adiposità localizzate

Le adiposità localizzate: la scelta dei trattamenti più adatti

Le donne sono i soggetti più interessate dalle adiposità localizzate

Con il termine adiposità localizzate si intende la presenza di un eccesso di cellule adipose in una zona specifica del corpo. Sedi tipiche sono i fianchi (le cosiddette maniglie dell’amore), la regione trocanterica (coulotte de cheval) e l’addome.

Queste sedi, in soggetti predisposti, diventano una zona preferenziale di accumulo dei lipidi in eccesso.

Tale fenomeno ha una eziologia multifattoriale dipendendo da fattori intrinseci (sesso, età, genetica, ormoni) ed estrinseci (attività fisica, abitudini alimentari o voluttuarie).

Chi colpisce

Il sesso maschile presenta una distribuzione del grasso androide (a mela) ovvero concentrata nel viso, nel collo, nelle spalle e soprattutto nell’addome al di sopra dell’ombelico, generalmente associata a livelli elevati di glicemia, trigliceridi e pressione arteriosa.

La distribuzione del grasso nel sesso femminile è definita ginoide (a pera) con tessuto adiposo concentrato a livello di trocanteri, glutei, cosce e addome al di sotto dell’ombelico. Generalmente il disturbo insorge sopra i 40 anni, anche se è sempre più frequente anche nei giovani.

Le cause

Persone con uno stile di vita sedentario e una dieta squilibrata sono maggiormente a rischio, anche se in questi soggetti si osserva di solito un accumulo di grasso generalizzato.

Anche gli ormoni hanno un ruolo importante. Ad esempio un basso livello di testosterone, associato ad un elevato livello di cortisolo, tende a favorire l’adiposità addominale. Alti livelli di estrogeni, invece, si associano ad un aumento del grasso negli arti inferiori.

Trattamenti

Sempre maggiore è la richiesta della correzione di tali inestetismi e sempre più i pazienti cercano il trattamento meno invasivo, meno doloroso e che permetta il prima possibile di tornare alla normale attività quotidiana.

Importante è sempre la valutazione clinica del paziente e la corretta e precisa definizione della indicazione al trattamento

Grazie alle nuove tecnologie, oggi esistono molteplici tecniche mininvasive per limitare l’entità delle adiposità localizzate. Tali metodiche hanno reso obsoleta la necessità di ricorrere alla classica liposuzione, che comporta lunghi tempi di recupero, necessità di anestesie locoregionali o generali e costi notevolmente superiori rispetto ad altre tecniche.

Le due metodiche principalmente indicate per la correzione delle adiposità localizzate sono attualmente la laserlipolisi e la criolipolisi.

Laserlipolisi

La laserlipolisi è una tecnica che utilizza la tecnologia laser per distruggere il tessuto adiposo e favorire la retrazione cutanea. Può essere associata alla liposuzione per rimuovere il tessuto sciolto con un minore traumatismo. È una tecnica ambulatoriale in grado di eliminare il grasso superfluo attraverso l’utilizzo dell’energia laser. Questa tecnica è clinicamente testata ed approvata negli Stati Uniti già nel 2006 dalla FDA (Food and Drug Administration).

Come funziona

La principale caratteristica della metodica che rende il trattamento mininvasivo e meno traumatico della liposuzione classica, è data dall’uso di una micro cannula di 1 mm di diametro e dell’energia laser Nd:YAG pulsato. Il principio è semplice ed efficace. La selettività della sorgente laser permette di colpire gli adipociti rompendone la membrana e permettendo la fuoriuscita del liquido in esse contenuto.

La metodica prevede una iniziale somministrazione di anestetico locale attraverso delle incisioni di 2 mm. Successivamente viene inserita la cannula che monta la fibra del laser Nd:YAG e che lavora con 2 lunghezze d’onda. Lunghezze d’onda che possono essere utilizzate separatamente o miscelate insieme a seconda di cosa dobbiamo trattare.

Nella regione più vicina all’estremità della cannula il laser produce un effetto fotomeccanico che riesce ad alterare la permeabilità della membrana degli adipociti causandone un accrescimento e successiva distruzione. Una parte dell’energia, per effetto fototermico, porta alla chiusura dei piccoli vasi sanguigni che irrorano il grasso riducendo la perdita ematica e quindi garantendo un minimo rischio di formazione di ematomi e azzerando il rischio di embolia grassosa.

