gravidanza e covid-19

Gravidanza e Covid-19: tutto quello che c’è da sapere

La gravidanza comporta cambiamenti del sistema immunitario che possono aumentare il rischio di contrarre infezioni respiratorie virali, tra cui quella da Covid-19, anche se, secondo un Report dell’I.S.S., le donne in gravidanza non sembrano essere a maggior rischio rispetto alle non gravide.

  • Le precauzioni che deve adottare una donna in gravidanza durante i controlli in ospedale o in studio privato sono:
  • Utilizzo della mascherina che è “usa e getta” e deve essere usata correttamente.
  • Lavaggio frequente delle mani per circa 60 sec. o con gel idroalcolico frizionato per circa 30 sec (ciò secondo uno studio su 400.000 bambini negli Stati uniti, ha ridotto infezioni virali del 70%)
  • Distanziamento fra persone superiore a 1/1,8 metri per evitare trasmissione per Droplet ed evitare contatti diretti e indiretti con persone infette.

Inoltre:

  • Arieggiare frequentemente i locali in cui si soggiorna
  • Pulire le superfici e disinfettarli con candeggina
  • Evitare di toccarsi naso, occhi, bocca.

Le donne in gravidanza che non hanno sintomi, faranno regolarmente controlli ed esami: l’assistenza al percorso nascita nei Consultori e nei punti nascita procede normalmente ed è sempre garantito a tutte le donne nel massimo rispetto delle norme di sicurezza.

Importante è la prevenzione del contagio con raccomandazioni di prudenza, fuori dai contesti assistenziali. D’altronde le visite e i controlli in gravidanza sono tempo-dipendenti e non possono esser rimandati a dopo la pandemia.

In caso di infezione

In caso di infezione da SARS_COV-2 durante la gravidanza, vanno programmati controlli con monitoraggio della crescita fetale ogni 4-6 settimane. L’osservazione dei casi di donne che hanno partorito in Cina, mostra che il decorso dell’infezione in donne in gravidanza non appare più grave di quello di donne di pari età non in gravidanza.

In linea generale, posso consigliare alle future mamme di vivere serenamente la gravidanza se non hanno fattori di rischio e se adottano gesti responsabili.

Al momento non sembra che il virus si trasmetta al feto (trasmissione verticale del virus): secondo i dati scientifici più recenti, nessuno dei bambini nati da madri con covid-19, è risultato positivo.

Sintomi

Inoltre il virus non è stato rilevato nel liquido amniotico, né nel sangue del cordone ombelicale. I sintomi sono spesso lievi e moderati e le donne affette da covid-19 al momento del parto non devono necessariamente fare il taglio Cesareo. Una possibile spiegazione dell’assenza di trasmissione verticale del virus, sarebbe la scarsa presenza di recettori ACE2 a livello dell’interfaccia materno fetale osservata in uno studio che ha analizzato decidue e placente.

I sintomi a cui bisogna prestare attenzione durante la gravidanza hanno a che fare con le vie aeree. Quindi, gola irritata, comparsa di tosse irritativa, mancanza del gusto e dell’olfatto, febbre superiore a 37,5 e difficoltà respiratoria.

Il concepimento

Se una coppia avesse deciso di programmare una gravidanza, è evidente che sorgono dei dubbi. A tal proposito, la Comunità Scientifica è concorde nel dire che la gravidanza non amplifica gli effetti di un’infezione da Coronavirus. Così come il Coronavirus non va ad interessare il feto.

Couple love waking up together

Quindi, non è assolutamente necessario posticipare il concepimento se si è decisi di ampliare la propria famiglia.

In linea generale, posso consigliare alle future mamme di vivere serenamente la gravidanza se non hanno fattori di rischio e se adottano gesti responsabili.

Se siamo invece in presenza di comorbilità, come condizioni di rischio, quali l’obesità, l’ipertensione, il diabete o alcune malattie importanti del sistema immunitario o endocrino, sarebbe meglio, oggi, posticipare il concepimento.

Queste condizioni patologiche fanno sì che il virus possa essere aggressivo e determinare lo stato di malattia come i picchi iperglicemici. Le “Spine-Spike” del virus si attaccano ai recettori del polmone quando sono legati a molecole di zucchero, secondo studi dell’Università di Haward di Biologia Molecolare.

