caduta dei capelli

Caduta dei capelli: la cura da un farmaco per l’osteoporosi

I ricercatori potrebbero aver scoperto una nuova cura per la calvizie utilizzando un farmaco inizialmente destinato a trattare l’osteoporosi.

Le più grandi (e piccole) scoperte medico-scientifiche avvengono quasi sempre per caso. E’ capitato, ad esempio, con il viagra che inizialmente era stato formulato per curare i disturbi cardiovascolari.

Un effetto collaterale inatteso che ha rivoluzionato il trattamento della disfunzione erettile e le stesse abitudini sessuali. Ora un farmaco destinato all’osteoporosi ha presentato un sorprendente effetto collaterale: contrasta in maniera efficace la caduta dei capelli.

La scoperta

Gli scienziati dell’Università di Manchester sostengono che una molecola, WAY-316606, ha stimolato la crescita dei capelli in laboratorio prendendo di mira una proteina che arresta la crescita dei capelli e contribuendo a contrastare la calvizie.

Pubblicato sulla rivista PLOS Biology, lo studio ha analizzato più di 40 campioni di follicoli piliferi da pazienti sottoposti a trapianto di capelli. Tuttavia, spiegano i ricercatori, saranno necessarie maggiori sperimentazioni cliniche per garantire che il trattamento sia sicuro.

Attualmente ci sono solo due farmaci disponibili per porre rimedio alla calvizie: il minoxidil e la finasteride ma a lungo andare hanno effetti collaterali.

Perchè i capelli diventano grigi

In un nuovo studio pubblicato sulla rivista Genes & Development, sono state individuate le cellule che causano la calvizie e l’ingrigimento dei capelli.

La scoperta è stata fatta dai ricercatori della University of Texas Southwestern Medical Center in maniera del tutto accidentale, mentre tentavano di capire come il Neurofibromatosi di tipo 1, una malattia genetica rara, provochi lo sviluppo di alcuni tipi di tumore.

Leggi anche Alopecia: il punto sulle nuove terapie
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La caduta dei capelli: falsi miti e strategie terapeutiche

La perdita dei capelli ha sempre simboleggiato il raggiungimento prima della maturità e poi dell’invecchiamento. Una testa piena di capelli è da sempre considerata indice di bellezza, gioventù, virilità e benessere. La perdita di capelli ha indubbiamente un significativo impatto sulla percezione che gli altri hanno di noi.

La calvizie può pertanto essere vissuta come un prematuro invecchiamento capace di generare insicurezza riguardo alle proprie capacità relazionali. Numerosi studi indicano che la caduta dei capelli provoca ansia, depressione e diminuita sicurezza di sé: ecco perché è importante rivolgersi tempestivamente al Dermatologo.

I capelli crescono circa 1 cm al mese e quindi 12 cm all’anno. La lunghezza massima del capello dipende dalla durata della fase di crescita che varia da un individuo all’altro. Infatti crescita e caduta del capello dipendono dall’attività del follicolo pilifero, una struttura complessa che si trova all’interno del cuoio capelluto. Tutti i follicoli piliferi hanno un’attività ciclica caratterizzata dall’alternanza di periodi di attività, durante i quali producono il capello, con periodi di riposo.

Il ciclo di vita del capello

Figura 1. Ciclo follicolare

Il ciclo follicolare viene distinto in tre fasi:

  1. Fase di crescita o anagen: il follicolo produce il capello. La durata, 2-7 anni, dipende da fattori genetici, nutrizionali, ormonali, etc..
  2. Fase di involuzione o catagen: il follicolo cessa di produrre il capello che non si allunga più, ma non cade ancora. Dura circa 2 settimane.
  3. Fase di riposo o telogen: il follicolo rimane nella fase di riposo per circa tre mesi. In seguito inizia nuovamente la sua attività ciclica con produzione di un nuovo capello e relativa caduta di quello vecchio.

Normalmente, quindi, quando un capello cade è perché sotto c’è un nuovo capello che sta crescendo e che assicura un costante ricambio. Capelli folti, resistenti e lucidi sono segno di benessere generale!

Quando cadono più di 100 capelli al giorno per più di 2-3 mesi, è bene rivolgersi ad un dermatologo per controllare lo stato di salute generale. Spesso un’aumentata caduta è denunciata dal fatto che si trovano capelli sui vestiti o sul cuscino, oppure facendo la doccia i capelli “otturano lo scarico”.