Negli strati più superficiali è possibile eseguire dall’interno la fotostimolazione del collagene che ne induce lo shrinkage con conseguente tightening del tessuto cutaneo (effetto lifting e retrazione del tessuto).

Dopo l’applicazione laser viene utilizzata una cannula da liposuzione di 3 mm di diametro per drenare il grasso sciolto dal laser limitando quindi l’accumulo epatico di trigliceridi.

Rispetto alla liposuzione classica abbiamo quindi una minore invasività, ridotte perdita ematiche e minore traumatismo con assenza di ematomi ed edemi diffusi e persistenti dopo l’intervento.

Post trattamento

I tempi di recupero sono più brevi con un ridotto ricorso a bendaggi compressivi. Dopo la seduta il paziente può riprendere la normale attività sociale e lavorativa. Dovrà solo astenersi dall’attività sportiva e non bagnare le zone trattate per 15 giorni. Infine indossare un’adeguata guaina compressiva per 3 settimane.

Dopo la rimozione dei punti è utile un ciclo di massaggi drenanti e modellanti, per favorire il drenaggio linfatico del lisato e accelerare il processo di rimodellamento cutaneo.

Il trattamento viene quasi sempre percepito come del tutto indolore, l’unica fase fastidiosa può essere quella dell’infiltrazione dell’anestetico locale.

La parte trattata può risultare gonfia e dolente al tatto per alcune settimane. Inoltre possono comparire piccole ecchimosi che risolvono spontaneamente in 2-3 settimane. In alcuni casi possono essere presenti asimmetrie che vanno corrette in sede di eventuale ritocco.

Criolipolisi

La criolipolisi si basa sul principio che le cellule adipose sono più vulnerabili agli effetti di un forte raffreddamento rispetto ad altri tessuti. Possono essere eliminate in tutta sicurezza dal metabolismo senza arrecare alcun danno all’epidermide.

Come funziona

La procedura utilizza un dispositivo medico per creare un raffreddamento altamente controllato dello strato di grasso sottocutaneo che induce l’apoptosi a carico delle sole cellule adipose.

Le cellule adipose danneggiate rilasciano citochine che, richiamando cellule infiammatorie, danno il via ad un lenta e controllata fagocitazione del grasso trattato, nei mesi seguenti la procedura. I lipidi vengono lentamente processati attraverso il sistema fagocitario, linfatico ed epatico, il tutto in un arco di tempo da 2 a 4 mesi.

La rimozione delle cellule adipose avviene in tempi talmente lunghi da non incidere sui normali valori di colesterolo o trigliceridi.

La procedura, non invasiva, viene eseguita da personale medico a livello ambulatoriale, non richiede nessun tipo di anestesia e tempi di recupero. Dopo il trattamento non vi è alcun tempo di convalescenza ed è possibile riprendere subito le proprie attività domestiche e lavorative.

Dopo attenta valutazione delle zone da trattare e selezione del paziente, si applicano sul corpo particolari manipoli che pinzano, mediante aspirazione, le adiposità localizzate e solo in quei punti si procede con il congelamento.

Al momento della rimozione di qualsiasi manipolo (esistono manipoli di forme e dimensioni diverse specifici per ogni zona del corpo: dal collo all’addome, dai fianchi ai trocanteri) la zona trattata appare deformata e fredda al tatto. Tutto ciò è chiaramente normale, la temperatura corporea e la naturale forma della zona trattata, ritornano alle condizioni originali in pochi minuti.

Post trattamento

La zona corporea trattata apparirà eritematosa per circa 20-30 minuti dal termine della procedura. L’aspirazione potrebbe generare aumento della sensibilità per circa 6-7 giorni e successivamente una fase di iposensibilità fino a circa otto settimane. Alcuni pazienti manifestano persistente eritema, che migliora in qualche giorno.

Un effetto comune è quello di un’area contusa che può perdurare per qualche settimana. Nelle settimane post trattamento si manifesta una progressiva riduzione dello spessore del pannicolo adiposo che perdura fino a 2-4 mesi. Importante è la selezione del paziente e dell’area da trattare in quanto tale procedura non implica una stimolazione della retrazione cutanea.

Conclusioni

Le metodiche descritte garantiscono, come la classica liposuzione chirurgica, risultati definitivi stabili e permanenti e sono attualmente quelle maggiormente diffuse. A mio parere, sono tra le tecniche non invasive quelle maggiormente efficaci nel trattamento delle adiposità localizzate.

