap-Test, riduce il rischio di sviluppare un tumore cervicale invasivo di almeno il 70%.

Il Virus è altamente contagioso. Non si arresta nemmeno attraverso l’uso del preservativo sia maschile che femminile che risulta solo parzialmente efficace per la prevenzione. Infatti è possibile anche il contagio attraverso rapporti sessuali non penetrativi.

Il Virus è altamente contagioso. Non si arresta nemmeno attraverso l’uso del preservativo sia maschile che femminile che risulta solo parzialmente efficace per la prevenzione.

Può essere sufficiente un contatto per trasmettere il virus al partner, che ha il 60% di efficienza di trasmissione ad ogni rapporto. Ciò conferma il rapporto sessuale come principale modalità di contagio, dimostrato da alcuni studi su HIV o uomini che fanno sesso con uomini (MSM) con alta prevalenza di “HPV” anale.

Terapia

Il trattamento delle infezioni da HPV si basa sulla cura dell’esito. Molte verruche scompaiono spontaneamente e le modalità di cura attualmente disponibili non sono del tutto efficaci.

L’obiettivo del trattamento di coppia è l’eliminazione delle lesioni piuttosto che l’eliminazione del virus. Le lesioni esterne si rimuovono con crioterapia (bruciare con azoto liquido a freddo), terapia Laser, diatermocoagulazione (bruciatura a caldo) e asportazione chirurgica.

Si utilizza anche il trattamento locale di sostanze attive con risultanza immunomodulante o citotossica (epigallocatechina o podofillina).

Di fronte a recidive a distanza di tempo (perché il virus sosta nelle cellule), si può utilizzare terapia locale e sistemica con farmaci mediante principi attivi di fitoterapia mirata.

Vaccinazione

In ogni caso, estremamente importante è ricorrere all’uso del vaccino.

Questo è quanto di più efficace al momento per l’HPV e trova il suo utilizzo per tutta la popolazione dall’età di 9 anni, donne di 25 anni, persone HIV + e per i maschi che praticano sesso con altri uomini (MSM).

Va ricordato che la vaccinazione non va a sostituire lo screening. Questo perché il vaccino non può essere efficace al 100%, non determina protezione contro ogni tipologia virale e non è la terapia da HPV presente al tempo della vaccinazione.

Dott.ssa Luisa Barbaro, specialista in ginecologia

Dalla fine del 2016 il vaccino nonavalente (Gardasil 9) è l’unico disponibile. E’ raccomandata la vaccinazione di routine a 11 o 12 anni di età. Tale vaccino protegge da altri 5 ceppi di HPV ad alto rischio (HPV 31/33/45/52/58) non coperti finora dal precedente vaccino quadrivalente.

La vaccinazione è stata estesa anche in età adulta e nei maschi (rischio infertilità). Inoltre prevista la possibilità di intervento gratuito in età diverse in base alle Regioni.

L’infezione da HPV non conferisce purtroppo protezione contro infezioni successive. Per cui c’è la possibilità di una reinfezione con lo stesso sottotipo come risultato della riattivazione di un’infezione latente acquisita in precedenza, oppure a seguito di nuovi contatti sessuali più recenti.

Inoltre in età adulta vi è maggiore probabilità di assistere ad una persistenza più stabile o prolungata. Questo a causa di una clearance virale meno efficace, ponendo la donna matura a maggior rischio oncogeno.

Si consiglia la vaccinazione anti-HPV anche post trattamento per la prevenzione delle recidive. La letteratura internazionale ha ormai chiarito come l’infezione persistente da HPV dopo intervento chirurgico sia il principale fattore di rischio di recidiva di malattia.

Quindi secondo le nuove linee guida, il vaccino anti HPV ha un ruolo adiuvante nella riduzione del rischio di recidiva di CIN2+ dopo trattamento chirurgico, favorendo un più rapido rientro a screening con conseguenti vantaggi economici, individuali e a carico del SSN per la riduzione delle terapie ripetute negli anni successivi.