Per confermare l’impressione si può semplicemente contare i capelli persi durante il lavaggio (questo test si chiama wash test) e l’asciugatura, in quanto la maggior parte dei capelli persi in una giornata si perdono durante il lavaggio perché facilita il distacco di capelli già in involuzione.

Esistono varie tipologie di calvizie (alopecia) ma la più frequente è senz’altro l’Alopecia androgenetica. L’alopecia androgenetica colpisce più frequentemente il sesso maschile ma non risparmia le donne che comunque ne vengono colpite più raramente.

L’alopecia androgenetica (o calvizie comune) si manifesta con un progressivo diradamento e assottigliamento dei capelli (la riduzione della fase anagen si traduce infatti in un assottigliamento dei capelli che si trasformano in capelli “miniaturizzati” via via più piccoli e chiari), soprattutto a livello della regione frontale e del vertice. Nei soggetti di sesso maschile compare dopo la pubertà come effetto di una predisposizione genetica in combinazione con l’azione degli ormoni androgeni a livello dei follicoli piliferi.

È però bene sottolineare che questa tipologia di calvizie non dipende da un eccesso di ormoni androgeni ma da una maggiore sensibilità dei recettori del follicolo pilifero a questi ormoni. Gli uomini affetti da calvizie non hanno, quindi, livelli di androgeni nel sangue più alti dei loro coetanei con i capelli, sono semplicemente più sensibili agli effetti di questi ormoni.

Figura 2. I sette stadi della Calvizie secondo Hamilton

Per quanto riguarda la progressione dell’alopecia androgenetica, essa è in genere un processo lento e graduale che può talvolta essere però influenzato da malattie generali, interventi chirurgici, rapide perdite di peso ecc. Per stabilire lo stadio e la progressione della patologia, si fa solitamente riferimento alla Scala di Hamilton – Norwood che suddivide la calvizie in 7 stadi di gravità crescente (figura 2).

Se trattata nelle sue fasi iniziali, l’alopecia androgenetica può essere contrastata (ma non debellata) mediante l’utilizzo costante di alcuni farmaci in grado di ritardare la caduta e indurre una ricrescita dei capelli. Il miglior trattamento medico della calvizie dovrebbe impedire agli ormoni androgeni di esercitare i loro effetti sul follicolo e stimolare il follicolo a produrre capelli più grossi e più lunghi.

Le terapie

Tra i presidi terapeutici attualmente disponibili per il trattamento dell’alopecia androgenetica, ricordiamo tra i più efficaci:

  • Il Minoxidil, in lozione, è in assoluto il farmaco più utilizzato e agisce prolungando la durata dell’anagen (fase di crescita del follicolo); il farmaco va applicato regolarmente tutti i giorni 2 volte al giorno.
  • La Finasteride, in compresse, bloccando un particolare enzima, agisce sulla causa della calvizie arrestando la caduta e permettendo la ricrescita dei capelli. Si tratta di una terapia a lungo termine in genere ben tollerata ma che in taluni casi può essere causa di effetti collaterali; è dunque importante che tale terapia venga eseguita sotto stretto controllo medico.
  • L’autotrapianto consiste nel prelevare i follicoli piliferi dalla regione della nuca e trapiantarli nelle zone affette da calvizie. E’ un trattamento efficace che però deve essere considerato un complemento e non una alternativa alla terapia medica. Non è indicato nei pazienti molto giovani, dove la caduta dei capelli potrebbe ancora progredire con conseguente diradamento delle aree di cuoio capelluto accanto alla zona del trapianto, creando quindi una distribuzione anomala dei capelli.
  • Assolutamente da sconsigliare è invece l’impianto di capelli artificiali, intervento che genera effetti collaterali certi e talvolta irreparabili. Questa tecnica, ormai vietata per legge in gran parte del mondo, consiste nell’impiantare capelli sintetici (fibre artificiali) che vengono inseriti di forza nel cuoio capelluto.
  • Prodotti cosmetici: non curano l’alopecia androgenetica ma possono servire ad un migliore aspetto dei capelli rimasti. Balsamo (applicato sul capello dopo ogni lavaggio per evitare il progressivo sollevamento della cuticola e per proteggere il fusto dal trauma dell’acconciatura); creme e spume (lasciate sul capello dopo il risciacquo, ne facilitano la pettinabilità, aumentano la tenuta della messa in piega proteggendolo dall’umidità) ecc.