La presenza al parto del partner

Un aspetto meno patologico ma di sicuro effetto di gioia per i futuri genitori è la presenza al parto del padre.

Le ricerche mostrano che le donne attribuiscono un valore elevato alla presenza e al sostegno del partner durante il travaglio. Ciò si traduce in una riduzione dell’ansia, un minore dolore percepito, una maggiore soddisfazione per l’esperienza della nascita.

Quando iniziano le contrazioni o alla rottura delle acque, prima di recarsi al punto nascita, è consigliabile telefonare in sala parto e parlare con un’ostetrica in modo da evitare di andare troppo precocemente in ospedale. Se possibile, è consigliabile raggiungere il nosocomio con i propri mezzi, senza chiamare un’ambulanza.

Come fare

L’assistenza durante il parto e il ricovero, seguiranno le normali procedure, se non si è ammalate. Se si è contratto il virus e i sintomi sono lievi, si applicheranno le misure di isolamento, ma si potrà partorire per via vaginale ed allattare il proprio bambino seguendo le indicazioni dei professionisti, per ridurre il rischio di diffusione del contagio.

Se la gravida e il padre del bambino non presentano alcun sintomo e lo stesso le ostetriche individuate per l’assistenza, non ci sono controindicazioni al parto in ambiente extraospedaliero. L’unico modo possibile di far assistere il padre alla nascita.

Deve essere garantita la disponibilità di gel idroalcolico e distanza di oltre 1 metro tra i presenti. Vanno assicurati il lavaggio delle mani, l’areazione dei locali, la pulizia delle superfici. Inoltre, va eseguito il triage di base per febbre >37,5°C, tosse, difficoltà respiratoria sia sulla donna che su chi l’accompagna al momento del parto.

Il vaccino

La speranza che arrivi presto un vaccino per un rapido utilizzo, è l’augurio di ognuno, ma va considerato che deve essere necessariamente preceduto da studi rigorosi, per valutarne efficacia e sicurezza. I trial clinici richiedono lunghe fasi con un processo per cui normalmente si impiegano anni e numerosi investimenti economici.

Dott.ssa Luisa Barbaro
Specialista in Ginecologia

pcos e acne

Pcos e acne: consigli per la detersione

L’acne è uno dei sintomi caratteristici della Pcos. La scelta di prodotti specifici per la detersione è essenziale per la risoluzione.

Chi soffre di ovaio policistico presenta livelli di androgeni elevati, gli ormoni che favoriscono la produzione di sebo.

L’iperandrogenismo può portare a pelle grassa e acne, una condizione che, a sua volta, può causare la comparsa di macchie su viso, collo, schiena o torace. La comparsa dell’acne può essere fonte di ansia e incidere sull’autostima.

Pcos e acne: detersione specifica

Uno degli errori più comuni che si fanno nella gestione dell’acne, è fare ricorso ad una pulizia eccessiva e aggressiva della pelle, che può privarla delle sue difese naturali, rendendola secca e irritata.

Detergere il viso due volte al giorno, utilizzando un prodotto delicato specifico per pelli a tendenza acneica o predisposte alla formazione di punti neri. Infine, effettuare una pulizia accurata del viso prima di andare a letto.

Esfoliazione delicata

Come la pulizia, un’esfoliazione eccessiva rischia di irritare la pelle, peggiorando il quadro clinico. Un esfoliante aggressivo può portare a una maggiore sensibilità e infiammazione.

L’esfoliazione è comunque importante. Aiuta a rendere la pelle più luminosa e può anche ridurre i comedoni. Per questo è bene chiedere al dermatologo che indicherà un prodotto specifico per la pelle grassa a tendenza acneica.

Inosavance è un integratore alimentare a base di Myo-inositolo, acido folico e vitamina D. 
La vitamina D interviene nel processo di divisione delle cellule. L’acido folico contribuisce alla crescita dei tessuti materni in gravidanza.

Radicali liberi e invecchiamento cutaneo in menopausa

La menopausa per le donne rappresenta un punto di svolta cruciale, perché non solo segna la fine dell’età fertile e ne determina l’invecchiamento sessuale femminile, ma accelera anche i processi di invecchiamento generale, con ripercussioni significative per la salute nel suo complesso.