L’emergenza Covid

In questo contesto storico a seguito dell’emergenza COVID-19, la vaccinazione per prevenire il cancro alla cervice, ha subito un grosso calo di somministrazione. Per questo il Ministero della Salute e l’OMS richiedono raccomandazioni operative rivolte alle Regioni per il ripristino e rafforzamento delle attività di vaccinazione, al più presto.

Parlare di prevenzione non è mai stato così difficile come in questo periodo. L’elevato indice di contagio “COVID” ha cancellato la percezione del rischio di tutte le altre patologie prevenibili con la vaccinazione o con la prevenzione secondaria.

La prevenzione è stata messa a dura prova dalla pandemia COVID-19, minaccia per la salute e priorità assoluta, a scapito delle altre prestazioni sanitarie differibili.

E’ quindi necessario rivolgere la necessaria attenzione nel recupero della vaccinazione anti-HPV in entrambi i sessi, anche attivando diverse collaborazioni: scuola e insegnanti (corsi di educazione sessuale). Anche promuovere il coinvolgimento e la collaborazione operativa dei pediatri di libera scelta, dei Medici di Medicina Generale, valutando anche sinergie con i Consultori Familiari e con le varie Associazioni della società civile.

Dobbiamo quindi impegnarci con ancora più forza per promuovere campagne informative, per raggiungere gli obiettivi di prevenzione e di copertura vaccinale.

C’è la necessità di rafforzare le attività di vaccinazione tramite il ripristino dei servizi dedicati e il potenziamento della comunicazione ai cittadini sull’importanza della vaccinazione, il recupero delle “lacune immunitarie” che si possono essere create durante l’emergenza e l’espansione dei servizi per le vaccinazioni “di routine” che consentano di raggiungere i soggetti non vaccinati.

Luisa Barbaro
Ginecologa-Oncologa- Sessuologa

alcol sulla pelle

Alcol e pelle: gli effetti negativi

L’abuso di alcol può avere effetti negativi sul benessere della pelle.

Improvvisamente squilla il telefono: “dottoressa avrei bisogno di un appuntamento urgente”, una voce femminile risuona al telefono, è una voce un po’ impastata e lievemente sonnolenta.

Si presenta il giorno seguente una donna affascinante di circa 35 anni. Lo sguardo è spento, e i suoi abiti, seppure molto ricercati, sono sgualciti e macchiati.

E’ preoccupata per la sua pelle che, a suo dire, ultimamente si è arrossata e ha perso il colorito roseo. La osservo attentamente: trema leggermente e quella voce, roca ed impastata, mi colpisce soprattutto perché è ancora prima mattina, e lei è una giovane donna.

E’ molto preoccupata perché la cute del viso, da sempre bellissima si è improvvisamente arrossata e sono comparsi sia sul naso che sulle regioni zigomatiche, come anche su altre parti del corpo, delle piccole “venuzze“. Riferisce inoltre l’improvvisa comparsa di rossore e calore sul volto accompagnati spesso a bruciore della durata di circa un’ora che scompaiono poi spontaneamente.

La visita

Comincio con l’anamnesi che non mette in luce nessuna patologia particolare tranne alcune abitudini di vita come quella di uscire la sera. Non sembra dare però nessuna importanza ai numerosi aperitivi e cocktail che consuma in queste occasioni.

L’esame obiettivo del viso evidenzia, in particolare sul naso e sulla regione malare, una cute eritematosa secca e solcata da piccole rughe. Sono evidenti piccole teleangectasie che la paziente mostra anche su sulle mani e sulle gambe.

Il colorito del viso è spento ed è presente una lieve iperpigmentazione periorbitaria con un’accentuazione bruna delle piccole efelidi.

Sono presenti piccole macchie iperpigmentate anche sul dorso delle mani e un eritema palmare sfumato.

Alcol e pelle: cosa accade

Come già intuito inizialmente, mi sembra evidente che la compromissione cutanea possa derivare da un’eccessiva assunzione di alcol che, reiterata nel tempo, sta provocando i suoi effetti dannosi.
Mi attardo nel colloquio chiedendo informazioni circa le sue abitudini e, con molta franchezza, dice che negli ultimi tempi si sente sempre nervosa ed irritabile.