Falsi miti sulla caduta dei capelli

Il lavaggio quotidiano dei capelli fa male: assolutamente no. Anzi è opportuno lavare i capelli spesso e non appena si avverte prurito o fastidio al cuoio capelluto (possibili sintomi di una dermatite seborroica)

Il gel fa cadere i capelli: No. Il gel si deposita sulla superficie del capello, non penetra nel follicolo e quindi non può essere causa di caduta. La stessa cosa vale per shampoo, balsami, lacche e prodotti cosmetici per capelli in genere.

Il cappello e il casco fanno cadere i capelli: no, anzi d’estate è sempre opportuno indossare il cappello per proteggere il cuoio capelluto dal sole.

Tagliare periodicamente i capelli li rinforza: con il taglio si eliminano le doppie punte, cioè la parte danneggiata dei capelli più lunghi; il taglio non influenza in alcun modo la caduta.

Le tinture o la permanente fanno cadere i capelli: no, a meno che non si verifichino fenomeni di allergia. È importante però che i trattamenti vengano eseguiti in maniera corretta, senza lasciare residui di colorante sul cuoio capelluto.

A cura di
Giuseppe Monfrecola
Specialista in Dermatologia e Venereologia

Professore Ordinario di Dermatologia
Direttore della Scuola di Specializzazione in Dermatologia e Venereologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia – Università di Napoli “Federico II”
Primario dell’Area funzionale di Terapia fisica dermatologica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli

caduta dei capelli

Gli scienziati hanno scoperto perché i capelli diventano grigi e cadono

In un nuovo studio pubblicato sulla rivista Genes & Development, sono state individuate le cellule che causano la calvizie e l’ingrigimento dei capelli.

La scoperta è stata fatta dai ricercatori della University of Texas Southwestern Medical Center in maniera del tutto accidentale, mentre tentavano di capire come il Neurofibromatosi di tipo 1, una malattia genetica rara, provochi lo sviluppo di alcuni tipi di tumore.

LA SCOPERTA
Nel corso di esperimenti sui topi, il team di scienziati, guidati dal Dr. Lu Le (nella foto), professore di dermatologia presso la Southwestern Medical Center, ha scoperto che una proteina chiamata KROX20 che concorre alla formazione del pelo. Nei topi, queste due proteine ​​si sono rivelate importanti per la calvizie e incanutimento.

Quando i ricercatori hanno eliminato le cellule che producono KROX20, la crescita del pelo nei topi si è arrestata fino alla definitiva caduta; quando hanno eliminato il gene SCF, il pelo delle cavie è diventato bianco.

GLI SVILUPPI
“Anche se questo progetto è stato avviato nel tentativo di comprendere come certi tipi di tumori si formano, abbiamo finito per comprendere il motivo per cui i capelli diventano grigi e scoprire l’identità della cellula che dà direttamente luogo a capelli”, ha detto il ricercatore Dr. Lu Le, nel comunicato stampa diffuso dall’università texana.

Sono necessarie ulteriori ricerche per capire se il processo funziona in modo simile negli esseri umani. “Con questa conoscenza, speriamo in futuro di creare un composto topico o per fornire in modo sicuro il gene necessario per correggere questi problemi estetici nei follicoli dei capelli,” ha spiegato il dr. Le.

Pelle e capelli in fumo: gli studi

E’ nel 1965 che, per la prima volta, Ippen e Ippen riferiscono di un rapporto statisticamente significativo tra fumo di sigaretta e invecchiamento precoce del viso, tanto da coniare il termine di “smoker’s face” (faccia da fumatore).Nel 1969 Harry Daniell dimostrò, con uno studio in doppio cieco, che i fumatori, fra 40 e 49 anni, avevano la stessa intensità di rughe dei non fumatori di vent’anni più vecchi. A conclusioni analoghe sono giunti successivamente anche altri studiosi: Neil Fenske e Jefrey Smith della University of South Florida di Tampache nel numero di maggio1996 del Journal of The American Accademy of Dermatology, ne hanno dato un’attenta conferma descrivendo il tipico aspetto del fumatore, che oltre a manifestare solchi e rughe marcate, disposte in forma radiale soprattutto attorno alle labbra e agli angoli degli occhi, presenta un aspetto scarno con forte prominenza del contorno osseo e, talvolta, guance afflosciate.

