freddo

I consigli per proteggere la pelle dal freddo

Con la colonnina di mercurio che scende vertiginosamente, è bene prestare prendersi cura della propria pelle dal freddo.

I consigli arrivano dagli esperti dell’University of Texas Health Science Center di Houston (UTHealth) su come mantenere la pelle in ottime condizioni con l’arrivo del clima invernale.

Una crema per ogni situazione

In base alla variazione del clima, e delle temperature, è bene utilizzare creme specifiche.

In presenza di cute secca, che compare in genere durante la stagione fredda a causa dei cambiamenti di temperatura e umidità, è opportuno utilizzare creme idratanti in grado di proteggere la pelle.

Protezione solare anche d’inverno

Anche quando le temperature sono rigide, i raggi del sole possono ancora emettere potenti radiazioni ultraviolette potenzialmente dannose. La neve, ad esempio, ha una superficie riflettente come l’acqua che amplifica l’intensità dei raggi UV, rendendo necessario applicare la protezione solare.

Occhio alle docce calde e lunghe

Molti di noi amano soffermarsi più a lungo sotto la doccia fumante, in particolare quando fuori fa freddo. Ma questa, a lungo andare, può essere una cattiva abitudine in quanto può danneggiare la barriera cutanea e aggravare la secchezza cutanea. Ecco perché è consigliabile limitare le docce ad un massimo di 10 minuti e utilizzare acqua tiepida anziché calda.

In base alla variazione del clima, e delle temperature, è bene utilizzare creme specifiche.

Su pelle umida

Per bloccare l’umidità della pelle, i dermatologi suggeriscono di applicare la crema idratante poco dopo aver fatto la doccia, quando la pelle è ancora umida.

Umidifica la casa

La pelle secca in inverno peggiora quando si accedono i caloriferi in casa. Il calore, infatti, inizia ad asciugare l’aria della casa, che a sua volta inizia ad asciugare la pelle. Un umidificatore nella tua camera da letto quando dormi può davvero aiutare.

forfora

La forfora: chi colpisce e perché si forma

La forfora è una condizione cronica comune del cuoio capelluto caratterizzata da una desquamazione eccessiva dell’epidermide. Non è contagiosa, ma può essere imbarazzante e talvolta difficile da trattare.

La buona notizia è che il più delle volte può essere controllata. I casi lievi di forfora potrebbero non richiedere nient’altro che uno shampoo quotidiano con un detergente delicato. I casi più tenaci di forfora rispondono spesso a shampoo medicati.

Sintomi

Per la maggior parte dei ragazzi e degli adulti, i sintomi della forfora sono facili da individuare: squame biancastre che punteggiano i capelli e le spalle e un cuoio capelluto pruriginoso e squamoso. La condizione può peggiorare durante l’autunno e l’inverno, quando il riscaldamento interno può contribuire a seccare la pelle ma tende a migliorare durante l’estate.

Un tipo di forfora chiamato cappuccio della culla può interessare i bambini. Questo disturbo, che provoca un cuoio capelluto squamoso e croccante, è più comune nei neonati, ma può verificarsi in qualsiasi momento durante l’infanzia. Sebbene possa essere allarmante per i genitori, la protezione della culla non è pericolosa e di solito si risolve da sola.

Quando vedere un dottore

Nella maggior parte dei casi la forfora non richiede cure mediche. Ma se gli shampoo antiforfora non sono d’aiuto, o se il cuoio capelluto diventa rosso o gonfio, è raccomandato consultare il medico o un dermatologo. In tal caso, infatti, potreste avere la dermatite seborroica o un’altra condizione che assomiglia alla forfora.