Spesso i problemi quotidiani che di solito risolve con facilità le sembrano molto gravosi. Racconta che la sera quel bicchiere di prosecco la rilassa e la fa sentire molto meglio, tanto che negli ultimi mesi spesso ha iniziato a berne anche due o tre.

Nonostante si sappia che le malattie dovute al consumo di alcool sono al quarto posto come causa di morte, che la cirrosi epatica rientra tra le prime dieci cause di mortalità e che quindi l’alcol può generare delle gravi patologie, non è facile comunicare ad una persona giovane che proprio l’alcol è la causa dei suoi problemi cutanei.

Soltanto il 10% dell’alcol consumato è eliminato attraverso la respirazione, il sudore o le urine, mentre il restante 90% raggiunge il fegato.

Considerando la facilità con cui è possibile reperire bevande alcoliche, che il vino e altri alcolici fanno parte della nostra cultura e che le bollicine e i cocktail sono molto in voga tra i giovani, non è raro raggiungere uno stato di dipendenza da alcol.

Nel momento in cui l’assunzione di alcol non è più occasionale ma diventa continuativa, si instaura un processo di dipendenza che ha come caratteristica il fenomeno della “tolleranza“.

Si assiste infatti ad un meccanismo di adattamento dell’organismo che riesce ad assumere quantità superiori di alcol senza mostrare o mostrando in maniera minore, gli effetti negativi dello stesso. Infatti l’organismo si adatta all’alcool soprattutto quando l’aumento della sua concentrazione nel sangue avviene lentamente nel tempo.

La dipendenza è una malattia grave che, se non trattata in modo adeguato, può apportare serie conseguenze a livello personale e fisico e professionale con ripercussioni alla lunga irreversibili.

Come agisce l’alcol

L’alcol contiene etanolo, una molecola piuttosto piccola costituita da due atomi di carbonio (CH3-CH2-OH), estremamente solubile sia nell’acqua che nei lipidi. Grazie alle sue dimensioni ridotte, è in grado di penetrare facilmente nei tessuti, entrare nel flusso sanguigno rapidamente e, attraverso esso, diffondersi in tutto l’organismo.

I suoi effetti si manifestano anche sul sistema nervoso in quanto è in grado di superare  facilmente la barriera emato-encefalica, che protegge il cervello dalle sostanze tossiche.

Soltanto il 10% dell’alcol consumato è eliminato attraverso la respirazione, il sudore o le urine, mentre il restante 90% raggiunge il fegato, che è l’organo in grado di metabolizzarlo grazie alla presenza di un enzima: l’alcol deidrogenasi. 

L’alcol nelle donne

Non tutte le persone hanno la stessa capacità di assorbire e metabolizzare l’alcol. In linea generale, l’alcol deidrogenasi delle donne lavora più lentamente rispetto a quella degli uomini. Alcune persone, geneticamente, hanno un metabolismo più veloce rispetto ad altre. Inoltre, fattori quali il peso o la quantità di acqua presente nell’organismo influenzano la velocità di trasformazione dell’alcol.

La quantità in eccesso che il fegato non riesce a smaltire rientra nel sangue ed è eliminata attraverso i polmoni ( a questa di deve l’odore di alcol di chi ha bevuto troppo) o con l’urina.

L’assunzione di bevande alcoliche determina un effetto inizialmente disinibente e successivamente depressivo.

Poiché il fegato è particolarmente esposto agli effetti dei prodotti tossici che si sviluppano con la degradazione dell’alcol, è anche uno degli organi che manifesta in modo più incisivo e precoce le conseguenze dannose dell’eccesso della sua assunzione, con lo sviluppo dell’epatopatia alcolica e in seguito della cirrosi epatica.

L’assunzione di bevande alcoliche determina un effetto inizialmente disinibente e successivamente depressivo.

