camminata

La camminata fa bene alla salute, ma quanto deve essere veloce?

Ormai è risaputo: camminare fa bene alla salute. Quello che non era ancora chiaro era la frequenza e la velocità. Almeno fino ad oggi.

Le attuali linee guida sull’esercizio fisico suggeriscono, in genere, che dovremmo camminare a ritmo sostenuto piuttosto che passeggiare tranquillamente. Ma le raccomandazioni non sempre definiscono il significato di camminata a passo sostenuto.

Un nuovo studio pubblicato di recente sul British Journal of Sports Medicine svela la formula magica: un ritmo di 100 passi al minuto garantisce una camminata abbastanza sostenuta per ottenere benefici ottimali per la salute.

Lo studio

La ricerca, basata su 38 studi, ha rilevato che con questa andatura rientra tra le attività fisiche a intensità moderata, definita come circa il 70 percento della frequenza cardiaca massima e pari a circa tre equivalenti metabolici (MET), che è il modo in cui gli esperti misurano l’attività fisica.

Se non si dispone di un contapassi, è sufficiente contare quanti se ne fanno in 1 minuto.

Lo studio è stato condotto da Catrine Tudor-Locke, professoressa dell’Università del Massachusetts, specializzata nell’indagine sul comportamento del camminare.

Le sue ricerche precedenti hanno suggerito che 10.000 passi al giorno erano probabilmente sufficienti per essere considerati attivi , ma che è meglio fare almeno 3000 passaggi al giorno con intensità moderata-intensa.

Le attuali linee guida sull’esercizio federale suggeriscono 30 minuti di camminata veloce quasi tutti i giorni, il che si tradurrebbe in 3.000 passi. Se si è abbastanza atletici, si può anche accelerare il ritmo in modo che l’andatura diventi vigorosa.

Una camminata vigorosa richiede circa 130 passi al minuto, il jogging in genere inizia a circa 140 passi al minuto.

degenerazione maculare

Il consumo di arance contro la degenerazione maculare

Il consumo regolare di arance riduce il rischio di sviluppare la degenerazione maculare in maniera significativa.

E’ quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori del Westmead Institute for Medical Research di Sidney. Gli studiosi anno intervistato oltre 2000 australiani adulti di età superiore ai 50 anni e li hanno seguiti per un periodo di 15 anni.

Cos’è
I flavonoidi sono potenti antiossidanti presenti in quasi tutti i tipi di frutta e verdura

Questa malattia colpisce la retina causando una perdita progressiva della visione centrale ed è una delle principali cause di cecità e di ipovisione in Australia e nel mondo occidentale e colpisce principalmente i soggetti con più di 65 anni.

In Italia si stima che colpisca circa un milione di individui, di cui 200.000 – 300.000 presentano la forma avanzata. Quasi sempre la malattia è progressiva e colpisce entrambi gli occhi, anche ad intervalli di tempo variabili e con quadri clinici e gravità differenti.

Lo studio


La
ricerca ha dimostrato che le persone che mangiavano almeno una porzione di arance ogni giorno avevano un rischio ridotto di oltre il 60% di sviluppare una degenerazione maculare tardiva 15 anni dopo.

I dati mostrano che i flavonoidi nelle arance sembrano aiutare a prevenire la malattia dell’occhio. Anche mangiare un’arancia una volta alla settimana sembra offrire vantaggi significativi.

Fino ad ora la maggior parte delle ricerche si è concentrata sugli effetti dei nutrienti comuni come le vitamine C, E e A sugli occhi.

La ricerca australiana, invece, si è focalizzata sulla relazione tra flavonoidi e degenerazione maculare. I flavonoidi sono potenti antiossidanti presenti in quasi tutti i tipi di frutta e verdura e hanno importanti benefici anti-infiammatori per il sistema immunitario.

Un australiano su sette sopra i 50 anni presenta alcuni segni di degenerazione maculare. L’età è il fattore di rischio noto più forte e la malattia è più probabile che si verifichi dopo i 50 anni.

caffè

Il caffè allunga la vita, anche in grandi quantità

Studio del National Cancer Institute su 500 mila britannici, ridotto del 12% il tasso di mortalità

Una tazzina appena svegli, poi al bar, al distributore in ufficio e poi ancora un’altra, e un’altra ancora. Se anche tu non puoi farne a meno del caffè, ma sei preoccupato per la tua salute, da oggi potrai continuare a bere in tutta tranquillità.