Importante è sempre e comunque la valutazione clinica del paziente e la corretta e precisa definizione della indicazione al trattamento. Così anche i tanto odiati cuscinetti adiposi possono essere cancellati in modo ottimale, mini invasivo e a livello ambulatoriale, come un qualsiasi altro trattamento estetico della “pausa pranzo”!.

Dott.ssa Francesca NEGOSANTI
Specialista in dermatologia e venereologia

adiposità

Le adiposità localizzate: quali trattamenti scegliere

Con il termine adiposità localizzate si intende la presenza di un eccesso di cellule adipose in una zona specifica del corpo.

Sedi tipiche sono i fianchi (le cosiddette maniglie dell’amore), la regione trocanterica (coulotte de cheval) e l’addome. Queste sedi, in soggetti predisposti, diventano una zona preferenziale di accumulo dei lipidi in eccesso.

Eziologia

Tale fenomeno ha una eziologia multifattoriale dipendendo da fattori intrinseci (sesso, età, genetica, ormoni) ed estrinseci (attività fisica, abitudini alimentari o voluttuarie).

Il sesso maschile presenta una distribuzione del grasso androide (a mela), ovvero concentrata nel viso, nel collo, nelle spalle e soprattutto nell’addome al di sopra dell’ombelico. Generalmente è associata a livelli elevati di glicemia, trigliceridi e pressione arteriosa.

La distribuzione del grasso nel sesso femminile è definita ginoide (a pera) con tessuto adiposo concentrato a livello di trocanteri, glutei, cosce e addome al di sotto dell’ombelico.

Quando insorge

Generalmente il disturbo insorge sopra i 40 anni, anche se è sempre più frequente anche nei giovani. Persone con uno stile di vita sedentario e una dieta squilibrata sono maggiormente a rischio, anche se in questi soggetti si osserva di solito un accumulo di grasso generalizzato.

Anche gli ormoni hanno un ruolo importante. Ad esempio un basso livello di testosterone associato ad un elevato livello di cortisolo, tende a favorire l’adiposità addominale. Mentre alti livelli di estrogeni si associano ad un aumento del grasso negli arti inferiori.

I trattamenti

Sempre maggiore è la richiesta della correzione di tali inestetismi e sempre più i pazienti cercano il trattamento meno invasivo, meno doloroso e che permetta il prima possibile di tornare alla normale attività quotidiana.

Grazie alle nuove tecnologie oggi esistono molteplici tecniche mininvasive per limitare l’entità delle adiposità localizzate.

Tali metodiche hanno reso obsoleta la necessità di ricorrere alla classica liposuzione che comporta lunghi tempi di recupero, necessità di anestesie locoregionali o generali e costi notevolmente superiori rispetto ad altre tecniche.

Le due metodiche principalmente indicate per la correzione delle adiposità localizzate sono attualmente la laserlipolisi e la criolipolisi.

Laser lipolisi

La laser lipolisi è una tecnica che utilizza la tecnologia laser per distruggere il tessuto adiposo e favorire la retrazione cutanea. Può essere associata alla liposuzione per rimuovere il tessuto sciolto con un minore traumatismo.

È una tecnica ambulatoriale in grado di eliminare il grasso superfluo attraverso l’utilizzo dell’energia laser. Questa tecnica è clinicamente testata ed approvata negli Stati Uniti già nel 2006 dalla FDA (Food and Drug Administration).

La principale caratteristica della metodica che rende il trattamento mininvasivo e meno traumatico della liposuzione classica, è data dall’uso di una micro cannula di 1 mm di diametro e dell’energia laser Nd:YAG pulsato.

Il principio è semplice ed efficace, la selettività della sorgente laser permette di colpire gli adipociti rompendone la membrana e permettendo la fuoriuscita del liquido in esse contenuto.

La metodica

La metodica prevede una iniziale somministrazione di anestetico locale attraverso delle incisioni di 2 mm. Successivamente viene inserita la cannula che monta la fibra del laser Nd:YAG, che lavora con 2 lunghezze d’onda che possono essere utilizzate separatamente o miscelate insieme a seconda di cosa dobbiamo trattare:

  • 1320 nm: fortemente assorbita da acqua e grasso. L’energia termica è concentrata vicino alla punta del laser;
  • 1064 nm: fornisce una più ampia dispersione di energia ed è assorbita dalle emoglobina.
  • Multiplex (mix delle due lunghezze): distribuzione di energia omogenea sicura, ampia e più efficace per: distruzione degli adipociti, proprietà emostatiche, contrazione cutanea.