Gli effetti sull’organismo

Subito dopo aver bevuto alcolici, compare uno stato di ebbrezza caratterizzato da eccitamento psicomotorio con euforia, senso di benessere, iperattività. Poi gradualmente si trasforma in uno stato depressivo con ottundimento della coscienza e rallentamento ideomotorio fino al sonno profondo o, in alcuni casi, al coma.

A volte le manifestazioni cliniche sono particolarmente intense o abnormi e compaiono anche per dosi modeste di alcol. Si verificano soprattutto in caso di psicopatie, lesioni cerebrali, insufficienze mentali ed epilessie. 
Anche l’apprendimento, l’attenzione e la concentrazione sono ridotti e rallentati: anche l’abilità di pensare, ragionare, di esprimere un giudizio con chiarezza sono indeboliti.

Altera la capacità di giudizio e di condurre autoveicoli, e incide infatti significativamente sulla morbidità e sulla mortalità nelle statistiche degli incidenti automobilistici.

Alcol e pelle: l’abuso

Un abuso prolungato di alcol, comporta alterazioni della personalità e alterazioni psicotiche gravi legate al danno cerebrale organico.
I quadri clinici correlati più frequentemente all’alcolismo cronico che riguardano il sistema nervoso centrale sono atassia, epilessia, sindrome di Korsakoff, atrofia cerebrale e demenza.

Possono comparire dolori e alterazioni della sensibilità degli arti a causa della polineuropatia che può essere dovuta all’azione tossica oppure alle carenze nutrizionali determinate dall’etanolo.

Altri quadri clinici evidenti in questa patologia sono:

  • la miocardiopatia alcolica, aritmie ed ipertensione arteriosa per quanto riguarda l’apparato cardiovascolare;
  • esofagiti, gastriti, ulcere, pancreatiti, steatosi, epatiti, cirrosi e neoplasie a carico dell’apparato gastroenterico;
  • si possono osservare inoltre alterazioni endocrine, riduzione della fertilità, ipogonadismo, osteoporosi, alterazioni del sistema emopoietico e del sistema immunologico in quanto tutti gli organi e apparati sono coinvolti con un interessamento più o meno grave ed evidente.

Alcol e pelle: i segni clinici

Anche la cute risente dell’effetto dell’alcol. Conoscere le manifestazioni cliniche provocate da un abuso dello stesso ci permette di intervenire precocemente in modo che i quadri clinici sfumati non progrediscano fino a raggiungere conseguenze devastanti.

La cute manifesta prevalentemente lesioni correlate ad un danneggiamento vasale: le teleangectasie e le ecchimosi sono le alterazioni cutanee più frequenti, dovute ad un meccanismo di vasodilatazione la cui eziopatogenesi non è ancora completamente chiarita.

Pelle e alcol: conoscere le manifestazioni cliniche provocate da un abuso dello stesso ci permette di intervenire precocemente

Questa sarebbe da attribuire a due meccanismi differenti: da una parte l’azione vasodilatrice indotta dall’etanolo sui vasi dermici, e dall’altra l’alterazione dei meccanismi vasomotori centrali di controllo. Possono comparire anche sindromi vascolari proliferative.

Molte delle seguenti modificazioni vascolari sono tipiche della cirrosi epatica alcolica, ma possono manifestarsi anche in malattie epatiche di differente origine.

Alcol e pelle: l’angioma

L’angioma stellare, detto anche spider nevus o nevus araneus, è la più conosciuta delle manifestazioni vascolari. Si evidenzia soprattutto su viso, décolleté, sulla parte superiore del torace, sulle braccia, sulle spalle e sul dorso delle mani.

Si presenta come una piccola macchia puntiforme eritematosa, circondata da piccole ramificazioni radiali. Ponendo un vetrino su di esso (diascopia) si nota che l’arteriola centrale è pulsante. Si ritiene che i responsabili della loro comparsa siano gli estrogeni infatti spesso si riscontrano anche nelle donne in gravidanza.

Si evidenzia soprattutto su viso, décolleté, sulla parte superiore del torace, sulle braccia, sulle spalle e sul dorso delle mani.

