Radicali liberi e invecchiamento cutaneo in menopausa

La menopausa per le donne rappresenta un punto di svolta cruciale, perché non solo segna la fine dell’età fertile e ne determina l’invecchiamento sessuale femminile, ma accelera anche i processi di invecchiamento generale, con ripercussioni significative per la salute nel suo complesso.

Con l’invecchiamento ormonale, si verificano alterazioni maggiori che riguardano la cute: si tratta di modificazioni quali-quantitative dell’epidermide e del derma.

Nella donna esiste, dunque, un invecchiamento ormonale che tende a peggiorare l’invecchiamento cronologico. Fronteggiare adeguatamente l’invecchiamento in menopausa si può: con un giusto stile di vita, appropriate terapie mediche e prevenzione di alcuni problemi legati alla vecchiaia in generale.

Radicali liberi

Nella biochimica dell’invecchiamento, le cellule dell’organismo vengono danneggiate dall’eccessiva produzione di radicali liberi. Quest’ultimi sono scorie, prodotti di scarto del catabolismo cellulare, molecole instabili con un solo elettrone che si formano nei mitocondri. Se non vengono contrastati dagli antiossidanti, provocano danni sui fosfolipidi della membrana cellulare con un’azione lesiva sul DNA.

Le cause

Cause di questa degenerazione non sono solo fattori organici interni, ma anche condizionamenti esterni, agenti destabilizzanti. Tra questi l’alimentazione scorretta, l’obesità, il fumo di sigaretta, l’alcool, il diabete, l’ipertensione arteriosa, agenti infettivi, l’uso di alcuni farmaci, lo sforzo muscolare protratto, l’inquinamento atmosferico, etc.

E’ bene, poi, evitare lo stress psicologico ed emotivo, l’utilizzo di farmaci, le lunghe esposizioni solari.

Consigliato, invece, l’utilizzo di sostanze antiossidanti attraverso una dieta ricca di vegetali, frutta cruda e fresca, vit. C, che riduce il rischio di malattie cardiache bloccando l’ossidazione delle LDL, vit. A ed E.

Ciò porta al benessere psicofisico con un aumento dell’energia, elimina i radicali liberi, appiana le rughe rigenerando la pelle che diventa più tonica, rendendo luminosi viso e capelli.

E’ possibile intervenire per misurare il grado di stress ossidativo attraverso il d-Roms test (determina la concentrazione ematica dei cataboliti derivati dai radicali liberi dell’ossigeno). Il Bap test (quantifica la capacità antiossidante del sangue).

In base ai risultati, si può prescrivere alla paziente una terapia anti-aging personalizzata ed efficace. In tal modo si fornisce all’organismo gli antiossidanti necessari all’organismo capaci di riportare l’equilibrio chimico sui radicali liberi con una precisa strategia attraverso cui è possibile rallentare l’invecchiamento.

Estate e gravidanza: come comportarsi

Ipo­ten­sio­ne, astenia, insofferenza ai raggi solari, gonfiore agli arti inferiori, inappetenza ed eccessiva sudorazione. Questi sono i principali sintomi che si accentuano in estate nel corso di una gravidanza. L’ipotensione é un fenomeno naturale determinato soprattutto da una serie di variazioni ormonali e cardiovascolari. I vasi sanguigni, in primis le arterie, si dilatano per aumento delle prostaglandine. I valori pressori si aggirano intorno a 60/70 per la minima e 90/110 per la massima.

Fare una nuotata al mare durante la prima parte della mattinata può giovare senz’altro alla gravida, la quale con l’esercizio migliora il tono dei muscoli retti dell’addome e la pressione del nervo sciatico. Frequentare ambienti climatizzati favorisce la vasocostrizione e quindi i valori pressori. L’astenia oltre che pressoria può essere dovuta ad un calo del livello di zuccheri presenti nel sangue. Quando si rimane a digiuno per molte ore o si compiono sforzi ecco che le funzioni cerebrali possono risentirne. Gli zuccheri sono una importantissima fonte di energia per il cervello.