Con l’invecchiamento ormonale, si verificano alterazioni maggiori che riguardano la cute: si tratta di modificazioni quali-quantitative dell’epidermide e del derma.

Nella donna esiste, dunque, un invecchiamento ormonale che tende a peggiorare l’invecchiamento cronologico. Fronteggiare adeguatamente l’invecchiamento in menopausa si può: con un giusto stile di vita, appropriate terapie mediche e prevenzione di alcuni problemi legati alla vecchiaia in generale.

Radicali liberi

Nella biochimica dell’invecchiamento, le cellule dell’organismo vengono danneggiate dall’eccessiva produzione di radicali liberi. Quest’ultimi sono scorie, prodotti di scarto del catabolismo cellulare, molecole instabili con un solo elettrone che si formano nei mitocondri. Se non vengono contrastati dagli antiossidanti, provocano danni sui fosfolipidi della membrana cellulare con un’azione lesiva sul DNA.

Le cause

Cause di questa degenerazione non sono solo fattori organici interni, ma anche condizionamenti esterni, agenti destabilizzanti. Tra questi l’alimentazione scorretta, l’obesità, il fumo di sigaretta, l’alcool, il diabete, l’ipertensione arteriosa, agenti infettivi, l’uso di alcuni farmaci, lo sforzo muscolare protratto, l’inquinamento atmosferico, etc.

E’ bene, poi, evitare lo stress psicologico ed emotivo, l’utilizzo di farmaci, le lunghe esposizioni solari.

Consigliato, invece, l’utilizzo di sostanze antiossidanti attraverso una dieta ricca di vegetali, frutta cruda e fresca, vit. C, che riduce il rischio di malattie cardiache bloccando l’ossidazione delle LDL, vit. A ed E.

Ciò porta al benessere psicofisico con un aumento dell’energia, elimina i radicali liberi, appiana le rughe rigenerando la pelle che diventa più tonica, rendendo luminosi viso e capelli.

E’ possibile intervenire per misurare il grado di stress ossidativo attraverso il d-Roms test (determina la concentrazione ematica dei cataboliti derivati dai radicali liberi dell’ossigeno). Il Bap test (quantifica la capacità antiossidante del sangue).

In base ai risultati, si può prescrivere alla paziente una terapia anti-aging personalizzata ed efficace. In tal modo si fornisce all’organismo gli antiossidanti necessari all’organismo capaci di riportare l’equilibrio chimico sui radicali liberi con una precisa strategia attraverso cui è possibile rallentare l’invecchiamento.

Estate e gravidanza: come comportarsi

Ipo­ten­sio­ne, astenia, insofferenza ai raggi solari, gonfiore agli arti inferiori, inappetenza ed eccessiva sudorazione. Questi sono i principali sintomi che si accentuano in estate nel corso di una gravidanza. L’ipotensione é un fenomeno naturale determinato soprattutto da una serie di variazioni ormonali e cardiovascolari. I vasi sanguigni, in primis le arterie, si dilatano per aumento delle prostaglandine. I valori pressori si aggirano intorno a 60/70 per la minima e 90/110 per la massima.

Fare una nuotata al mare durante la prima parte della mattinata può giovare senz’altro alla gravida, la quale con l’esercizio migliora il tono dei muscoli retti dell’addome e la pressione del nervo sciatico. Frequentare ambienti climatizzati favorisce la vasocostrizione e quindi i valori pressori. L’astenia oltre che pressoria può essere dovuta ad un calo del livello di zuccheri presenti nel sangue. Quando si rimane a digiuno per molte ore o si compiono sforzi ecco che le funzioni cerebrali possono risentirne. Gli zuccheri sono una importantissima fonte di energia per il cervello.

I benefici del sole in gravidanza

Per la donna gravida il sole dà innumerevoli benefici. Innanzitutto migliora il tono dell’umore; aiuta l’organismo a sintetizzare la vitamina D che serve a fissare il calcio nelle ossa e ciò anche per le au­men­tate richieste del feto. È sufficiente, per evitare effetti dannosi sul­la pelle già sottoposta a stress ormonali (iper­-pro­ge­ste­ro­ni­smo gra­vi­di­co), andare a mare durante le prime ore della giornata (8.00-11.00) e proteggere la pelle con creme solari ad alto potere protettivo.

