La chemioesfoliazione per il benessere della pelle


La Chemioesfoliazione, detta peeling chimico (dall’inglese to peel= sbucciare), è un atto medico che consiste nell’applicare sulla cute un acido organico con conseguente rigenerazione dell’epidermide e rimodellamento del derma.

E’ una metodica che non solo consente di cancellare le rughe superficiali, restituire tono, freschezza e luminosità al viso, ma anche di eliminare macchie scure e cicatrici e, considerando frequenti patologie dermatologiche, può essere adoperato per acne ed esiti acneici, rosacea. Si tratta quindi di un trattamento “multi-obiettivo” che la mano sapiente del medico utilizzatore potrà personalizzare in base al tipo di paziente che avrà di fronte nel proprio ambulatorio.

Per quanto si tratti di una metodica conosciuta fin dall’antichità, i primi cenni storici risalgono infatti a Cleopatra che soleva fare il bagno nel latte acido di capra allo scopo di ottenere una pelle più liscia e soffice, rappresenta a tutt’oggi uno strumento estremamente valido ed efficace per il medico che si occupa di medicina estetica poiché consente di trattare diverse problematiche sia di natura estetica (crono e photoageing), che patologica (acne, rosacea, cheratosi).

Pertanto, per quanto ci troviamo in un periodo in cui l’alta tecnologia spopola, ha comunque senso parlare ancora di chemioesfoliazione, perché si tratta di una metodica maneggevole, facilmente replicabile, versatile, economica, imprescindibile nella nostra pratica quotidiana, sia per il medico alle prime armi, sia per quello con più vasta esperienza. E’ dunque importante ridare nuova dignità alla chemioesfoliazione e riappropriarci di questo fondamentale atto che da troppi anni viene confuso con un banale pratica da estetista. A seconda della profondità di penetrazione dell’acido organico possiamo distinguere un peeling molto superficiale, qualora interessi il solo strato corneo, superficiale, se interessa la parte vitale dell’epidermide fino ai cheratinociti basali, medio, fino al derma reticolare, e profondo, che si spinge fino al derma papillare. Pertanto, a seconda del tipo di acido che andiamo a scegliere, della sua concentrazione, del tempo di applicazione sulla cute prima della rimozione o del dilavamento, potremo indurre un turnover cellulare più o meno marcato con conseguente sostituzione del tessuto invecchiato con uno più sano e meno danneggiato.

L’entità dei risultati dipende dal tipo di peeling che andiamo ad effettuare. E’ chiaro, infatti, che dopo un peeling superficiale mi dovrò aspettare solo un modesto eritema e una desquamazione che durerà pochi giorni (sono i cosiddetti  peeling non de-socializzanti, che cioè non impediscono le normali attività lavorative quotidiane); al contrario qualora dovessimo eseguire un peeling medio o profondo, dovrò aspettarmi un rossore molto più marcato e persistente seguito da una importante desquamazione che potrà perdurare diversi giorni. In ogni caso si tratta di metodiche che si consiglia di eseguire rigorosamente nel periodo autunnale-invernale, quando la cute non è abbronzata, e si raccomanda un stretta fotoprotezione della zona trattata.

> Come orientarci nella scelta del tipo di peeling più adatto per il nostro paziente e quale tecnologia prediligere?

Esistono, nell’ambito della chemioesfoliazione dei grandi classici, come l’acido glicolico, un evergreen, da tutti conosciuto, ma sempre estremamente efficace, qualora si voglia effettuare un refreshing della cute, migliorare la trama cutanea e il colorito. L’acido Tricloroacetico, in diverse concentrazioni, è particolarmente utile per il crono e fotoageing, gli esiti acneici, le cicatrici, le lentigo localizzate. La soluzione di Jessner (dal nome del suo inventore, un dermatologo di New York), un pool di acidi costituito da acido salicilico, resorcinolo, acido lattico, dalla notevole azione levigante e schiarente, particolarmente utile in caso di macchie diffuse del volto, tipo melasma (foto 1).

Foto 1
Foto 1

L’acido Salicilico, addizionato  con un particolare brevetto, con antibatterici, quali il trietilcitrato, il GT-peptide 10 l’etilinil linoleato, meravigliose sostanze per trattare l’acne un problema che affligge gli adolescenti ma che sta prendendo piede anche tra le donne intorno ai 35-40 anni (foto 2). Come si può vedere, gli acidi a disposizione sono tra i più svariati ma molte volte quello che fa la differenza non è solo la scelta del tipo di acido organico da utilizzare sulla cute del paziente, ma anche la tecnologia con la quale esso è complessato, perché questo condiziona  la sua capacità di penetrazione e dunque di rinnovamento dell’epidermide e rimodellamento del derma.

Foto 2
Foto 2

Gli acidi organici in soluzione acquosa, infatti, nel momento in cui vengono a contatto con la cute sono caratterizzati dall’indurre un effetto irritativo massimo a livello superficiale, ma perdono di efficacia man mano che ci spostiamo verso il derma, laddove in realtà è necessario avere un effetto rimodellante maggiore. Questo significa, da un punto di vista pratico, rossore e desquamazione (effetti negativi e de socializzanti del peeling), ma scarso potere rigenerante. Avere invece a disposizione un acido, o meglio un dispositivo medico, che induce un minor trauma superficiale, ma riesce a penetrare nel derma dove noi desideriamo, significa aver fatto bingo, perché riduciamo al minimo gli aspetti negativi della chemioesfoliazione e amplifichiamo quelli positivi.

In conclusione, il peeling chimico, o meglio la chemioesfoliazione rappresenta dunque uno strumento efficacissimo a nostra disposizione, utilizzabile da solo o affiancabile a qualunque altra metodica medico-estetica, di grande attualità e potenzialità.

A cura di:
Lucia Calvisi
Specialista in Dermatologia e Venereologia


Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>