Nella regione più vicina all’estremità della cannula, il laser produce un effetto fotomeccanico che riesce ad alterare la permeabilità della membrana degli adipociti, causandone un accrescimento e successiva distruzione.

Una parte dell’energia, per effetto fototermico, porta alla chiusura dei piccoli vasi sanguigni che irrorano il grasso. Ciò riduce la perdita ematica e quindi garantisce un minimo rischio di formazione di ematomi, azzerando il rischio di embolia grassosa.

Negli strati più superficiali, è possibile eseguire dall’interno la fotostimolazione del collagene che ne induce lo shrinkage con conseguente tightening del tessuto cutaneo (effetto lifting e retrazione del tessuto).

Dopo l’applicazione laser viene utilizzata una cannula da liposuzione di 3 mm di diametro per drenare il grasso sciolto dal laser limitando quindi l’accumulo epatico di trigliceridi.

Rispetto alla liposuzione classica abbiamo quindi una minore invasività, ridotte perdita ematiche e minore traumatismo con assenza di ematomi ed edemi diffusi e persistenti dopo l’intervento.

Post trattamento

I tempi di recupero sono più brevi con un ridotto ricorso a bendaggi compressivi. Dopo la seduta il paziente può riprendere la normale attività sociale e lavorativa. Dovrà solo astenersi dall’attività sportiva e non bagnare le zone trattate per 15 giorni e indossare un’adeguata guaina compressiva per 3 settimane.

Dopo la rimozione dei punti, è utile un ciclo di massaggi drenanti e modellanti per favorire il drenaggio linfatico del lisato e accelerare il processo di rimodellamento cutaneo.

Il trattamento viene quasi sempre percepito come del tutto indolore, l’unica fase fastidiosa può essere quella dell’infiltrazione dell’anestetico locale.

La parte trattata può risultare gonfia e dolente al tatto per alcune settimane. Possono comparire piccole ecchimosi che risolvono spontaneamente in 2-3 settimane. In alcuni casi possono essere presenti asimmetrie che vanno corrette in sede di eventuale ritocco.

Criolipolisi

La criolipolisi si basa sul principio che le cellule adipose sono più vulnerabili agli effetti di un forte raffreddamento rispetto ad altri tessuti. Inoltre possono essere eliminate in tutta sicurezza dal metabolismo senza arrecare alcun danno all’epidermide.

La procedura utilizza un dispositivo medico per creare un raffreddamento altamente controllato dello strato di grasso sottocutaneo, che induce l’apoptosi a carico delle sole cellule adipose.

Le cellule adipose danneggiate rilasciano citochine che, richiamando cellule infiammatorie, danno il via ad una lenta e controllata fagocitazione del grasso trattato nei mesi seguenti la procedura.

I lipidi vengono lentamente processati attraverso il sistema fagocitario, linfatico ed epatico, il tutto in un arco di tempo da 2 a 4 mesi. La rimozione delle cellule adipose avviene in tempi talmente lunghi da non incidere sui normali valori di colesterolo o trigliceridi.

La procedura

La procedura, non invasiva, viene eseguita da personale medico a livello ambulatoriale, non richiede nessun tipo di anestesia e tempi di recupero.

Dopo il trattamento non vi è alcun tempo di convalescenza ed è possibile riprendere subito le proprie attività domestiche e lavorative.

Dopo attenta valutazione delle zone da trattare e selezione del paziente, si applicano sul corpo particolari manipoli che pinzano mediante aspirazione le adiposità localizzate e, solo in quei punti, si procede con il congelamento.

Al momento della rimozione di qualsiasi manipolo (esistono manipoli di forme e dimensioni diverse specifici per ogni zona del corpo. Dal collo all’addome, dai fianchi ai trocanteri), la zona trattata appare deformata e fredda al tatto.

Tutto ciò è chiaramente normale, la temperatura corporea e la naturale forma della zona trattata, ritornano alle condizioni originali in pochi minuti.

La zona corporea trattata, apparirà eritematosa per circa 20-30 minuti dal termine della procedura. L’aspirazione potrebbe generare aumento della sensibilità per circa 6-7 giorni e, successivamente, una fase di iposensibilità fino a circa 8 settimane.