Il gonfiore alle gambe

Il gonfiore agli arti inferiori occupa un posto di primo piano nella patologia del sistema venoso in gravidanza. Le varici sono meno frequenti ai genitali esterni e più rare alla vagina. Il provvedimento preventivo più importante consiste nel­l’evitare tutte le condizioni che possono favorire la stasi venosa.

Utile, quindi, é il movimento evitando di stare troppo a lungo sedute o in piedi; indossare sempre anche nel periodo estivo calze elastiche e non collant che potrebbero accentuare le varici vulvari; fare docce fredde sulle gambe e massaggi di linfodrenaggio dall’estremità degli arti verso l’inguine; riposare durante la giornata preferendo il de­cubito laterale sinistro per alleggerire la compressione sulla vane cava; utile l’uso di creme a base di escina.

L’alimentazione

L’inappetenza, può essere allontanata con una alimenta­zio­ne ricca di li­qui­di (latte, succhi di frutta, pompelmo), sorseggiando bevande ricche di sali minerali che aiutano a rimpiazzare i li­qui­di persi con la sudorazione (la farmacia ne é ben for­ni­ta). Utile l’uso del magnesio, in particolare il pidolato che é anche un neurotonico e tocolitico (prevenzione parto – pretermine).

L’uso di fibre favorisce l’evacuazione giornaliera ed evita il sin­tomo stip­tico frequente in gravi­danza. Si devono ridurre i cibi grassi e ricchi di proteine, in primo luogo i fritti e la carne rossa. In alternativa si con­si­glia­no i legumi e i formaggi freschi (Philadelphia, robiola, certo­sino ecc…). Poche regole, ma soprattutto la volontà di osservarle, per i benefici immediati.

attività fisica nella donna

L’attività fisica nella donna per combattere l’invecchiamento

Il movimento praticato con regolarità è in grado di assicurare un prolungamento della durata della vita media ed un miglioramento dello stato di salute, grazie ad un effetto rivitalizzante globale. Il movimento mantiene giovani (le cellule vengono rigenerate, i tessuti tonificati) e riduce il rischio di sviluppare malattie.

L’attività motoria aerobica, cioè quella che utilizza l’ossigeno dell’attività respiratoria con frequenza cardiaca al 70%, comprende: camminare a passo spedito, fare jogging, palestra, nuoto, escursioni in montagna, tennis, bicicletta, etc. Per essere efficace deve essere praticata almeno 3 volte a settimana per circa 30 minuti e può essere consigliata ad ogni età.

Effettuare circa 5000 passi (equivalenti ad una media di 2-3 km) con incedere svelto per 30-40 minuti al giorno e per due volte la settimana, consente di migliorare la circolazione del sangue, tollerare meglio gli sbalzi di temperatura, innalzare il tono dell’umore e prevenire diverse patologie (malattie cardiovascolari, osteoporosi, etc.).

Attività fisica e benessere della donna

Da uno studio pubblicato sulla rivista Maturitas (2015) rivolto a 2.606 donne abitanti in Finlandia, di circa 49 anni, venivano considerate fisicamente attive, le donne che svolgevano 2,5 ore alla settimana di attività fisica moderata (camminare veloce) oppure 1,25 ore di attività vigorosa (jogging o corsa) almeno due volte a settimana. Per attività fisica moderata, si definisce quella attività che “comporta un lavoro così intenso come il camminare veloce”.

L’Attività Moderata viene svolta ad una intensità da 3 a 6 MET (tasso metabolico attivo/tasso metabolico a riposo) che corrisponde, per la maggior parte delle donne anziane sane, a camminare alla velocità di circa 4/6 km orari. Le donne meno attive erano più propense a riconoscersi molto ansiose o di umore depresso, con sintomi vasomotori e problemi di memoria e concentrazione. In generale, le donne più attive avevano una maggiore salute auto percepita ed una migliore qualità globale della vita rispetto ad altre donne della loro età.