I benefici del sole in gravidanza

Per la donna gravida il sole dà innumerevoli benefici. Innanzitutto migliora il tono dell’umore; aiuta l’organismo a sintetizzare la vitamina D che serve a fissare il calcio nelle ossa e ciò anche per le au­men­tate richieste del feto. È sufficiente, per evitare effetti dannosi sul­la pelle già sottoposta a stress ormonali (iper­-pro­ge­ste­ro­ni­smo gra­vi­di­co), andare a mare durante le prime ore della giornata (8.00-11.00) e proteggere la pelle con creme solari ad alto potere protettivo.

Il gonfiore alle gambe

Il gonfiore agli arti inferiori occupa un posto di primo piano nella patologia del sistema venoso in gravidanza. Le varici sono meno frequenti ai genitali esterni e più rare alla vagina. Il provvedimento preventivo più importante consiste nel­l’evitare tutte le condizioni che possono favorire la stasi venosa.

Utile, quindi, é il movimento evitando di stare troppo a lungo sedute o in piedi; indossare sempre anche nel periodo estivo calze elastiche e non collant che potrebbero accentuare le varici vulvari; fare docce fredde sulle gambe e massaggi di linfodrenaggio dall’estremità degli arti verso l’inguine; riposare durante la giornata preferendo il de­cubito laterale sinistro per alleggerire la compressione sulla vane cava; utile l’uso di creme a base di escina.

L’alimentazione

L’inappetenza, può essere allontanata con una alimenta­zio­ne ricca di li­qui­di (latte, succhi di frutta, pompelmo), sorseggiando bevande ricche di sali minerali che aiutano a rimpiazzare i li­qui­di persi con la sudorazione (la farmacia ne é ben for­ni­ta). Utile l’uso del magnesio, in particolare il pidolato che é anche un neurotonico e tocolitico (prevenzione parto – pretermine).

L’uso di fibre favorisce l’evacuazione giornaliera ed evita il sin­tomo stip­tico frequente in gravi­danza. Si devono ridurre i cibi grassi e ricchi di proteine, in primo luogo i fritti e la carne rossa. In alternativa si con­si­glia­no i legumi e i formaggi freschi (Philadelphia, robiola, certo­sino ecc…). Poche regole, ma soprattutto la volontà di osservarle, per i benefici immediati.

attività fisica nella donna

L’attività fisica nella donna per combattere l’invecchiamento

Il movimento praticato con regolarità è in grado di assicurare un prolungamento della durata della vita media ed un miglioramento dello stato di salute, grazie ad un effetto rivitalizzante globale. Il movimento mantiene giovani (le cellule vengono rigenerate, i tessuti tonificati) e riduce il rischio di sviluppare malattie.

L’attività motoria aerobica, cioè quella che utilizza l’ossigeno dell’attività respiratoria con frequenza cardiaca al 70%, comprende: camminare a passo spedito, fare jogging, palestra, nuoto, escursioni in montagna, tennis, bicicletta, etc. Per essere efficace deve essere praticata almeno 3 volte a settimana per circa 30 minuti e può essere consigliata ad ogni età.

Effettuare circa 5000 passi (equivalenti ad una media di 2-3 km) con incedere svelto per 30-40 minuti al giorno e per due volte la settimana, consente di migliorare la circolazione del sangue, tollerare meglio gli sbalzi di temperatura, innalzare il tono dell’umore e prevenire diverse patologie (malattie cardiovascolari, osteoporosi, etc.).

Attività fisica e benessere della donna

Da uno studio pubblicato sulla rivista Maturitas (2015) rivolto a 2.606 donne abitanti in Finlandia, di circa 49 anni, venivano considerate fisicamente attive, le donne che svolgevano 2,5 ore alla settimana di attività fisica moderata (camminare veloce) oppure 1,25 ore di attività vigorosa (jogging o corsa) almeno due volte a settimana. Per attività fisica moderata, si definisce quella attività che “comporta un lavoro così intenso come il camminare veloce”.