I sintomi della forfora sono facili da individuare: squame biancastre che punteggiano i capelli e le spalle e un cuoio capelluto pruriginoso e squamoso
Le cause

La forfora può avere diverse cause, tra cui:

  • Pelle irritata e grassa (dermatite seborroica). Questa condizione, una delle più frequenti cause di forfora, è caratterizzata da una pelle rossa e grassa ricoperta di scaglie bianche o gialle. La dermatite seborroica può colpire il cuoio capelluto e altre aree ricche di ghiandole sebacee, come le sopracciglia, i lati del naso e la parte posteriore delle orecchie, lo sterno, la zona inguinale e, a volte, le ascelle.
  • Non fare lo shampoo abbastanza spesso. Se non si lavano regolarmente i capelli, oli e cellule della pelle dal cuoio capelluto possono accumularsi, causando la forfora.
  • Un fungo lievito. La Malassezia vive sugli scalpi della maggior parte degli adulti, ma, in alcuni soggetti irrita il cuoio capelluto e può far crescere più cellule della pelle. Le cellule della pelle in eccesso muoiono e cadono, facendole apparire bianche e traballanti nei capelli o nei vestiti. 
  • Pelle secca. I fiocchi di buccia secca sono generalmente più piccoli e meno grassi di quelli provenienti da altre cause di forfora. E il rossore o l’infiammazione è improbabile. In questo caso è ipotizzabile avere la pelle secca su altre parti del corpo, come anche le gambe e le braccia. 
  • Sensibilità ai prodotti per la cura dei capelli (dermatite da contatto). Talvolta la sensibilità a determinati sostanze in prodotti per la cura dei capelli o tinture può causare un cuoio capelluto rosso, prurito e squamoso.
Fattori di rischio

Quasi tutti possono avere la forfora, ma alcuni fattori possono rendere alcuni soggetti maggiormente esposti:

  • Età. In genere si presenta in giovane età e continua attraverso la mezza età. Ciò non significa che gli anziani non ne siano colpiti. Per alcune persone il problema può durare per tutta la vita.
  • Genere. Alcuni ricercatori pensano che gli ormoni maschili possano avere un ruolo determinante.
  • Capelli grassi e cuoio capelluto. La malassezia si nutre di sebo presente sul cuoio capelluto. Per questo motivo, avere la pelle e i capelli eccessivamente grassi vi rende più incline alla forfora.
Diagnosi

Spesso il medico può diagnosticare il problema semplicemente osservando i capelli e il cuoio capelluto.

Trattamento

La forfora può quasi sempre essere controllata. In generale, la pulizia quotidiana con uno shampoo delicato per ridurre l’untuosità e l’accumulo di cellule della pelle può essere d’aiuto per contrastare la forma più lieve.

In caso contrario, occorre utilizzare shampoo antiforfora che si possono trovare in una farmacia. Ma, attenzione, i detergenti antiforfora non sono tutti uguali e potrebbe essere necessario sperimentarne diversi fino a quando non si trova quello idoneo.

Stile di vita e rimedi fai da te

Oltre allo shampoo normale, è possibile prendere provvedimenti per ridurre il rischio di sviluppare la forfora:

  • Impara a gestire lo stress. Lo stress influisce sulla tua salute generale, rendendoti sensibile ad una serie di condizioni e malattie. Può anche aiutare a scatenare la forfora o peggiorare i sintomi esistenti.
  • Lavaggi frequenti. Se si tende ad avere un cuoio capelluto untuoso, lo shampoo quotidiano può aiutare a prevenire la forfora.
  • Trascorri un po’ di tempo all’aria aperta. E assicurati di indossare la protezione solare sul viso e sul corpo.

Pelle e capelli in fumo: gli studi

E’ nel 1965, per la prima volta, Ippen e Ippen riferiscono di un rapporto statisticamente significativo tra fumo di sigaretta e invecchiamento precoce del viso, tanto da coniare il termine di “smoker’s face” (faccia da fumatore).

Nel 1969 Harry Daniell dimostrò, con uno studio in doppio cieco, che i fumatori, fra 40 e 49 anni, avevano la stessa intensità di rughe dei non fumatori di vent’anni più vecchi.

Aspetto del fumatore

A conclusioni analoghe sono giunti successivamente anche altri studiosi: Neil Fenske e Jefrey Smith della University of South Florida di Tampache nel numero di maggio1996 del Journal of The American Accademy of Dermatology, ne hanno dato un’attenta conferma descrivendo il tipico aspetto del fumatore.

Oltre a manifestare solchi e rughe marcate, disposte in forma radiale soprattutto attorno alle labbra e agli angoli degli occhi, presenta un aspetto scarno con forte prominenza del contorno osseo e, talvolta, guance afflosciate.