Italiani pigri

Negli ultimi anni, il numero delle persone attente al proprio benessere fisico va sempre di più aumentando, anche se (dati Censis) il 37,8% della popolazione italiana non svolge alcuna attività fisica o sportiva nel proprio tempo libero. Complessivamente comunque, sono soprattutto le donne con problemi di sovrappeso e con problemi di obesità le persone più inattive. Va sottolineato che proprio nella fascia di età 45-54 anni, il tasso di obesità raddoppia rispetto alla fascia di età 35-44 (11,7% contro 5,4%).

Si stima che in Italia poco più del 4% delle donne intorno ai 60 anni svolge attività fisica strutturata e si prevede che la crescita della popolazione anziana femminile sarà nel 2050, di una persona su 5 con più di 65 anni. Studi epidemiologici dimostrano che il livello di attività fisica è correlato a maggior aspettativa di vita attiva, a minore disabilità, a maggiore probabilità di sopravvivenza per donne >di 65 anni con conseguente minore spesa sanitaria.

L’attività fisica viene rivalutata anche dal recente modello ICIAH-2 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): “l’attività fisica rappresenta un indicatore dello stato di salute individuale ed uno strumento terapeutico per ottimizzare la partecipazione della donna anziana alla vita sociale e produttiva”.

Le linee guida dell’OMS

Le linee guida dell’OMS enunciano il concetto che l’attività fisica deve essere prescritta a tutti secondo un gradiente di salute/efficienza fisica, differenziando 2 obiettivi per la donna in menopausa/postmenopausa, uno legato al mantenimento/miglioramento dell’efficienza fisica e l’altro al mantenimento/miglioramento dello stato di salute (prevenzione dell’osteoporosi, delle malattie coronariche, riduzione delle cadute, controllo del peso, ecc.).

Se non si è allenati, iniziare qualunque attività gradualmente, ascoltare il proprio corpo ed aumentare man mano l’intensità dell’allenamento. In media si dovrebbero eseguire 30 minuti almeno per tre volte la settimana insieme a buone abitudini quotidiane quali camminare di buon passo, fare le scale a piedi, cambiare il proprio stile di vita ed optare per la home fitness a casa con pochi attrezzi o passeggiare nella natura almeno 40 minuti ogni giorno.

Importante è la relazione tra essere umano ed ambiente, usare il nostro corpo nella vita quotidiana per le funzioni per cui è stato progettato: camminare spesso, talvolta correre e muoversi in modo da esercitarlo regolarmente, quando siamo a lavoro, a casa, durante gli spostamenti e nel tempo libero.

Un terzo della popolazione adulta non fa abbastanza esercizio fisico e questo cattivo stile di vita uccide oltre 5,3 milioni di persone all’anno, cifre analoghe a quelle riguardanti l’effetto del fumo. I rischi della sedentarietà si ripercuotono sulla mortalità globale, sul diabete, sulla malattia coronarica e sui tumori, produce una riduzione delle aspettative di vita da 3 a 5 anni.

L’attività fisica: invecchiamento e bellezza

L’esercizio fisico regolare non solo aiuta a perdere il sovrappeso, è un ottimo antistress, ma è anche il migliore cosmetico. Oggi si parla di salute non solo come assenza di malattia, ma anche come benessere psico-fisico. Il benessere psicofisico nella nostra società vuol dire anche bellezza e le donne che desiderano sentirsi giovani a lungo, dovrebbero interessarsi della sintesi del collagene. Dal latino, il collagene “colla et geumen” vuol dire produrre colla.

Per definizione, il collagene rappresenta la colla del corpo, è prodotto naturalmente dai fibroblasti e compone la cartilagine delle articolazione dei muscoli, dei capelli, della pelle, dei tendini e dei legamenti del corpo, è insomma ciò che sostiene la nostra pelle e gli organi interni. Con l’invecchiamento che corrisponde al periodo della menopausa, la produzione di collagene rallenta in maniera insidiosa con l’età nella quarantina fino a diminuire bruscamente nella cinquantina e nella sessantina.