L’Attività Moderata viene svolta ad una intensità da 3 a 6 MET (tasso metabolico attivo/tasso metabolico a riposo) che corrisponde, per la maggior parte delle donne anziane sane, a camminare alla velocità di circa 4/6 km orari. Le donne meno attive erano più propense a riconoscersi molto ansiose o di umore depresso, con sintomi vasomotori e problemi di memoria e concentrazione. In generale, le donne più attive avevano una maggiore salute auto percepita ed una migliore qualità globale della vita rispetto ad altre donne della loro età.

Italiani pigri

Negli ultimi anni, il numero delle persone attente al proprio benessere fisico va sempre di più aumentando, anche se (dati Censis) il 37,8% della popolazione italiana non svolge alcuna attività fisica o sportiva nel proprio tempo libero. Complessivamente comunque, sono soprattutto le donne con problemi di sovrappeso e con problemi di obesità le persone più inattive. Va sottolineato che proprio nella fascia di età 45-54 anni, il tasso di obesità raddoppia rispetto alla fascia di età 35-44 (11,7% contro 5,4%).

Si stima che in Italia poco più del 4% delle donne intorno ai 60 anni svolge attività fisica strutturata e si prevede che la crescita della popolazione anziana femminile sarà nel 2050, di una persona su 5 con più di 65 anni. Studi epidemiologici dimostrano che il livello di attività fisica è correlato a maggior aspettativa di vita attiva, a minore disabilità, a maggiore probabilità di sopravvivenza per donne >di 65 anni con conseguente minore spesa sanitaria.

L’attività fisica viene rivalutata anche dal recente modello ICIAH-2 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): “l’attività fisica rappresenta un indicatore dello stato di salute individuale ed uno strumento terapeutico per ottimizzare la partecipazione della donna anziana alla vita sociale e produttiva”.

Le linee guida dell’OMS

Le linee guida dell’OMS enunciano il concetto che l’attività fisica deve essere prescritta a tutti secondo un gradiente di salute/efficienza fisica, differenziando 2 obiettivi per la donna in menopausa/postmenopausa, uno legato al mantenimento/miglioramento dell’efficienza fisica e l’altro al mantenimento/miglioramento dello stato di salute (prevenzione dell’osteoporosi, delle malattie coronariche, riduzione delle cadute, controllo del peso, ecc.).

Se non si è allenati, iniziare qualunque attività gradualmente, ascoltare il proprio corpo ed aumentare man mano l’intensità dell’allenamento. In media si dovrebbero eseguire 30 minuti almeno per tre volte la settimana insieme a buone abitudini quotidiane quali camminare di buon passo, fare le scale a piedi, cambiare il proprio stile di vita ed optare per la home fitness a casa con pochi attrezzi o passeggiare nella natura almeno 40 minuti ogni giorno.

Importante è la relazione tra essere umano ed ambiente, usare il nostro corpo nella vita quotidiana per le funzioni per cui è stato progettato: camminare spesso, talvolta correre e muoversi in modo da esercitarlo regolarmente, quando siamo a lavoro, a casa, durante gli spostamenti e nel tempo libero.

Un terzo della popolazione adulta non fa abbastanza esercizio fisico e questo cattivo stile di vita uccide oltre 5,3 milioni di persone all’anno, cifre analoghe a quelle riguardanti l’effetto del fumo. I rischi della sedentarietà si ripercuotono sulla mortalità globale, sul diabete, sulla malattia coronarica e sui tumori, produce una riduzione delle aspettative di vita da 3 a 5 anni.

L’attività fisica: invecchiamento e bellezza

L’esercizio fisico regolare non solo aiuta a perdere il sovrappeso, è un ottimo antistress, ma è anche il migliore cosmetico. Oggi si parla di salute non solo come assenza di malattia, ma anche come benessere psico-fisico. Il benessere psicofisico nella nostra società vuol dire anche bellezza e le donne che desiderano sentirsi giovani a lungo, dovrebbero interessarsi della sintesi del collagene. Dal latino, il collagene “colla et geumen” vuol dire produrre colla.

