L’inositolo e la Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS)

Una delle cause principali dell’infertilità femminile è senza dubbio la Sindrome dell’Ovaio Policistico (Pcos), una complessa patologia che colpisce fra il 5% e il 10% delle donne in età fertile. Recenti studi presentati al World Pediatric and Adolescent Gynecology Congress hanno evidenziato l’efficacia della “molecola della fertilità” per contrastare i disturbi della Pcos.

I risultati sembrano sorprendenti: il 50% delle pazienti che assume inositolo torna ad ovulare dopo circa un mese; l’88% ripristina il ciclo mestruale dopo 3 mesi, mentre il 70% torna ad avere un ciclo mestruale regolare e il 55% riesce ad avere una gravidanza spontanea.

Ma cos’è la PCOS
La Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS) è uno dei più frequenti disturbi ormonali che colpiscono le donne. Il disturbo riconosce un’eziologia piuttosto complessa, spesso multifattoriale, caratterizzato da vari disordini endocrini che provocano anovularietà ed iperandrogenismo. Si tratta di una condizione ereditaria che si manifesta in circa il 5/10% della popolazione in età riproduttiva e cioè in una donna su tre (33%). L’esatta causa della (PCOS) resta comunque sconosciuta, ma tuttavia sembra essere il risultato di un erronea trasmissione di segnali all’ipotalamo e all’ipofisi.

La diagnosi
La diagnosi si può già porre quando siano presenti almeno 2 delle 3 alterazioni principali:

1. Oligo o anovularietà con irregolarità del ciclo mestruale

2. Livelli elevati circolanti di androgeni o manifestazioni cliniche di iperandrogenismo con segni di virilizzazione

3. Evidenza all’ecografia pelvica trans vaginale di Micropolicistosi ovarica.

Altri sintomi comuni di sono: perdita di capelli, acne e seborrea dovute all’aumento del DHEA e del DHEAS che, con i loro alti valori per il clima iperandrogenico caratteristico della sindrome, stimolano l’attività delle ghiandole sebacee. Ci può essere anche sovrappeso ed obesità, con BMI superiore a 25: il tessuto adiposo è una fonte extraghiandolare di androgeni, svincolata dal controllo esercitato dal sistema endocrino.

La molecola dell’inositolo si trova in natura in alcuni alimenti (legumi, cereali, frutta), in particolare, la lecitina di soia ne è ricca come anche il riso integrale, il grano saraceno, l’avena e l’orzo

Come si assume l’inositolo?
La molecola dell’inositolo si trova in natura in alcuni alimenti (legumi, cereali, frutta), in particolare, la lecitina di soia ne è ricca come anche il riso integrale, il grano saraceno, l’avena e l’orzo. Anche la carne, sia di bovino che di maiale contiene una certa quantità di inositolo.

In base agli studi è quindi consigliabile seguire una dieta equilibrata che preveda tali alimenti, abbinata ad attività fisica, e se necessaria anche un’aggiunta di integratori specifici a base di inositolo. I risultati sono stati a dir poco sorprendenti: il 50 % delle pazienti che ha assunto questa molecola, è tornata ad ovulare dopo circa un mese, l’88% ha ripristinato il ciclo mestruale dopo 3 mesi, e il 55% è riuscito anche ad avere una gravidanza spontanea.

La terapia
In studi recenti si è proposto l’utilizzo di integratori a base di Myo-inositolo per migliorare la risposta metabolica ed ormonale delle pazienti con PCOS. Pur non potendolo definire propriamente una vitamina, l’inositolo è ritenuto un fattore vitaminico facente parte del complesso B presente nell’organismo umano nei fosfolipidi e in grado di stimolare la produzione endogena di lecitina. Il suo ruolo biologico comprende una specifica attività di controllo del metabolismo dei grassi e degli zuccheri e delle funzionalità cellulari del sistema nervoso. Il Myo-inositolo è un importante costituente del microambiente follicolare, giocando un ruolo determinante sia sullo sviluppo nucleare che citoplasmatico dell’ovocita.

La prevenzione è possibile: mantenere uno stile di vita sano, un’alimentazione bilanciata, controllare l’aumento di peso e praticare l’esercizio fisico costante.

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