Menopausa

Con il sopraggiungere della menopausa, una donna è comunque da considerarsi giovane nel nostro paese, vi sono però due età: quella anagrafica e quella biologica che è determinata dallo stato in cui si trovano i nostri organi ed apparati. Infatti, in termini di forza muscolare, di flessibilità, di capacità aerobica: una sessantacinquenne in ottime condizioni può avere performance migliori di una 25enne sedentaria e questo, malattie a parte, dipende molto dallo stile di vita che si è tenuto.

L’età biologica, dunque, potrebbe essere più giovane se nel corso della vita si è anche praticata una giusta attività fisica oltre all’aver evitato di bere troppi alcolici o di fumare, di essersi esposti esageratamente al sole, di essere vissuti in ambienti molto inquinati e soprattutto se ci si è alimentati con cibi contenenti antiossidanti o nutrienti protettivi contro i radicali liberi in eccesso.

Nel valutare, quindi, l’idoneità per una attività fisica continuativa o sul raccomandare un esercizio specifico, la decisione deve essere basata più sull’età biologica che su quella cronologica anagrafica. Per alcuni aspetti, i cambiamenti strutturali e funzionali che avvengono con l’età, sono simili a quelli osservati sull’inattività. Ciò sembra indicare che l’inattività potrebbe giocare, in particolare, un ruolo importante sull’invecchiamento del muscolo scheletrico.

Studio clinico

La bellezza può essere dunque la conseguenza della combinazione della ridotta attività fisica e del processo di invecchiamento. In menopausa, secondo i dati della Dott.ssa Sanger dell’università di Salisburgo, su tre mesi di allenamento con ginnastica dolce condotta da donne tra i 50/55 anni, è emerso che l’attività fisica più consigliata è quella lenta, con esercizi ripetuti poche volte, simili a quelli per principianti.

Dai risultati della ricerca, è emerso che con la ginnastica standard i muscoli delle donne in menopausa invecchiano di più, gli esercizi lenti regalano invece tonicità senza accelerare l’inevitabile deterioramento muscolare che comincia dopo i 50 anni. Mantenendo lo stile di vita attivo, aumentando il livello di attività fisica, precedentemente sedentario, una donna in menopausa può conservare un relativamente alto livello di funzionalità cardiovascolare e metabolica, inclusa la VO2 max e la funzionalità muscolare.

Il calo degli estrogeni rende infatti i muscoli più fragili: esercizi troppo pesanti possono provocare lesioni secondo la Società Italiana per la Menopausa, oltre al fatto che un intenso allenamento fisico può ridurre la produzione di collagene e nuocere alla bellezza, per questo sono perfetti il nuoto, il pilates e la bioginnastica.

Cinque buoni motivi per promuovere l’attività fisica nella donna

Per concludere quindi, dovremmo cercare di “curare” la sedentarietà con una prevenzione attiva che insegni l’importanza dell’attività fisica in menopausa.

Ci sono 5 ottimi motivi per “prescriverla”:

  • Contribuisce a mantenere il peso forma ideale: praticare attività fisica brucia i grassi, diminuisce il rischio di sovrappeso ed obesità dovuto alla diminuzione della funzione metabolica, e riduce il rischio di sviluppare alcuni tipi di tumori.
  • Riduce il senso di fame: il movimento influenza gli ormoni intestinali tra cui l’amilina, un ormone rilasciato durante la pratica fisica in grado di inibire il senso di fame e dare maggior senso di sazietà con benefici anche per l’apparato genito-urinario.
  • Ha una funzione antidepressiva: grazie al costante rilascio di endorfine, riduce i sintomi di ansia, stress e fame nervosa.
  • Previene il rischio di infarto e M.C.: perché aiuta a diminuire il colesterolo cattivo (LDL) a vantaggio di quello buono (HDL). Migliora la funzionalità dell’apparato circolatorio e migliora anche la sessualità di coppia.
  • Previene l’insorgere dell’osteoporosi ed aiuta a controllare la malattia, migliora anche la sintesi del collagene che fa guadagnare salute e bellezza. È importante dunque consigliare il tipo di attività più adatto ad ogni singola donna in menopausa e le “dosi e le modalità” di somministrazione, in quanto lo sport ed il movimento oltre ad essere benefici e motivo di divertimento, possono essere considerati una vera e propria “terapia”.