Alcuni pazienti manifestano persistente eritema che migliora in qualche giorno. Un effetto comune è quello di un’area contusa che può perdurare per qualche settimana.

Nelle settimane post trattamento si manifesta una progressiva riduzione dello spessore del pannicolo adiposo che perdura fino a 2-4 mesi. Importante è la selezione del paziente e dell’area da trattare in quanto tale procedura non implica una stimolazione della retrazione cutanea.

Conclusioni

Le metodiche descritte garantiscono, come la classica liposuzione chirurgica, risultati definitivi stabili e permanenti.

Inoltre sono attualmente quelle maggiormente diffuse e, a mio parere, sono tra le tecniche non invasive quelle maggiormente efficaci nel trattamento delle adiposità localizzate.

Importante è sempre e comunque la valutazione clinica del paziente e la corretta e precisa definizione della indicazione al trattamento. Così anche i tanto odiati cuscinetti adiposi possono con queste procedure essere cancellati in modo ottimale, mini invasivo e a livello ambulatoriale, come un qualsiasi altro trattamento estetico della “pausa pranzo”!.

A cura di

dott.ssa Francesca Negosanti
Specialista in dermatologia e venereologia

fotoringiovanimento

Il fotoringiovanimento laser non ablativo

Il fotoringiovanimento laser non ablativo rappresenta una soluzione vantaggiosa e non invasiva

Il collagene rappresenta il sostegno necessario alla nostra pelle. Un suo difetto ne compromette l’aspetto, spegnendone la giovinezza. A causa del cronoaging, la produzione del collagene si riduce fisiologicamente, provocando la formazione di rughe e la perdita di tono. Col trascorrere delle primavere, le cellule che lo producono normalmente, i fibroblasti, diventano quiescenti trasformandosi in fibrociti. Nell’individuo giovane la deposizione di nuovo collagene risulta maggiore rispetto all’azione delle collagenasi (enzimi che lo degradano), col passare del tempo questo rapporto si inverte.

Una esposizione al sole non corretta (fotoaging) può creare, oltremodo, danno alla produzione di elastina (proteina che contribuisce col collagene a mantenere elasticità e idratazione del derma), causando la comparsa di macchie ed ispessimenti di diversa natura. La tecnologia è venuta incontro all’esigenza costante della società moderna di un aspetto giovanile e fresco, con l’introduzione di metodiche per il fotoringiovanimento laser e non.

I vantaggi del laser

Il fotoringiovanimento laser non ablativo rappresenta una soluzione vantaggiosa e non invasiva per migliorare l’aspetto della superficie delle propria pelle migliorando contemporaneamente le alterazioni del colore e quelle della trama cutanea, senza dover affrontare un post-operatorio impegnativo e a tutto vantaggio della compatibilità con le proprie esigenze di vita di relazione, sociali e lavorative, che potranno riprendere quasi nell’immediato e senza conseguenze visibili. Il downtime post-laser, infatti, diminuisce notevolmente rispetto ai laser ablativi e il paziente può riprendere le sue normali attività quasi da subito.

L’effetto del trattamento laser, oltre che sui target specifici (emoglobina, acqua e melanina), è infatti legato alla biostimolazione profonda della pelle e delle strutture connettivali e dell’epidermide. Tale effetto risulta progressivamente visibile nelle settimane e nei mesi successivi la procedura, stabilizzandosi. Le tecniche non invasive per il ringiovanimento della pelle si stanno rapidamente affermando come un nuovo standard nel trattamento delle rugosità e del tono generale cutaneo. Prove istologiche suggeriscono che il ringiovanimento cutaneo non ablativo è associato ad un aumento della produzione di collagene1. Molteplici lunghezze d’onda e modalità di trattamento laser sono state provate per questa procedura con vari gradi di successo.

Le sorgenti laser

Le sorgenti più ampiamente adoperate sono i laser che utilizzano lunghezze d’onda come 1540 nm ad Erbium e 1340 nm a Nd:YAG, il Laser Q-Switched frazionato 532 nm e 1064 nm e la più recente terapia biofotonica con luce Blu (400-500 nm).