Cute da sigaretta

La cute da sigaretta è discromica con macchie marrone o grigiastre e così anche le unghie delle dita che sorreggono la sigaretta, mentre l’epidermide è atrofica o presenta un’abbondanza di pigmentazione arancione e rossastra sul volto: la sgradevole “facies rubra

La cute del fumatore tende alla secchezza ed è facilmente irritabile

Si evidenzia dopo i quaranta anni con maggiore visibilità delle rughe facciali nelle donne fumatrici rispetto agli uomini fumatori, anche se questi fumano più sigarette.

Probabilmente perché molti uomini sono meno sensibili allo sviluppo della faccia da fumo, oppure perché andando avanti con gli anni tendono ad aumentare di peso.

L’obesità, riempiendo la cute copre apparentemente i segni tipici dell’invecchiamento.

La cute del fumatore, secondo gli autori italiani, tende alla secchezza ed è facilmente irritabile. Più frequenti risultano gli eczemi disidrosici, pigrizia nella cicatrizzazione per il calo del flusso sanguigno capillare e arteriolare.

Quindi per una minore ossigenazione dei tessuti dermo-epidermici indotti dalla nicotina, assorbita a livello sistemico, presenta danni alle fibre elastiche anche più profondamente localizzate e in misura più grave dell’elastosi solare. Si realizza dunque un incremento del crono e del foto invecchiamento.

Il fumo ha effetti negativi sulla cute, sui follicoli piliferi e sulla circolazione di sangue e ormoni nel cuoio capelluto

Tra i circa 4mila componenti tossici del fumo viene sottolineato che il benzo-alfa-pirene riduce il livello di vitamina A, preposta alla protezione del DNA e del tessuto connettivo dai radicali liberi.

Questo potrebbe spiegare il più alto rischio di psoriasi, melanoma, carcinoma in chi fuma più di 20 sigarette al giorno.

Caduta dei capelli

Anche la calvizie, secondo uno studio pubblicato sugli Archives of Dermatology, potrebbe essere condizionata dall’abitudine di fumare. Qualche studio in merito c’era già stato, ma con risultati controversi.

Uno, per esempio, effettuato alla Harvard School of Public Health, ha mostrato come il fumo incrementi quasi tutti i maggiori ormoni androgeni e proprio a questo aspetto sarebbe associato l’aumentato rischio di calvizie androgenetica.

Il fumo incrementa quasi tutti i maggiori ormoni androgeni

Si sa, infatti, che livelli più alti di testosterone e di-idrotestosterone (DHT) sono associati a livelli più alti nella caduta dei capelli. Sia chiaro: la correlazione esiste solo di fronte a una predisposizione genetica. Tuttavia l’idea è che smettere di fumare aiuti a prevenire la caduta in chi è predisposto.

Uno studio svoltosi a Taiwan ha cercato le conferme dell’associazione, con risultati positivi. I ricercatori hanno preso in esame 740 soggetti di sesso maschile dai 40 ai 90 anni residenti in una delle province dell’isola.

Hanno valutato il loro grado di calvizie e indagato su abitudine al fumo e altri fattori legati alla perdita dei capelli.

Dai risultati è emersa una stretta associazione tra fumo e forme evidenti di calvizie.

Fumare aumenta il rischio di calvizie e il rischio aumenta con il numero di sigarette fumate. Questo tenendo conto anche della familiarità, che continua ad avere un’importanza centrale nella perdita di capelli.

Prima di trarre conclusioni definitive bisognerebbe sottoporre a test anche le altre etnie.

Qualche conferma però dallo studio è arrivata. Il fumo ha effetti negativi sulla cute, sui follicoli piliferi e sulla circolazione di sangue e ormoni nel cuoio capelluto.

Ce n’è abbastanza perché i desideri di “salvare la pelle”, di “salvare la faccia” e di “salvare lo scalpo” prevalgano sulla dipendenza fisica e psichica dalla sigaretta.


furfurex

FURFUREX è un bagno tricologico addolcente cheratoequilibrante, ossia capace di allontanare le squame che si producono in eccesso, senza irritare il cuoio capelluto, ma anzi mantenendo intatte le naturali difese della cute. La sua particolare delicatezza ne consente un uso anche frequente.


melasma

Il melasma: il trattamento di laserterapia

Il melasma o cloasma (ipermelanosi), definito anche come maschera della gravidanza, è un’alterazione a livello cromatico della cute caratteristica della gravidanza.