La cute da sigaretta è discromica con macchie marrone o grigiastre e così anche le unghie delle dita che sorreggono la sigaretta, mentre l’epidermide è atrofica o presenta un’abbondanza di pigmentazione arancione e rossastra sul volto: la sgradevole “facies rubra”

Gli italiani Stanganelli e Cristofolini della divisione di dermatologia dell’ospedale Santa Chiara di Trento parimenti sottolineano gli effetti del fumo in relazione all’invecchiamento prematuro, precisando come ciò si verifichi in modo più incisivo nei fumatori di razza bianca, mentre il fenomeno è molto meno evidente nei fumatori di colore.

Si evidenzia dopo i quaranta anni con maggiore visibilità delle rughe facciali nelle donne fumatrici rispetto agli uomini fumatori, anche se questi fumano più sigarette, probabilmente perché molti uomini sono meno sensibili allo sviluppo della faccia da fumo, oppure perché andando avanti con gli anni tendono ad aumentare di peso e l’obesità, riempiendo la cute copre apparentemente i segni tipici dell’invecchiamento.

La cute del fumatore, secondo gli autori italiani, tende alla secchezza ed è facilmente irritabile, più frequenti risultano gli eczemi disidrosici, mostra pigrizia nella cicatrizzazione per il calo del flusso sanguigno capillare e arteriolare e quindi per una minore ossigenazione dei tessuti dermo-epidermici indotti dalla nicotina, assorbita a livello sistemico, presenta danni alle fibre elastiche anche più profondamente localizzate e in misura più grave dell’elastosi solare. Si realizza dunque un incremento del crono e del foto invecchiamento.

Tra i circa 4mila componenti tossici del fumo viene sottolineato che il benzo-alfa-pirene riduce il livello di vitamina A, preposta alla protezione del DNA e del tessuto connettivo dai radicali liberi. Questo potrebbe spiegare il più alto rischio di psoriasi, melanoma, carcinoma in chi fuma più di 20 sigarette al giorno.

Anche la calvizie, secondo uno studio pubblicato sugli Archives of Dermatology, potrebbe essere condizionata dall’abitudine di fumare. Qualche studio in merito c’era già stato, ma con risultati controversi. Uno, per esempio, effettuato alla Harvard School of Public Health, ha mostrato come il fumo incrementi quasi tutti i maggiori ormoni androgeni e proprio a questo aspetto sarebbe associato l’aumentato rischio di calvizie androgenetica. Si sa, infatti, che livelli più alti di testosterone e di-idrotestosterone (DHT) sono associati a livelli più alti nella caduta dei capelli.Sia chiaro che la correlazione esiste solo di fronte a una predisposizione genetica, tuttavia l’idea è che smettere di fumare aiuti a prevenire la caduta in chi è predisposto.

Un recente studio svoltosi a Taiwan ha cercato le conferme dell’associazione, con risultati positivi.I ricercatori di Taiwan hanno preso in esame 740 soggetti di sesso maschile dai 40 ai 90 anni residenti in una delle province dell’isola, valutando il loro grado di calvizie e indagando su abitudine al fumo e altri fattori legati alla perdita dei capelli. Dai risultati è emersa una stretta associazione tra fumo e forme evidenti di calvizie. Fumare aumenta il rischio di calvizie e il rischio aumenta con il numero di sigarette fumate. Questo tenendo conto anche della familiarità, che continua ad avere un’importanza centrale nella perdita di capelli.

Ora prima di trarre conclusioni definitive bisognerebbe sottoporre a test anche le altre etnie. Qualche conferma però dallo studio è arrivata: il fumo ha effetti negativi sulla cute, sui follicoli piliferi e sulla circolazione di sangue e ormoni nel cuoio capelluto.

Ce n’è abbastanza perché i desideri di “salvare la pelle”, di “salvare la faccia” e di “salvare lo scalpo” prevalgano sulla dipendenza fisica e psichica dalla sigaretta.