Tumore al seno: come fare l’esame dell’autopalpazione

Il tumore al seno è la neoplasia più frequente nel sesso femminile e rappresenta il 25 per cento di tutti i tumori che colpiscono le donne. Purtroppo ad oggi l’incidenza del tumore al seno è in aumento prevalentemente per effetto del crescente invecchiamento della popolazione, ma fortunatamente negli ultimi anni si è registrata una netta riduzione della mortalità grazie ai progressi della medicina. La prevenzione secondaria del tumore al seno, e cioè la scoperta in fase iniziale, rappresenta l’arma più efficace che le donne posseggono per sconfiggere tale malattia.

Con la diagnosi precoce è possibile individuare tumori di piccolissime dimensioni con prognosi eccellenti. Di seguito verrà data risposta ad alcuni frequenti interrogativi e verrà illustrata una semplice guida all’autopalpazione.seno4

Che esami fare, a che età e con quale frequenza?
Le linee guida dell’American Cancer Society per donne asintomatiche (donne che non presentano sintomi sospetti per carcinoma della mammella) prevedono:
dopo i 20 anni, tutte le donne dovrebbero eseguire ogni mese l’autopalpazione del seno;
• dai 20 ai 39 anni, oltre a praticare l’autopalpazione mensile, tutte le donne dovrebbero sottoporsi a visita senologica con eventuale ecografia di supporto almeno ogni tre anni;
• a partire dai 40 anni, tutte le donne dovrebbero sottoporsi ad autopalpazione mensile e mammografia annuale.

La donna che presenta un sintomo di qualunque tipo a carico della mammella dovrebbe effettuare immediatamente una visita senologica, durante la quale saranno consigliati eventualmente ulteriori accertamenti diagnostici: mammografia e/o ecografia.

A quali segni la donna deve prestare attenzione?
Nodulo: nella maggior parte dei casi il tumore si manifesta con la comparsa di una tumefazione dalla consistenza dura.
• Alterazioni dell’areola e/o del capezzolo: talvolta un tumore localizzato vicino al capezzolo, può provocare delle introflessioni o “retrazioni” di quest’ultimo o anche la comparsa di escoriazioni cutanee, che fanno pensare ad un’alterazione della pelle e non della mammella.
• Secrezioni dal capezzolo, particolarmente se ematiche o sierose: si verificano quando il tumore cresce distribuendosi lungo i dotti da cui fuoriesce il latte materno.
• Alterazioni della cute della mammella: arrossamenti locali o diffusi, affossamenti o al contrario ispessimenti della pelle, che può assumere un aspetto simile a quello della buccia di un’arancia.
• Alterazioni della forma e del volume della mammella: talvolta un nodulo può essere visibile già all’ispezione, poiché deforma il normale profilo del seno. Più raramente, in casi più estesi, l’aumento di volume riguarda invece l’intera mammella.seno1
• Aumento di dimensioni di un linfonodo ascellare: spesso i linfonodi ascellari si ingrandiscono per processi infiammatori (benigni); tuttavia, in alcuni casi, l’aumento di volume può essere provocato dalla presenza di cellule di un tumore mammario.
Ogni volta che una donna avverte uno o più di questi segni e più in generale una modifica della propria mammella deve rivolgersi al proprio medico o allo specialista: è meglio avere una rassicurazione in più che una tardiva diagnosi di tumore.

 

Come si effettua l’autopalpazione?
E’ importante effettuare l’ispezione (esame visivo) e la palpazione (esame tattile) di entrambe le mammelle e del cavo ascellare. E’ preferibile eseguire l’autopalpazione in un ambiente caldo o durante la doccia, in maniera tale che il tessuto mammario sia rilassato. Il freddo può determinare una contrazione della mammella e del capezzolo, tale da rendere difficoltoso l’esame.

 

Esame visivo: ispezione
Deve essere effettuata davanti ad uno specchio in un luogo ben illuminato, in quattro passaggi successivi:
con le braccia appoggiate sui fianchiseno2
• con le braccia in alto o con le mani dietro alla testa
• con le mani che premono sulle anche per contrarre i muscoli pettorali
• piegandosi in avanti con le mani appoggiate sui fianchi.
Queste manovre consentono di evidenziare alterazioni di forma e di dimensioni delle mammelle, retrazioni cutanee, alterazioni di forma e di posizione del capezzolo, arrossamenti o altre irregolarità della cute.

 

Esame tattile: palpazione
Può essere effettuata sia nella posizione eretta che nella posizione supina.