Per definizione, il collagene rappresenta la colla del corpo, è prodotto naturalmente dai fibroblasti e compone la cartilagine delle articolazione dei muscoli, dei capelli, della pelle, dei tendini e dei legamenti del corpo, è insomma ciò che sostiene la nostra pelle e gli organi interni. Con l’invecchiamento che corrisponde al periodo della menopausa, la produzione di collagene rallenta in maniera insidiosa con l’età nella quarantina fino a diminuire bruscamente nella cinquantina e nella sessantina.

Menopausa

Con il sopraggiungere della menopausa, una donna è comunque da considerarsi giovane nel nostro paese, vi sono però due età: quella anagrafica e quella biologica che è determinata dallo stato in cui si trovano i nostri organi ed apparati. Infatti, in termini di forza muscolare, di flessibilità, di capacità aerobica: una sessantacinquenne in ottime condizioni può avere performance migliori di una 25enne sedentaria e questo, malattie a parte, dipende molto dallo stile di vita che si è tenuto.

L’età biologica, dunque, potrebbe essere più giovane se nel corso della vita si è anche praticata una giusta attività fisica oltre all’aver evitato di bere troppi alcolici o di fumare, di essersi esposti esageratamente al sole, di essere vissuti in ambienti molto inquinati e soprattutto se ci si è alimentati con cibi contenenti antiossidanti o nutrienti protettivi contro i radicali liberi in eccesso.

Nel valutare, quindi, l’idoneità per una attività fisica continuativa o sul raccomandare un esercizio specifico, la decisione deve essere basata più sull’età biologica che su quella cronologica anagrafica. Per alcuni aspetti, i cambiamenti strutturali e funzionali che avvengono con l’età, sono simili a quelli osservati sull’inattività. Ciò sembra indicare che l’inattività potrebbe giocare, in particolare, un ruolo importante sull’invecchiamento del muscolo scheletrico.

Studio clinico

La bellezza può essere dunque la conseguenza della combinazione della ridotta attività fisica e del processo di invecchiamento. In menopausa, secondo i dati della Dott.ssa Sanger dell’università di Salisburgo, su tre mesi di allenamento con ginnastica dolce condotta da donne tra i 50/55 anni, è emerso che l’attività fisica più consigliata è quella lenta, con esercizi ripetuti poche volte, simili a quelli per principianti.

Dai risultati della ricerca, è emerso che con la ginnastica standard i muscoli delle donne in menopausa invecchiano di più, gli esercizi lenti regalano invece tonicità senza accelerare l’inevitabile deterioramento muscolare che comincia dopo i 50 anni. Mantenendo lo stile di vita attivo, aumentando il livello di attività fisica, precedentemente sedentario, una donna in menopausa può conservare un relativamente alto livello di funzionalità cardiovascolare e metabolica, inclusa la VO2 max e la funzionalità muscolare.

Il calo degli estrogeni rende infatti i muscoli più fragili: esercizi troppo pesanti possono provocare lesioni secondo la Società Italiana per la Menopausa, oltre al fatto che un intenso allenamento fisico può ridurre la produzione di collagene e nuocere alla bellezza, per questo sono perfetti il nuoto, il pilates e la bioginnastica.

Cinque buoni motivi per promuovere l’attività fisica nella donna

Per concludere quindi, dovremmo cercare di “curare” la sedentarietà con una prevenzione attiva che insegni l’importanza dell’attività fisica in menopausa.

Ci sono 5 ottimi motivi per “prescriverla”:

  • Contribuisce a mantenere il peso forma ideale: praticare attività fisica brucia i grassi, diminuisce il rischio di sovrappeso ed obesità dovuto alla diminuzione della funzione metabolica, e riduce il rischio di sviluppare alcuni tipi di tumori.
  • Riduce il senso di fame: il movimento influenza gli ormoni intestinali tra cui l’amilina, un ormone rilasciato durante la pratica fisica in grado di inibire il senso di fame e dare maggior senso di sazietà con benefici anche per l’apparato genito-urinario.
  • Ha una funzione antidepressiva: grazie al costante rilascio di endorfine, riduce i sintomi di ansia, stress e fame nervosa.
  • Previene il rischio di infarto e M.C.: perché aiuta a diminuire il colesterolo cattivo (LDL) a vantaggio di quello buono (HDL). Migliora la funzionalità dell’apparato circolatorio e migliora anche la sessualità di coppia.
  • Previene l’insorgere dell’osteoporosi ed aiuta a controllare la malattia, migliora anche la sintesi del collagene che fa guadagnare salute e bellezza. È importante dunque consigliare il tipo di attività più adatto ad ogni singola donna in menopausa e le “dosi e le modalità” di somministrazione, in quanto lo sport ed il movimento oltre ad essere benefici e motivo di divertimento, possono essere considerati una vera e propria “terapia”.
fertilità