L’utilizzo di IPL (Intense Pulsed Light) per il fotoringiovanimento appare in leggero declino. Questi laser, con più sedute, possono mostrare un evidente miglioramento delle rughe evitando laser ablativi che presentano un downtime più lungo e insidioso. La terapia laser a Erbium che utilizza una lunghezza d’onda di 1540 nm, penetrando fino a 1,4 mm, induce un danno termico controllato consentendo il successivo rimodellamento del collagene preservando l’epidermide2 e inducendo un miglioramento delle rughe del volto3. Vengono effettuate circa 2-3 sedute, a distanza di un mese l’una dall’altra, con un downtime blando che prevede un leggero eritema per qualche giorno. Lo stesso vale per la lunghezza d’onda di 1340 nm del Nd:YAG.

L’utilizzo del laser Q-Switched frazionato è un metodo sicuro ed efficace privo di effetti collaterali importanti e recidive4,5. Questo tipo di device viene utilizzato per la rimozione di macchie cutanee superficiali benigne del volto dovute a sconsiderata esposizione solare. L’obiettivo è colpire il target specifico di questo laser, cioè il pigmento presente a livello superficiale con l’utilizzo di una sorgente a 532 nm o più profondo con l’utilizzo di una sorgente a 1064 nm. Vengono effettuate, di solito, due sedute distanziate tra loro da circa 3 settimane, determinando un visibile fotoringiovanimento con effetto depigmentante.

Il post laser è blando. Possono verificarsi: eritema lieve della durata di un paio di giorni ed edema leggero soprattutto in aree lasse e prive di strutture anatomiche di sostegno, come la zona perioculare. Il fotoringiovanimento, attraverso l’utilizzo della stimolazione non ablativa e non termica delle cellule con luce a bassa energia e a banda stretta, è stata definita fotomodulazione2. I diodi a emissione luminosa (LED) sono emettitori a banda stretta e a bassa energia che conducono, senza effetto termico, alla fotomodulazione tramite la stimolazione di alcuni organelli cellulari, i mitocondri.

La terapia biofotonica

L’azione della terapia biofotonica con sorgenti LED di lunghezza d’onda compresa tra 440-470 nm, si svolge infatti a livello mitocondriale attraverso il meccanismo della citocromo ossidasi. La citocromo ossidasi è l’enzima terminale della catena respiratoria che permette di trasferire gli elettroni dal citocromo C alle molecole di ossigeno. Ciò attiva la produzione di anione superossido che stimola la sintesi di ATP.

La terapia LED a 440-470 nm con l’ausilio di un gel fotoconvertitore, che ha lo scopo di ampliare lo spettro d’emissione, porta alla stimolazione di collagene ed elastina e all’inibizione delle collagenasi. Il protocollo prevede un trattamento alla settimana per 4 settimane consecutive. Ogni seduta è indolore e dura pochi minuti. Gli studi istologici dimostrano che a distanza di 3 mesi dall’ultima seduta si ha un evidente rimodellamento del collagene con aumento della sostanza fondamentale e diminuzione della rugosità di superficie. Il collagene può aumentare, dopo il ciclo di trattamento, fino al 400%6.

Bibliografia
Bibliografia 1. Dermatol Surg. 2000; 26: 915–918. Full-face nonablative dermal remodeling with a 1320 nm Nd:YAG laser. Goldberg DJ et al. 2. J Biomed Opt. 2010 May-Jun;15(3): 038002. doi: 10.1117/1.3449736. Nonablative skin rejuvenation devices and the role of heat shock protein 70: results of a human skin explant model. Helbig D et al. 3. J Dermatolog Treat. 2015 Jun; 26(3): 252-6. doi: 10.3109/ 09546634.2014.933765. Non-ablative fractionated laser skin resurfacing for the treatment of aged neck skin. Bencini PL et al. 4. J Cosmet Dermatol. 2018 May 3. doi: 10.1111/jocd.12432. High-fluence 1064-nm Q-Switched Nd:YAG laser: Safe and effective treatment of café-au-lait macules in Asian patients. Baek JO et al. 5. Lasers Med Sci. 2018 Apr; 33(3): 581-588. doi: 10.1007/s10103-017-2416-2. Potential role of S100A8 in skin rejuvenation with the 1064-nm Q-switched Nd:YAG laser. Qin Y et al. 6. In IV, SPIE Photonics West BIOS, San Francisco 28 January – 2 February 2017. Introducing: photobiomodulation by low energy chromophore-induced fluorescent light. Mechanisms of Photobiomodulation Therapy. Nielsen ME et al.

melasma

Melasma del volto: cos’è e come intervenire

Esposizione al sole e ormono-terapia fra le maggiori cause di insorgenza del melasma

Le ipercromie cutanee (melasma) sono macchie scure che compaiono sulla pelle, il più delle volte nelle aree esposte al sole.