Può anche essere causato dall’assunzione della pillola anticoncezionale, dalla somministrazione di ansiolitici. In alcune circostanze, tuttavia, la vera causa è sconosciuta e il melasma può comparire in maniera spontanea.

Compare quasi sempre nelle donne in età fertile alla fronte, zigomi e labbro superiore. Si presenta di colore bruno chiaro o scuro, con limiti irregolari e frastagliati.

Si pensa che gli ormoni sessuali (estrogeni) stimolino nella cute una eccessiva produzione di melanina dopo l’esposizione alla luce solare, alle lampade abbronzanti (lampade UV) e al calore (ceretta).

Laserterapia

Il laser rappresenta senz’altro il metodo migliore per togliere le iperpigmentazioni e si ispira al principio della fototermolisi selettiva.

Il laser colpisce la macchia in modo da risparmiare i tessuti circostanti e distrugge il pigmento melanico senza lasciare cicatrici sulla zona colpita.

Per il melasma i laser più indicati sono Luce Pulsata (IPL) e Q-Switched che emettono impulsi ad elevata energia, in una o più sedute, per l’azione selettiva sul pigmento, sono in grado di rimuovere i granuli di melanina.

Durante i trattamenti laser il paziente prova un leggero formicolio simile a punture di spilli. Subito dopo il trattamento, la lesione si scurisce per diventare nera e tende a scomparire gradualmente.

Questa tecnica permette di trattare molte macchie in una sola seduta. Il risultato estetico è buono.

La prevenzione

Naturalmente la prevenzione gioca un ruolo fondamentale: per evitare il ripresentarsi delle macchie è indispensabile applicare una crema solare con un alto fattore di protezione, anche in caso di cielo coperto o di esposizioni di breve durata.

Se l’esposizione al sole si prolunga, l’applicazione di crema protettiva va effettuata più volte, a intervalli regolari. Quest’applicazione è seguita da una moderata sensazione di bruciore della durata di qualche minuto.


actynoderm

Complesso liposomiale riparatore a base di acido ialuronico, stearyl glycyrrhetinate e Celligent®, formulato per proteggere la pelle e riparare i danni indotti dalle radiazioni ultra-violette. Test in vitro e vivo sulle sue sostanze sostengono l’efficacia di Actynoderm come crema a fattore di protezione solare SPF 50+. Una protezione Molto Alta può essere utile per la protezione di pelli intolleranti al sole che spesso possono manifestare alterazioni della pigmentazione dopo trattamenti specifici, come peeling e laser, e nei soggetti con disturbi dermatologici aggravati dalla fotoesposizione (allergie, cloasma, melasma). Actynoderm può essere valido come crema solare nella protezione delle cicatrici post-chirurgiche e post-traumatiche.


adiposità

Le adiposità localizzate: quali trattamenti scegliere

Con il termine adiposità localizzate si intende la presenza di un eccesso di cellule adipose in una zona specifica del corpo.

Sedi tipiche sono i fianchi (le cosiddette maniglie dell’amore), la regione trocanterica (coulotte de cheval) e l’addome. Queste sedi, in soggetti predisposti, diventano una zona preferenziale di accumulo dei lipidi in eccesso.

Eziologia

Tale fenomeno ha una eziologia multifattoriale dipendendo da fattori intrinseci (sesso, età, genetica, ormoni) ed estrinseci (attività fisica, abitudini alimentari o voluttuarie).

Il sesso maschile presenta una distribuzione del grasso androide (a mela), ovvero concentrata nel viso, nel collo, nelle spalle e soprattutto nell’addome al di sopra dell’ombelico. Generalmente è associata a livelli elevati di glicemia, trigliceridi e pressione arteriosa.

La distribuzione del grasso nel sesso femminile è definita ginoide (a pera) con tessuto adiposo concentrato a livello di trocanteri, glutei, cosce e addome al di sotto dell’ombelico.