Proteggere la fertilità indicazioni per gli adolescenti (e non)

In una società in cui arrivano, anche e soprattutto in ambito sanitario, messaggi fuorvianti, con la pessima abitudine di, consultare il web piuttosto che lo specialista, diventa di pressante attualità parlare di prevenzione della sterilità, aumentando i livelli di informazione e proponendo concreti momenti di prevenzione.

Problemi di fertilità

È esperienza comune che c’è sempre un numero maggiore di coppie che in età riproduttiva sono costretti ad affrontare problemi di difficoltà ad iniziare una gravidanza. Già negli anni ‘80, il compianto prof. Baccio Baccetti, uno dei primi a studiare al microscopio elettronico la struttura degli spermatozoi, affermava che il nostro considerare normale un numero di spermatozoi inferiore della metà rispetto a 20 anni prima era il segno che ci stavamo rassegnando al fatto che la razza umana fosse ormai una razza in via di estinzione. Già allora si cominciava a parlare di inquinanti ambientali e della loro azione sulla fertilità.

Il problema della fertilità, quindi, riguarda allo stesso modo e praticamente con le stesse percentuali sia i maschi che le femmine.

Per i ragazzi

Cominciando con i maschi, in accordo con la società italiana di andrologia medica, possiamo raccomandare ai ragazzi di evitare l’uso di droghe per il loro impatto sui sistemi nervosi e cardiovascolare. Smettere di fumare anche per i danni costanti e permanenti sulla microcircolazione, quindi sia per la disfunzione erettile che per la qualità degli spermatozoi.

Gli anabolizzanti e farmaci ormonali (se non prescritti dallo specialista), il ricercare un miglioramento del fisico o della prestazione atletica può indurre atrofia dei testicoli; assenza quindi di produzione degli spermatozoi, oltre ad aumentare il rischio di tumori.

Lo stesso abuso di alcool è responsabile del danneggiamento della funzione sessuale e l’attività sia ormonale che di produzione dei gameti da parte del testicolo. Di contro, una sana alimentazione evita problemi ormonali legati all’obesità ed alle sindromi metaboliche.

Una vita sessuale attenta, evitando rapporti occasionali ed eccessiva promiscuità, diminuisce i rischi di malattie sessualmente trasmesse. In questo periodo assistiamo ad una recrudescenza di queste patologie, quindi è importante ricordare che sono a trasmissione sessuale non solo Aids, ma anche sifilide, gonorrea, epatiti b ed epatiti C, clamydia, uroplasma, mycoplasma ed altre patologie.

Tutte patologie che sono capaci di alterare la qualità del liquido seminale, oppure malattie virali come l’hpv o l’herpes tipo 2 o herpes genitale. Il profilattico riduce il rischio in casi di rapporti occasionali.

È ovviamente consigliata una buona e costante igiene intima. Anche la scelta dell’abbigliamento non è scontata.

Ad esempio, è sconsigliato indossare indumenti stretti e non tenere il telefono cellulare nelle tasche anteriori dei pantaloni: sia l’aumento di calore che le radiofrequenze possono danneggiare la motilità degli spermatozoi. È proprio l’aumento di calore dovuto al reflusso venoso la causa dei problemi dovuti al varicocele, che una volta veniva di norma diagnosticato a 18 anni in occasione della visita di leva, quando quest’ultima era obbligatoria. Potrebbe essere utile inserire questo tipo di visita e valutazione in un momento di passaggio per quasi tutti i ragazzi, ad esempio nel momento della visita medica per la patente.