 

Posizione erettaseno3
La mammella può essere esaminata anche sotto la doccia; la pelle lubrificata dal sapone rende più agevole la palpazione. Portare il braccio destro dietro la testa. Usando la mano sinistra, esaminare la mammella destra ed il cavo ascellare omolaterale, cercando di rilevare la presenza di eventuali nuovi noduli, seguendo i tre schemi di palpazione che sono stati descritti in precedenza. Nello stesso modo, esaminare la mammella sinistra.

 

Posizione supina
Sdraiarsi con un cuscino o un asciugamano sotto la spalla destra e portare la mano destra dietro la testa. Controllare con la mano sinistra tutta la mammella ed il cavo ascellare destro. Ripetere tale processo per la mammella controlaterale. E’ necessario impiegare i polpastrelli delle tre dita centrali (indice, medio, anulare) e non la punta. Si devono seguire tredifferenti schemi per esaminare la ghiandola mammaria: quando si palpa la mammella seguendo uno degli schemi sovradescritti, bisogna esercitare tre differenti livelli di pressione (lieve, moderata e forte) e dei piccoli massaggi circolari. Non sollevare le dita durante la palpazione, per evitare di non esaminare un’area.

 

Valutazione del capezzolo
Circa un terzo dei tumori insorge nell’area dietro il capezzolo. E’ necessario comprimere il capezzolo e valutare l’eventuale secrezione di liquido, che se è giallo o verdognolo è normale. Al contrario, se è scuro o francamente ematico è da segnalare al proprio medico curante.

Tumore al seno: le linee guida dell’American Cancer Society

Il tumore della mammella costituisce la prima causa di morte dopo le Malattie Cardiovascolari nelle donne ed è la neoplasia più diffusa sia nei paesi industrializzati sia in quelli in via di sviluppo, con un’incidenza di 1 donna su 10. In Italia si registrano oltre 30.000 nuovi casi ogni anno, circa 7/8000 nelle donne di età inferiore a 50 anni, 13/14000 nella fascia tra i 50 e i 70 anni. Nel nostro paese circa 10 donne su 100 sono destinate a contrarre la neoplasia mammaria nel corso della loro vita. Negli anni 60 solo il 30% delle donne sopravviveva, oggi siamo all’80% grazie a diagnosi precoci, a strumenti sempre migliori ed indagini sempre più sofisticate, oltre a nuove metodiche terapeutiche sempre più efficaci. Molti dei fattori di rischio associati allo sviluppo delle neoplasie mammarie non sono modificabili, come l’età, la storia familiare, il menarca precoce. Su altri è invece possibile intervenire con modificazioni del proprio stile di vita (attività fisica, cosmetici compatibili, blog-terapia), delle abitudini alimentari (dieta consigliata: broccoli, cavoli, cipolle, pomodori, ma anche alghe, semi di lino, rucola e senape) e dell’uso di farmaci.

La sua incidenza continua ad aumentare ma allo stesso tempo cresce il tasso di sopravvivenza. Come? Soprattutto grazie alla diagnosi precoce, alla prevenzione ed a controlli genetici in donne con marcata familiarità. Per combattere la malattia infatti, assume un’importanza strategica l’adesione ai programmi di screening perché con controlli regolari, si ottengono guarigioni quasi al 100%. Secondo le linee guida dell’American Cancer Society, in assenza di segni o sintomi di neoplasia mammaria tutte le donne dovrebbero effettuare: Autopalpazione del seno a partire dall’età di 20 anni e con regolarità (nei Consultori Familiari vengono svolti dei corsi appositi), rivolgendosi al senologo di fiducia qualora si riscontrassero modificazioni od anomalie dell’anatomia di base delle mammelle; Visita senologica con cadenza annuale delle donne al di sopra dei 35/40 anni anche asintomatiche; Mammografia compiuti i 40 anni, con l’esame in due proiezioni a cadenza annuale . Per quanto riguarda l’autopalpazione al seno, è importante per le donne prestare attenzione ad eventuali, insoliti cambiamenti del proprio seno.

L’autoesame. Dopo i vent’anni l’autopalpazione andrebbe fatta una volta al mese (tra il 7° ed il 14° giorno del ciclo mestruale). Prima dell’autopalpazione è importante l’osservazione del seno e del capezzolo con le braccia alzate stese e poi piegate. L’autopalpazione va eseguita con la parte interna dei polpastrelli, palpando il seno partendo dal cavo ascellare con piccoli movimenti ascellari disegnando una spirale dall’esterno verso il capezzolo in senso radiale e dall’alto verso il basso. In presenza di qualunque segno e sintomo tra quelli sopra elencati a carico della mammella, le donne devono rivolgersi al medico specialista.