Quando insorge

Generalmente il disturbo insorge sopra i 40 anni, anche se è sempre più frequente anche nei giovani. Persone con uno stile di vita sedentario e una dieta squilibrata sono maggiormente a rischio, anche se in questi soggetti si osserva di solito un accumulo di grasso generalizzato.

Anche gli ormoni hanno un ruolo importante. Ad esempio un basso livello di testosterone associato ad un elevato livello di cortisolo, tende a favorire l’adiposità addominale. Mentre alti livelli di estrogeni si associano ad un aumento del grasso negli arti inferiori.

I trattamenti

Sempre maggiore è la richiesta della correzione di tali inestetismi e sempre più i pazienti cercano il trattamento meno invasivo, meno doloroso e che permetta il prima possibile di tornare alla normale attività quotidiana.

Grazie alle nuove tecnologie oggi esistono molteplici tecniche mininvasive per limitare l’entità delle adiposità localizzate.

Tali metodiche hanno reso obsoleta la necessità di ricorrere alla classica liposuzione che comporta lunghi tempi di recupero, necessità di anestesie locoregionali o generali e costi notevolmente superiori rispetto ad altre tecniche.

Le due metodiche principalmente indicate per la correzione delle adiposità localizzate sono attualmente la laserlipolisi e la criolipolisi.

Laser lipolisi

La laser lipolisi è una tecnica che utilizza la tecnologia laser per distruggere il tessuto adiposo e favorire la retrazione cutanea. Può essere associata alla liposuzione per rimuovere il tessuto sciolto con un minore traumatismo.

È una tecnica ambulatoriale in grado di eliminare il grasso superfluo attraverso l’utilizzo dell’energia laser. Questa tecnica è clinicamente testata ed approvata negli Stati Uniti già nel 2006 dalla FDA (Food and Drug Administration).

La principale caratteristica della metodica che rende il trattamento mininvasivo e meno traumatico della liposuzione classica, è data dall’uso di una micro cannula di 1 mm di diametro e dell’energia laser Nd:YAG pulsato.

Il principio è semplice ed efficace, la selettività della sorgente laser permette di colpire gli adipociti rompendone la membrana e permettendo la fuoriuscita del liquido in esse contenuto.

La metodica

La metodica prevede una iniziale somministrazione di anestetico locale attraverso delle incisioni di 2 mm. Successivamente viene inserita la cannula che monta la fibra del laser Nd:YAG, che lavora con 2 lunghezze d’onda che possono essere utilizzate separatamente o miscelate insieme a seconda di cosa dobbiamo trattare:

  • 1320 nm: fortemente assorbita da acqua e grasso. L’energia termica è concentrata vicino alla punta del laser;
  • 1064 nm: fornisce una più ampia dispersione di energia ed è assorbita dalle emoglobina.
  • Multiplex (mix delle due lunghezze): distribuzione di energia omogenea sicura, ampia e più efficace per: distruzione degli adipociti, proprietà emostatiche, contrazione cutanea.

Nella regione più vicina all’estremità della cannula, il laser produce un effetto fotomeccanico che riesce ad alterare la permeabilità della membrana degli adipociti, causandone un accrescimento e successiva distruzione.

Una parte dell’energia, per effetto fototermico, porta alla chiusura dei piccoli vasi sanguigni che irrorano il grasso. Ciò riduce la perdita ematica e quindi garantisce un minimo rischio di formazione di ematomi, azzerando il rischio di embolia grassosa.

Negli strati più superficiali, è possibile eseguire dall’interno la fotostimolazione del collagene che ne induce lo shrinkage con conseguente tightening del tessuto cutaneo (effetto lifting e retrazione del tessuto).

Dopo l’applicazione laser viene utilizzata una cannula da liposuzione di 3 mm di diametro per drenare il grasso sciolto dal laser limitando quindi l’accumulo epatico di trigliceridi.

Rispetto alla liposuzione classica abbiamo quindi una minore invasività, ridotte perdita ematiche e minore traumatismo con assenza di ematomi ed edemi diffusi e persistenti dopo l’intervento.