Sono presenti anche nella popolazione normale ma il loro numero è sensibilmente inferiore rispetto agli alcolisti. Si può osservare la comparsa di nuovi elementi in caso di peggioramento della funzionalità epatica ed una regressione in caso di miglioramento della stessa.

La presenza degli angiomi stellari è strettamente correlata alla presenza di varici esofagee e quindi sono un parametro clinico importante nel monitoraggio di questa patologia.

Si possono rilevare teleangectasie diffuse irregolarmente su tutta la parte superiore del tronco e delle spalle determinando un quadro cutaneo noto come paper money skin.

Sulla parete anteriore dell’addome, nei pazienti cirrotici, è possibile osservare il cosiddetto caput medusae: delle vene superficiali dilatate ed evidenti che si irradiano dall’ombelico.

La punta delle dita e le superfici delle mani e dei piedi diventano calde e arrossate e realizzano il cosiddetto eritema palmare che può accompagnarsi a sensazione di pizzicore e di pulsazione.

L’eritema del viso che si sviluppa a causa della cronica vasodilatazione e della perdita del controllo dei meccanismi vasoregolatori determina la facies pletorica.

Alcol e pelle: il flushing

Il flushing è un eritema congestizio improvviso, transitorio della cute del viso e del collo che si sviluppa entro alcuni minuti dall’ingestione di piccole quantità di alcool, accompagnato da sensazione di calore e/o bruciore. I sintomi raggiungono il massimo dopo 30-40 minuti e di solito scompaiono dopo 1-2 ore.

L’intensità della reazione dipende dalla quantità di alcol consumata. Il suo carattere episodico lo fa differire dall’eritema persistente del viso che si ha in alcune malattie autoimmuni come il lupus eritematoso e la dermatomiosite.

Si manifesta in alcuni consumatori di alcol, che sono geneticamente carenti di enzimi che metabolizzano l’alcool.

L’alcol viene eliminato nel fegato attraverso un processo di ossidazione per mezzo dell’alcool deidrogenasi, enzima che trasforma l’etanolo in acetaldeide. L’accumulo di tale metabolita causa un’azione di depressione sulla muscolatura dei vasi tale da indurre vasodilatazione. L’acetaldeide infatti viene normalmente trasformata in acetato dall’aldeide deidrogenasi.

Nei Caucasici tuttavia una percentuale variabile tra il 3% e il 29% dei soggetti è carente di tale enzima e la percentuale sale al 50% negli orientali: così anche piccoli consumi di alcol causano in questi soggetti un accumulo di acetaldeide che scatena il flushing.

Inoltre alla periferia della sclera dell’occhio si possono osservare piccole arterie tortuose che si ritiene siano la conseguenza di un aumento locale della perfusione arteriosa e alla vasodilatazione (vasi della sclera a cavatappi detti anche corkscrew scleral vessel).

Una sindrome proliferativa vascolare che si associa di solito all’epatopatia alcolica cronica nei soggetti di sesso maschile è la teleangectasia nevoide unilaterale. Si presenta come un’area localizzata con fini teleangectasie soprattutto nella parte superiore del corpo. Tale quadro clinico, che si osserva anche in gravidanza, è correlato infatti ad uno stato di iperestrogenismo.

Alcol e pelle: altre complicanze

Un’altra evidenza clinica riscontrabile nei pazienti che abusano di alcol per un periodo prolungato è un colorito cutaneo diffusamente “fangoso” (muddy) e spento. Questo si associa spesso ad emocromatosi di tipo acquisito, caratterizzata da una pigmentazione grigio-metallica, accentuata nelle aree di cute foto esposta. Può essere presente inoltre accentuazione delle efelidi, pigmentazione areolare, pigmentazione periorale e periorbitale.

Le pieghe delle dita delle mani e quelle della regione palmare possono anch’esse essere pigmentate. A volte compaiono aree di depigmentazione simili a quelle della ipomelanosi guttata sulle natiche, sul  dorso, sulle cosce e sugli avambracci.