L’invecchiamento cutaneo e soprattutto l’esposizione incontrollata ai raggi solari, senza l’impiego di opportune creme filtranti, sono la causa scatenante più comune; mentre l’assunzione di alcuni antibiotici o di preparati ormonali, o i cambiamenti di livelli ormonali che si verificano durante la gravidanza, aumentano le probabilità della loro comparsa.

Cos’è

Il melasma o cloasma (ipermelanosi), definito anche come maschera della gravidanza, è un’alterazione a livello cromatico della cute caratteristica della gravidanza. Può anche essere causato dall’assunzione della pillola anticoncezionale, dalla somministrazione di ansiolitici. In alcune circostanze, tuttavia, la vera causa è sconosciuta e il melasma può comparire in maniera spontanea.

Compare quasi sempre nelle donne in età fertile su fronte, zigomi e labbro superiore

Compare quasi sempre nelle donne in età fertile alla fronte, zigomi e labbro superiore. Si presenta di colore bruno chiaro o scuro, con limiti irregolari e frastagliati. Si pensa che gli ormoni sessuali (estrogeni) stimolino nella cute una eccessiva produzione di melanina dopo l’esposizione alla luce solare, alle lampade abbronzanti (lampade UV) e al calore (ceretta).

Le cause

In buona sintesi, le cause più frequenti sono diverse, tra cui familiarità, cute bruna, gravidanza, contraccettivi orali, esposizione solare. L’uso di cosmetici profumati o creme depilatorie può favorirne la comparsa. Si presenta generalmente tra i 20 e i 40 anni e colpisce soprattutto le donne, ma negli ultimi anni si registra un incremento di casi maschili.

Durante i mesi invernali è poco visibile ma, già in primavera, con le prime esposizioni solari, si riacutizza sempre nelle stesse sedi creando notevole disagio, fino a una vera e propria psicosi.

La diagnosi

In questi casi, prima che la disperazione prenda il sopravvento, è importante rivolgersi subito ad uno specialista affinché formuli una diagnosi precisa e consigli il trattamento più indicato. Individuare la profondità del pigmento costituisce la base per impostare la migliore tecnica di eliminazione: maggiore è la sua profondità, tanto più difficile sarà la rimozione.

Il trattamento

Nel caso di melasma – quando la macchia è profonda, cioè a livello del derma – non è consigliato l’uso del laser per evitare esiti cicatriziali oppure una recidiva della macchia. In questo caso è meglio ricorrere a un peeling chimico che viene effettuato pennellando sul viso una soluzione esfoliante, in genere composta da un cocktail di acidi fruttati, gli idrossiacidi, come acido glicolico, acido cogico, acido mandelico, ecc.

Il trattamento non richiede anestesia poiché al più si avverte una lieve sensazione di bruciore. In alcuni casi è necessario ripetere la seduta dopo 3 – 4 settimane fino al raggiungimento di un risultato soddisfacente. Fra una seduta e l’altra è consigliabile applicare creme depigmentanti ogni sera. Buoni risultati si ottengono con creme ad alta percentuale di acido azelaico e acido cogico.

La laserterapia

Il laser rappresenta senz’altro il metodo migliore per togliere le iperpigmentazioni e si ispira al principio della fototermolisi selettiva. Il laser colpisce la macchia in modo da risparmiare i tessuti circostanti e distrugge il pigmento melanico senza lasciare cicatrici sulla zona colpita. Per il melasma i laser più indicati sono Luce Pulsata (IPL) e Q-Switched che emettono impulsi ad elevata energia, in una o più sedute, per l’azione selettiva sul pigmento, sono in grado di rimuovere i granuli di melanina.

Durante i trattamenti laser il paziente prova un leggero formicolio simile a punture di spilli. Subito dopo il trattamento, la lesione si scurisce per diventare nera e tende a scomparire gradualmente. Questa tecnica permette di trattare molte macchie in una sola seduta. Il risultato estetico è buono.

La prevenzione

Naturalmente la prevenzione gioca un ruolo fondamentale: per evitare il ripresentarsi delle macchie è indispensabile applicare una crema solare con un alto fattore di protezione, anche in caso di cielo coperto o di esposizioni di breve durata.