Post trattamento

I tempi di recupero sono più brevi con un ridotto ricorso a bendaggi compressivi. Dopo la seduta il paziente può riprendere la normale attività sociale e lavorativa. Dovrà solo astenersi dall’attività sportiva e non bagnare le zone trattate per 15 giorni e indossare un’adeguata guaina compressiva per 3 settimane.

Dopo la rimozione dei punti, è utile un ciclo di massaggi drenanti e modellanti per favorire il drenaggio linfatico del lisato e accelerare il processo di rimodellamento cutaneo.

Il trattamento viene quasi sempre percepito come del tutto indolore, l’unica fase fastidiosa può essere quella dell’infiltrazione dell’anestetico locale.

La parte trattata può risultare gonfia e dolente al tatto per alcune settimane. Possono comparire piccole ecchimosi che risolvono spontaneamente in 2-3 settimane. In alcuni casi possono essere presenti asimmetrie che vanno corrette in sede di eventuale ritocco.

Criolipolisi

La criolipolisi si basa sul principio che le cellule adipose sono più vulnerabili agli effetti di un forte raffreddamento rispetto ad altri tessuti. Inoltre possono essere eliminate in tutta sicurezza dal metabolismo senza arrecare alcun danno all’epidermide.

La procedura utilizza un dispositivo medico per creare un raffreddamento altamente controllato dello strato di grasso sottocutaneo, che induce l’apoptosi a carico delle sole cellule adipose.

Le cellule adipose danneggiate rilasciano citochine che, richiamando cellule infiammatorie, danno il via ad una lenta e controllata fagocitazione del grasso trattato nei mesi seguenti la procedura.

I lipidi vengono lentamente processati attraverso il sistema fagocitario, linfatico ed epatico, il tutto in un arco di tempo da 2 a 4 mesi. La rimozione delle cellule adipose avviene in tempi talmente lunghi da non incidere sui normali valori di colesterolo o trigliceridi.

La procedura

La procedura, non invasiva, viene eseguita da personale medico a livello ambulatoriale, non richiede nessun tipo di anestesia e tempi di recupero.

Dopo il trattamento non vi è alcun tempo di convalescenza ed è possibile riprendere subito le proprie attività domestiche e lavorative.

Dopo attenta valutazione delle zone da trattare e selezione del paziente, si applicano sul corpo particolari manipoli che pinzano mediante aspirazione le adiposità localizzate e, solo in quei punti, si procede con il congelamento.

Al momento della rimozione di qualsiasi manipolo (esistono manipoli di forme e dimensioni diverse specifici per ogni zona del corpo. Dal collo all’addome, dai fianchi ai trocanteri), la zona trattata appare deformata e fredda al tatto.

Tutto ciò è chiaramente normale, la temperatura corporea e la naturale forma della zona trattata, ritornano alle condizioni originali in pochi minuti.

La zona corporea trattata, apparirà eritematosa per circa 20-30 minuti dal termine della procedura. L’aspirazione potrebbe generare aumento della sensibilità per circa 6-7 giorni e, successivamente, una fase di iposensibilità fino a circa 8 settimane.

Alcuni pazienti manifestano persistente eritema che migliora in qualche giorno. Un effetto comune è quello di un’area contusa che può perdurare per qualche settimana.

Nelle settimane post trattamento si manifesta una progressiva riduzione dello spessore del pannicolo adiposo che perdura fino a 2-4 mesi. Importante è la selezione del paziente e dell’area da trattare in quanto tale procedura non implica una stimolazione della retrazione cutanea.

Conclusioni

Le metodiche descritte garantiscono, come la classica liposuzione chirurgica, risultati definitivi stabili e permanenti.

Inoltre sono attualmente quelle maggiormente diffuse e, a mio parere, sono tra le tecniche non invasive quelle maggiormente efficaci nel trattamento delle adiposità localizzate.

Importante è sempre e comunque la valutazione clinica del paziente e la corretta e precisa definizione della indicazione al trattamento. Così anche i tanto odiati cuscinetti adiposi possono con queste procedure essere cancellati in modo ottimale, mini invasivo e a livello ambulatoriale, come un qualsiasi altro trattamento estetico della “pausa pranzo”!.

A cura di

dott.ssa Francesca Negosanti
Specialista in dermatologia e venereologia