Secondo uno studio osservazionale condotto dal National Cancer Institute, le persone che hanno bevuto caffè, non importa quanto o che tipo, erano più longevi per un periodo di 10 anni rispetto ai bevitori di non-caffè.

La ricerca

Il team del National Cancer Institute ha utilizzato i dati delle persone che hanno preso parte a un ampio studio genetico in Gran Bretagna chiamato UKBankbank. Più di mezzo milione di persone si sono offerte volontarie per donare il sangue e rispondere a domande dettagliate sulla salute e sullo stile di vita per la ricerca in corso su geni e salute.

Il team ha analizzato chi ha bevuto caffè – quantità e tipo, anche decaffeinato – e ha cercato differenze in diversi geni coinvolti nel metabolizzare la caffeina. Poi hanno esaminato i tassi di mortalità in oltre 10 anni di studio.

Persino le persone che hanno dichiarato di aver bevuto più di otto bicchieri al giorno avevano meno probabilità di morire, in media, rispetto ai non bevitori.

I volontari erano per lo più britannici e avevano diverse abitudini di bere caffè rispetto a gran parte del resto del mondo. Per prima cosa, erano più propensi a bere un caffè istantaneo.

colore della pelle

Frutta e verdura determinano l’intensità del colore della pelle

L’intensità del colore della pelle è fortemente legato agli alti livelli di consumo di frutta e verdura. E’ quanto è stato dimostrato in una recente ricerca dell’Università di Curtin in Australia e pubblicata sul Journal of Nutrition and Intermediary Metabolism.

Secondo i ricercatori australiani, il colore della pelle può essere un chiaro indicatore di una maggiore assunzione di frutta e verdura. Ciò è dovuto alla presenza di composti pigmentati chiamati carotenoidi, che si trovano in una vasta varietà di frutta e verdura.

Lo studio

Lo scopo dello studio, secondo la dottoressa Georgia Bixley della scuola di sanità pubblica della Curtin University, era determinare se vi fosse un legame tra consumo di frutta e verdura, l’assunzione di carotenoidi e il colore della pelle gialla nei giovani caucasici, poiché gli uomini australiani sono generalmente noti per consumare meno frutta e verdura rispetto alle donne.

Attraverso un processo chiamato spettroscopia di riflettanza (RS), è stato possibile una tecnica misurare il colore e l’intensità della luce riflessa sui pigmenti della pelle.

Lo studio ha valutato il colore della pelle di 30 uomini caucasici, di età compresa tra i 18 e i 30 anni. Secondo la ricerca, due terzi degli australiani sono attualmente sovrappeso o obesi, e solo una persona su 20 consuma le dosi giornaliere consigliate di frutta e verdura.

Studio: le dimensioni della pupilla rivelano la tua intellingenza

Gli occhi sono lo specchio dell’anima, ma potrebbero rivelare anche altro. Secondo un recente studio la dimensione della pupilla indicherebbe le capacità mentali di un individuo. In poche parole, ci direbbe quanto siamo intelligenti.

La ricerca, pubblicata sulla rivista “Cognitive Psychology”, è stata condotta da un team di ricercatori della Georgia Institute of Technology, in Usa.

Lo studio

Sono stati arruolati 512 individui che sono stati sottoposti ad una serie di test cognitivi, per misurare in particolare la loro memoria di lavoro (memoria a breve termine) e la loro intelligenza fluida, o ragionamento fluido, che è la capacità di pensare logicamente e risolvere i problemi in situazioni nuove.

Risultati

Chi ha totalizzato un punteggio più alto, e quindi aveva mostrato maggiori capacità cognitive, presentava anche pupille di dimensioni nettamente differenti rispetto a chi aveva ottenuto punteggi inferiori.

Conclusioni

Secondo i ricercatori, è possibile che esista una correlazione tra la grandezza della pupilla ed il grado di intelligenza. Ciò sarebbe spiegato in virtù del fatto che pupilla e cervello siano collegati attraverso un’area con cui è in comunicazione diretta, il locus coeruleus, la cui attività neurale è associata a modifiche della dimensione della pupilla. Inoltre locus coeruleus è in stretta comunicazione col lobo prefrontale, dove risiedono le nostre funzioni cognitive superiori.