Se l’esposizione al sole si prolunga, l’applicazione di crema protettiva va effettuata più volte, a intervalli regolari. Quest’applicazione è seguita da una moderata sensazione di bruciore della durata di qualche minuto.

Laser amico per la pelle, il raggio cura e ringiovanisce

Trattamento versatile e sicuro con indicazioni praticamente infinite, da quelle terapeutiche come l’acne, melasma, esiti di cicatrici a quelle estetiche per eliminare gli effetti del fotoinvecchiamento come macchie e rughe.

La novità presentata al Terzo Congresso Nazionale del Gruppo Italiano Laser in Dermatologia (GILD-ftp) che si è chiuso sabato a Roma sabato 17 marzo è “un approccio integrato tra le varie tecniche, laser certo ma anche acido ialuronico e tossina botulinica nelle tecniche di ringiovanimento.

Possiamo riassumere i tipi di laser ricordando tre colori: il rosso che interessa la componente vascolare per trattare angiomi e capillari, la marrone per trattare macchie, rimuovere la peluria e eliminare tatuaggi e la blu indicata nelle alterazioni della pelle. Non una superficie ma un vero e proprio ‘organo’ che può essere stimolato alla rigenerazione con i nuovi laser frazionali che esercitano sia un’azione superficiale che agire a varie profondità per stimolare la produzione dei tessuti più profondi come il collagene” spiega il Presidente Steven Nisticò.

Il laser nelle sue diverse combinazioni ha mostrato una peculiarità ‘chirurgica’ che sta progressivamente sostituendo l’invasività del bisturi con risultati duraturi sovrapponibili a quelli di un lifting grazie alla funzione di stimolo sui tessuti che si rinnovano, si riorganizzano e si riallineano.

 

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Anche il ringiovanimento che è sempre in cima alle richieste di tipo estetico non prevede più tagli, indicazioni importanti, lunghe convalescenze. Le tecniche laser rispondono alle esigenze di persone che non possono sottrarsi a lungo dalla vita sociale e devono tornare a lavoro e alla normalità in pochissimi giorni. Risultati eclatanti anche in soggetti più ageé con danni cutanei di vecchia data purché disposti a trattamenti in più sedute e una combinazione di tecniche, con lo scopo di dare una sferzata di tessuti.

‘Il sole determina danni ingenti che sono più precoci per l’aggressività delle radicazioni non perfettamente schermate dallo strato di ozono nell’atmosfera. Possiamo dire che il sole è più aggressivo e che i suoi pericoli sono ancora sottovalutati ma che la stella più luminosa del nostro sistema solare ci presenta un conto amaro, talora sotto forma di malattie tumorali.

Si stima che ogni anno in Italia vengano diagnosticati circa 70mila casi (40mila nei maschi e 30mila nelle femmine) di tumori non melanoma mentre il più pericoloso melanoma ha una incidenza annuale stimata intorno ai 40-140 casi ogni 100.000 abitanti. Per tutti, il maggiore fattore di rischio è l’esposizione solare.

 

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Le notizie dal congresso piaceranno anche a chi soffre di acne, disturbo che non è più appannaggio solo di liceali ma sempre più rilevabile nella popolazione adulta, che vede tra i principali indiziati inquinamento ambientale, stress, uso di farmacie cosmetici che possono contenere sostanze occlusive che ostruiscono i pori e imprigionano il sebo. Secondo l’American Academy of Dermatologist che ha provato a stimare l’incidenza, soffrono di acne dopo 25 anni e il 5% delle donne e l’1% degli uomini.

Per gli adulti si tratta di una condizione ancora più invalidante che può generare uno stato di sofferenza psicologica, ma oggi all’armamento farmacologico si è aggiunto quello ‘fisico’: i laser a luce blu infatti hanno dimostrato la loro efficacia tanto da essere inseriti nelle linee guida di trattamento.

“Attenzione però” si sofferma il Professor Nisticò “perché il laser deve essere usato da personale medico, formato ed esperto: in mani sbagliate e per indicazioni non idonee infatti si possono causare anche danni gravi e permanenti. La posizione del GILD è di formare gli stessi medici e dialogare con le istituzione affinché il loro uso rimanga saldamente in mani esperte. Una ricerca del 2009 ad esempio 1 aveva riportato l’insorgenza da macchie iperpigmentate su collo, braccia e inguine, formazione di cicatrici, eritemi e complicazioni oculari successive all’uso di laser per l’epilazione condotta da personale non esperto”.