Ultima raccomandazione, ma non meno importante, è di non trascurare mai nessun dolore o tumefazione a livello dei testicoli e rivolgersi sempre a medico di famiglia che saprà sempre indirizzare la diagnosi.

Per le ragazze

Il vaccino per l’hpv è il primo passo da compiere per evitare il rischio di displasie. In ogni caso, si raccomanda di evitare rapporti occasionali e, nel caso, utilizzare sempre il profilattico. Non trascurare sintomi come perdite vaginali, bruciori o prurito intimo, parlarne sempre con il medico di base e con lo specialista.

Le terapie fai da te o quelle indicate dalle amiche sono sempre da evitare. Ogni donna è diversa e una terapia non adeguata potrebbe ritardare la diagnosi e complicare il quadro clinico. Molti germi (tra tutti le clamydie) possono provocare sterilità da fattore tubarico. Inoltre è opportuno controllare l’alimentazione perché bruschi cambiamenti di peso possono incidere sulla produzione ormonale e sulla regolarità mestruale.

Ricordiamo che l’epoca del menarca (prima mestruazione) coincide con il raggiungimento nelle ragazze di un equilibrio tra tessuto muscolare, tessuto adiposo e tessuto muscolare. Quindi la parola d’ordine è equilibrio. Si capisce quindi che, seppur all’opposto, le ragazze anoressiche o bulimiche possano presentare problemi di ciclo da alterata produzione ormonale.

Anche nelle donne ovviamente le sostanze dopanti, gli anabolizzanti, il fumo e l’alcool provocano danni sulla fertilità futura; così come l’esasperazione del raggiungimento di un aspetto fisico frutto di modelli imposti dai media e dai social. Grande attenzione quindi da parte dei genitori della scuola e delle istituzioni per intercettare oggi segnali di patologie che possono creare in futuro impossibilità o difficoltà alla gravidanza.

prebiotici nel latte materno

I prebiotici nel latte materno migliorano la memoria dei neonati

I prebiotici nel latte materno artificiale possono migliorare la memoria e l’apprendimento nei bambini

Mentre il latte materno è considerato il migliore, per le madri per le quali l’allattamento al seno è difficile o impossibile aggiungere prebiotici alla formula latte potrebbe migliorare la memoria e l’apprendimento nei bambini.

E’ quanto suggeriscono i ricercatori dell’Università dell’Illinois, in uno studio pubblicato sulla rivista Nutritional Neuroscience.

Tra gli altri benefici, il latte materno contiene fonti naturali di prebiotici: piccole molecole di fibre indigeribili che promuovono la crescita di batteri buoni nell’intestino del bambino, che non è presente nella formula standard del latte.

Lo studio, condotto sui maialini ha mostrato che l’aggiunta dei prebiotici nella formula infantile del latte migliorava la memoria e l’apprendimento.

“Quando forniamo prebiotici in formula, i nostri risultati confermano che non solo possiamo beneficiare della salute dell’intestino, che è noto, ma possiamo anche influenzare lo sviluppo del cervello”, ha dichiarato Ryan Dilger, professore associato presso l’Università dell’Illinois.

“Possiamo effettivamente cambiare il modo in cui i suinetti imparano e ricordano influenzando i batteri nel colon”, ha aggiunto Dilger.

Nello studio a partire dal secondo giorno di vita, ai maialini è stata somministrata una formula infantile a base di latte vaccino integrata con polidestrosio (PDX), un carboidrato sintetico con attività prebiotica e galattooligosaccaridi (GOS), un prebiotico naturale.

Risultati

I maiali nutriti con gli integratori prebiotici passavano più tempo a giocare con nuovi oggetti, su un test di apprendimento e memoria.

I maialini sono ampiamente considerati un modello più informativo per i neonati rispetto ai topi e ai ratti. Il loro sistema digestivo, le risposte comportamentali e lo sviluppo del cervello sono molto simili ai bambini.

La preferenza per i nuovi oggetti, un’indicazione di naturale curiosità, è un segno di uno sviluppo sano del cervello e punta a uno sviluppo positivo dell’apprendimento e della memoria.