Il prurito

Può essere presente ittero e sintomatologia pruriginosa. Il prurito, che è dovuto all’accumulo di sali biliari, è generalizzato ma si concentra maggiormente a livello delle superfici estensorie degli arti, sulla parte superiore del tronco, sulle regioni palmo-plantari.

Alcol e pelle: l’alimentazione

Lo squilibrio alimentare che si verifica durante il consumo di alcol può provocare dei deficit nutrizionali sia proteici che calorici realizzando dei quadri di magrezza con edemi generalizzati. Le carenze che si riscontrano maggiormente riguardano soprattutto la vitamina B1, B6, β-carotene, la vitamina A, B2 e C. Anche gli oligoelementi come il magnesio, lo zinco ed il selenio possono risultare carenti.

Effetto immunodepressivo

L’effetto immunosoppressivo e tossico dell’alcol, associato alle carenze nutrizionali, determina un’alterazione dell’integrità delle mucose e delle disfunzioni enzimatiche che possono promuovere l’evoluzione verso la cancerogenesi. Rappresenta, quindi, un fattore di rischio per lo sviluppo di tumori, che si accentua se associato al fumo di sigarette.

Dal punto di vista cutaneo, può quindi aumentare l’incidenza dei casi di carcinoma spinocellulare della cavità orale e di carcinoma basocellulare nelle varianti infiltrativo-nodulare, caratterizzato da margini mal definiti e ridotta infiammazione peritumorale.

A tal proposito la cute è un vero e proprio “organo spia“. Infatti uno sguardo attento potrà leggere tutta la situazione che il corpo disegna proprio sulla cute: comportamenti scorretti, uno stato di malessere generale, di insoddisfazione, uno stato d’animo che viene attutito e auto-curato attraverso l’uso di alcolici.

Controlli

Tutto questo può essere rilevato attraverso un semplice sguardo della nostra superficie corporea che tradisce ad un occhio esperto e attento ogni nostro segreto.

Pertanto un’anamnesi accurata, un ascolto empatico e una conoscenza profonda della persona consentono di instaurare un’alleanza terapeutica.

E con un monitoraggio continuo, può portare a piccole variazioni delle scelte quotidiane, riuscendo alla fine ad ottenere dei grandi cambiamenti nello stile di vita, dell’autostima e della bellezza interiore che preludono alla serenità.

E’ passato del tempo da quella telefonata, ma la paziente ancora mi è grata.

Dott. Anna de Filippis
Specialista in Dermatologia e Venereologia

capelli grigi

Capelli grigi: la scoperta degli scienziati

In un nuovo studio pubblicato sulla rivista Genes & Development, sono state individuate le cellule responsabili della calvizie e dei capelli grigi.

La scoperta è stata fatta dai ricercatori della University of Texas Southwestern Medical Center in maniera del tutto accidentale.

Mentre tentavano di capire come il Neurofibromatosi di tipo 1, una malattia genetica rara, che provoca lo sviluppo di alcuni tipi di tumore.

LA SCOPERTA
Nel corso di esperimenti sui topi, il team di scienziati, guidati dal Dr. Lu Le (nella foto), professore di dermatologia presso la Southwestern Medical Center, ha scoperto che una proteina (KROX20), concorre alla formazione del pelo. Nei topi, queste due proteine ​​si sono rivelate importanti per la calvizie e incanutimento.

Quando i ricercatori hanno eliminato le cellule che producono KROX20, la crescita del pelo nei topi si è arrestata fino alla definitiva caduta. Eliminando il gene SCF, il pelo delle cavie è diventato bianco.

GLI SVILUPPI
“Anche se questo progetto è stato avviato nel tentativo di comprendere come certi tumori si formano, abbiamo finito per comprendere il motivo per cui i capelli diventano grigi”, ha detto il ricercatore Dr. Lu Le, nel comunicato stampa diffuso dall’università texana.

Sono necessarie ulteriori ricerche per capire se il processo funziona in modo simile negli esseri umani. “Con questa conoscenza, speriamo in futuro di creare un composto topico o per fornire in modo sicuro il gene necessario per correggere questi problemi estetici nei follicoli dei capelli,” ha spiegato il dr. Lu Le.