Esami diagnostici. Il senologo clinico valuterà caso per caso la necessità di integrare i test di screening con ulteriori metodiche di approfondimento diagnostico quali: Ecografia della mammella (c/o Poliambulatori ASP, Policlinici Universitari e Aziende Ospedaliere); Risonanza magnetica mammaria (Policlinici Universitari, Aziende Ospedaliere, Strutture Private Convenzionate); Esame citologico o istologico (ago aspirato o macro-agobiopsia o biopsia escissionale presso Policlinici Universitari, Aziende Ospedaliere); Analisi del sangue- marker (CA-15-3 i cui valori normali sono <30u/ml); Consulenza genetica e secondariamente i test genetici in caso di familiarità. Nel caso di presenza di micro calcificazione sospetta all’esame mammografico, il clinico potrà richiedere ulteriore approfondimento diagnostico strumentale con esame cito-istologico mediante prelievo con “Mammotome” (presso, Policlinici Universitari, Aziende Ospedaliere, Strutture Convenzionate).

Per capire la natura del tumore il prima possibile, è fondamentale per le donne effettuare altri test, in particolare la scintigrafia della mammella (in grado di individuare le piccole lesioni), la duttogalattografia o galattografia (per evidenziare formazioni patologiche nei dotti galattofori), la radiografia del torace, e la risonanza magnetica o risonanza magnetico nucleare. Esiste un tumore al seno definito “Triplo Negativo” che rappresenta il 15% delle neoplasie mammarie ed è il più aggressivo. Questi tumori non presentano sulla loro superficie quelle molecole che li rendono sensibili alla ormono-terapia o alle terapie che colpiscono il recettore per il fattore di crescita epidermico umano di tipo due, HER2. Ne esistono due tipi, quello basale e quello non basale, che ha un basso rischio di ripresa della malattia ed una prognosi migliore. Sarà il Medico-patologo che condurrà lo studio di alcuni biomarcatori (piccole molecole dette MicroRNA circolanti nel sangue) a stabilire l’evoluzione e la progressione del tumore Triplo-negativo basale per un migliore utilizzo di terapie mirate. Per stabilire l’eventuale presenza di metastasi in particolare nel fegato, nei polmoni e nelle ossa, ci sono poi altri esami che il medico oncologo, nel caso di diagnosi del K mammario, dovrebbe richiedere la scintigrafia ossea, l’ecografia epatica, la risonanza Magnetico-Nucleare.

Per quanto riguarda la gravidanza ed il tumore al seno, in Italia vi è una gestazione su tremila ad essere accompagnata dal cancro alla mammella, infatti il 15% delle neoplasie al seno colpiscono le donne under 35 gravide. In questi casi l’ecografia mammaria rimane il gold standard tra gli esami strumentali. Sul “quando” progettare una gravidanza, si consiglia di attendere almeno due anni, periodo con un maggior tasso di recidive. Per quanto riguarda invece le cure, vi è una nuova scoperta italiana, l’Immunoterapia, terapia genica (TGET) che dimostra come le cellule del sistema immunitario modificate sopravvivono per oltre 10 anni negli esseri umani e possono essere applicate contro i tumori. Questi nuovi trattamenti contro il cancro, basati sui linfociti T staminali di memoria, ingegnerizzati cioè corretti geneticamente, sono in grado di riprodursi per anni nel sangue di un individuo e di “attaccare” in caso di malattia. Si mantiene cioè nel tempo la capacità del sistema immunitario di persistere nel sangue delle pazienti, rappresentando così una riserva per le cellule che agiscono in prima linea contro le cellule malate. Importante inoltre nel caso di tumore alla mammella, è un sostegno psicologico per tutti i disagi derivanti dall’evento traumatizzante, da una nuova immagine corporea, dalle ansie, dalla rabbia, dalla paura, da una condizione di equilibrio, del tono dell’umore alterato e da una grossa carica emotiva.

Supporto psicologico. Interessante è dunque un lavoro di multidisciplinarietà tra il chirurgo senologo, lo psiconcologo ed il chirurgo oncoplastico, per aiutare la donna ad avviare processi di accettazione di sè altrimenti impossibili. Utile è anche dedicare qualche ora alle donne operate per aiutarle a vivere meglio le conseguenze delle cure sui rapporti di coppia, sulla sessualità, sulla menopausa precoce, perché non restino in solitudine e trasparenza, con il fantasma dell’abbandono per la paura della perdita della loro femminilità. Per almeno altri 5 anni si raccomanda il follow-up con visita senologica ogni 4 sei mesi, mammografia all’anno ed un esame pelvico annuale. Esiste inoltre la blog-terapia per lottare vivere e sorridere, lezioni di bellezza, trucco e foulard. Grazie alla prevenzione, infatti, eventuali alterazioni vengono identificate negli stadi più precoci, mentre con provvedimenti semplici (chirurgia conservativa), è possibile guarire oltre il 90% dei casi.